martedì 1 settembre 2026

 

Morte di Enzo Bianchi

    


I fratelli e le sorelle della Casa della Madia annunciano con grande dolore la morte di Fr. Enzo Bianchi, fondatore di Bose, avvenuta oggi 1 settembre alle ore 8,27. 

Il Signore gli mostri il suo volto e gli doni la sua pace. 

 

1° settembre, inizia il “Tempo del Creato”

In vista dell’XI giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che ricorre il 1° settembre, Papa Leone XIV ha scritto un messaggio dal titolo “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4).

È un testo da leggere più volte e meditare, partendo proprio dal titolo che riprende una delle immagini più celebri della Bibbia. Isaia immagina che l’oggetto costruito per la guerra viene trasformato in uno strumento agricolo. Ciò che serviva per distruggere diventa un arnese per la produzione della vita. È una descrizione molto bella per esprimere la pace. E si lega all’attualità. Oggi, infatti persistono rapporti delicati con conflitti armati che distruggono l’ambiente e minacciano la vita di milioni di persone.

Papa Leone richiama il profondo legame tra pace, cura del Creato e dignità umana, invitando a orientare le risorse verso la vita e la sostenibilità. “Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra” scrive il Pontefice. La guerra “lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”.

Il creato è la «natura», ossia tutto ciò che ci circonda! E l’uomo non è un osservatore, ma ne è parte. E l’auspicio di Isaia si fa oggi appello a “trasformare ciò che è male in vita”. Una conversione che non può prescindere dal tornare non soltanto al cuore, ma a chi lo guarisce: il Signore. Perché lì dove il singolo si rinnova, si aprono nuove possibilità.

“Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato – afferma il Papa -. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda. La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo”.

LEGGI IL MESSAGGIO DEL PAPA

lunedì 31 agosto 2026

RESPONSABILITA' E SOCIAL

Per decenni i social network sono stati progettati secondo un obiettivo molto semplice: catturare la nostra attenzione il più a lungo possibile, spingendoci a guardare contenuti, cliccare, scorrere continuamente e tornare sulle piattaforme. Qualcosa, forse, cambierà a partire da quanto succede in questi giorni perché Meta ha proposto di chiudere la causa intentata da 29 Stati americani sugli effetti di Facebook e Instagram sui minori con un accordo da 18 miliardi di dollari. Il colosso non ha riconosciuto alcuna responsabilità e l’intesa si fonda sulla normativa statunitense relativa alla tutela della privacy dei bambini. Oltre al denaro però Meta si impegna ad implementare alcuni cambiamenti nel proprio sistema. Nessuna di tali modifiche, prese singolarmente o nel complesso, sarà sufficiente a risolvere del tutto le criticità, e comunque riguardano per ora solo il mercato americano e solo i minori.

Tuttavia, esse mettono in discussione un principio che per anni ha guidato lo sviluppo dei social: l’idea che aumentare il più possibile il coinvolgimento degli utenti, sino di fatto alla dipendenza, sia un obiettivo socialmente accettabile. Se si può fare tecnicamente facciamolo. Nel caso dei minori, la necessità di introdurre tutele più forti appare evidente. Le aziende tecnologiche non dovrebbero poter scaricare interamente su genitori e ragazzi la responsabilità nell’uso di tali sistemi. La protezione dovrebbe essere incorporata direttamente nei prodotti, fin dalla loro progettazione e attivata automaticamente.

La questione, però, non riguarda soltanto i minori. Esiste infatti un problema più ampio che coinvolge anche gli adulti e su due fronti: il disegno stesso dei social che è la chiave del loro successo e la dieta mediale di tutti noi. Il primo è il nodo più complesso: queste tecnologie sono state costruite a partire da quello che l’umano è, da come l’umano si comporta, cioè il cervello umano, per poter interpretare la realtà e decidere consumando la poca energia che consuma, procede per salti, scorciatoie e vie traverse. Questo vale per chiunque di noi, non è questione di pigrizia, posture o cultura. Meta e non solo Meta oggi e domani non rinunceranno a questa architettura di base, perché rinuncerebbero a tutto. Ci saranno forse aggiustamenti, ma non di più. Meta, per stare in un paragone fatto in questi giorni con le cause alle lobby del fumo degli anni Ottanta e Novanta, non comincerà a produrre sigarette senza tabacco.

Resta la consapevolezza che i social sono indubbiamente uno strumento strepitoso di condivisione, socializzazione, conoscenza e quanto ciascuno di noi ha sperimentato in questi decenni. Ma sono parimenti tossici. Al tempo delle macchine intelligenti custodire l’umano non passa, come ha avvertito Papa Leone, dalle regole, dalle sentenze o dall’etica. Ma dalla bellezza di essere sì liberi, ma soprattutto capaci di responsabilità, capaci di decidere e volere. Scegliere e rinunciare.

Oggi non stiamo assistendo alla fine dei social media, ma forse possiamo entrare in un’era nuova, più consapevole, autentica ed umanamente significativa. Ove dalla massa torniamo al valore della persona, dalla moda alla vocazione, dal consumo per esistere, all’esistere scegliendo di non consumare a prescindere.  

(Da un articolo di Luca Peyron su agensir.it)

domenica 30 agosto 2026

 

sabato 29 agosto 2026

UNA GRANDE STORIA D'AMORE

Con una certa frequenza continuo a leggere articoli sul tema del fine vita. Ne ho pubblicati io stesso su questo mio blog. Il problema è molto delicato e presenta tutta una serie di riflessioni e di implicazioni morali, etiche e religiose che rendono ulteriormente complicato il parlarne. Forse dovremmo far parlare tutti coloro che si sono trovati  faccia a faccia con familiari o persone care che necessitavano di assistenza per disabilità o malattie degenerative o perdita della propria fondamentale autosufficienza. Sono storie di dolore, di solitudine, di malattia, di difficoltà economiche. Ma c'è anche chi ha vissuto una "ribaltante storia d'amore". Come quella che mi ha raccontato una persona a me molto cara e che dopo anni è riuscita a mettere per iscritto. Vi invito a leggerla, per scoprire come un dolore devastante può riempire d'amore la vita delle persone, sia quelle che rimangono come quelle che devono partire!

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GRAZIE INFINITE GRANDE PIETRO, MIO ADORATO PAPÀ!

Penso sia arrivato il momento di raccontare una grande Storia d’Amore, perché semplicemente di Amore e soltanto Amore si tratta. Il 28 Settembre prossimo faranno diciotto anni in cui il mio Grande Pietro, Papà adorato, è partito per il Paradiso. Lungi da me il puntare il dito, con un facile e scontato giudizio nei confronti di chi ha operato scelte diverse dalle nostre, a cui va invece il massimo rispetto per la sofferenza patita ed espiata giorno dopo giorno, sia da parte di Chi è inchiodato sulla Croce (l’Ammalato/l’Ammalata) come da parte di Coloro che salgono il Golgota insieme con Lui/con Lei, aiutando a portare il peso della croce (i Familiari).

Dopo un lungo silenzio, prevale però il desiderio cauto e sofferto, di raccontare un cammino condiviso di gioia, bellezza, passioni, interessi e disperato attaccamento alla Vita. Sembrerebbe paradossale, ma così è stato ... Indelebile è la memoria preziosa di un periodo non solo della vita del Grande Pietro, ma anche della nostra esistenza, rivoltata come un “calzino”, spartiacque tra il prima e il dopo. Non sono serviti cinque mesi di ricovero in ospedale e noi, io e la Mamma, “ospedalizzate” con Papà, l’andirivieni in terapia intensiva, il supporto di una ventilazione polmonare tramite un respiratore con mascherina, integrato da ossigeno, il tentativo di una riabilitazione in un centro specializzato, la dedizione generosa del personale medico e paramedico, a cui per sempre andrà la nostra riconoscenza … Tutto è rimasto appeso alla precarietà di un filo fragilissimo! Purtroppo nulla è servito, nel senso che non è bastato.

Un'insufficienza respiratoria totale, dovuta ad un importante fibrotorace, che è una grave forma di fibrosi pleurica in cui lo spazio tra i foglietti della pleura viene invaso da tessuto cicatriziale rigido, ha limitato il movimento dei polmoni del Grande Pietro, imprigionandoli in una "corazza" senza scampo.

L’altro passo decisivo di Papà, è stata l’accettazione in consapevolezza e con consenso informato (ci ha pensato la Mamma con delicatezza a farlo), in merito alla scelta di vivere per tre anni attaccato ad una ventilazione meccanica forzata per tracheostomia. In parole povere, il respiro del ventilatore, che arriva nelle basse vie respiratorie tramite una cannula tracheostomica cuffiata Shiley, l’alternativa più libera, si fa per dire, al polmone d’acciaio.

Ricordo il ritorno a casa, era il 21 Giugno 2006, ma soprattutto ricordo la forza incredibile del Grande Pietro di tenere duro … Da lì, la nostra casa si è aperta a tecnici del ventilatore e del bombolone dell’ossigeno, fisioterapisti, infermieri per le medicazioni e medici rianimatori del 118, prodighi nel darci utilissimi consigli su come districarci tra tubi, filtri antibatterici, antivirali e umidificatori, broncoaspiratore e sondini monouso, campana umidificante … E altro, altro ancora ...

Eppure la nostra casa risuonava di tanta bella musica, delle risate dei film di Totò, delle scene di opere teatrali e di rivista, di documentari storici e di una voce narrante, la mia, di libri classici di ogni genere: Papà è sempre stato un accanito Lettore, anche costantemente aggiornato in tempo reale sulle ultime notizie e sugli eventi globali, quindi, bisognava seguire più telegiornali e giornali per non lasciarsi sfuggire le informazioni dell'ultimo minuto su cronaca, politica internazionale, economia, tecnologia, sport e cultura. E il difficile, anzi l’impossibile, in quel 2006, è stato tenergli nascosta o almeno provare ad edulcorare la storica battaglia legale e pubblica di Piergiorgio Welby per il diritto di rifiutare l'accanimento terapeutico e di interrompere i trattamenti di sostegno vitale in Italia. Comunque, è proprio lì che ho compreso la risolutezza del mio Papà nel riconoscere una condizione di patire comune, la dolcezza nel rassicurarmi che aveva capito, sapeva e rispettava, ma il suo caparbio attaccamento a quelle gocce di “felicità” superava ogni limite.

Quante corse all’impazzata in pronto soccorso, quante volte, io e la Mamma, lo abbiamo riacciuffato per il rotto della ”cuffia”, senza tregua, giorno e notte … Ormai, tutti ci conoscevano e conoscevano il Grande Pietro e Lui conosceva per nome Tutti. In emergenza sull’ambulanza, chiedeva di azionare il suono della sirena, in quanto l’uso dei lampeggianti non bastava e quando ci voleva, ci voleva per attraversare il paeseAlmeno quella soddisfazione voleva togliersela, non certo dettata dalla paura di morire, perché Lui era sempre pronto e ogni attimo presente lo viveva come se fosse l’ultimo!

Una sera d’estate, sfinita, mi ero appisolata e mi aveva svegliato il suono acuto dell’allarme del respiratore, con la vista di Papà paonazzo e senza respiro. L’ho broncoaspirato e, una volta rientrato il pericolo, più per dare sfogo al mio spavento che per altro, mi ero permessa di rimproverarlo, chiedendogli perché non mi avesse avvisato, la sua risposta disarmante con un labiale intellegibile non si era fatta attendere: «Tu dormivi così bene e, poi, io volevo vedere in televisione chi avrebbe vinto il gioco … ». Ecco! Questo era, è e rimarrà per me il Grande Pietro, che per l’ultimo compleanno della Mamma, in quell’estate settembrina, si era premurato di raccomandarmi di acquistare i suoi fiori preferiti … Che non voleva pianti e commiserazione di amici e parenti in sua presenza … Che era soprannominato il “Piccolo Principe” dal suo amico parroco, che gli portava la Comunione ogni Domenica … Che aveva tutti i suoi Santi preferiti, messi in ordine sul ripiano del ventilatore, compagni di avventure durante le rocambolesche corse in extremis in ospedale, con la promessa, da me puntualmente mantenuta, che saremmo tornati a casa, costi quel che costi … Salvo poi riprendere, orario permettendo, il film di Totò interrotto … Che si vantava con gusto di pregare il Padre Nostro, la sua preghiera preferitaChe voleva essere sbarbato e profumato, curando con scrupolo un aspetto ordinato, gentiluomo di altri tempi garbato ... Che era l’Amico prediletto del piccolo Mauro, un bambino di sei anni nostro vicino di casa … Che mi aveva svegliato, quel primo giorno di scuola, al suono della sua inseparabile campanella, augurandomi un buon inizio d’anno con i miei studenti … Che amava i nostri animali, la sua cagnolona Giacomina, detta Giaky, e la micina Amanda Lear ... Che godeva della vista del cielo azzurro, del contatto sulla pelle con l’aria fresca e con il calore dei raggi del sole, persino nei tragitti di emergenza in ospedale, tanto frequenti in una settimana ... Che, da ultimo, ma non da ultimo, aveva auspicato a sua nipote di vincere alla partita di pallavolo quella sera e alla sua amata compagna di una vita, la Mamma, aveva espresso con un sorriso radioso il suo apprezzamento per il taglio fresco di capelli, prima di scivolare nel sonno profondo del coma …

La mia preghiera costante, in quegli anni, era che il Papà passasse al riposo eterno dei Giusti, senza soffocare, senza quel rumore assordante, acuto e penetrante dell’allarme: quante volte ci aveva risvegliato bruscamente nel cuore della notte, richiedendo interventi risolutori immediati e soprattutto rapidi. Ormai, io e la Mamma, eravamo abituate a un sonno vegliato, uno stato di dormiveglia continuo, che ancora oggi rende le mie notti leggere e insonniMa, il Buon Dio che tutto vede e sa, mi ha esaudita, ha esaudito il Grande Pietro, accompagnando il respiro assente dei suoi polmoni fino alla fine. Fino a quando, quella sera del 28 Settembre alle ore 22:10, dopo diagnosi di decesso accertato da un medico rianimatore del 118, ormai amico di casa, io stessa ho spento il ventilatore.

Grazie infinite Papà, Amore Assoluto, inesauribile nell’Amore, per tutto quanto mi hai insegnato, per tutto il Bene che mi hai trasmesso e perché, a supporto della mia desolazione, alla domanda: «Come mai proprio a Te, Papà?», rispondesti: «Per quale ragione a qualcun altro? Tu, Figlia mia, cerca di imparare come si deve vivere e anche morire, ricordati, non è uno scherzo!»

Continua a guardare giù da Lassù con la Mamma e proteggimi, proteggici.

Tua Figlia, orgogliosissima di esserlo

Daniela Villa


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