Mi ha molto scosso il tragico fatto accaduto mese scorso a Roma di quella coppia che ha deciso di porre fine alla propria vita insieme e a quella della propria figlia affetta da grave disabilità. Alcune associazioni che si occupano di solidarietà e di accompagnare famiglie con figli disabili si sono lasciate interrogare da questo drammatico episodio e hanno pubblicato un testo molto intenso e che vale la pena di leggere per tentare di dare qualche risposta a un fatto così inumano.
____________________________________________________________________________
Luca, Valentina e Bianca erano una famiglia di Roma. Bianca era una bambina disabile, e i suoi genitori Luca e Valentina, pare sopraffatti dalla solitudine e dal dolore, hanno deciso di porre fine alla loro vita e a quella della loro figlia. È un fatto tragico e misterioso, di fronte al quale è impossibile non provare un senso di smarrimento, di infinita tristezza, di sconfitta, di paura. Nelle nostre opere di solidarietà incontriamo tante famiglie con figli con disabilità, e succede talvolta di trovarsi di fronte a situazioni veramente dure, difficili da sostenere, che sembrano esaurire qualunque capacità di sopportazione e negare qualunque spiraglio di felicità.
In questi giorni, in tanti hanno puntato il dito contro l’insufficienza dei servizi sociali e sanitari, che dovrebbero stare più vicino alle situazioni come quelle di Luca, Valentina e Bianca. È una preoccupazione giusta: le condizioni in cui si trovava questa famiglia erano difficilissime, ed è difficile affrontarle da soli. Noi oggi vogliamo lasciarci interrogare da quanto accaduto. Non vogliamo formulare giudizi affrettati su questo fatto di cronaca; sarebbe impossibile, irrispettoso e superficiale. Le ragioni profonde di questo gesto disperato sono, e resteranno, misteriose e incomprensibili.
Si può amare in modo pieno, vero, incondizionato – qualunque cosa succeda, qualunque sia la situazione? Soprattutto, si può imparare ad amare così?
L’esperienza ci suggerisce che un grande aiuto è non essere soli, cercare qualcuno che ci sostenga nelle fatiche, e ci sia compagno nella grande avventura di scoprire una possibilità di amore più grande che sia speranza per noi e i nostri figli. Noi abbiamo avuto la grazia di incontrare tante famiglie che, pur dentro mille difficoltà, vivono questo modo di amare profondamente e veramente. Spesso, sono famiglie che vivono nel silenzio la propria missione di amore, che dedicano le proprie energie, tempo, soldi ai propri figli (disabili e non) in un modo profondo e commovente. Stando con loro, condividendo qualche passo del loro cammino, abbiamo notato un tratto comune: sono famiglie che amano sacrificandosi.
Eppure, sono famiglie che dentro l’apparente contraddizione di una condizione imperfetta, vivono una gioia che si sperimenta concretamente, quando si trascorre del tempo assieme. Non è magia, né autoconvinzione: è l’esperienza di riconoscere che i propri figli sono un dono, e sono amati come sono. In questo senso, amare è un sacrificio, perché è donarsi all’altro (al proprio figlio) senza ritorni, gratuitamente.
Per amare i propri figli così, occorre fare l’esperienza di un Amore più grande che ce li ha donati. Nella nostra esperienza, nei nostri tentativi di azione, è la luce della fede. In modo sempre misterioso possiamo riconoscere che il vero bisogno di amore che abbiamo verso i nostri figli non si realizza attraverso la nostra forza, la nostra coerenza o intelligenza, la nostra bontà: ha bisogno, invece, di incontrare e riconoscere un Bene più grande, un Amore più grande che salvi i nostri figli (e noi stessi!), che prometta un bene eterno, che diventi vicino accompagnando il nostro cammino.
Le nostre attività di accompagnamento a bambini, ragazzi e adulti con disabilità, e alle loro famiglie, sono tentativi molto semplici e concreti: offriamo servizi di assistenza, momenti di convivialità, compagnia ordinaria nella quotidianità, accompagnamento al lavoro. Attraverso gesti semplici, intendiamo portare un piccolo segno di questo Amore grande, che ha voluto i nostri figli e ce li ha donati, che ha promesso di non abbandonarci mai. È questo il senso del nostro agire.
Vogliamo continuare a sviluppare le nostre opere di solidarietà per questo scopo, consapevoli che siamo imperfetti, al più siamo una “piccola goccia nel mare” (Madre Teresa) che, tuttavia, vuole essere segno umile dell’Amore perfetto.
Preghiamo per Luca, Valentina e Bianca perché possano abbracciare ora quel Bene eterno, che compia il loro desiderio di amare e di essere felici per sempre.








