domenica 8 marzo 2026

ENTE NAZIONE PROTEZIONE ANIMALI

 


Carissimi,

lo scorso 3 marzo, si è celebrata in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Fauna Selvatica. Noi di ENPA abbiamo scelto di celebrarla in un modo solo: dicendo la verità.

La fauna selvatica italiana è sotto attacco.

Non solo dai cambiamenti climatici o dalla perdita di habitat — ma da qualcosa di più difficile da vedere e da combattere: i cambiamenti normativi. In questi mesi, abbiamo assistito a una progressiva erosione delle tutele che proteggevano gli animali selvatici, dagli uccelli fino al lupo e all’orso. Deroghe ai piani di conservazione, proposte di abbattimento, allentamento dei controlli sulla caccia. Un quadro che preoccupa — e che ENPA non può e non vuole ignorare.

I numeri dei nostri CRAS parlano chiaro.

I Centri di Recupero Animali Selvatici ENPA registrano un aumento degli animali ricoverati a seguito di bracconaggio, avvelenamenti e abbattimenti illegali. Ogni animale che arriva ferito nelle nostre strutture è la testimonianza concreta di un sistema che sta cedendo.

Ma ENPA non cede.

Siamo presenti nelle sedi istituzionali. Sosteniamo i ricorsi legali. Formiamo e mobilitiamo la nostra rete territoriale. E continuiamo, ogni giorno, a fare quello che sappiamo fare meglio: proteggere gli animali — tutti gli animali.

Per tutto questo , ti chiediamo di stare dalla parte della fauna selvatica. Perché la fauna selvatica non ha voce.

Ma noi sì — e possiamo usarla insieme.

SOSTIENI I NOSTRI CRAS CON IL TUO 5X1000 
         Codice fiscale 80116050586

Con impegno e gratitudine,

il Team ENPA

martedì 3 marzo 2026

Rialzarsi ancora una volta e senza paura

“Solo chi cade può rialzarsi” dice un proverbio. Un esempio che al tempo stesso trasmette tenerezza e coraggio è quello dei bambini nelle prime fasi dello sviluppo. Quanta forza di volontà, nei primi passi incerti, nel rialzarsi ogni volta con determinazione, fino a prendere sicurezza e iniziare con movimenti sempre più sicuri… il cammino della vita!

Man mano che uno cresce, tra sfide e difficoltà, rialzarsi ogni volta si fa più difficile. Le prove della vita ci appesantiscono, la paura di perdere le nostre sicurezze (nell’incontro con chi è diverso o non pensa come noi) ci frenano. Non sempre basta la forza di volontà e neanche il desiderio sincero di essere coerenti con i valori e le scelte. In questi momenti difficili poter contare su una mano amica può darci l’impulso di ricominciare senza paura e fare nel profondo della coscienza un silenzio autentico tale da “ricostruirsi” interiormente.

Dice Chiara Lubich: “Chi non passa attraverso la prova? Essa assume i volti del fallimento, della povertà, della depressione, del dubbio, della tentazione […] Fa paura anche la società materialista e individualista che ci circonda, con le guerre, le violenze, le ingiustizie…”. Chiara lo ha mostrato con la sua stessa vita: è proprio in quei momenti di buio e di fatica che è più importante trovare la forza di “ricominciare”, innanzitutto dentro di noi, con la fiducia che “ancora tutto puoi sperare”.

È quello che è successo a Emilia della Terra Santa. Lavora come dirigente di un settore del Governo insieme ad ebrei, cristiani, mussulmani e drusi. Dopo il 7 ottobre 2023 capisce che l’amore è l’unica risposta possibile a quel grande dolore e si impegna ad amare tutti coloro che le sono attorno, soprattutto con l’ascolto per poter accogliere nel suo cuore l’altro. Ascoltare con amore e umiltà e capire cosa l’altro ha da dire: sia arabo, che ebreo. Così, con una grande parte dei suoi colleghi, sono arrivati ad essere così reciprocamente aperti da poter parlare liberamente della situazione e questo ha dato coraggio ad altri colleghi di esprimere le proprie paure e dolori mantenendo il gruppo unito e rimanendo nella pace.

Sono tante le storie di comunità ferite che non si arrendono, che trovano giorno per giorno, vivendo la reciprocità del condividere tutto, la forza di credere che l’odio non può avere l’ultima parola.

Anche se non saremo noi a vedere i frutti del nostro impegno, ogni volta che ci rialzeremo contribuiremo a formare “uomini nuovi” perché -come diceva Bonhoeffer dal carcere poco prima di morire – “Per chi è responsabile, la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in questo affare ma: quale potrà essere la vita della generazione che viene”. 

lunedì 2 marzo 2026

GIUDIZIO, CONDANNA E PERDONO

Il giudizio è una componente essenziale della conoscenza: ci aiuta a orientarci, a prendere posizione, a dare un nome a ciò che accade. Ma mentre giudico, un frammento di realtà tende a cristallizzarsi dentro di me come verità assoluta. Un gesto o una parola dell’altro si irrigidiscono in una etichetta o peggio in una intenzionalità che assegno arbitrariamente. La complessità si riduce, tutto appare più chiaro, più gestibile.

Condannare è un passo ulteriore: non mi limito a interpretare, fisso l’altro nel mio sistema interiore e lo rendo funzionale al mio equilibrio. Lo immobilizzo. Se è definito una volta per tutte, non potrà più sorprendermi né mettermi in discussione. Ma ogni volta che congelo l’altro in uno schema, congelo anche me stesso. Aumenta la mia sicurezza, diminuisce la mia libertà. E spesso rivesto la mia lettura parziale con la maschera dell’“oggettività”, cercando conferme che rafforzino l’etichetta che ho già costruito.

Perdonare non è dimenticare né giustificare. È lasciare che l’altro continui ad avere una vita propria dentro di me, anche quando mi destabilizza. È accettare che la relazione resti uno spazio aperto, capace di farmi crescere. La misericordia è questo: non ridurre la complessità per difendermi, ma restare disponibile al movimento destabilizzante. Con il giudizio conosco; con il perdono divento sapiente. Il perdono è la forma più alta di conoscenza a cui possiamo tendere.

(Flavio Emanuele Bottaro SJ)


domenica 1 marzo 2026

MIRACOLI QUOTIDIANI ... LA SOLIDARIETA'

A quattro anni di distanza dallo scoppio del conflitto in Ucraina, c'è una storia di prossimità, un diario che narra l’immediatezza con cui è capace di muoversi la generosità. Una coppia della Bassa Austria riceve all’inizio di febbraio, una richiesta di aiuto da Kiev con la preghiera di fornire abiti invernali per le persone del Paese in grandi difficoltà. Ventisette ore dopo consegna, oltre una tonnellata di vestiti e scarpe raggiungono il punto di raccolta. Un’ondata di disponibilità e solidarietà li ha travolti. Di seguito ecco alcune pagine del loro diario.

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Giovedì 5 febbraio, ore 22:00

Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz di Eggenburg, in Bassa Austria, leggono sul cellulare un breve messaggio: c’è urgente bisogno di abiti invernali per le persone in Ucraina. Da tempo i due si impegnano a favore dei rifugiati provenienti da diversi Paesi, hanno organizzato alloggi nella loro città e aiutato nella prima assistenza. Subito nascono le prime idee su chi poter coinvolgere.

Venerdì 6 febbraio – ancora prima del caffè del mattino

Partono i primi messaggi e le prime richieste, la prima a un’amica che lavora nella vicina fabbrica di scarpe e che più volte è riuscita a organizzare donazioni di calzature. Alle 10 arriva la conferma per 100 paia di scarpe invernali, compreso il trasporto fino a Eggenburg.

Venerdì 6 febbraio – ore 11:30

Viene pubblicato un messaggio nello stato di whatsapp e inviato un invito a tutti gli amici nei dintorni: consegnare abiti caldi e scarpe per le persone in Ucraina la sera, tra le 18:00 e le 20:00, presso la canonica della parrocchia cattolica.

Venerdì 6 febbraio – ore 18:00

Christine Schneider-Heinz e Michael Heinz hanno già controllato i propri armadi e si dirigono verso la canonica con i primi sacchi, muniti di etichette in inglese e ucraino per poter imballare ed etichettare tutto ciò che arriverà.

Quello che li aspetta è incredibile: assistono a uno spettacolo travolgente di solidarietà e disponibilità. La sindaca aveva condiviso l’appello sull’app comunale, la parrocchia tramite l’app parrocchiale, molti avevano diffuso il messaggio nel proprio stato e in vari gruppi.

Le persone arrivano con singole giacche, con scatole, sacchi e cartoni pieni. Alcuni portano le cose, altri le ricevono, le smistano, le imballano e le etichettano. Giovani di Kharkiv e dell’Afghanistan, donne di Kiev e di Eggenburg lavorano fianco a fianco.

Alcune famiglie tornano direttamente dalla settimana bianca e portano spontaneamente la loro attrezzatura da sci e la biancheria termica. Un uomo si toglie la sua pregiata giacca di piuma, la lascia lì e torna a casa in maniche di camicia. Molti non si conoscono affatto, restano per aiutare e tutti sono felici di poter dare un contributo. Alle 22:30 due minibus sono già carichi.

Sabato 7 febbraio, di primo mattino

I primi due minibus partono per Vienna, dove il materiale viene scaricato nel punto di consegna. Nella canonica di Eggenburg si continua intanto a smistare, etichettare e imballare. Alle 14 parte il terzo minibus verso Vienna.

Le donazioni arrivano da ogni parte e partecipano persone molto diverse tra loro: l’attuale sindaco e due ex sindaci, l’assistente pastorale e un insegnante di tedesco, un pizzaiolo afghano e altri commercianti, genitori con figli e pensionati.

Tra tutti si percepisce una grande cordialità: persone che si abbracciano, ma anche persone che lasciano timidamente le loro borse alla porta e se ne vanno in fretta.

Qualcuno scrive:
“Oh mio Dio, una cosa del genere fa sperare che l’umanità possa ancora raddrizzare la rotta. Si percepisce la volontà di aiutare dopo tutte le notizie da Kiev bombardata e gelida. Poi qualcuno inizia ad aiutare e improvvisamente accade un piccolo miracolo”.

Sabato 7 febbraio, ore 15:00

Più di una tonnellata è stata smistata, imballata, etichettata, caricata e consegnata al punto di raccolta per l’Ucraina. Sono passate 27 ore dall’appello. L’ingresso della canonica è vuoto e in ordine. È stato un sogno? No. Ma forse Eggenburg ha vissuto un piccolo miracolo.

Di Christine Schneider-Heinz

sabato 28 febbraio 2026

AMNESTY INTERNATIONAL

 

Amnesty International
Lera Burlakova, coordinatrice della comunicazione e delle campagne di Amnesty International Ucraina

Sono passati quattro anni dall’inizio dell’offensiva russa in Ucraina. Quattro anni in cui la popolazione civile è stata presa di mira con attacchi indiscriminati. Uccisioni, ma anche interruzione di forniture elettriche e riscaldamento. L’ultimo è stato l’anno più mortale per i civili dal febbraio del 2022.

Lera Burlakova, coordinatrice della comunicazione e delle campagne di Amnesty International Ucraina, ci ha raccontato com’è vivere a Kyiv sotto le bombe, cosa significa sopravvivere nell’incertezza.

🔴Iran: rischio esecuzioni imminenti

Dopo le proteste e le torture, per chi ha manifestato in Iran stanno arrivando le prime condanne a morte. Ci sono almeno 30 persone a rischio esecuzione, tra loro anche minorenni, dopo processi ingiusti caratterizzati dall’assenza di una reale assistenza legale e da confessioni estorte con maltrattamenti e minacce.

Non dimenticare l’Iran, firma e diffondi l’appello.

"In prigione s'impara a gestire il tempo in modo differente, avendo come riferimento non il calendario ma i propri principi. Dobbiamo insistere nella ricerca della verità, nell'uso del vocabolario del diritto e nel tenere viva la solidarietà.

Ringraziate tutte e tutti da parte mia"

Osman Kavala, prigioniero di coscienza turco condannato all'ergastolo

✌️ Finalmente arriva la giustizia per Marielle!

Marielle Franco

Vi ricordate di Marielle Franco? Dopo le sue battaglie per chiedere diritti per le comunità marginalizzate di Rio de Janeiro e aver denunciato l’operato illegale delle forze di polizia, Marielle era stata uccisa insieme al suo autista Anderson Gomez nel marzo del 2018. Dopo falle investigative e tentativi di ostacolare le indagini, nel 2024 erano stati arrestati i presunti mandanti dell’omicidio. Il 25 febbraio, finalmente, queste persone sono state condannate, facendo giustizia per Marielle e dando una svolta storica in un paese che è tra i primi al mondo per uccisioni di persone attiviste.

 🕯️ Cutro: tra memoria e ricerca di giustizia

La veglia in ricordo del naufragio di Cutro

Tre anni fa un'imbarcazione di legno venne travolta dalle onde a pochi metri da Steccato di Cutro, in Calabria. A bordo c'erano 180 persone: le morti accertate furono 94, tra cui 34 minorenni. Da allora, migliaia di persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, nel silenzio e nell'inerzia di governi nazionali e istituzioni europee.

Il 30 gennaio si è aperto a Crotone il processo contro sei funzionari della Guardia costiera e della Guardia di finanza, accusati di non aver avviato operazioni di soccorso che avrebbero potuto prevenire il naufragio. Amnesty International Italia segue il processo in qualità di osservatrice. 



giovedì 26 febbraio 2026

DALLA COMUNITA' DI SANT'EGIDIO

 

4 anni di guerra in Ucraina, gli altissimi costi umani del conflitto: dolore, vite spezzate, aiuti umanitari, speranze

sabato 21 febbraio 2026

“Dio ha bisogno di noi”

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”, la Parola di Vita per questo mese di febbraio 2026 era stata commentata da Chiara Lubich nell’aprile di 1989. Ecco un breve stralcio.
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“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.
(…) Non è un sogno, un’utopia, un patetico desiderio, ma una certezza, ripetutamente attestata da Dio nella Bibbia. Sarà la risposta data da Dio alle fatiche con cui i suoi figli avranno lavorato per il suo Regno. Sarà il coronamento della fedeltà con cui i discepoli avranno vissuto la sua Parola. Sarà il pieno dispiegamento della potenza dello Spirito Santo, che Gesù ha immesso nella storia con la sua morte e risurrezione.
Dacché Gesù è venuto sulla terra, questo rinnovamento però, sia pure in mezzo a tante difficoltà, è già cominciato, è già in atto. Fin da adesso tutti coloro che lo lasciano vivere in se stessi – e Gesù vive in noi se mettiamo in pratica la sua Parola – sperimentano questo miracolo della sua grazia, che fa nuove tutte le cose: trasforma la sofferenza in pace e serenità interiore, vince la debolezza, l’odio, l’egoismo, la superbia, l’avarizia ed ogni male; fa passare dalla schiavitù delle passioni e della paura alla gioiosa libertà dei figli di Dio. E non si limita a trasformare l’individuo, ma trasforma attraverso di lui tutta la società.(…)
Dio vuole infatti rinnovare tutte le cose: la nostra vita personale, l’amicizia, l’amore coniugale, la famiglia; vuole rinnovare la vita sociale, il mondo del lavoro, della scuola, della cultura, dello svago, della sanità, dell’economia, della politica…, in una parola tutti i settori dell’attività umana.
Ma per fare questo egli ha bisogno di noi. Ha bisogno di persone che lascino vivere in se stesse la sua Parola, che siano la sua Parola viva, altri Gesù nei loro ambienti. E giacché parola riassuntiva, pienezza della legge, è la carità, cerchiamo di metterla in pratica, amando i fratelli proprio come noi stessi, senza annacquare la Parola di Dio, senza ridurla.
Avvertiremo un continuo rinnovamento anzitutto nel nostro cuore e lo scopriremo evidente ben presto attorno a noi.

Chiara Lubich

giovedì 12 febbraio 2026

UNA " PREGHIERA SEMPLICE "

 Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,

dove è offesa, ch’io porti il perdono,

dov’è discordia ch’io porti l’Unione,

dov’è dubbio fa ch’io porti la Fede,

dove è l’errore, ch’io porti la Verità,

dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,

dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto.

Ad essere compreso, quanto a comprendere.

Ad essere amato, quanto ad amare

Poiché:

Se è Dando, che si riceve.

Perdonando che si è perdonati;

Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen.

Chi non conosce questa "preghiera per la pace", citata e diffusa come  la “preghiera semplice” attribuita a San Francesco d’Assisi. Ma forse non tutti sanno che questa invocazione vide la luce solo nel dicembre del 1912 quando fu pubblicata dal periodico devozionale francese “La Clochette”, grazie all’iniziativa del direttore, Esthet Auguste Bouquerel, che decise di proporla in forma anonima. Un testo breve, lineare, costruito come un programma di vita cristiana, che in pochi mesi iniziò a circolare ben oltre i confini della piccola rivista. La preghiera fu ripresa poi da “L’Osservatore Romano” – forse su impulso di papa Benedetto XV, informato sul testo dal card. Pietro Gasparri, allora Segretario di Stato della Santa Sede – e da altre testate cattoliche trovando immediatamente terreno favorevole nel Vecchio Continente, in quegli anni, attraversato da tensioni e conflitti. La diffusione aumentò ulteriormente quando il frate francescano cappuccino Étienne da Parigi decise di stamparlo sul retro di un’immagine del Poverello di Assisi, sostenendo che quelle parole “riassumevano meravigliosamente la fisionomia esteriore del vero figlio di san Francesco”. Da quel momento l’attribuzione al Santo d’Assisi si consolidò, favorita dalla perfetta sintonia tra il contenuto del testo e la spiritualità francescana: la scelta della mitezza, la ricerca della pace, la centralità del perdono. La spiritualità della preghiera, semplice e profonda, non rimase confinata al mondo cattolico. Negli anni successivi venne infatti adottata anche da altre confessioni religiose. Durante la Seconda guerra mondiale fu distribuita ai soldati americani come messaggio di speranza e, nel 1946, fu perfino letta al Senato degli Stati Uniti. La sua forza universale, capace di parlare al cuore di credenti e non credenti, la rese un riferimento morale nei momenti di crisi e ricostruzione. Madre Teresa di Calcutta la citò nel discorso per il Nobel per la pace del 1979, definendola una preghiera che “non finisce mai di sorprendermi”. Nello stesso anno Margaret Thatcher la richiamò nel giorno del suo insediamento a primo ministro inglese, il 4 maggio. Nel 1995 Bill Clinton la utilizzò per accogliere Giovanni Paolo II a New York, durante la visita all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. E lo stesso Papa polacco la evocò nel 1986, in occasione del primo storico incontro interreligioso per la pace da lui promosso nella città del Poverello.

Oggi la Preghiera semplice continua a circolare in centinaia di versioni, traduzioni e adattamenti musicali realizzate in tutto il mondo. E poi la sua stringente attualità: “Dove è odio, ch’io porti l’amore; dove è offesa, ch’io porti il perdono”. Parole che, anche se non scritte da San Francesco ne interpretano il suo messaggio.




lunedì 9 febbraio 2026

LA CORSA

Voi che credete

voi che sperate

correte su tutte le strade, le piazze

a svelare il grande segreto…

Andate a dire ai quattro venti

che la notte passa

che tutto ha un senso

che le guerre finiscono

che la storia ha uno sbocco

che l’amore alla fine vincerà l’oblio

e la vita sconfiggerà la morte.

Voi che l’avete intuito per grazia

continuate il cammino

spargete la vostra gioia

continuate a dire

che la speranza non ha confini.


David Maria Turoldo

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