giovedì 12 febbraio 2026

UNA " PREGHIERA SEMPLICE "

 Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dov’è discordia ch’io porti l’Unione,

dov’è dubbio fa ch’io porti la Fede,

dove è l’errore, ch’io porti la Verità,

dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto.

Ad essere compreso, quanto a comprendere.

Ad essere amato, quanto ad amare

Poiché:

Se è Dando, che si riceve.

Perdonando che si è perdonati;

Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Chi non conosce questa "preghiera per la pace", citata e diffusa come  la “preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi. Ma forse non tutti sanno che questa invocazione vide la luce solo nel dicembre del 1912 quando fu pubblicata dal periodico devozionale francese “La Clochette”, grazie all’iniziativa del direttore, Esthet Auguste Bouquerel, che decise di proporla in forma anonima. Un testo breve, lineare, costruito come un programma di vita cristiana, che in pochi mesi iniziò a circolare ben oltre i confini della piccola rivista. La preghiera fu ripresa poi da “L’Osservatore Romano” – forse su impulso di papa Benedetto XV, informato sul testo dal card. Pietro Gasparri, allora Segretario di Stato della Santa Sede – e da altre testate cattoliche trovando immediatamente terreno favorevole nel Vecchio Continente, in quegli anni, attraversato da tensioni e conflitti. La diffusione aumentò ulteriormente quando il frate francescano cappuccino Étienne da Parigi decise di stamparlo sul retro di un’immagine del Poverello di Assisi, sostenendo che quelle parole “riassumevano meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero figlio di san Francesco”. Da quel momento l’attribuzione al Santo d’Assisi si consolidò, favorita dalla perfetta sintonia tra il contenuto del testo e la spiritualità francescana: la scelta della mitezza, la ricerca della pace, la centralità del perdono. La spiritualità della preghiera, semplice e profonda, non rimase confinata al mondo cattolico. Negli anni successivi venne infatti adottata anche da altre confessioni religiose. Durante la Seconda guerra mondiale fu distribuita ai soldati americani come messaggio di speranza e, nel 1946, fu perfino letta al Senato degli Stati Uniti. La sua forza universale, capace di parlare al cuore di credenti e non credenti, la rese un riferimento morale nei momenti di crisi e ricostruzione. Madre Teresa di Calcutta la citò nel discorso per il Nobel per la pace del 1979, definendola una preghiera che “non finisce mai di sorprendermi”. Nello stesso anno Margaret Thatcher la richiamò nel giorno del suo insediamento a primo ministro inglese, il 4 maggio. Nel 1995 Bill Clinton la utilizzò per accogliere Giovanni Paolo II a New York, durante la visita all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E lo stesso Papa polacco la evocò nel 1986, in occasione del primo storico incontro interreligioso per la pace da lui promosso nella città del Poverello.

Oggi la Preghiera semplice continua a circolare in centinaia di versioni, traduzioni e adattamenti musicali realizzate in tutto il mondo. E poi la sua stringente attualità: “Dove è odio, ch’io porti l’amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono”. Parole che, anche se non scritte da San Francesco ne interpretano il suo messaggio.




lunedì 9 febbraio 2026

LA CORSA

Voi che credete

voi che sperate

correte su tutte le strade, le piazze

a svelare il grande segreto…

Andate a dire ai quattro venti

che la notte passa

che tutto ha un senso

che le guerre finiscono

che la storia ha uno sbocco

che l’amore alla fine vincerà l’oblio

e la vita sconfiggerà la morte.

Voi che l’avete intuito per grazia

continuate il cammino

spargete la vostra gioia

continuate a dire

che la speranza non ha confini.


David Maria Turoldo

domenica 8 febbraio 2026

NON AVERE PAURA ...

Non avere paura di essere chi sei, di conoscere ogni giorno la diversità che ti abita, credere in te stesso non può essere delusione o vanto, se ti reputi creatura amata!

Non avere paura di mettere a disposizione chi sei, dare te stesso non può essere perdita o aspettativa di ritorno, se ti reputi canale di luce!

Non avere paura di so-stare così come sei, sentire profondamente non può essere blocco e chiusura, se ti apri al cammino di consapevolezza!


Mounira Abdelhamid Serra


sabato 7 febbraio 2026

7 febbraio 1968 - 2026. Tanti auguri, Sant'Egidio!

 

mercoledì 4 febbraio 2026

Edith Bruck

Bisogna lasciar morire di fame il male, perché noi siamo fatti di bene e di male,  e un briciolo di umanità c'è in ognuno.

                Citazione dal libro :  


Tratta di persone: pace e dignità

12° Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta. Dal 4 all’8 febbraio mobilitazione a Roma e nel mondo insieme a Papa Leone XIV  

«La pace comincia con la Dignità. Un appello per porre fine alla tratta» è il tema della 12° Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone, che si celebra ogni anno l’8 febbraio, in occasione della Festa di Santa Giuseppina Bakhita. Donna e suora sudanese, ridotta in schiavitù dall’età di sette anni, Santa Bakhita è divenuta nel tempo il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta. Istituita da Papa Francesco nel 2015, la Giornata Mondiale è coordinata dalla rete internazionale anti-tratta Talitha Kum, guidata dalle suore, ed è promossa dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) e dall’Unione dei Superiori Generali (USG), in collaborazione con diversi Dicasteri vaticani e molte altre organizzazioni in tutto il mondo.  Secondo i dati delle Nazioni Unite, le persone vittime della tratta nel mondo sono circa 27 milioni, in prevalenza donne, minori, migranti e persone costrette alla fuga. Si tratta di un fenomeno complesso e drammatico, che assume forme diverse – dallo sfruttamento sessuale al lavoro forzato, dalla servitù domestica al matrimonio forzato – e che, pur rimanendo in larga parte sommerso e poco visibile, trova oggi nuove modalità di sfruttamento online. Ogni anno, l’8 febbraio, migliaia di persone in tutto il mondo partecipano alla Giornata internazionale di preghiera e sensibilizzazione attraverso eventi, momenti di preghiera e iniziative di sensibilizzazione nelle comunità, nelle parrocchie e nelle associazioni.  Venerdì 6 febbraio si svolgerà il Pellegrinaggio online contro la tratta che unirà in un percorso di preghiera globale – dall’Oceania all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Europa alle Americhe. Nel momento centrale è atteso un messaggio del Santo Padre. Il pellegrinaggio sarà trasmesso in diretta streaming dalle ore 11.00 alle 14.00 (CET), in cinque lingue (inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano), sul sitopreghieracontrotratta.org  Domenica 8 febbraio, l’evento finale si svolgerà in Piazza San Pietro con la preghiera dell’Angelus con Papa Leone XIV, seguito dalla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Vincent Nichols nella Basilica di San Pietro.«La tratta di persone resta una profonda ferita globale, che viola la dignità umana e mina la pace delle nostre società, soprattutto in un mondo lacerato da conflitti, guerre e migrazioni forzate. Mettendo il tema della pace e della dignità umana al centro di questa Giornata Mondiale, invitiamo tutte le persone di buona volontà ad andare oltre la semplice consapevolezza e a unirsi in azioni concrete per porre fine a questo crimine. Il nostro impegno è camminare accanto alle vittime e ai sopravvissuti, ascoltare le loro voci e promuovere cambiamenti sistemici che affrontino le cause profonde della tratta e contribuiscano a costruire un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla dignità per tutti», ha dichiarato suor Abby Avelino, coordinatrice della Giornata e della rete internazionale anti-tratta Talitha Kum.

Gli organizzatori invitano inoltre tutti a partecipare alla mobilitazione anche attraverso i social media, condividendo un post l’8 febbraio con l’hashtag ufficiale #PrayAgainstTrafficking.


Alessandra Tarquini

martedì 3 febbraio 2026

LETTERA A (DON) ALBERTO RAVAGNANI

LA NOTIZIA : <<Don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo di Milano la decisione di sospendere il ministero presbiterale. Lo rende noto mons. Franco Agnesi, vicario generale, in un comunicato ai fedeli della parrocchia di San Gottardo al Corso. “Con oggi non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della Pastorale giovanile diocesana”, precisa il vicario generale.>>

Carissimo (don) Alberto,

che bombardamento di notizie arriva ogni giorno, di tutti i generi, ma la tua scelta sbandierata da social, quotidiani e tv mi ha veramente scombussolato. Non ci conosciamo direttamente. Ma quanta storia personale ci unisce. Che gioia e che entusiasmo nel giorno dell'ordinazione sacerdotale, ma ancor di più quando la scelta è entrata nel vivo della fede quotidiana delle persone, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani della Parrocchia, dell'Oratorio. E' quasi impossibile descrivere che cosa si prova nel vivere sulla propria pelle che cosa vuol dire annunciare la Buona Novella! Per non parlare poi dei mezzi, delle parole, dei gesti … quanta ricchezza! E l'uomo, il prete, la persona che è in te crescono, maturano e il livello cresce ogni giorno di più. Le stesse critiche, le sconfitte, le rinunce e gli abbandoni sono punti di riflessione e di ripartenza. Ma poi arriva Lei, la Sacra Romana Ecclesia. O meglio quelli della prima fila, quelli con la trave nell'occhio, quelli che l'abitino sempre in ordine permette di puntare il dito : sono loro il vero e autentico ' depositum fidei '. Tu sei quello che sbaglia, che confonde, che illude, che usa sistemi e parole contrarie alla fede stessa, che deve essere raddrizzato e reimpostato. Ti fanno credere che ti vogliono aiutare, ascoltare e capire … spedendoti come un pacco postale in quella Parrocchia dove ti puoi azzerare e ripartire, e tutti ti trattano come un soggetto da disintossicare! Ho letto una miriade di commenti su social e altri mezzi d'informazione, ricolmi di stupidaggini, cattiverie, incomprensioni e assurdità. Rari coloro che si sono interrogati sul tuo progetto di vita e di fede. D'altra parte per la Chiesa è più facile coprire e insabbiare una caso di pedofilia che confrontarsi con il presente e il futuro o dialogare con i dubbi di un giovane sacerdote.

Ho anche letto da qualche parte che la tua scelta è scaturita da una lunga e ponderata riflessione. Spero che in ciò tu non ti sia trovato solo e che comunque il tuo futuro ti possa offrire confronti, amicizie, rapporti vissuti nella trasparenza, nella luminosità, nella gioia e nell'entusiasmo che la tua persona, la tua umanità e la tua fede da sempre hanno trasmesso e comunicato a tutti coloro che si sono accostati a te e che continueranno a farlo. Buon cammino e non perdere l'amore e la fiducia di quanti continuano ad incontrarti e a volerti bene. Se vorrai potrai sempre bussare alla mia porta ed entrare in silenzio o con le tue vulcaniche idee.

A presto. Agostino.


martedì 27 gennaio 2026

Prossimità oltre le distanze

Un’amicizia che lega i due emisferi e che racconta in che modo il bene metta in moto un circolo virtuoso capace di raggiungere destinatari inaspettati rendendoli felici.

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Sono Vida e da qualche anno io e alcune persone della comunità della Lituania sosteniamo la famiglia di Julia dell’Indonesia, che ho conosciuto nel 2018 a Manila (Filippine) in occasione del Genfest, l’incontro internazionale che riunisce i giovani del Movimento dei Focolari. In questi anni, nonostante la distanza, con lei si è creato un rapporto come tra sorelle. La sua famiglia abita a Medan e fa parte della comunità dei Focolari.

Abbiamo potuto sostenerli in vari momenti difficili e, ogni qualvolta hanno ricevuto un aiuto, mi ha sempre stupito e dato gioia il fatto che loro pensassero subito anche ad altre persone. Prima di Natale Julia ha condiviso con me il suo desiderio di aiutare i bambini di un orfanotrofio. Avevano bisogno di cuscini e materassi che, a causa dell’alluvione, erano andati distrutti. Dato che lei è una persona molto pratica, aveva già calcolato la somma necessaria. Così ho scritto alla comunità della Lituania nel nostro sito comune, sperando qualcuno avesse possibilità di donare qualcosa.  Sono rimasta sorpresa! In poco tempo abbiamo raccolto una somma maggiore che subito ho mandato a Julia la quale  ha fatto di tutto per far felici i bambini. Oltre ai materassi e i cuscini, per la prima volta, hanno avuto un albero di Natale.

Vida Laniauskaite

lunedì 26 gennaio 2026

Giornata della Memoria: Yad Vashem, #IRemember per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto

 

(Foto Yad Vashem)

Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto per rendere omaggio alla memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati durante l’Olocausto, “le cui voci furono messe a tacere per sempre”, come ricorda lo Yad Vashem, il museo che racchiude testimonianze, studi e memoria della Shoah, il posto più visitato in Israele dopo il Muro Occidentale. Come ogni anno, lo Yad Vashem lancia #IRemember, “unisciti al Muro”, “un modo efficace per onorare le vittime dell’Olocausto”. Spiegano dallo Yad Vashem: “basterà collegarsi al muro #IRemember (https://iremember.yadvashem.org/) per vedere il proprio nome collegato casualmente dal Database Centrale dei Nomi delle Vittime della Shoah a quello di una vittima e apparire insieme sul Muro”. Si può anche scegliere un nome specifico da ricordare e con cui abbinarsi. “In questo modo – spiegano dallo Yad Vashem – sarà possibile conoscerne la storia, vederne la foto e garantire che il ricordo della vittima sia preservato. Insieme, onoriamo i 6 milioni di vittime ebree dell’Olocausto e manteniamo vive le loro storie per le generazioni future”. Ad oggi sono circa 13mila le persone di varie nazionalità che hanno aderito all’iniziativa. Oltre 2700 tedeschi, circa 1600 francesi, altrettanti israeliani, gli americani sono circa 1300, seguono inglesi, belgi, argentini, spagnoli, messicani, austriaci e olandesi.

 

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