lunedì 31 agosto 2026

RESPONSABILITA' E SOCIAL

Per decenni i social network sono stati progettati secondo un obiettivo molto semplice: catturare la nostra attenzione il più a lungo possibile, spingendoci a guardare contenuti, cliccare, scorrere continuamente e tornare sulle piattaforme. Qualcosa, forse, cambierà a partire da quanto succede in questi giorni perché Meta ha proposto di chiudere la causa intentata da 29 Stati americani sugli effetti di Facebook e Instagram sui minori con un accordo da 18 miliardi di dollari. Il colosso non ha riconosciuto alcuna responsabilità e l’intesa si fonda sulla normativa statunitense relativa alla tutela della privacy dei bambini. Oltre al denaro però Meta si impegna ad implementare alcuni cambiamenti nel proprio sistema. Nessuna di tali modifiche, prese singolarmente o nel complesso, sarà sufficiente a risolvere del tutto le criticità, e comunque riguardano per ora solo il mercato americano e solo i minori.

Tuttavia, esse mettono in discussione un principio che per anni ha guidato lo sviluppo dei social: l’idea che aumentare il più possibile il coinvolgimento degli utenti, sino di fatto alla dipendenza, sia un obiettivo socialmente accettabile. Se si può fare tecnicamente facciamolo. Nel caso dei minori, la necessità di introdurre tutele più forti appare evidente. Le aziende tecnologiche non dovrebbero poter scaricare interamente su genitori e ragazzi la responsabilità nell’uso di tali sistemi. La protezione dovrebbe essere incorporata direttamente nei prodotti, fin dalla loro progettazione e attivata automaticamente.

La questione, però, non riguarda soltanto i minori. Esiste infatti un problema più ampio che coinvolge anche gli adulti e su due fronti: il disegno stesso dei social che è la chiave del loro successo e la dieta mediale di tutti noi. Il primo è il nodo più complesso: queste tecnologie sono state costruite a partire da quello che l’umano è, da come l’umano si comporta, cioè il cervello umano, per poter interpretare la realtà e decidere consumando la poca energia che consuma, procede per salti, scorciatoie e vie traverse. Questo vale per chiunque di noi, non è questione di pigrizia, posture o cultura. Meta e non solo Meta oggi e domani non rinunceranno a questa architettura di base, perché rinuncerebbero a tutto. Ci saranno forse aggiustamenti, ma non di più. Meta, per stare in un paragone fatto in questi giorni con le cause alle lobby del fumo degli anni Ottanta e Novanta, non comincerà a produrre sigarette senza tabacco.

Resta la consapevolezza che i social sono indubbiamente uno strumento strepitoso di condivisione, socializzazione, conoscenza e quanto ciascuno di noi ha sperimentato in questi decenni. Ma sono parimenti tossici. Al tempo delle macchine intelligenti custodire l’umano non passa, come ha avvertito Papa Leone, dalle regole, dalle sentenze o dall’etica. Ma dalla bellezza di essere sì liberi, ma soprattutto capaci di responsabilità, capaci di decidere e volere. Scegliere e rinunciare.

Oggi non stiamo assistendo alla fine dei social media, ma forse possiamo entrare in un’era nuova, più consapevole, autentica ed umanamente significativa. Ove dalla massa torniamo al valore della persona, dalla moda alla vocazione, dal consumo per esistere, all’esistere scegliendo di non consumare a prescindere.  

(Da un articolo di Luca Peyron su agensir.it)

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