venerdì 3 luglio 2026

Invece di armarci potremmo…di: Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Ma chi l’ha detto che non ci sono alternative al riarmo? Al contrario, le alternative – oltre che possibili – sono necessarie. È questa la conclusione a cui si giunge dopo aver letto il dossier “Dal militare al sociale” realizzato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo

Il punto di partenza è il costo delle armi: “nel 2025 l’Italia ha destinato alle spese militari 35,5 miliardi di euro (5,7% di ciò che paghiamo in tasse), ma conta di portarle a 48 miliardi per il 2028. Una scelta dalle conseguenze catastrofiche”. Perciò “le spese militari vanno fermate, non solo perché ce lo chiede l’articolo 11 della Costituzione, ma anche perché ci impediscono di risolvere gli enormi problemi sociali e ambientali che ci rendono la vita difficile”.

L’impostazione del documento è semplice: “Invece di armarci potremmo…”. Partendo da questo presupposto il dossier indica alcune possibili e utili alternative: “soccorrere la sanità pubblica, mettere le scuole in sicurezza, offrire servizi gratuiti all’infanzia, organizzare una buona scuola per tutti, migliorare lo stato sociale, risanare la giustizia, mettere il territorio in sicurezza, risanare la rete idrica, accelerare la transizione energetica, garantire ai migranti un’accoglienza dignitosa, potenziare la cooperazione internazionale, rafforzare il sistema delle Nazioni Unite, investire nella difesa nonviolenta, istituire un corpo civile di pace”. La sintesi di questa visione l’aveva già indicata con chiarezza Sandro Pertini: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”. Sembra utopia, ma in realtà è una scelta razionale. Il dossier dedica una scheda ad ogni proposta alternativa al riarmo, con una stima delle necessità. Si tratta di scegliere che cosa sia meglio per il bene comune.

Il dossier serve a informare per aumentare la consapevolezza. Ma è stato redatto anche per sollecitare chi legge ad attivarsi, scrivendo un messaggio alla classe politica: “Spett.le Presidente del Consiglio, scrivo a Lei con l’intento di raggiungere anche i gruppi parlamentari che sostengono il Suo governo. In ossequio alla sollecitazione dell’on. Pertini ‘Svuotare gli arsenali, riempire i granai’ chiedo che i soldi pubblici siano spesi non per armamenti, ma in sanità, scuola, pensioni, protezione civile e quant’altro possa servire a migliorare la vita dei cittadini. Valuterò l’operato della maggioranza di governo anche in base alle scelte di spesa che effettuerà e ne terrò conto quando sarò chiamato a dare il mio voto”.

Nel 2027 in Italia si terranno le elezioni politiche. La Costituzione ci chiede “l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2). Il voto è uno strumento per dare concretezza a questa richiesta, eleggendo persone che si impegnino a realizzare questa “Campagna a difesa dei bisogni sacrificati dalle spese militari”, promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo.

(Rocco Artifoni)

Qui il link al testo completo del dossier 

giovedì 2 luglio 2026

Parola di Vita - Luglio 2026

Gesù, dopo aver parlato in parabole ad una grande folla in riva al lago di Tiberiade, si rivolge ai discepoli e ad essi spiega il significato profondo delle sue parole.

Il protagonista del nostro racconto è la Parola di Dio, paragonata ad un seme piccolo e fragile. I sassi, le spine, gli uccelli possono impedirgli di germogliare, mettere radici, produrre spighe mature, ma il sapiente seminatore ne conosce la sorprendente vitalità.

Attraverso queste immagini, Gesù rivela il rapporto tra l’uomo e la Parola che Dio offre abbondantemente, ma c’è chi la accoglie e chi, per vari motivi, la lascia cadere senza che porti frutto. Nel cuore umano, infatti, la superficialità e le eccessive preoccupazioni materiali minacciano il miracolo della vita soprannaturale, che Dio stesso desidera accendere nelle sue creature.

Anche noi, come i discepoli, siamo invitati da Gesù ad entrare nel mistero umile dell’amore di Dio e, allo stesso tempo, siamo interpellati personalmente su una decisione: quale “terreno” vogliamo essere?

«Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto».

Ascoltare e comprendere: sembra questo il segreto che fa di noi un terreno accogliente, dove il seme della Parola può esprimere la sua forza e portare buoni frutti.

Quanto è preziosa la disponibilità all’ascolto: è lo spazio spirituale per fare posto alla vita di Dio, che sempre ci precede con la sua misericordia, con la pazienza del lavoratore che conosce e rispetta i tempi della maturazione.

Le parole di Dio, come scrive Chiara Lubich, «illuminano interiormente non solo la mente, ma tutto l’essere, perché sono luce, amore e vita. Danno pace – quella che Gesù chiama sua: “la mia pace” – anche nei momenti di turbamento e di angoscia. Danno gioia piena pur in mezzo al dolore che a volte attanaglia l’anima. Danno forza soprattutto quando sopraggiungono lo sgomento o lo scoraggiamento. Rendono liberi perché aprono la strada della Verità. […] Anche in noi deve nascere un amore appassionato per la parola di Dio: la accogliamo con attenzione quando ci viene proclamata nelle chiese, la leggiamo, la studiamo, la meditiamo… Ma soprattutto siamo chiamati a viverla. […] Vivendo una parola di Gesù viviamo tutto il Vangelo, perché in ogni sua parola egli si dona tutto, viene lui stesso a vivere in noi […] e sostituisce il nostro modo di pensare, di volere, di agire in tutte le circostanze della vita»[C. Lubich, Parola di Vita marzo 2003, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, pp.684-685.].

«Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto».

Wambil dal Messico ci racconta: «C’è stato un tempo in cui mi sentivo intrappolato in un buco profondo. Ero in una relazione violenta, cercavo di scappare e sistemare tutto con le mie forze. Influenzato dai social media e dal rumore esterno, spesso inseguivo cose non guidate da Dio. Nonostante tutti i miei sforzi, mi sentivo ancora vuoto e senza scopo. Sapevo che l’amore è un linguaggio universale. Quando ho iniziato a fare volontariato, ho trovato una realizzazione che poteva venire solo da Dio. Col tempo, ho scoperto un luogo dove ascoltare la Sua parola e crescere nella relazione con Lui. Sono profondamente grato». 

Anche quando ci sentiamo terra arida e sassosa, è la Parola stessa ad essere efficace, come rivela il profeta Isaia: «Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, […] così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 10-11).

Sostenuti da questa speranza, in un tempo dominato da paure e tensioni, coltiviamo anche la fiducia nelle donne e negli uomini con cui condividiamo la vita. Crediamo nella loro capacità di dare frutti buoni, creando occasioni di ascolto e dialogo, per camminare insieme verso l’orizzonte della fraternità.

A cura di Letizia Magri e del team della Parola di Vita



mercoledì 1 luglio 2026

5 buoni motivi per la tua firma

 

martedì 30 giugno 2026

Il silenzio non protegge nessuno. La tua firma sì.

 

lunedì 29 giugno 2026

Emergenza terremoto in Venezuela

 Il Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari ha avviato una raccolta fondi straordinaria in sostegno della popolazione del Venezuela, attraverso Azione per un Mondo Unito (AMU) e Azione per Famiglie Nuove (AFN). I contributi versati verranno gestiti congiuntamente da AMU e AFN per far arrivare alle popolazioni colpite dal terremoto del 24 giugno 2026 aiuti di prima necessità per l’alimentazione, le cure mediche, la casa e l’accoglienza in diverse città del Paese anche in collaborazione con le Chiese locali.

Ogni contributo permetterà di portare sollievo immediato e immaginare, insieme, percorsi di speranza e ricostruzione.

Si può donare online

Azione per un Mondo Unito ETS (AMU) IBAN: IT 58 S 05018 03200 000011204344 presso Banca Popolare Etica Codice SWIFT/BIC: ETICIT22XXX

Azione per Famiglie Nuove ETS | Banca Etica – filiale 1 di Roma – Agenzia n. 0 | Codice IBAN: IT 92 J 05018 03200 000016978561 | BIC/SWIFT: ETICIT22XXX

Causale: Emergenza Venezuela

Per tali donazioni sono previsti benefici fiscali in molti Paesi dell’Unione Europea e in altri Paesi del mondo, secondo le diverse normative locali. I contribuenti italiani potranno ottenere deduzioni e detrazioni dal reddito, secondo la normativa per gli ETS  


domenica 28 giugno 2026

Terremoto in Venezuela: è emergenza

 Due forti terremoti di magnitudo 7.1 e 7.5 hanno colpito il nord del Venezuela, causando danni estesi e lasciando migliaia di persone senza casa e senza accesso ai servizi essenziali.

L’impatto riguarda centinaia di migliaia di persone e mette a rischio oltre 6 milioni di abitanti, inclusa la capitale Caracas.

Le infrastrutture sono gravemente danneggiate: oltre la metà di ospedali, strade e collegamenti nell'area del sisma risultano compromessi.

Si prevedono centinaia di migliaia di sfollati con bisogni immediati di acqua potabile, cibo, cure mediche e riparo. In un Paese già segnato da una grave crisi, la situazione è critica.

L’intervento di AVSI

AVSI è presente in Venezuela dal 2000 ed è attiva fin dalle prime ore dell’emergenza.

Il team sul campo è indenne ed è in contatto costante con le comunità colpite e sta valutando i bisogni più urgenti, insieme alla situazione dei 140 bambini sostenuti a distanza.

Sono in preparazione interventi per:

  • distribuzione di cibo e acqua potabile
  • kit sanitari e per l’igiene
  • beni di prima necessità
  • supporto alle famiglie che hanno perso la casa

“Siamo pronti a distribuire cibo, kit sanitari, beni di prima necessità e a dare assistenza a migliaia di persone che hanno perso tutto”

Fiammetta Cappellini, responsabile emergenze umanitarie AVSI


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 È possibile aderire alla raccolta fondi direttamente sul sito di AVSI nella sezione dedicata alla campagna Emergenza terremoto in Venezuela.

sabato 27 giugno 2026

LA VIA ITALIANA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO. LE RELIGIONI NELLO SPAZIO PUBBLICO E PER LA COESIONE SOCIALE.

 PATTO

Preambolo

Siamo i responsabili delle confessioni e tradizioni religiose che abitano in Italia, che partecipano al Tavolo interreligioso nazionale. Abbiamo deciso di stendere questo Patto per dare continuità e prospettiva al nostro lavoro insieme e per dare ufficialità a questa esperienza di dialogo. Il documento vuole essere rispettoso nelle parole, responsabilizzante nei contenuti, pragmatico e coraggioso nella sua concretezza e nella sua visione.

Riconosciamo che ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti e una ricerca del Sacro nei quali si dà spazio alla centralità di Dio, ai messaggi profetici, ai testi sacri, all’esperienza della Trascendenza e alle diverse forme di senso ultimo dell’esistenza; il loro ascolto può contribuire a sviluppare un clima di rispetto e di reciproca comprensione e a creare occasioni di incontro e collaborazione.

Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana.

Per quanto premesso, ci impegniamo a garantire la nostra presenza al Tavolo: l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci.

Nella circostanza in cui lo sviluppo del dialogo dovesse apparire difficile da mantenere, ci si impegna comunque a che i valori fondamentali condivisi nel Patto vengano preservati.

Tale impegno intende superare i confini del Tavolo e trovare libera espressione all’interno di ogni Comunità, accogliendo le diversità.

Per agire insieme e promuovere il Bene comune, siamo consapevoli di voler assumere una responsabilità reciproca nel costruire un sodalizio di religioni che promuova la coesione sociale, la dignità della vita e il senso di Comunità, rafforzando il rapporto tra le realtà religiose e tutte le istituzioni nello spazio pubblico.

L’impegno

Ci impegniamo quindi a:

A. Incontrarci, nel rispetto e nell’ascolto reciproco, in uno spazio in cui la libertà di parola si coniuga con la chiarezza, la sincerità e l’onestà delle intenzioni, dei pensieri, dei sentimenti e delle posizioni di tutte le persone coinvolte, escludendo ogni altro fine;

B. Educare le nostre Comunità al dialogo: non solo informare bensì proporre e sostenere la conoscenza reciproca attraverso occasioni di formazione, incontro ed esperienze di condivisione accessibili a tutte e tutti, nel rispetto della diversa sensibilità di ciascuna Comunità;

C. Collaborare per il Bene comune: al di là delle differenze e specificità, condividiamo valori etici e morali fondamentali – come ad esempio Pace, giustizia, carità, dignità, compassione, solidarietà, cura della vita e dell’ambiente, educazione, inclusione, libertà religiosa – che rendono possibili azioni congiunte per affrontare le sfide sociali, ambientali e umanitarie senza lasciare indietro nessuna e nessuno;

D. Impegnarci, all’interno delle nostre Comunità di fede, a coltivare il dialogo e la collaborazione interreligiosa per affrontare e superare le difficoltà che ne ostacolano il perseguimento, operando insieme affinché la violenza non abbia mai l’ultima parola;

E. Condividere un linguaggio comune delle culture e religioni del Mediterraneo e dell’ampio orizzonte di tutte le altre tradizioni presenti, che costituiscono un patrimonio per l’Italia da porre in risalto nel contesto europeo;

F. Contrastare ogni forma di pregiudizio, oppressione, discriminazione ed estremismo: prendere posizioni nette e chiare, sia all’interno delle nostre Comunità di fede che all’esterno, contro l’odio e le persecuzioni per motivi religiosi, come ad esempio l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma. Allo stesso modo, promuovere narrazioni autentiche, responsabili e rispettose, impegnandosi a vigilare sull’uso del nostro linguaggio anche all’interno del Tavolo stesso;

G. Promuovere una cultura della Pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola. L’impegno per la Pace significa anche disponibilità a ricercare la verità attraverso la conoscenza della storia, un approccio attento e sensibile alle diverse tipologie di conflitti nel mondo, l’attenzione ad individuare informazioni false e tendenziose;

H. Impegnarci per la salvaguardia della vita sul Pianeta, sostenendo con determinazione ogni sforzo volto al disarmo nucleare e al contrasto del cambiamento climatico, nella consapevolezza che la Pace e la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi sono responsabilità comuni e imprescindibili;

I. Promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società [“Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società” (art. 4, co. 2, Cost.) e cfr. art. 17 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) e Libro Bianco sul Dialogo Interculturale del Consiglio d’Europa (2008)].

Le azioni

Nel percorso fatto insieme sono emersi alcuni nuclei tematici-prospettici sui quali è presente una convergenza e una certa urgenza per quanto riguarda un impegno condiviso presente e futuro. Siamo ora chiamati a decidere sulle modalità concrete delle nostre azioni, individuando le pratiche e dimostrando il valore della collaborazione interreligiosa.

Quali possibili azioni:

I. Istituire una giornata nazionale sul dialogo interreligioso: convergenza di iniziative aperte alla cittadinanza quali testimonianze del nostro dialogo e impegno comune;

II. Promuovere progetti condivisi di conoscenza delle nostre tradizioni e di educazione alla Pace e alla cittadinanza, contrastare il clima d’odio tra persone di etnie e religioni diverse;

III. Educare e promuovere il rispetto dei segni e dei simboli religiosi nello spazio pubblico;

IV. Promuovere occasioni di incontro e dialogo tra giovani delle diverse fedi e tradizioni, nel rispetto delle sensibilità e delle pratiche religiose di ciascuna Comunità;

V. Valorizzare il ruolo delle donne all’interno delle confessioni e tradizioni religiose;

VI. Promuovere iniziative di solidarietà e carità che alimentino una coscienza di dialogo interreligioso;

VII. Implementare attività in cui si esplorano le diverse espressioni artistiche e culturali delle varie tradizioni religiose per farne conoscere la ricchezza;

VIII. Creare reti locali e nazionali per affrontare insieme le sfide del nostro tempo: Pace, accoglienza, migrazioni, ecologia, giustizia sociale e cura della fragilità;

IX. Istituire un Fondo interreligioso comune per sostenere iniziative e progetti di utilità sociale tramite un comitato nominato dal Tavolo.

Coloro che aderiscono al Patto si impegnano ad agire con coerenza, per quanto intrapreso e proposto in contesti esterni al Tavolo, con prese di posizione ed iniziative che collimino con lo spirito delle iniziative menzionate e al fine di preservare sincerità di intenti.

ARA PACIS, Roma - 25 giugno 2026

Giuseppe Momigliano,Assemblea dei Rabbini d’Italia

Cristin Cappelletti,Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia

Naim Nasrollah,Centro Islamico Culturale d’Italia

Abu Bakr Moretta,Comunità Religiosa Islamica Italiana

Mustapha Hajraoui,Confederazione Islamica Italiana

Matteo Maria Zuppi,Conferenza Episcopale Italiana

Daniele Garrone,Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia

Alberto Aprea,Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Cenap Mustafà Aydin,Istituto Tevere

Polykarpos,Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia

Singh Jagjit,Sikhi Sewa Society

Filippo Scianna,Unione Buddhista Italiana

Livia Ottolenghi,Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

Yassine BaradaiUnione delle Comunità Islamiche d’Italia

Franco Jayendranatha Di Maria,Unione Induista Italiana Sanatana Dharma Samgha

mercoledì 24 giugno 2026

Arabia Saudita: Amnesty International, 96 persone messe a morte da inizio anno

 Tra il 1° gennaio e il 22 giugno 2026, l’Arabia Saudita ha eseguito 96 condanne di morte, di cui 61 per reati legati alla droga. Tra le persone messe a morte per questi reati, 39 erano cittadine e cittadini stranieri provenienti da Etiopia (7), Pakistan (7), Sudan (5), Giordania (4) e Siria (3), oltre che da altri paesi. Ventidue erano cittadini sauditi. L’ultima esecuzione è avvenuta il 18 giugno.


Dana Ahmed, ricercatrice di Amnesty International per il Medio Oriente, ha dichiarato oggi:

“Siamo a metà dell’anno e l’Arabia Saudita ha già messo a morte quasi 100 persone: un tragico traguardo che mette in luce il ricorso spietato e illegale delle autorità alla pena di morte. Delle 96 persone già messe a morte nel 2026, ben 61 lo sono state per reati legati alla droga; 39 erano cittadine e cittadini stranieri e 22 cittadini sauditi”.

“In un momento in cui governi e istituzioni internazionali riconoscono sempre più la necessità di promuovere risposte ai problemi legati alla droga fondate sulle prove e rispettose dei diritti umani, l’Arabia Saudita continua a mettere a morte persone per reati che, secondo il diritto e gli standard internazionali, non dovrebbero mai essere puniti con la pena di morte. Anziché riflettere sul costo umano delle proprie politiche fortemente punitive, le autorità saudite continuano a eseguire condanne di morte a un ritmo allarmante, anche per reati legati alla droga”.

“Le persone straniere hanno pagato il prezzo più alto dell’implacabile ricorso dell’Arabia Saudita alla pena di morte per reati legati alla droga, spesso al termine di processi gravemente iniqui. È estremamente preoccupante che almeno 63 cittadini etiopi detenuti in un unico reparto del centro di detenzione di Khamis Mushait, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, possano essere a rischio imminente di esecuzione esclusivamente per reati legati alla droga. I timori per la loro sicurezza sono aumentati dopo che, all’inizio dell’anno, sette cittadini etiopi sono stati messi a morte, tutti con l’accusa di aver ‘trafficato hashish’”.

“L’ondata di esecuzioni in Arabia Saudita riflette una pericolosa tendenza globale, in cui politiche antidroga di carattere punitivo alimentano sempre più il ricorso alla pena di morte. La comunità internazionale deve condannare senza ambiguità queste esecuzioni illegali e l’Arabia Saudita deve introdurre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, quale primo passo fondamentale verso la sua abolizione”.

Ulteriori informazioni

L’Arabia Saudita continua a essere uno dei paesi che ricorrono maggiormente alla pena di morte nel mondo. Amnesty International ha registrato almeno 356 esecuzioni nel solo 2025, un numero quasi triplo rispetto al totale registrato nel 2024 (122).

Tra gennaio 2014 e giugno 2026, le autorità hanno messo a morte 2084 persone. Le persone straniere sono state colpite in modo sproporzionato: hanno rappresentato il 75 per cento delle esecuzioni per reati legati alla droga nel 2024 e il 78 per cento nel 2025.

Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte in ogni circostanza e per qualsiasi reato, senza alcuna eccezione. L’organizzazione considera la pena capitale una violazione del diritto alla vita, una punizione crudele, inumana e degradante, e un’azione irrevocabile che rischia di colpire anche persone innocenti.

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