lunedì 1 gennaio 2024

BUON 2024

“Non ti auguro un dono qualsiasi, | ti auguro soltanto quello che i più non hanno. | Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere; | se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa. | Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, | non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri. | Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre, | ma tempo per essere contento. | Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo, | ti auguro tempo perché te ne resti: | tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio. | Ti auguro tempo per guardare le stelle | e tempo per crescere, per maturare. | Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare. | Non ha più senso rimandare. | Ti auguro tempo per trovare te stesso, | per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono. | Ti auguro tempo anche per perdonare. | Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.”

(Elli Michler)

mercoledì 20 dicembre 2023

Preghiera per un Natale di pace e nonviolenza

Il testo che segue è stato scritto da un gruppo di evangelici (battisti, Esercito della Salvezza, luterani, metodisti e valdesi) e di cattolici per la pace, e al momento è stato firmato da 58 persone e sottoscritto dal Concistoro della chiesa valdese di Torre Pellice, dalla Rete delle donne luterane, dalla Federazione Donne evangeliche in Italia e dalla Chiesa luterana in Italia.

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Care pastore e pastori delle chiese battiste, metodiste e valdesi,

Care sorelle e fratelli, amiche e amici,

Spaventati ed addolorati per le terribili conseguenze del conflitto mediorientale, alcuni di noi evangelici e cattolici per la pace, nell’avvicinarsi del Natale abbiamo ritenuto importante proporre alle nostre comunità di fede una iniziativa comune che sia segno di vicinanza a quanti stanno soffrendo e di speranza per la costruzione di una pace possibile.

Invitiamo quindi tutti coloro che lo vorranno a unire le loro voci in una preghiera comune da pronunciare durante le celebrazioni del prossimo Natale.
A questo scopo alleghiamo la preghiera che vi proponiamo, confidando che questo piccolo gesto comunitario possa essere un segno della nostra comune fiducia in un futuro pacificato.

Auguriamo a tutte e tutti buon Natale.

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Preghiera per un Natale di pace e nonviolenza

In questo giorno di Natale, Ti preghiamo perché in Medio Oriente sia raggiunta una convivenza possibile che veda israeliani e palestinesi vivere insieme, nella giustizia e nel rispetto dei reciproci diritti.

Ti preghiamo in particolare, o Signore, per le nostre sorelle e i nostri fratelli ebrei, per quelli che vivono in Israele, e per quanti vivono in Italia e nella diaspora. Nel momento in cui sono chiamati a decidere del loro futuro, Ti chiediamo di liberare i loro cuori dalla paura e dalla disperazione.

Ti preghiamo e affidiamo alla tua misericordia le nostre sorelle, i fratelli, le bambine e i bambini palestinesi e Ti chiediamo di guidare e sostenere tutti coloro che hanno il potere di decidere, affinché fermino morti e distruzioni.

Dai a tutti e a tutte la fiducia necessaria a percorrere la via del dialogo, della riconciliazione, della non violenza.

A tutti dona la pace. AMEN

martedì 19 dicembre 2023

“L’albero di Natale” di Nazim Hikmet: la poesia di buone feste dedicata a chi soffre la mancanza

Il Natale, prima o poi, ha la forma delle nostre mancanze. Lo dice bene Nazim Hikmet in questa poesia malinconica, “L'albero di Natale”, ispirata dalla visione di un abete adornato a festa nella piazza di Tallin, in Estonia, nel Natale del 1961.

A sud del golfo di Finlandia la notte

vicino al mare brumoso

l’albero di Natale scintilla
tra oscure torri gotiche
corazze di cavalieri teutoni
e ciminiere di fabbriche
l’albero di Natale
l’albero di Natale canta
sulla piazza bianca di neve
canzoni dell’Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d’oro
l’albero di Natale
tu sei nella palla di vetro rosso
i tuoi capelli son paglia gialla le ciglia azzurre
sono io che l’ho appesa
mettendotici dentro
il tuo collo bianco è lungo e rotondo
ti ho messa nella palla di vetro rosso
con i miei dubbi
con le mie ansietà con le mie parole
le mie speranze le mie carezze
a tutti gli alberi di Natale a tutti gli alberi
a tutti i balconi le finestre i chiodi le nostalgie
ho appeso la palla di vetro rosso
mettendotici dentro
perdonami,
moriro lì.

L’Estonia è lo stato socialista più piccolo
il paese dove si leggono più poesie a testa
dove si beve più vodka
il più pieno di automobili e motociclette
celebre per le sue pellicce e i suoi mobili
per il suo coro di trentamila persone

non posso guardare negli occhi chi giace
sul suo letto di morte
mi sembra una vergogna vivere
con uno che agonizza
al mio fianco
Lucia sta morendo in un ospedale di Mosca
Viale degli Entusiasti
non so più che numero
il suo viso somiglia a un vecchio cucchiaio di legno
il buio della sera si mescola
alla neve che fonde
i camion passano uno dietro l’altro
scuotendo l’asfalto
è la tristezza che emana Lucia
che mi fa corrugare la fronte
oppure è l’avvicinarsi
della mia propria morte non so

l’albero di Natale canta
su una piazza bianca di neve
canzoni dell’Estonia
lunghissimo scintillante
pagliuzzato d’oro
perdonami
morirò lasciandoti nella palla di vetro rosso
in questo mondo vive una cosa unica
che non ha pari
me ne accorgo io soltanto
forse una pianta una bestia una parola un metallo
un raggio una gioia forse
forse caduta da una stella
in questo mondo vive una cosa vive per te
ma tu non te ne accorgi
morirò perdonami morirò
e tu uscirai spezzandola
dalla palla di vetro rosso
scenderai su una piazza
bianca di neve
sarà forse a Mosca o a Tallin
o a Leningrado
che da un albero di Natale
scenderai su una piazza
bianca di neve
ma io
avrò portato via con me
ciò che vive per te in questo mondo

Lucia muore
il viso come un vecchio cucchiaio di legno
è assurdo quelli che dovrebbero
morire dopo di me
muoiono prima di me
dopo le grandi guerre la morte ha perso la testa
completamente
i camion passano scuotendo l’asfalto
del Viale degli Entusiasti
sui manifesti le cifre dell’anno ’65
carbone tante tonnellate
petrolio tanto
tessuti tanti chilometri
su una piazza bianca di neve
l’albero di Natale canta
canzoni dell’Estonia
tra oscure torri gotiche
e ciminiere di fabbriche.

(Traduzione di Joyce Lussu)

domenica 26 novembre 2023

DUE LETTURE PER LA "GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE"

Due letture che ci dimostrano perché ogni giorno dovrebbe essere la "giornatacontrolaviolenzasulledonne". Oggi e sempre. 

📕“Prigioniere” 

      di Amina Sboui









📕“La strada di casa” 

       di Sejal Badani




mercoledì 22 novembre 2023

NON TROVO MOLTE PAROLE ...

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo

Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore

Dalle ossessioni delle tue manie

Supererò le correnti gravitazionali

Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie

Perché sei un essere speciale

Ed io, avrò cura di te

Vagavo per i campi del Tennessee

Come vi ero arrivato, chissà

Non hai fiori bianchi per me?

Più veloci di aquile i miei sogni

Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza

Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza

I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi

La bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto

Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono

Supererò le correnti gravitazionali

Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia

Perché sei un essere speciale

Ed io avrò cura di te

Io sì, che avrò cura di te

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Francesco Battiato - LA CURA

lunedì 6 novembre 2023

TROVEREMO UNA SOLUZIONE?

<<Faremo del nostro meglio. Tu sarai la nomade, io sarò il sedentario. Tu mi porterai frutti magici da terre lontane, io coltiverò arance per te nel giardino dietro casa. Troveremo un equilibrio.>>

Elif Shafak


sabato 28 ottobre 2023

RIFLESSIONI DI PACE

Ecco una proposta suggerita da Savino Pezzotta (ad un Convegno che ricordava don Milani): “Invece di chiederci – di fronte ai drammi della guerra in Ucraina e Palestina/Israele –con chi stiamo ci si dovrebbe mobilitare tutti per la Pace e  essere contro ogni forza fisica, morale e psicologica che cerca  di limitare la nostra libertà e mettere paletti di contenimento alla finta e ipocrita  razionalità che giustifica, perché alla guerra e alla violenza non ci sono ragioni che tengono”. Mobilitarsi per la pace, senza dimenticare aggressori e violenti e senza lasciare che gli inermi vengano massacrati, cominciare a ribaltare i ragionamenti e ripartire da parole di disarmo e di pace. Lo so, in mezzo a decapitati a ostaggi innocenti a civili uccisi a freddo, a ospedali distrutti, sembra pura utopia, inutile utopia. Ma dovremo pur iniziare!

Dovremo anche meditare sulle considerazioni di Giuseppe Davicino su Rinascita Popolare: “Anche se viviamo in una società dove alla fine sulle cose che contano per i cittadini e per gli Stati, prevale sempre un unico punto di vista, che in ultima analisi pare riconducibile agli interessi di una cerchia di oligarchi occidentali, dovremo in futuro abituarci ad ascoltare opinioni e narrazioni che differiscono dalle nostre, [..] Se non si riconosce il nuovo assetto multipolare globale, a Israele, come anche a tutto il resto dell’Occidente, non rimane che la via dell’arroccamento, dello scontro, della guerra a oltranza su fronti che si moltiplicano. Non possiamo rassegnarci al fatto che il passaggio dall’ordine mondiale sorto in seguito alla Seconda guerra mondiale al nuovo ordine multipolare avvenga attraverso la guerra, anche se la tentazione serpeggia negli ambienti che vedono nella guerra l’ultima possibilità per fermare il declino del vecchio ordine. Se in questi tempi nuovi c’è una missione, [..]  anche per il nostro Paese e per l’Europa, essa sembra consistere primariamente proprio nel riuscire a imprimere un carattere di moderazione e di dialogo nelle relazioni internazionali, volto a chiudere i troppi fronti di guerra in corso (prima che ne veniamo travolti) e a rilanciare su nuove basi le relazioni con l’Est, con i popoli dell’Asia e quelli dell’Africa”. Sono un invito a cambiare profondamente, anche nell’opinione pubblica oltre che nei decisori a livello di Governi e di agenzie internazionali, mentalità e prospettive. La democrazia non la si può esportare né con le armi né con i ricatti o sfruttamenti economici.

sabato 21 ottobre 2023

Preghiera sulla pace di Madre Teresa di Calcutta

O Signore,

c’è una guerra

e io non possiedo parole.

Tutto quello che posso fare

è usare le parole

di Francesco d’Assisi.

E mentre prego

questa antica preghiera

io so che, ancora una volta,

tu trasformerai la guerra in pace

e l’odio in amore.

Dacci la pace,

o Signore,

e fa’ che le armi siano inutili

in questo mondo meraviglioso.

Amen.

lunedì 9 ottobre 2023

“Davvero ancora verranno giorni” di Lea Goldberg

 Quando la violenza imperversa, l'odio prendo d'assalto l'animo umano e la guerra spezza l'umano di questa nostra terra, è difficile trovare parole adatte alla situazione ed alle persone. Mi è ormai impossibile capire chi è nel giusto e chi nel torto. Ogni guerra si è rivelata l'incarnazione e l'espressione più elevata del male. In questi momenti la parola che può salvare l'umano - pace - viene cancellata, ma qualcuno l'ha soltanto accantonata e riposta nel profondo del suo cuore perché risorga appena possibile.

A lenire questa drammatica escalation di violenza e di terrore ho trovato le parole di una poetessa, Lea Goldberg, scritta nel 1943, mentre in Europa imperversava la Seconda guerra mondiale e si inaspriva la folle persecuzione contro gli ebrei. Davvero verranno giorni ci assicura la poetessa, immaginando una rinascita dopo la catastrofe.  Poiché l’umanità è dove c’è amore. Ed è questo il miracolo della vita che in queste parole la poetessa israeliana ci fa sentire palpitante e vitale, più forte delle bombe e della morte, la vita è là dove “è permesso, permesso amare”.

Davvero verranno ancora giorni di perdono e di grazia
e camminerai nel campo come l’ingenuo viandante

La pianta dei tuoi piedi nudi accarezzerà i fili d’erba,
e le sommità delle spighe ti pungeranno, e la loro puntura sarà dolce,
oppure la pioggia ti sorprenderà, con la massa battente delle sue gocce
sulle spalle, sul petto, sul collo e ti rinfrescherà il capo.

Davvero camminerai ancora nei campi e la quiete si diffonderà in te,
respirerai il profumo del solco trovando pace a ogni respiro
vedrai il sole nello specchio della pozza dorata
le cose e la vita saranno semplici e sarà permesso toccarle
e sarà permesso, permesso, permesso amare

Camminerai nei campi da sola,
non ti brucerai nella vampa degli incendi,
in strade indurite dal terrore e dal sangue.
E con cuore sincero sarai di nuovo umile e docile
come un filo d’erba, come un essere umano,
cui è permesso, permesso amare.

lunedì 2 ottobre 2023

CANCELLIAMO DAL VOCABOLARIO LA PAROLA "RAZZA"

Non so se anche a voi sia capitato di ascoltare frasi o discorsi dove il tema principale è cosa fare di tutti questi immigrati che invadono la nostra terra, a rischio e pericolo che si possa smarrire la nostra identità di popolo italiano: ”imbastardiscono la nostra razza!”. No, non è una frase volgare e non rivela alcuna parolaccia, ma “razza” è peggio di una parolaccia, è un errata interpretazione dell’umanità che ha prevalso per più di un secolo portando infinite ingiustizie, sopraffazioni, morti, fino all’idea di razza ariana fatta propria dai nazisti e allo sterminio nei campi della ‘razza’ ebraica. ‘Razza’ non è una parolaccia, ma è un termine che dovrebbe essere cancellato dal nostro dizionario. E se provassimo a togliere questo termine dal nostro dizionario?
Se bastasse cancellare una parola, per cancellare il reale!
Di razza non si dovrebbe più parlare, perché facendolo, si argomenta, si ammette che esistano le razze, e quindi si alimenta la possibilità di distinguere fra razza e razza, e di decretare la superiorità di una razza sull’altra.
Dunque, se cancellando la parola ‘razza’ mi illudo di por fine al razzismo, allora cancellando la parola ‘morte’ cancello la morte, e cancellando la parola ‘odio’ impedisco alla gente di odiare, e cancellando la parola ‘genere’ impedisco a chiunque di fare distinzioni e discriminazioni fra i generi. Purtroppo, e non occorre essere esperti o professori del linguaggio per saperlo, non è il linguaggio che crea la realtà (a parte nella fantascienza), ma è l’inverso: è la realtà che, alla ricerca di definizione, produce il linguaggio. Esistono le parole perché esistono i concetti che si vogliono esprimere, ed esistono i concetti perché esiste l’oggetto, il referente reale o pensato.
Quindi, il fatto che esista un significante (razza) che esprime un significato (il concetto che esistano razze diverse) non determina affatto l’esistenza in sé delle razze (vera o falsa che sia). La parola è solo una conseguenza del reale, non ne è la causa. Il linguaggio è sempre innocente. I colpevoli siamo noi che lo usiamo e lo manipoliamo e lo strumentalizziamo. 
Il problema non è nel termine ma dunque nell'idea che l'uomo ha costruito, maturato e quindi sedimentato nella sua mente. È la mente umana che avrebbe bisogno di una ripulita, non la costituzione italiana o il vocabolario della lingua italiana. Se anche si abolisse l’uso della parola ‘razza’, ci sarebbe sempre un modo di sostituirla con un altro termine affine, visto che rimarrebbero le differenze fra il bianco e il nero, il giallo e il mulatto, lo zingaro e l’ebreo, il cristiano e il musulmano, l’eterosessuale e l’omosessuale. È al pregiudizio sulle diversità che si dovrebbe porre fine, se volessimo ritenerci degni dell’umanità cui apparteniamo.
Prima di cambiare il linguaggio, dunque, dobbiamo preoccuparci di come va cambiata la realtà, magari con l’educazione al rispetto dell’altro, con la lotta convinta alle bugie dei social che deformano l’immagine del prossimo per diffamarlo, con la censura e la condanna di quei personaggi che sulle differenze e sull’odio costruiscono la propria fortuna.

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