Bisogna lasciar morire di fame il male, perché noi siamo fatti di bene e di male, e un briciolo di umanità c'è in ognuno.
Citazione dal libro :
Bisogna lasciar morire di fame il male, perché noi siamo fatti di bene e di male, e un briciolo di umanità c'è in ognuno.
Citazione dal libro :
12° Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta. Dal 4 all’8 febbraio mobilitazione a Roma e nel mondo insieme a Papa Leone XIV
«La pace comincia con la Dignità. Un appello per porre fine alla tratta» è il tema della 12° Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone, che si celebra ogni anno l’8 febbraio, in occasione della Festa di Santa Giuseppina Bakhita. Donna e suora sudanese, ridotta in schiavitù dall’età di sette anni, Santa Bakhita è divenuta nel tempo il simbolo universale dell’impegno della Chiesa contro la tratta. Istituita da Papa Francesco nel 2015, la Giornata Mondiale è coordinata dalla rete internazionale anti-tratta Talitha Kum, guidata dalle suore, ed è promossa dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) e dall’Unione dei Superiori Generali (USG), in collaborazione con diversi Dicasteri vaticani e molte altre organizzazioni in tutto il mondo. Secondo i dati delle Nazioni Unite, le persone vittime della tratta nel mondo sono circa 27 milioni, in prevalenza donne, minori, migranti e persone costrette alla fuga. Si tratta di un fenomeno complesso e drammatico, che assume forme diverse – dallo sfruttamento sessuale al lavoro forzato, dalla servitù domestica al matrimonio forzato – e che, pur rimanendo in larga parte sommerso e poco visibile, trova oggi nuove modalità di sfruttamento online. Ogni anno, l’8 febbraio, migliaia di persone in tutto il mondo partecipano alla Giornata internazionale di preghiera e sensibilizzazione attraverso eventi, momenti di preghiera e iniziative di sensibilizzazione nelle comunità, nelle parrocchie e nelle associazioni. Venerdì 6 febbraio si svolgerà il Pellegrinaggio online contro la tratta che unirà in un percorso di preghiera globale – dall’Oceania all’Asia, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Europa alle Americhe. Nel momento centrale è atteso un messaggio del Santo Padre. Il pellegrinaggio sarà trasmesso in diretta streaming dalle ore 11.00 alle 14.00 (CET), in cinque lingue (inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano), sul sitopreghieracontrotratta.org Domenica 8 febbraio, l’evento finale si svolgerà in Piazza San Pietro con la preghiera dell’Angelus con Papa Leone XIV, seguito dalla celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Vincent Nichols nella Basilica di San Pietro.«La tratta di persone resta una profonda ferita globale, che viola la dignità umana e mina la pace delle nostre società, soprattutto in un mondo lacerato da conflitti, guerre e migrazioni forzate. Mettendo il tema della pace e della dignità umana al centro di questa Giornata Mondiale, invitiamo tutte le persone di buona volontà ad andare oltre la semplice consapevolezza e a unirsi in azioni concrete per porre fine a questo crimine. Il nostro impegno è camminare accanto alle vittime e ai sopravvissuti, ascoltare le loro voci e promuovere cambiamenti sistemici che affrontino le cause profonde della tratta e contribuiscano a costruire un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sulla dignità per tutti», ha dichiarato suor Abby Avelino, coordinatrice della Giornata e della rete internazionale anti-tratta Talitha Kum.
Gli organizzatori invitano inoltre tutti a partecipare alla mobilitazione anche attraverso i social media, condividendo un post l’8 febbraio con l’hashtag ufficiale #PrayAgainstTrafficking.
Alessandra Tarquini
LA NOTIZIA : <<Don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo di Milano la decisione di sospendere il ministero presbiterale. Lo rende noto mons. Franco Agnesi, vicario generale, in un comunicato ai fedeli della parrocchia di San Gottardo al Corso. “Con oggi non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della Pastorale giovanile diocesana”, precisa il vicario generale.>>
Carissimo (don) Alberto,
che bombardamento di notizie arriva ogni giorno, di tutti i generi, ma la tua scelta sbandierata da social, quotidiani e tv mi ha veramente scombussolato. Non ci conosciamo direttamente. Ma quanta storia personale ci unisce. Che gioia e che entusiasmo nel giorno dell'ordinazione sacerdotale, ma ancor di più quando la scelta è entrata nel vivo della fede quotidiana delle persone, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani della Parrocchia, dell'Oratorio. E' quasi impossibile descrivere che cosa si prova nel vivere sulla propria pelle che cosa vuol dire annunciare la Buona Novella! Per non parlare poi dei mezzi, delle parole, dei gesti … quanta ricchezza! E l'uomo, il prete, la persona che è in te crescono, maturano e il livello cresce ogni giorno di più. Le stesse critiche, le sconfitte, le rinunce e gli abbandoni sono punti di riflessione e di ripartenza. Ma poi arriva Lei, la Sacra Romana Ecclesia. O meglio quelli della prima fila, quelli con la trave nell'occhio, quelli che l'abitino sempre in ordine permette di puntare il dito : sono loro il vero e autentico ' depositum fidei '. Tu sei quello che sbaglia, che confonde, che illude, che usa sistemi e parole contrarie alla fede stessa, che deve essere raddrizzato e reimpostato. Ti fanno credere che ti vogliono aiutare, ascoltare e capire … spedendoti come un pacco postale in quella Parrocchia dove ti puoi azzerare e ripartire, e tutti ti trattano come un soggetto da disintossicare! Ho letto una miriade di commenti su social e altri mezzi d'informazione, ricolmi di stupidaggini, cattiverie, incomprensioni e assurdità. Rari coloro che si sono interrogati sul tuo progetto di vita e di fede. D'altra parte per la Chiesa è più facile coprire e insabbiare una caso di pedofilia che confrontarsi con il presente e il futuro o dialogare con i dubbi di un giovane sacerdote.
Ho anche letto da qualche parte che la tua scelta è scaturita da una lunga e ponderata riflessione. Spero che in ciò tu non ti sia trovato solo e che comunque il tuo futuro ti possa offrire confronti, amicizie, rapporti vissuti nella trasparenza, nella luminosità, nella gioia e nell'entusiasmo che la tua persona, la tua umanità e la tua fede da sempre hanno trasmesso e comunicato a tutti coloro che si sono accostati a te e che continueranno a farlo. Buon cammino e non perdere l'amore e la fiducia di quanti continuano ad incontrarti e a volerti bene. Se vorrai potrai sempre bussare alla mia porta ed entrare in silenzio o con le tue vulcaniche idee.
A presto. Agostino.
Un’amicizia che lega i due emisferi e che racconta in che modo il bene metta in moto un circolo virtuoso capace di raggiungere destinatari inaspettati rendendoli felici.
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Sono Vida e da qualche anno io e alcune persone della comunità della Lituania sosteniamo la famiglia di Julia dell’Indonesia, che ho conosciuto nel 2018 a Manila (Filippine) in occasione del Genfest, l’incontro internazionale che riunisce i giovani del Movimento dei Focolari. In questi anni, nonostante la distanza, con lei si è creato un rapporto come tra sorelle. La sua famiglia abita a Medan e fa parte della comunità dei Focolari.
Abbiamo potuto sostenerli in vari momenti difficili e, ogni qualvolta hanno ricevuto un aiuto, mi ha sempre stupito e dato gioia il fatto che loro pensassero subito anche ad altre persone. Prima di Natale Julia ha condiviso con me il suo desiderio di aiutare i bambini di un orfanotrofio. Avevano bisogno di cuscini e materassi che, a causa dell’alluvione, erano andati distrutti. Dato che lei è una persona molto pratica, aveva già calcolato la somma necessaria. Così ho scritto alla comunità della Lituania nel nostro sito comune, sperando qualcuno avesse possibilità di donare qualcosa. Sono rimasta sorpresa! In poco tempo abbiamo raccolto una somma maggiore che subito ho mandato a Julia la quale ha fatto di tutto per far felici i bambini. Oltre ai materassi e i cuscini, per la prima volta, hanno avuto un albero di Natale.Vida Laniauskaite

Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto per rendere omaggio alla memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati durante l’Olocausto, “le cui voci furono messe a tacere per sempre”, come ricorda lo Yad Vashem, il museo che racchiude testimonianze, studi e memoria della Shoah, il posto più visitato in Israele dopo il Muro Occidentale. Come ogni anno, lo Yad Vashem lancia #IRemember, “unisciti al Muro”, “un modo efficace per onorare le vittime dell’Olocausto”. Spiegano dallo Yad Vashem: “basterà collegarsi al muro #IRemember (https://iremember.yadvashem.org/) per vedere il proprio nome collegato casualmente dal Database Centrale dei Nomi delle Vittime della Shoah a quello di una vittima e apparire insieme sul Muro”. Si può anche scegliere un nome specifico da ricordare e con cui abbinarsi. “In questo modo – spiegano dallo Yad Vashem – sarà possibile conoscerne la storia, vederne la foto e garantire che il ricordo della vittima sia preservato. Insieme, onoriamo i 6 milioni di vittime ebree dell’Olocausto e manteniamo vive le loro storie per le generazioni future”. Ad oggi sono circa 13mila le persone di varie nazionalità che hanno aderito all’iniziativa. Oltre 2700 tedeschi, circa 1600 francesi, altrettanti israeliani, gli americani sono circa 1300, seguono inglesi, belgi, argentini, spagnoli, messicani, austriaci e olandesi.
Venerdì scorso a La Spezia, un ragazzo ha accoltellato a morte un suo compagno di classe. Gli amici del movimento spezzino di Comunione e Liberazione, tra tante parole lette e ascoltate, hanno provato a dialogare tra loro partendo «dalla capacità della nostra storia di avere qualcosa da dire anche su fatti come questo, cercando di stare di fronte al contraccolpo e alle domande che ha generato nel cuore di ognuno di noi». Ne è nato un volantino che hanno diffuso.
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C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male?
Ciò che è accaduto in un’aula della nostra città come ci ha trovato? Addolorati, sgomenti, indifferenti, sfiduciati? Qualche tremendo istante all’istituto Einaudi-Chiodo ha distrutto la vita di un giovane, ha cambiato in modo indelebile quella di un altro ragazzo, delle loro famiglie e, in qualche modo, quella di ognuno di noi. È difficile stare di fronte all’abisso di male di cui è capace il cuore dell’uomo, senza girarci dall’altra parte, senza lasciarci andare a conclusioni impossibili da trovare, eppure, se non ci arrestiamo allo scandalo, ci rendiamo conto che quel male ci riguarda, è presente in ognuno di noi. Una profonda ferita rimane aperta e ci spinge ad essere più veri. C’è qualcosa per cui la vita vale? C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male? Ciò che accade e che ci scuote non può lasciarci come prima. Cosa ci chiede di guardare, di cambiare? Che cosa ci rende capaci di coinvolgerci con i giovani e fargli compagnia nella ricerca del vero? Facciamo nostre le parole di monsignor Torriani ai funerali di una delle vittime di Crans-Montana: «Oggi chiediamo solo questo: la forza di trovare qualcosa fuori di noi che ci rimetta in cammino», quel Dio, presente nelle pieghe della nostra vita, che possa tenderci la mano, sostenerci dentro le circostanze più dolorose e incomprensibili, ridonarci quella speranza che ci sembra perduta, che ci ridica: «Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi ama fin nel vostro destino» (don Luigi Giussani - Intervento conclusivo agli Esercizi spirituali della Fraternità di CL- 5 maggio 2002).
18 gennaio 2026
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In occasione dell’anniversario della nascita di Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari, condividiamo uno stralcio di un suo discorso pronunciato il 9 novembre 2001 a Innsbruck (Austria) in occasione del Congresso “Mille città per l’Europa” sul tema della fraternità universale intesa anche come categoria politica.
La fraternità universale, anche prescindendo dal cristianesimo, non è stata assente dalla mente di qualche raro spirito forte. Il Mahatma Gandhi diceva: “La regola d’oro è di essere amici del mondo e considerare ‘una’ tutta la famiglia umana. Chi distingue tra fedeli della propria religione e quelli di un’altra, diseduca i membri della propria e apre la via al rifiuto e all’irreligione”. (…)
Ma chi ha portato la fraternità come dono essenziale all’umanità, è stato proprio Gesù, che ha pregato così prima di morire: “Padre, che tutti siano una cosa sola”. Egli, rivelando che Dio è Padre, e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli, introduce l’idea dell’umanità come famiglia, l’idea della famiglia umana possibile per la fraternità universale in atto; e con ciò abbatte le mura che separano gli “uguali” dai “diversi”, gli amici dai nemici, che isolano una città dall’altra, e scioglie ciascun uomo dai vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di subordinazione e di schiavitù, da ogni rapporto ingiusto, compiendo in tal modo un’autentica rivoluzione esistenziale, culturale e politica. L’idea della fraternità iniziò così a farsi strada nella storia. E si potrebbe ripercorrere l’evoluzione del pensiero delle diverse epoche, rintracciandone la presenza, alla base di molte fondamentali concezioni politiche, a volte palese, altre volte più nascosta. Una fraternità spesso vissuta, anche se in maniera limitata, ogniqualvolta, ad esempio, un popolo si è unito per conquistare la propria libertà, o quando gruppi sociali hanno lottato per difendere un soggetto debole, o in altra occasione in cui persone di convinzioni diverse hanno superato ogni diffidenza per affermare un diritto umano.
Chiara Lubich
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