martedì 3 febbraio 2026

LETTERA A (DON) ALBERTO RAVAGNANI

LA NOTIZIA : <<Don Alberto Ravagnani ha comunicato all’arcivescovo di Milano la decisione di sospendere il ministero presbiterale. Lo rende noto mons. Franco Agnesi, vicario generale, in un comunicato ai fedeli della parrocchia di San Gottardo al Corso. “Con oggi non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della Pastorale giovanile diocesana”, precisa il vicario generale.>>

Carissimo (don) Alberto,

che bombardamento di notizie arriva ogni giorno, di tutti i generi, ma la tua scelta sbandierata da social, quotidiani e tv mi ha veramente scombussolato. Non ci conosciamo direttamente. Ma quanta storia personale ci unisce. Che gioia e che entusiasmo nel giorno dell'ordinazione sacerdotale, ma ancor di più quando la scelta è entrata nel vivo della fede quotidiana delle persone, dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani della Parrocchia, dell'Oratorio. E' quasi impossibile descrivere che cosa si prova nel vivere sulla propria pelle che cosa vuol dire annunciare la Buona Novella! Per non parlare poi dei mezzi, delle parole, dei gesti … quanta ricchezza! E l'uomo, il prete, la persona che è in te crescono, maturano e il livello cresce ogni giorno di più. Le stesse critiche, le sconfitte, le rinunce e gli abbandoni sono punti di riflessione e di ripartenza. Ma poi arriva Lei, la Sacra Romana Ecclesia. O meglio quelli della prima fila, quelli con la trave nell'occhio, quelli che l'abitino sempre in ordine permette di puntare il dito : sono loro il vero e autentico ' depositum fidei '. Tu sei quello che sbaglia, che confonde, che illude, che usa sistemi e parole contrarie alla fede stessa, che deve essere raddrizzato e reimpostato. Ti fanno credere che ti vogliono aiutare, ascoltare e capire … spedendoti come un pacco postale in quella Parrocchia dove ti puoi azzerare e ripartire, e tutti ti trattano come un soggetto da disintossicare! Ho letto una miriade di commenti su social e altri mezzi d'informazione, ricolmi di stupidaggini, cattiverie, incomprensioni e assurdità. Rari coloro che si sono interrogati sul tuo progetto di vita e di fede. D'altra parte per la Chiesa è più facile coprire e insabbiare una caso di pedofilia che confrontarsi con il presente e il futuro o dialogare con i dubbi di un giovane sacerdote.

Ho anche letto da qualche parte che la tua scelta è scaturita da una lunga e ponderata riflessione. Spero che in ciò tu non ti sia trovato solo e che comunque il tuo futuro ti possa offrire confronti, amicizie, rapporti vissuti nella trasparenza, nella luminosità, nella gioia e nell'entusiasmo che la tua persona, la tua umanità e la tua fede da sempre hanno trasmesso e comunicato a tutti coloro che si sono accostati a te e che continueranno a farlo. Buon cammino e non perdere l'amore e la fiducia di quanti continuano ad incontrarti e a volerti bene. Se vorrai potrai sempre bussare alla mia porta ed entrare in silenzio o con le tue vulcaniche idee.

A presto. Agostino.


martedì 27 gennaio 2026

Prossimità oltre le distanze

Un’amicizia che lega i due emisferi e che racconta in che modo il bene metta in moto un circolo virtuoso capace di raggiungere destinatari inaspettati rendendoli felici.

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Sono Vida e da qualche anno io e alcune persone della comunità della Lituania sosteniamo la famiglia di Julia dell’Indonesia, che ho conosciuto nel 2018 a Manila (Filippine) in occasione del Genfest, l’incontro internazionale che riunisce i giovani del Movimento dei Focolari. In questi anni, nonostante la distanza, con lei si è creato un rapporto come tra sorelle. La sua famiglia abita a Medan e fa parte della comunità dei Focolari.

Abbiamo potuto sostenerli in vari momenti difficili e, ogni qualvolta hanno ricevuto un aiuto, mi ha sempre stupito e dato gioia il fatto che loro pensassero subito anche ad altre persone. Prima di Natale Julia ha condiviso con me il suo desiderio di aiutare i bambini di un orfanotrofio. Avevano bisogno di cuscini e materassi che, a causa dell’alluvione, erano andati distrutti. Dato che lei è una persona molto pratica, aveva già calcolato la somma necessaria. Così ho scritto alla comunità della Lituania nel nostro sito comune, sperando qualcuno avesse possibilità di donare qualcosa.  Sono rimasta sorpresa! In poco tempo abbiamo raccolto una somma maggiore che subito ho mandato a Julia la quale  ha fatto di tutto per far felici i bambini. Oltre ai materassi e i cuscini, per la prima volta, hanno avuto un albero di Natale.

Vida Laniauskaite

lunedì 26 gennaio 2026

Giornata della Memoria: Yad Vashem, #IRemember per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto

 

(Foto Yad Vashem)

Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto per rendere omaggio alla memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati durante l’Olocausto, “le cui voci furono messe a tacere per sempre”, come ricorda lo Yad Vashem, il museo che racchiude testimonianze, studi e memoria della Shoah, il posto più visitato in Israele dopo il Muro Occidentale. Come ogni anno, lo Yad Vashem lancia #IRemember, “unisciti al Muro”, “un modo efficace per onorare le vittime dell’Olocausto”. Spiegano dallo Yad Vashem: “basterà collegarsi al muro #IRemember (https://iremember.yadvashem.org/) per vedere il proprio nome collegato casualmente dal Database Centrale dei Nomi delle Vittime della Shoah a quello di una vittima e apparire insieme sul Muro”. Si può anche scegliere un nome specifico da ricordare e con cui abbinarsi. “In questo modo – spiegano dallo Yad Vashem – sarà possibile conoscerne la storia, vederne la foto e garantire che il ricordo della vittima sia preservato. Insieme, onoriamo i 6 milioni di vittime ebree dell’Olocausto e manteniamo vive le loro storie per le generazioni future”. Ad oggi sono circa 13mila le persone di varie nazionalità che hanno aderito all’iniziativa. Oltre 2700 tedeschi, circa 1600 francesi, altrettanti israeliani, gli americani sono circa 1300, seguono inglesi, belgi, argentini, spagnoli, messicani, austriaci e olandesi.

 

domenica 25 gennaio 2026

La Spezia. «Noi, di fronte all’abisso del male»

Venerdì scorso a La Spezia, un ragazzo ha accoltellato a morte un suo compagno di classe. Gli amici del movimento spezzino di Comunione e Liberazione, tra tante parole lette e ascoltate, hanno provato a dialogare tra loro partendo «dalla capacità della nostra storia di avere qualcosa da dire anche su fatti come questo, cercando di stare di fronte al contraccolpo e alle domande che ha generato nel cuore di ognuno di noi». Ne è nato un volantino che hanno diffuso.

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C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male?

Ciò che è accaduto in un’aula della nostra città come ci ha trovato? Addolorati, sgomenti, indifferenti, sfiduciati? Qualche tremendo istante all’istituto Einaudi-Chiodo ha distrutto la vita di un giovane, ha cambiato in modo indelebile quella di un altro ragazzo, delle loro famiglie e, in qualche modo, quella di ognuno di noi. È difficile stare di fronte all’abisso di male di cui è capace il cuore dell’uomo, senza girarci dall’altra parte, senza lasciarci andare a conclusioni impossibili da trovare, eppure, se non ci arrestiamo allo scandalo, ci rendiamo conto che quel male ci riguarda, è presente in ognuno di noi. Una profonda ferita rimane aperta e ci spinge ad essere più veri. C’è qualcosa per cui la vita vale? C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male? Ciò che accade e che ci scuote non può lasciarci come prima. Cosa ci chiede di guardare, di cambiare? Che cosa ci rende capaci di coinvolgerci con i giovani e fargli compagnia nella ricerca del vero? Facciamo nostre le parole di monsignor Torriani ai funerali di una delle vittime di Crans-Montana: «Oggi chiediamo solo questo: la forza di trovare qualcosa fuori di noi che ci rimetta in cammino», quel Dio, presente nelle pieghe della nostra vita, che possa tenderci la mano, sostenerci dentro le circostanze più dolorose e incomprensibili, ridonarci quella speranza che ci sembra perduta, che ci ridica: «Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi ama fin nel vostro destino» (don Luigi Giussani - Intervento conclusivo agli Esercizi spirituali della Fraternità di CL- 5 maggio 2002).

18 gennaio 2026 

GIORNO DELLA MEMORIA 2026

 




Carissimi amici ed amiche, buon anno.
Anche quest'anno parteciperemo alle iniziative legate al Giorno della Memoria:
 
Giovedì 29 Gennaio ore 21.00  - Sala Granata della Biblioteca Comunale Laudense
Via Solferino, 72 Lodi

"NEL MIO PAESE STRANIERO"
La Resistenza al nazismo in Germania con Laura Coci ed Ivano Mariconti
 
Lunedì 2 Febbraio ore 21.00 - Aula Magna del Liceo Verri
Via San Francesco, 11 Lodi

"ESSERCI PER IL MONDO"
Dietrich Bonhoeffer: una vita responsabile

Conversazione con Ludwig Monti - Dottore di ricerca in ebraistica, biblista e saggista.
Letture sceniche di Luciano Bertoli - Al flauto Flavio Ferrandi
 
Il Meic sceglie e propone di dedicare il Giorno della Memoria 2026 alla figura di Dietrich Bonhoeffer - teologo luterano protagonista della Resistenza al nazismo, impiccato a Flossenburg il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della Liberazione.
 
Collaborano all'iniziativa la città di Lodi, l'Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned), l'Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) Comitato provinciale di Lodi, le Acli provincia di Lodi, la Cooperativa Il Pellicano, l'Associazione culturale don Luciano Quartieri, l'Azione Cattolica Diocesana.
L'iniziativa è inserita nel progetto "La forza del Pensiero e della Parola” sostenuto dalla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi.
 
Il Meic Lodi come lo scorso anno volentieri lavora in rete con altre Associazioni ed Enti del Lodigiano.
Camminando insieme agli uomini di "buona volontà" si rinnova la speranza che la tragica storia del Novecento non debba più accadere.
Sperare significa consolidare le radici della democrazia e creare le condizioni per cammini di pace.
 
Vi aspettiamo numerosi.
 
Cordialissimi saluti a tutti

Luigi Galmozzi
Presidente Gruppo Meic Lodi

venerdì 23 gennaio 2026

Chiara Lubich: l’umanità come famiglia

In occasione dell’anniversario della nascita di Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari, condividiamo uno stralcio di un suo discorso pronunciato il 9 novembre 2001 a Innsbruck (Austria) in occasione del Congresso “Mille città per l’Europa” sul tema della fraternità universale intesa anche come categoria politica.

La fraternità universale, anche prescindendo dal cristianesimo, non è stata assente dalla mente di qualche raro spirito forte. Il Mahatma Gandhi diceva: “La regola d’oro è di essere amici del mondo e considerare ‘una’ tutta la famiglia umana. Chi distingue tra fedeli della propria religione e quelli di un’altra, diseduca i membri della propria e apre la via al rifiuto e all’irreligione”. (…)

Ma chi ha portato la fraternità come dono essenziale all’umanità, è stato proprio Gesù, che ha pregato così prima di morire: “Padre, che tutti siano una cosa sola”. Egli, rivelando che Dio è Padre, e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli, introduce  l’idea dell’umanità come famiglia, l’idea della famiglia umana possibile per la fraternità universale in atto; e con ciò abbatte le mura che separano gli “uguali” dai “diversi”, gli amici dai nemici, che isolano una città dall’altra, e scioglie ciascun uomo dai vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di subordinazione e di schiavitù, da ogni rapporto ingiusto, compiendo in tal modo un’autentica rivoluzione esistenziale, culturale e politica. L’idea della fraternità iniziò così a farsi strada nella storia. E si potrebbe ripercorrere l’evoluzione del pensiero delle diverse epoche, rintracciandone la presenza, alla base di molte fondamentali concezioni politiche, a volte palese, altre volte più nascosta. Una fraternità spesso vissuta, anche se in maniera limitata, ogniqualvolta, ad esempio, un popolo si è unito per conquistare la propria libertà, o quando gruppi sociali hanno lottato per difendere un soggetto debole, o in altra occasione in cui persone di convinzioni diverse hanno superato ogni diffidenza per affermare un diritto umano.

Chiara Lubich

giovedì 22 gennaio 2026

VOGLIAMO DIRE GRAZIE!

 

mercoledì 21 gennaio 2026

Il Vangelo che mette al centro “l’altro”

In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un’esperienza che racconta la gioia di vivere l’amore e l’unità nella diversità. Un cammino di ascolto e accoglienza per riconoscersi tutti fratelli e sorelle.

Sono un sacerdote anglicano dell’Uganda e ho conosciuto la spiritualità del Movimento dei Focolari quindici anni fa, quando ero in seminario per la formazione ministeriale. Questa ha plasmato in modo integrale me stesso, la mia famiglia e la mia Chiesa poiché esprime in modo ideale due aspetti fondamentali: l’Amore e l’Unità. In nessun punto della Bibbia troviamo una Scrittura che enfatizzi la divisione, la separazione, l’odio, la malizia, il tribalismo, le divisioni denominazionali o la segregazione razziale. Al contrario, la Bibbia invita all’unità e all’amore tra le persone, anche quando esistono delle differenze.

Siamo chiamati, ad amare soprattutto il prossimo, perché attraverso di lui amiamo Dio. In questo modo ho imparato a vedere Gesù in ogni persona che mi è vicina (cf Mt 25) e ricevo molta pace ogni volta che condivido quel poco che ho con chi ne ha bisogno.

Gesù, in una delle sue ultime preghiere prima dell’ascensione, in Giovanni 17,21, dice: “che siano una cosa sola, come io sono una cosa sola con te, Padre”. Ciò implica che l’Unità dovrebbe essere il nostro obiettivo nella vita. Grazie a questa consapevolezza, ho avuto l’opportunità di incontrare e dialogare con molte persone di diverse denominazioni, come cattolici, ortodossi, luterani   e anche con persone di altre religioni, buddisti e seguaci delle religioni tradizionali, a tutti i livelli e in tutte le fasce d’età. Questo mi ha dato una visione più ampia di come vivere e gestire la vita in modo integrale. Ho sperimentato la gioia di vedere in loro fratelli e sorelle.

Ho anche visto vescovi della Chiesa anglicana dell’Uganda accogliere questa spiritualità attraverso la nostra esperienza, l’espressione della vita e la testimonianza. Attualmente, cinque vescovi sono amici del Movimento, incluso l’Arcivescovo della Chiesa anglicana dell’Uganda. E alcuni di questi hanno anche partecipato alle conferenze ecumeniche internazionali dei vescovi organizzate dal Movimento dei Focolari.

Attualmente abbiamo avviato un gruppo di comunione presso la Uganda Christian University, con l’intento di praticare l’aspetto dell’amore e dell’unità tra i giovani , studenti universitari; allo stesso tempo, trasmettiamo anche il valore di “Ubuntu”[1], all’interno dell’iniziativa Together for a New Africa, alla quale partecipo come tutor di questa seconda edizione. Dopo tutto questo, le persone mi pongono spesso domande alle quali faccio fatica a rispondere: “perché sei sempre felice? Non ti arrabbi mai? Perché sei sempre disponibile? Non hai altre cose da fare? Perché sei così generoso?”, e la mia risposta è sempre stata: “Fate il bene, la ricompensa è in Cielo”.

Dopo i quattro Vangeli del Nuovo Testamento, il quinto Vangelo che tutti dovrebbero leggere è quello del “tu”, nell’altro. Dobbiamo guardare a noi stessi come a una testimonianza viva, affinché nelle nostre opere e azioni si rifletta l’immagine di Dio, facendo agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Mettere in pratica ciò che la Bibbia insegna: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima, e amare il prossimo come se stessi.

(Reverendo Canonico Bwanika Michael Eric)

[1] Ubuntu è una parola di origine bantu dell’Africa subsahariana che esprime una filosofia di vita incentrata sulla compassione, il rispetto e l’interdipendenza umana, riassumibile nella massima “Io sono perché noi siamo“, sottolineando che l’individuo si realizza attraverso la comunità, la condivisione e il benessere collettivo.

lunedì 12 gennaio 2026

DOV'E' LA PACE ?

<<Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.>>


Etty Hillesum

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