Il giudizio è una componente essenziale della conoscenza: ci aiuta a orientarci, a prendere posizione, a dare un nome a ciò che accade. Ma mentre giudico, un frammento di realtà tende a cristallizzarsi dentro di me come verità assoluta. Un gesto o una parola dell’altro si irrigidiscono in una etichetta o peggio in una intenzionalità che assegno arbitrariamente. La complessità si riduce, tutto appare più chiaro, più gestibile.
Condannare è un passo ulteriore: non mi limito a interpretare, fisso l’altro nel mio sistema interiore e lo rendo funzionale al mio equilibrio. Lo immobilizzo. Se è definito una volta per tutte, non potrà più sorprendermi né mettermi in discussione. Ma ogni volta che congelo l’altro in uno schema, congelo anche me stesso. Aumenta la mia sicurezza, diminuisce la mia libertà. E spesso rivesto la mia lettura parziale con la maschera dell’“oggettività”, cercando conferme che rafforzino l’etichetta che ho già costruito.
Perdonare non è dimenticare né giustificare. È lasciare che l’altro continui ad avere una vita propria dentro di me, anche quando mi destabilizza. È accettare che la relazione resti uno spazio aperto, capace di farmi crescere. La misericordia è questo: non ridurre la complessità per difendermi, ma restare disponibile al movimento destabilizzante. Con il giudizio conosco; con il perdono divento sapiente. Il perdono è la forma più alta di conoscenza a cui possiamo tendere.
A quattro anni di distanza dallo scoppio del conflitto in Ucraina, c'è una storia di prossimità, un diario che narra l’immediatezza con cui è capace di muoversi la generosità. Una coppia della Bassa Austria riceve all’inizio di febbraio, una richiesta di aiuto da Kiev con la preghiera di fornire abiti invernali per le persone del Paese in grandi difficoltà. Ventisette ore dopo consegna, oltre una tonnellata di vestiti e scarpe raggiungono il punto di raccolta. Un’ondata di disponibilità e solidarietà li ha travolti. Di seguito ecco alcune pagine del loro diario.
Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz di Eggenburg, in Bassa Austria, leggono sul cellulare un breve messaggio: c’è urgente bisogno di abiti invernali per le persone in Ucraina. Da tempo i due si impegnano a favore dei rifugiati provenienti da diversi Paesi, hanno organizzato alloggi nella loro città e aiutato nella prima assistenza. Subito nascono le prime idee su chi poter coinvolgere.
Venerdì 6 febbraio – ancora prima del caffè del mattino
Partono i primi messaggi e le prime richieste, la prima a un’amica che lavora nella vicina fabbrica di scarpe e che più volte è riuscita a organizzare donazioni di calzature. Alle 10 arriva la conferma per 100 paia di scarpe invernali, compreso il trasporto fino a Eggenburg.
Venerdì 6 febbraio – ore 11:30
Viene pubblicato un messaggio nello stato di whatsapp e inviato un invito a tutti gli amici nei dintorni: consegnare abiti caldi e scarpe per le persone in Ucraina la sera, tra le 18:00 e le 20:00, presso la canonica della parrocchia cattolica.
Venerdì 6 febbraio – ore 18:00
Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz hanno già controllato i propri armadi e si dirigono verso la canonica con i primi sacchi, muniti di etichette in inglese e ucraino per poter imballare ed etichettare tutto ciò che arriverà.
Quello che li aspetta è incredibile: assistono a uno spettacolo travolgente di solidarietà e disponibilità. La sindaca aveva condiviso l’appello sull’app comunale, la parrocchia tramite l’app parrocchiale, molti avevano diffuso il messaggio nel proprio stato e in vari gruppi.
Le persone arrivano con singole giacche, con scatole, sacchi e cartoni pieni. Alcuni portano le cose, altri le ricevono, le smistano, le imballano e le etichettano. Giovani di Kharkiv e dell’Afghanistan, donne di Kiev e di Eggenburg lavorano fianco a fianco.
Alcune famiglie tornano direttamente dalla settimana bianca e portano spontaneamente la loro attrezzatura da sci e la biancheria termica. Un uomo si toglie la sua pregiata giacca di piuma, la lascia lì e torna a casa in maniche di camicia. Molti non si conoscono affatto, restano per aiutare e tutti sono felici di poter dare un contributo. Alle 22:30 due minibus sono già carichi.
Sabato 7 febbraio, di primo mattino
I primi due minibus partono per Vienna, dove il materiale viene scaricato nel punto di consegna. Nella canonica di Eggenburg si continua intanto a smistare, etichettare e imballare. Alle 14 parte il terzo minibus verso Vienna.
Le donazioni arrivano da ogni parte e partecipano persone molto diverse tra loro: l’attuale sindaco e due ex sindaci, l’assistente pastorale e un insegnante di tedesco, un pizzaiolo afghano e altri commercianti, genitori con figli e pensionati.
Tra tutti si percepisce una grande cordialità: persone che si abbracciano, ma anche persone che lasciano timidamente le loro borse alla porta e se ne vanno in fretta.
Qualcuno scrive: “Oh mio Dio, una cosa del genere fa sperare che l’umanità possa ancora raddrizzare la rotta. Si percepisce la volontà di aiutare dopo tutte le notizie da Kiev bombardata e gelida. Poi qualcuno inizia ad aiutare e improvvisamente accade un piccolo miracolo”.
Sabato 7 febbraio, ore 15:00
Più di una tonnellata è stata smistata, imballata, etichettata, caricata e consegnata al punto di raccolta per l’Ucraina. Sono passate 27 ore dall’appello. L’ingresso della canonica è vuoto e in ordine. È stato un sogno? No. Ma forse Eggenburg ha vissuto un piccolo miracolo.
Sono passati quattro anni dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina. Quattro anni in cui la popolazione civile è stata presa di mira con attacchi indiscriminati. Uccisioni, ma anche interruzione di forniture elettriche e riscaldamento. L’ultimo è stato l’anno più mortale per i civili dal febbraio del 2022.
Dopo le proteste e le torture, per chi ha manifestato in Iran stanno arrivando le prime condanne a morte. Ci sono almeno 30 persone a rischio esecuzione, tra loro anche minorenni, dopo processi ingiusti caratterizzati dall’assenza di una reale assistenza legale e da confessioni estorte con maltrattamenti e minacce.
"In prigione s'impara a gestire il tempo in modo differente, avendo come riferimento non il calendario ma i propri principi. Dobbiamo insistere nella ricerca della verità, nell'uso del vocabolario del diritto e nel tenere viva la solidarietà.
Ringraziate tutte e tutti da parte mia"
Osman Kavala, prigioniero di coscienza turco condannato all'ergastolo
✌️ Finalmente arriva la giustizia per Marielle!
Vi ricordate di Marielle Franco? Dopo le sue battaglie per chiedere diritti per le comunità marginalizzate di Rio de Janeiro e aver denunciato l’operato illegale delle forze di polizia, Marielle era stata uccisa insieme al suo autista Anderson Gomez nel marzo del 2018. Dopo falle investigative e tentativi di ostacolare le indagini, nel 2024 erano stati arrestati i presunti mandanti dell’omicidio. Il 25 febbraio, finalmente, queste persone sono state condannate, facendo giustizia per Marielle e dando una svolta storica in un paese che è tra i primi al mondo per uccisioni di persone attiviste.
🕯️ Cutro: tra memoria e ricerca di giustizia
Tre anni fa un'imbarcazione di legno venne travolta dalle onde a pochi metri da Steccato di Cutro, in Calabria. A bordo c'erano 180 persone: le morti accertate furono 94, tra cui 34 minorenni. Da allora, migliaia di persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, nel silenzio e nell'inerzia di governi nazionali e istituzioni europee.
4 anni di guerra in Ucraina, gli altissimi costi umani del conflitto: dolore, vite spezzate, aiuti umanitari, speranze
Cari amici,
L’Ucraina entra nel suo quinto anno di guerra su larga scala, dopo l’invasione russa del 24 febbraio 2022. In Donbass, dove il conflitto è iniziato già nel 2014, gli anni sono addirittura 12. Le azioni militari continuano intense sulla linea del fronte,e negli ultimi mesi si è registrata una escalation degli attacchi missilistici e di droni alle infrastrutture energetiche, con un aumento delle vittime civili.
In un réportage (offerto anche in versione Audible) proponiamo una lettura della situazione attuale del paese sotto il profilo sociale e umanitario e una sintesi degli interventi di solidarietà messi in atto da Sant'Egidio.
Il costo umano - altissimo - della guerra Più di 15.000 civili uccisi, oltre 41.000 feriti, centinaia di migliaia di soldati morti e più di un milione di feriti complessivi. Nel 2025 le vittime civili sono aumentate del 31% e quasi la metà sono anziani. I numeri ufficiali, secondo le Nazioni Unite, sono probabilmente inferiori alla realtà. Approfondisci
Un Paese che si svuota La popolazione è passata da 41,5 milioni nel 2021 a circa 29 milioni oggi. Quasi 6 milioni di profughi vivono all’estero. Intere città trasformate, famiglie separate, reti sociali spezzate. Leggi di più
Freddo, buio, sopravvivenza I bombardamenti sulle infrastrutture energetiche hanno dimezzato la produzione elettrica. A Kyiv oltre 1.100 edifici sono senza riscaldamento con temperature sotto i -15°. Blackout prolungati significano anche assenza di acqua e servizi essenziali. Scopri di più
Povertà e fragilità crescente Nel 2026 oltre 10 milioni di persone avranno bisogno di aiuto umanitario. Il 28% anziani degli sfollati interni sono anziani. E' “la crisi umanitaria più anziana del mondo”. Approfondisci
La risposta della Comunità In quattro anni 213 carichi di aiuti (4.450 tonnellate per valore complessivo di 43 milioni di euro). 740.000 persone aiutate con cibo e beni di prima necessità e più di 2 milioni con sostegno sanitario 50.000 profughi accompagnati in Europa I numeri dell’aiuto
Sant’Egidio in Ucraina: vittime della guerra resistono con la solidarietà 5 centri umanitari sostengono 15.000 persone al mese. Scuole della Pace per 10.000 bambini, reti di sostegno per 2.500 anziani, convivenze assistite per persone vulnerabili, distribuzioni di pasti caldi e aiuti contro il freddo. Nell'ultimo anno: 133.000 ore di volontariato gratuito. Scopri le attività
Le sfide del 2026 Sostenere gli sfollati, contrastare l’isolamento degli anziani, rafforzare la rete di aiuto a Kyiv, costruire nuove forme di welfare e co-housing per le persone più fragili. L’impegno umanitario non è solo assistenza: è un investimento nella pace. Guarda al futuro con noi
Il buio della guerra, la luce della solidarietà Una persona su tre in Ucraina ha bisogno di aiuto. Nel buio dei bombardamenti e dell’incertezza, la solidarietà accende una luce. È una risposta concreta alla sofferenza e un segno che la pace è ancora possibile. Sostieni l’emergenza Ucraina
“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”, la Parola di Vita per questo mese di febbraio 2026 era stata commentata da Chiara Lubich nell’aprile di 1989. Ecco un breve stralcio.
(…) Non è un sogno, un’utopia, un patetico desiderio, ma una certezza, ripetutamente attestata da Dio nella Bibbia. Sarà la risposta data da Dio alle fatiche con cui i suoi figli avranno lavorato per il suo Regno. Sarà il coronamento della fedeltà con cui i discepoli avranno vissuto la sua Parola. Sarà il pieno dispiegamento della potenza dello Spirito Santo, che Gesù ha immesso nella storia con la sua morte e risurrezione.
Dacché Gesù è venuto sulla terra, questo rinnovamento però, sia pure in mezzo a tante difficoltà, è già cominciato, è già in atto. Fin da adesso tutti coloro che lo lasciano vivere in se stessi – e Gesù vive in noi se mettiamo in pratica la sua Parola – sperimentano questo miracolo della sua grazia, che fa nuove tutte le cose: trasforma la sofferenza in pace e serenità interiore, vince la debolezza, l’odio, l’egoismo, la superbia, l’avarizia ed ogni male; fa passare dalla schiavitù delle passioni e della paura alla gioiosa libertà dei figli di Dio. E non si limita a trasformare l’individuo, ma trasforma attraverso di lui tutta la società.(…)
Dio vuole infatti rinnovare tutte le cose: la nostra vita personale, l’amicizia, l’amore coniugale, la famiglia; vuole rinnovare la vita sociale, il mondo del lavoro, della scuola, della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica…, in una parola tutti i settori dell’attività umana.
Ma per fare questo egli ha bisogno di noi. Ha bisogno di persone che lascino vivere in se stesse la sua Parola, che siano la sua Parola viva, altri Gesù nei loro ambienti. E giacché parola riassuntiva, pienezza della legge, è la carità, cerchiamo di metterla in pratica, amando i fratelli proprio come noi stessi, senza annacquare la Parola di Dio, senza ridurla.
Avvertiremo un continuo rinnovamento anzitutto nel nostro cuore e lo scopriremo evidente ben presto attorno a noi.
Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:
dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione,
dov’è dubbio fa ch’io porti la Fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.
Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.
Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poiché:
Se è Dando, che si riceve.
Perdonando che si è perdonati;
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.
Amen.
Chi non conosce questa "preghiera per la pace", citata e diffusa come la “preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi. Ma forse non tutti sanno che questa invocazione vide la luce solo nel dicembre del 1912 quando fu pubblicata dal periodico devozionale francese “La Clochette”, grazie all’iniziativa del direttore, Esthet Auguste Bouquerel, che decise di proporla in forma anonima. Un testo breve, lineare, costruito come un programma di vita cristiana, che in pochi mesi iniziò a circolare ben oltre i confini della piccola rivista. La preghiera fu ripresa poi da “L’Osservatore Romano” – forse su impulso di papa Benedetto XV, informato sul testo dal card. Pietro Gasparri, allora Segretario di Stato della Santa Sede – e da altre testate cattoliche trovando immediatamente terreno favorevole nel Vecchio Continente, in quegli anni, attraversato da tensioni e conflitti. La diffusione aumentò ulteriormente quando il frate francescano cappuccino Étienne da Parigi decise di stamparlo sul retro di un’immagine del Poverello di Assisi, sostenendo che quelle parole “riassumevano meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero figlio di san Francesco”. Da quel momento l’attribuzione al Santo d’Assisi si consolidò, favorita dalla perfetta sintonia tra il contenuto del testo e la spiritualità francescana: la scelta della mitezza, la ricerca della pace, la centralità del perdono. La spiritualità della preghiera, semplice e profonda, non rimase confinata al mondo cattolico. Negli anni successivi venne infatti adottata anche da altre confessioni religiose. Durante la Seconda guerra mondiale fu distribuita ai soldati americani come messaggio di speranza e, nel 1946, fu perfino letta al Senato degli Stati Uniti. La sua forza universale, capace di parlare al cuore di credenti e non credenti, la rese un riferimento morale nei momenti di crisi e ricostruzione. Madre Teresa di Calcutta la citò nel discorso per il Nobel per la pace del 1979, definendola una preghiera che “non finisce mai di sorprendermi”. Nello stesso anno Margaret Thatcher la richiamò nel giorno del suo insediamento a primo ministro inglese, il 4 maggio. Nel 1995 Bill Clinton la utilizzò per accogliere Giovanni Paolo II a New York, durante la visita all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E lo stesso Papa polacco la evocò nel 1986, in occasione del primo storico incontro interreligioso per la pace da lui promosso nella città del Poverello.
Oggi la Preghiera semplice continua a circolare in centinaia di versioni, traduzioni e adattamenti musicali realizzate in tutto il mondo. E poi la sua stringente attualità: “Dove è odio, ch’io porti l’amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono”. Parole che, anche se non scritte da San Francesco ne interpretano il suo messaggio.
Non avere paura di essere chi sei, di conoscere ogni giorno la diversità che ti abita, credere in te stesso non può essere delusione o vanto, se ti reputi creatura amata!
Non avere paura di mettere a disposizione chi sei, dare te stesso non può essere perdita o aspettativa di ritorno, se ti reputi canale di luce!
Non avere paura di so-stare così come sei, sentire profondamente non può essere blocco e chiusura, se ti apri al cammino di consapevolezza!
Oggi, 7 febbraio, la Comunità di Sant'Egidio compie 58 anni.
Un anniversario che celebriamo con gioia a Roma, dove la Comunità è nata, e in tanti luoghi del mondo.
Con uno sguardo pieno di gratitudine all'anno trascorso, ricco di tanti momenti importanti, ne abbiamo scelti alcuni per ripercorrerlo con voi attraverso alcune immagini. Guarda la gallery
Mercoledì 11 febbraio alle ore 18.30, nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, insieme a tanti amici e alle delegazioni di diverse comunità europee, celebreremo una liturgia di ringraziamento presieduta dall'Arcivescovo Mons. Vincenzo Paglia.
La liturgia sarà trasmessa in diretta sulla nostra pagina web:
Su Telepace al canale 75 e 76 del digitale terrestre oppure in streaming su telepace.it
Chi vive a Roma è invitato a partecipare anche in presenza, per condividere insieme questo momento: si consiglia di essere nella Basilica entro le ore 18.
Grazie per l'amicizia che ci accompagna da tanti anni e che ci fa guardare al futuro con gioia e speranza.