domenica 11 febbraio 2018

LE PROPOSTE DI ALCUNE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE PER LE PROSSIME ELEZIONI

Abrogazione del reato di clandestinità, semplificazione delle modalità di ingresso in Italia
superando la divisione fra chi fugge dalla guerra o dalla povertà, cittadinanza, diritto di voto alle
elezioni amministrative.
Sono alcune delle proposte sulla questione migrazioni rivolte ai partiti in vista delle politiche del
prossimo 4 marzo da un cartello di associazioni, istituti missionari e movimenti cattolici, da quelli
tradizionalmente più attivi nel sociale (Centro Astalli, Coordinamento nazionale comunità di
accoglienza, Comunità di sant’Egidio, Pax Christi) ad altri decisamente più istituzionali (Acli,
Azione cattolica, Fuci, Focolari), oltre alla Federazione delle Chiese evangeliche...
Le proposte «per una nuova agenda sulle migrazioni in Italia» sono sette.
Si comincia da una nuova «legge sulla cittadinanza», perché «troppi cittadini di fatto non sono
riconosciuti tali dall’ordinamento». Serve un «nuovo quadro giuridico per accogliere quanti
arrivano nel nostro Paese senza costringerli a chiedere asilo», quindi includendo anche i «migranti
economici»: riattivazione dei «canali ordinari di ingresso», ripristinando il vecchio «decreto flussi»,
introducendo il «permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione», la «attività
d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri» e il «sistema dello sponsor».
Occorre poi «regolarizzazione gli stranieri radicati», ovvero coloro che hanno un lavoro o legami
familiari comprovati o che abbiano svolto «un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione».
Bisogna «abrogare al più presto» il reato di immigrazione clandestina, «che è ingiusto, inefficace e
controproducente». E consentire «l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a
favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno di lungo periodo».
Poi «riunificare nello Sprar l’intero sistema» di accoglienza, perché torni «sotto un effettivo
controllo pubblico», aumentando «in maniera sostanziale e rapida il numero di posti totali». Infine
le «buone pratiche»: siamo «sommersi da casi di cattiva accoglienza», denunciano le associazioni,
ma «c’è anche un’altra faccia dell’accoglienza dei migranti, meno esposta e ben più positiva» che
«va raccontata il più possibile» perché sia «replicata».
Si tratta di una questione di «giustizia sociale»...
Di Luca Kocci, in “il manifesto” del 10 febbraio 2018.

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