Il grave episodio accaduto in una scuola a Trescore Balneario e le domande laceranti che apre. Perché «il male esiste e ci riguarda, è una possibilità dentro al cuore di ciascuno: da dove ripartire?». Il volantino della comunità locale di CL
Di fronte al gravissimo episodio di violenza accaduto alla scuola “Leonardo Da Vinci” di Trescore Balneario vogliamo innanzitutto esprimere un forte senso di dolore e insieme di vicinanza alle persone coinvolte. Sentiamo però che questo fatto riguarda tutti: ragazzi, insegnanti, genitori, ciascuno di noi.
L’unica strada per non restare superficiali davanti a quanto è accaduto è provare a immedesimarci. Quale dramma interiore può condurre a un gesto così grave? Cosa può esserci ora nel cuore di una madre e un padre? Come potranno i compagni convivere con ciò che hanno visto e gli insegnanti non farsi sopraffare dalla paura? Cosa ferma la violenza? Sono domande che lacerano anche noi, in qualunque responsabilità educativa ci troviamo.
Come ci ricorda Sant’Agostino: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». Questa inquietudine è una domanda di bene per cui siamo fatti, ma quando non viene educata può smarrirsi fino a diventare violenza. Perché il male esiste e ci riguarda. Non è qualcosa di estraneo, ma una possibilità dentro il cuore di ogni persona, anche se spesso preferiamo dimenticarlo. Riconoscere questo non è un giudizio definitivo, ma il primo passo per capire che da soli non possiamo liberarcene.
Per questo non possiamo ridurre tutto a una questione di sicurezza. Immaginare nuove strade per la prevenzione è comprensibile e opportuno, ma rischia di essere una risposta insufficiente e che non coglie la radice del problema.
Da dove ripartire? In questi anni abbiamo incontrato e vissuto molte esperienze educative che testimoniano che i ragazzi non sono perduti e portano dentro un desiderio grande di bene, lo stesso che abita il cuore degli adulti. Abbiamo incrociato sguardi che mostrano ai più giovani che la prestazione, il giudizio degli altri, l’apparenza non sono l’unica cosa che conta. Per questo la prima urgenza è sostenere luoghi in cui questo incontro sia possibile: spazi in cui “stare accanto ai ragazzi” - come auspicato dalla professoressa Mocchi nella sua lettera - in cui ogni ragazzo sia guardato “uno a uno”, accompagnato con autorevolezza e responsabilità. Accompagnato a scoprire il destino buono per cui ciascuno è fatto.
È qui che può nascere una speranza anche davanti al male. Tutto ciò accade a pochi giorni dalla Pasqua: questo ci richiama al fatto che esiste una strada e che c’è Chi risponde a questa nostra inquietudine del cuore, fino a prendere su di sé il male del mondo per mostrare a tutti che, nell’abbraccio del Padre, il nulla non è l'ultima parola.
Comunione e Liberazione Bergamo













