domenica 3 maggio 2026

Parola di Vita - Maggio 2026

 Dopo essere apparso a Maria di Magdala il mattino di Pasqua, la sera di quello stesso giorno il Risorto si rende presente per la prima volta fra i suoi discepoli. La loro reazione immediata è la gioia, arricchita dalla pace, quella vera che solo lui può dare[1]: «Pace a voi» (v. 21). Gioia e pace sono frutti dello Spirito[2]. Difatti Gesù dice subito loro: «Ricevete lo Spirito Santo» (v. 22). 

«”Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo soffiò su di loro e disse: ”Ricevete lo Spirito Santo”».

Lo Spirito Santo non solo abilita i discepoli alla stessa missione di Gesù data dal Padre, ma li “ricrea” quale umanità nuova. Il gesto del Risorto che soffiò su di loro è lo stesso che il Creatore fece nelle narici dell’uomo plasmato con polvere del suolo[3]. Come la creazione è opera continua dell’amore del Padre che sostiene l’intero universo, così la nuova creazione operata dal Risorto nello Spirito Santo continuamente sostiene l’umanità in cammino verso il Regno.

La Parola di Vita di questo mese ci ricorda che nella nostra esistenza abbiamo una grande possibilità: diventare “altri Gesù”. E questo è vero per ciascuno singolarmente, ma ancora di più comunitariamente. Gesù parla al plurale ai suoi discepoli: solo insieme, infatti, tutte le membra, con le loro specificità, possono “ripetere” il corpo mistico di Gesù. 

«”Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo soffiò su di loro e disse: ”Ricevete lo Spirito Santo”».

In quanto figli nel Figlio, abbiamo dunque la stessa vocazione di Gesù: usciti dal seno del Padre, siamo chiamati a ritornare a Lui, ripetendo nel mondo i suoi gesti e le sue parole, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo. Se ci apriamo a questo dono, anche noi possiamo affermare con Paolo: «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me»[4]

Questa Parola, dunque, ci invita ad approfondire il nostro rapporto con lo Spirito Santo, sia nella preghiera che nella vita di ogni giorno, “ascoltando quella voce”, e ricordandoci che: «Senza lo Spirito Santo Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa è una semplice organizzazione, la missione una propaganda.

Ma nello Spirito Santo il cosmo è sollevato e geme nella gestazione del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, la missione è una Pentecoste»[5].

«”Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo soffiò su di loro e disse: ”Ricevete lo Spirito Santo”».

Andrea è un adolescente in piena crisi esistenziale: i dubbi sul senso della vita, la paura del futuro, le fragilità che sperimenta gli sembrano montagne insormontabili e si ritrova spesso scoraggiato e infelice. Qualcuno gli suggerisce di parlarne con Chiara Lubich. Poco prima di incontrarla, Andrea sente pronunciare da Chiara sottovoce la parola: «Spirito Santo» – e capisce che Chiara sta pregando. 

Durante il colloquio si sente profondamente compreso, ascoltato e accolto così come è. E ritrova la pace: non perché i suoi problemi siano di colpo scomparsi, ma perché ora c’è qualcuno con cui condividerli. 

«Da Chiara non solo ho ricevuto un aiuto concreto – confiderà anni dopo – ma ho anche imparato uno stile: farsi accanto a chi soffre, con delicatezza e comprensione, senza giudicare, proprio come farebbe Gesù». 

Questo può realizzarlo solo lo Spirito Santo, se lo accogliamo e lasciamo operare in noi. 

Claudio Cianfaglioni e il team della Parola di Vita


sabato 2 maggio 2026

IL SILENZIO

<<Riterrai difficile pregare, se non sai come fare. Ognuno di noi deve aiutare se stesso a pregare: in primo luogo, ricorrendo al silenzio; non possiamo infatti metterci in presenza di Dio se non pratichiamo il silenzio, sia interiore che esteriore. Fare silenzio dentro di sé non è facile, eppure è uno sforzo indispensabile; solo nel silenzio troveremo una nuova potenza e una vera unità. La potenza di Dio diverrà nostra per compiere ogni cosa come conviene; lo stesso sarà riguardo all'unità dei nostri pensieri con i suoi pensieri, all'unità delle nostre preghiere con le sue preghiere, all'unità delle nostre azioni con le sue azioni, della nostra vita con la sua vita. L'unità è il frutto della preghiera, dell'umiltà, dell'amore.

Nel silenzio del cuore, Dio parla; se starai davanti a Dio nel silenzio e nella preghiera, Dio ti parlerà. E saprai allora che non sei nulla. Soltanto quando riconoscerai il tuo non essere, la tua vacuità, Dio potrà riempirti con se stesso. Le anime dei grandi oranti sono delle anime di grande silenzio.

Il silenzio ci fa vedere ogni cosa diversamente. Abbiamo bisogno del silenzio per toccare le anime degli altri. L'essenziale non è quello che diciamo, bensì quello che Dio dice – quello che dice a noi, quello che dice attraverso di noi. In tale silenzio lui ci ascolterà; in tale silenzio parlerà alla nostra anima e udremo la sua voce.>>

Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)
fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

mercoledì 22 aprile 2026

GIORNATA DELLA TERRA

            Dieci comandamenti per il XXI secolo

I
Non avrai altro pianeta al di fuori della Terra.
II
Non pensare invano che la Terra abbia risorse infinite.
III
Ricordati di contemplare la Natura.
IV
Onora le energie rinnovabili.
V
Non inquinare.
VI
Non sprecare.
VII
Non cementificare.
VIII
Non produrre così tanti rifiuti.
IX
Differenzia e ricicla i tuoi rifiuti.
X
Non desiderare la potenza altrui,
ma sii più sobrio ed efficiente.

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Decalogo presentato per l'iniziativa 2010.COMANDAMENTI in occasione di Torino Spiritualità

martedì 21 aprile 2026

COME STA IL MONDO ?

 

sabato 11 aprile 2026

Ente Nazionale Protezione Animali : Tre storie vere. Un solo impegno: esserci sempre. Con il tuo 5×1000.

 

Con il tuo 5x1000, noi ci siamo.

Ciao a tutti,

ci sono settimane in cui il lavoro di ENPA si racconta da solo.


Questa è una di quelle.


In pochi giorni, i volontari delle nostre sezioni sono stati protagonisti di tre storie molto diverse tra loro — una volpe, un cane, un gattino — ma unite da un unico filo: qualcuno aveva bisogno di aiuto, e ENPA c'era.

Volpe

🦊 Una volpe in fondo a un canyon


Nell'entroterra di Varazze, alcuni climber hanno trovato una giovane volpe intrappolata tra i massi di un torrente, raggiungibile solo con una discesa in corda. Hanno chiamato il CRAS ENPA di Genova — e ci hanno aspettato.

I volontari sono scesi insieme a loro. La volpe è ora al centro, seguita ogni giorno. L'obiettivo è riportarla in libertà.

Il tuo 5×1000 è questo: esserci, anche dove nessun altro arriva.

Zoe

🐶 Un cane che aveva smesso di fidarsi


Zoe era arrivata in canile dopo un abbandono devastante. Si autolesionava, rifiutava il cibo, rifiutava il contatto.

I volontari ENPA di Avellino hanno scelto di non arrendersi: un percorso 

paziente, quotidiano, con educatori

cinofili specializzati. Oggi Zoe ha una famiglia.

Il tuo 5×1000 è questo: non l'emergenza, ma la scelta di non mollare.

Jatta

🐱 Un gattino trovato sotto la pioggia


Jatta aveva due mesi quando i volontari ENPA di Ruvo di Puglia lo hanno trovato solo, infreddolito e con una zampa ustionata nel giardino del Museo Jatta. Affidata alle cure di una volontaria, la zampina sta guarendo. Lui si è già rivelato un rubacuori.

Il tuo 5×1000 è questo: rispondere anche quando nessuno ti ha chiamato.

Tre storie diverse. Lo stesso impegno, ogni giorno, in tutta Italia.


Con il tuo 5×1000, noi ci siamo. Ogni giorno, per chi non ha voce.


Destinare il tuo 5×1000 a ENPA è semplice: nella tua dichiarazione dei redditi, nella sezione dedicata al sostegno del Terzo Settore, scrivi il nostro codice fiscale.


Non ti costa niente. Per loro vale la vita.

SCOPRI COME FIRMARE

CF ENPA: 80116050586

ENPA - Ente Nazionale Protezione Animali Odv. Dal 1871 al fianco degli animali

martedì 7 aprile 2026

Pasqua: il fondamento della Grande Speranza

Mi permetto di proporre questa riflessione sulle ragioni e le origini pasquali della speranza cristiana, che “osa” parlare ancora agli uomini di oggi, di Declan J. O’Byrne, teologo e rettore dell’Istituto Universitario Sophia.

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La speranza cristiana non è fuga dal reale. Nasce in un luogo senza luce, nella strettoia di una tomba murata, dove Dio ha già rovesciato il giudizio di questo mondo. Proprio per questo osa parlare in un tempo di guerre (Gaza, Kiev, il Darfur, Teheran) e di centinaia di milioni di persone che non sanno come arrivare a domani.

Le nostre giornate sono tessute di attese giuste: salute, un lavoro non precario, un po’ di pace, una giustizia che non sia solo parola. Quando però diventano tutto il nostro orizzonte o le sacralizziamo come idoli o, alla prima frattura seria, ci rifugiamo nel cinismo e nella rassegnazione.

La Pasqua non cancella queste speranze, le decentra. Le radica in un Altro e, proprio così, le preserva. L’amore più forte della morte non ci toglie il peso dell’agire; spezza piuttosto l’ansia di dover salvare il mondo con le nostre sole mani.

L’ultima parola sulla storia non è la nostra, né quella dei vincitori di turno. È la parola pronunciata sul corpo di Gesù. E la parola della Pasqua smentisce in anticipo ogni pretesa della morte di essere definitiva. Per Paolo, la risurrezione di Cristo non è un episodio isolato nella biografia di Gesù. È l’apertura di una scena nuova in cui l’umanità intera viene trascinata: «Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1 Cor 15,22). I Padri hanno seguito questa traccia senza attenuarla: la risurrezione è il compimento della natura umana nella sua interezza, non il privilegio di pochi fortunati. In Cristo, Dio contempla già la pienezza della famiglia umana: i volti dei rifugiati nel Mediterraneo, di chi attraversa il Sahara, dei civili nascosti nelle cantine del Darfur. Per questo ogni ferita alla dignità, ogni corpo scartato, non è solo ingiustizia sociale; è profanazione di un’umanità che è stata pensata e amata dentro la luce del Risorto stesso. 

Paolo allarga ancora lo sguardo: «tutta la creazione geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Non geme soltanto la coscienza umana, ma il suolo, l’aria, i mari. Nel 2026 il linguaggio delle “doglie” non suona come pio simbolismo: lo leggiamo nelle alluvioni, nei raccolti incerti, nei villaggi che devono spostarsi perché l’acqua è finita. Questo gemito ha la forma di una protesta; la creazione rifiuta di essere trattata come materiale usa e getta, e la Pasqua le dà voce. In Cristo risorto, ogni sfruttamento della terra appare già come ciò che è: una scelta contro il futuro di tutti.

Come si vive, allora, tra un compimento già inaugurato e una storia ancora attraversata da troppi fallimenti? Non con la paralisi né con l’ottimismo di facciata. Si vive sapendo che nulla di ciò che è autenticamente buono va perduto: un gesto di accoglienza, una scelta di rinuncia, un lavoro onesto portato avanti in condizioni storte. Benedetto XVI ricorda che «ogni agire serio e retto dell’uomo è speranza in atto» e include tra questi impegni anche il lavorare per un mondo più umano, sostenuto dalla grande speranza che poggia sulle promesse di Dio (Spe Salvi, 35). Possiamo dire di più: non è aggiunta esterna al Regno, ma ne è già un frammento visibile. Il compimento appartiene a Dio, e tuttavia Dio si ostina a passare anche attraverso di noi. Quando ci impegniamo per i profughi, per il disarmo, per condizioni di lavoro meno disumane, per una pace concreta e non retorica, non stiamo solo “preparando” qualcosa che verrà dopo. Stiamo lasciando che la vita del Risorto prenda forma, umile e fragile, dentro il nostro tempo.

La speranza pasquale non resta idea o sentimento; prende corpo. La risurrezione dice che le logiche di morte non hanno titolo per decidere l’esito finale, e per questo ogni guerra, ogni sistema di sfruttamento, ogni indifferenza lucida è già smascherata e privata di ultimo senso dalla tomba vuota. Nel sepolcro di questo mondo, qualcosa è già cambiato per sempre: la vita ha iniziato a risalire le crepe della storia. Non come consolazione vaga né come “ricompensa” in un altrove indefinito, ma come realtà che, in Cristo, è già stata consegnata all’umanità e alla creazione intera. Nel giudizio di Dio rivelato a Pasqua – un giudizio che libera, non che schiaccia – è deciso una volta per tutte che la morte non potrà vantarsi di avere l’ultima parola su nessuno e su nulla.

Questa è la grande speranza.

Buona Pasqua: una speranza che non si chiude in chiesa, ma mette le mani nella storia.

lunedì 6 aprile 2026

Occhi di Pasqua

Klaus Hemmerle (1929-1994), vescovo di Aachen (Aquisgrana, Germania), teologo e filosofo che ha dato, con la sua particolare impronta, un importante contributo per l’approfondimento dottrinale del carisma dell’unità, attraverso queste parole ci inserisce in quello che è il mistero della Pasqua e della Resurrezione di Cristo, invitandoci ad immergerci con pienezza in questo momento ed avere uno sguardo nuovo.

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Io auguro a noi occhi di Pasqua
capaci di guardare
nella morte fino alla vita,
nella colpa fino al perdono,
nella divisione fino all’unità,
nella piaga fino allo splendore,
nell’uomo fino a Dio,
in Dio fino all’uomo,
nell’io fino al tu.
E insieme a questo, tutta la forza della Pasqua!

(Pasqua 1993) 

Klaus Hemmerle

domenica 5 aprile 2026

Auguri di Buona Pasqua dalla Comunità di Sant'Egidio

 

sabato 4 aprile 2026

BUONA PASQUA


Sant'Agostino nella Città di Dio scrive : " Tre sono le cose incredibili e tuttavia avvenute : è incredibile che Cristo sia resuscitato nella sua carne, è incredibile che il mondo abbia creduto ad una cosa tanto incredibile, è incredibile che pochi uomini, sconosciuti, inermi, senza cultura, abbiano potuto far credere con tanto successo al mondo, e in esso anche ai dotti, una cosa tanto incredibile! " Eppure questa notizia fuori dal comune e da ogni logica del pensiero umano continua a interpellare il mondo, i popoli, gli uomini tutti.

Il mattino di Pasqua l’Amore di Dio ha compiuto il più grande miracolo distruggendo per sempre il potere del male e della morte.
Ha compiuto il miracolo nel corpo di Gesù che, dopo tre giorni di sepolcro, era vivente e risorto; lo ha compiuto nel cuore di Maria Maddalena facendola risorgere dalla tristezza ad una speranza che ella non conosceva e che la riempiva di gioia incontenibile.
È con questa gioia che Maria corre ad annunciare a Pietro e agli altri apostoli: «È risorto Cristo, mia speranza!». Il Cristo morto è risorto, coinvolge anche noi ad essere con Lui artefici di una storia sempre nuova.

AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI E SOPRATTUTTO PERCHE' OGNUNO POSSA FAR RIVIVERE LA PRESENZA AMOREVOLE DEL RISORTO IN SE' E IN TUTTI COLORO CHE OGNI GIORNO ACCOSTA!

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