mercoledì 24 giugno 2026

Arabia Saudita: Amnesty International, 96 persone messe a morte da inizio anno

 Tra il 1° gennaio e il 22 giugno 2026, l’Arabia Saudita ha eseguito 96 condanne di morte, di cui 61 per reati legati alla droga. Tra le persone messe a morte per questi reati, 39 erano cittadine e cittadini stranieri provenienti da Etiopia (7), Pakistan (7), Sudan (5), Giordania (4) e Siria (3), oltre che da altri paesi. Ventidue erano cittadini sauditi. L’ultima esecuzione è avvenuta il 18 giugno.


Dana Ahmed, ricercatrice di Amnesty International per il Medio Oriente, ha dichiarato oggi:

“Siamo a metà dell’anno e l’Arabia Saudita ha già messo a morte quasi 100 persone: un tragico traguardo che mette in luce il ricorso spietato e illegale delle autorità alla pena di morte. Delle 96 persone già messe a morte nel 2026, ben 61 lo sono state per reati legati alla droga; 39 erano cittadine e cittadini stranieri e 22 cittadini sauditi”.

“In un momento in cui governi e istituzioni internazionali riconoscono sempre più la necessità di promuovere risposte ai problemi legati alla droga fondate sulle prove e rispettose dei diritti umani, l’Arabia Saudita continua a mettere a morte persone per reati che, secondo il diritto e gli standard internazionali, non dovrebbero mai essere puniti con la pena di morte. Anziché riflettere sul costo umano delle proprie politiche fortemente punitive, le autorità saudite continuano a eseguire condanne di morte a un ritmo allarmante, anche per reati legati alla droga”.

“Le persone straniere hanno pagato il prezzo più alto dell’implacabile ricorso dell’Arabia Saudita alla pena di morte per reati legati alla droga, spesso al termine di processi gravemente iniqui. È estremamente preoccupante che almeno 63 cittadini etiopi detenuti in un unico reparto del centro di detenzione di Khamis Mushait, nel sud-ovest dell’Arabia Saudita, possano essere a rischio imminente di esecuzione esclusivamente per reati legati alla droga. I timori per la loro sicurezza sono aumentati dopo che, all’inizio dell’anno, sette cittadini etiopi sono stati messi a morte, tutti con l’accusa di aver ‘trafficato hashish’”.

“L’ondata di esecuzioni in Arabia Saudita riflette una pericolosa tendenza globale, in cui politiche antidroga di carattere punitivo alimentano sempre più il ricorso alla pena di morte. La comunità internazionale deve condannare senza ambiguità queste esecuzioni illegali e l’Arabia Saudita deve introdurre immediatamente una moratoria sulla pena di morte, quale primo passo fondamentale verso la sua abolizione”.

Ulteriori informazioni

L’Arabia Saudita continua a essere uno dei paesi che ricorrono maggiormente alla pena di morte nel mondo. Amnesty International ha registrato almeno 356 esecuzioni nel solo 2025, un numero quasi triplo rispetto al totale registrato nel 2024 (122).

Tra gennaio 2014 e giugno 2026, le autorità hanno messo a morte 2084 persone. Le persone straniere sono state colpite in modo sproporzionato: hanno rappresentato il 75 per cento delle esecuzioni per reati legati alla droga nel 2024 e il 78 per cento nel 2025.

Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte in ogni circostanza e per qualsiasi reato, senza alcuna eccezione. L’organizzazione considera la pena capitale una violazione del diritto alla vita, una punizione crudele, inumana e degradante, e un’azione irrevocabile che rischia di colpire anche persone innocenti.

domenica 21 giugno 2026

Francesca Cabrini. La santa di Little Italy

Sabato 20 Giugno Papa Leone XVI ha trascorso la sua serata tra la gente di Sant'Angelo Lodigiano con cui si è inginocchiato davanti alle sante spoglie mortali della Santa Francesca Cabrini, protettrice degli emigranti di tutto il mondo. A mio avviso una santa formidabile, poco conosciuta,  ma con un messaggio di vita fortemente attuale. Vi invito ad incontrarla con me attraverso questa scheda che ho trovato in una rivista di alcuni anni fa. Buona lettura!

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«Nelle ultime settimane, donne di carnagione scura nelle vesti di suore della carità hanno percorso i quartieri italiani della Piccola Italia, arrampicandosi per scale strette e oscure, discendendo in sudici sotterranei e in caverne, dove neppure un poliziotto oserebbe mettere piede senza essere accompagnato. Capo di questa congregazione è la Madre Francesca Cabrini, donna con grandi occhi e un sorriso attraente. Non sa l’inglese, ma è donna di proposito» (New York Sun, 30 giugno 1889). 

Francesca è sbarcata da pochi mesi nella metropoli americana, insieme a sette suore dell’ordine da lei fondato - le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù -, e la sua presenza e la sua opera hanno già suscitato interesse. Ma chi è questa suora dall’aspetto esile, che nell’arco di trent’anni attraverserà 28 volte l’Oceano facendo fiorire, in Europa e nelle Americhe, orfanotrofi, collegi, scuole e ospedali? Allora come oggi ciò che colpisce è soprattutto una presenza, che, rispondendo ai bisogni concreti, rende visibile l’amore di Cristo all’uomo. Ultima di dodici figli, Francesca, nasce il 15 luglio 1850 a Sant’Angelo Lodigiano, nella bassa pianura lombarda. A undici anni ha già deciso cosa vuole fare nella vita: missionaria in Cina. Ha un carattere deciso, ma la sua salute è cagionevole, per questo vari ordini religiosi rifiutano la sua domanda di ammissione. Solo un certo dottor Morini a proposito della sua costituzione fisica commenta: «Dio aiuta i suoi santi e poi ci scherza».


Nel 1874 entra nell’Ospizio della Divina Provvidenza a Codogno di cui diventa superiora e nel 1881 il Vescovo di Lodi approva la Regola del suo ordine: le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Proprio a Codogno apre la prima casa per ragazze, è la volta poi di una scuola elementare a Grumello, a Milano, a Casalpusterlengo, un convitto a Roma… Ma non è ancora la Cina. A Roma, Francesca conosce monsignor Giovanni Battista Scalabrini. Il Vescovo di Piacenza, ha da poco pubblicato L’emigrazione italiana in America, un opuscolo in cui emerge la situazione drammatica in cui versano gli immigrati italiani negli Stati Uniti. Per assisterli ha inviato a New York alcuni preti della congregazione di San Carlo Borromeo, da lui fondata. Ma non basta. C’è bisogno di suore che collaborino, soprattutto a livello educativo. L’ordine delle suore Missionarie è quello che cerca. Fa la proposta a Francesca. Lei per un po’ tergiversa, innanzitutto perché vuole che l’Istituto sia «libero da ogni legame materiale, morale o spirituale, e quindi del tutto indipendente» e poi, da donna concreta quale è, non vede un progetto preciso a cui collaborare. 

Scalabrini ritorna alla carica quando da New York arriva la richiesta per la gestione della scuola che i sacerdoti vogliono aprire presso la chiesa di San Gioacchino. Francesca per decidere chiede udienza a papa Leone XIII. Il Pontefice conosce bene la situazione degli immigrati italiani e soprattutto è conscio che è in atto una vera e propria opera di scristianizzazione. Ci vogliono persone che con la loro presenza, con il loro agire mostrino che solo Cristo, dentro l’esperienza della Chiesa, è la via della salvezza. Per questo dice a Francesca: «Non a Oriente, Cabrini, ma a Occidente. L’Istituto è ancora giovane. Ha bisogno di mezzi. Andate negli Stati Uniti, ne troverete. E con essi un gran campo di lavoro. La vostra Cina sono gli Stati Uniti, vi sono tanti italiani immigrati che hanno bisogno di assistenza». Francesca non ha più dubbi e ubbidisce.

Il 31 marzo 1889, insieme ad altri 1.500 immigranti sbarca a New York. Ad attendere lei e sue suore… nessuno. Quella prima notte dormono in due stanze sudice in un albergo della Little Italy. Francesca non si perde d’animo, in ogni situazione difficile, e nella sua vita sarà sempre così, vede la mano di Dio, una possibilità in più che il Signore le offre per affermare la sua Presenza. Il giorno dopo comincia la sua opera. Insieme alle suore visita le famiglie, raduna i bambini per il catechismo. Con l’aiuto del Vescovo, in un primo momento titubante nei loro confronti, istituisce un orfanotrofio. E poi un asilo, una scuola. E i soldi? Fa la questua di porta in porta chi può dona soldi oppure… Frutta, verdura, mobili. Tutto serve. In breve tempo gli immigrati sanno che se sono in difficoltà - lavoro, famiglia, figli - hanno qualcuno a cui rivolgersi, ma soprattutto le suore li aiutano a riconquistare un aspetto fondamentale della loro identità: la fede cattolica. 

Francesca è instancabile. Compra edifici e terreni, riesce a farsi fare prestiti anche da ebrei e dal… direttore del Metropolitan Museum. Nessuno le resiste. Dietro al suo sorriso c’è una testa da ragioniere, perché come le hanno insegnato, si può benissimo essere in grazia di Dio e far quadrare le partite doppie. È la sua presenza che quasi “impone” le donazioni. Ciò che la muove è la carità, l’amore a Cristo per ogni uomo e lo struggimento perché Cristo sia conosciuto. Una carità che fa sì che «i figli di Dio operino con più tenacia, accortezza e pazienza perché hanno consacrato le loro forze alla venuta del suo Regno e corrono per uno stipendio incorruttibile», scrive in una sua lettera. E che fa dire a un laico incallito come Filippo Turati: «Non siamo della stessa parrocchia, pure vi assicuro che l’opera della Cabrini io l’apprezzo grandemente».

Le vocazioni fioriscono, la sua opera viene richiesta in altre città americane: New Orleans, Seattle, Chicago… Ovunque la chiamano lei va e costruisce orfanotrofi, scuole, asili, ospedali. È lei l’esempio per le sue consorelle: insegna a cucinare, a riassettare, a tenere i libri contabili, a trattare con gli umili come con le persone altolocate. Dopo gli Stati Uniti è la volta del Sud America: dove ci sono tanti immigrati italiani. Nicaragua, Panama, Brasile, Cile fino all’Argentina, attraversando la Cordigliera delle Ande a dorso di mulo. Non ha un attimo di tregua eppure non c’è frenesia, ansia di fare nella sua opera, perché «se io mi occupassi solo delle cose esteriori, per buone e sante che siano, diverrei debole e languente col rischio di perdermi, qualora mi mancasse il sonno dell’orazione e se non cercassi di riposare e di dormire tranquillamente nel cuore del mio diletto Gesù. Dammi o Gesù in abbondanza di questo misterioso sonno». Questa è la sua forza: l’amore a Cristo. I suoi viaggi la riportano più volte anche in Europa dove fonda istituti in Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo perché, visto il carattere internazionale assunto dalla missione, le suore devono essere in grado di parlare e insegnare le lingue dei vari Paesi. La morte la sorprende il 22 dicembre 1917 a Chicago, seduta alla sua scrivania.

venerdì 12 giugno 2026

Ente Nazionale Protezione Animali



C'è un momento che chi lavora nei rifugi ENPA conosce bene: quello in cui un animale viene trovato solo, disorientato, abbandonato. Non è un'eccezione. Accade ogni giorno, in ogni stagione, in ogni angolo d'Italia.


Per questo, ogni anno, ENPA rilancia la propria campagna nazionale con un messaggio che non smette di essere necessario:


"Non buttarlo via. Non è un rifiuto."


Abbandonare un animale è un atto crudele. È anche un reato. Adottarlo è una scelta — e come ogni scelta, porta con sé una responsabilità.


Ti chiediamo di stare al nostro fianco in modo concreto: diffondendo il messaggio, adottando con consapevolezza, o sapendo come comportarti se ti trovi di fronte a un abbandono.

Segna il 4 e 5 luglio in agenda

Le sezioni ENPA saranno in piazza in tutta Italia per la Giornata Antiabbandono: due giorni di presenza sul territorio, di incontri e di sensibilizzazione diretta. Perché cambiare le cose richiede esserci — fisicamente, concretamente.

Il tuo contributo conta. Più voci portano più lontano.


SCOPRI DI PIU'
SCARICA LA GUIDA

Grazie di essere con noi.

Il team ENPA

domenica 7 giugno 2026

Con occhi di donna - 14 giugno - Abbadia Cerreto




Carissimi amici e amiche del Meic,

Domenica 14 giugno alle ore 21 ad Abbadia Cerreto torna “Con Occhi di Donna”, evento dedicato alla nostra amica Isa Veluti.

Dopo un inizio d'anno dedicato a tematiche di impegno civile e ad un forte sostegno ad itinerari di pace, Vi proponiamo una sosta, un raccoglierci nel nome di Maria Maddalena, prima testimone della Resurrezione di Gesù di Nazareth, nostra sorella nella fede del Risorto.

"...Ed entrai nella festa" - Maria di Magdala racconta
Spettacolo teatrale con Annig Raimondi - attrice e regista
Testo di Elena Bulzi e Simonetta Pozzoli

Musica originale di Maurizio Pisati - collaborazione di Fulvio Michelazzi
 
 
Con queste righe Vi chiediamo anche con molta libertà di sostenere il progetto:
" we Like "
aperto presso la Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi.

È possibile sostenere il progetto facendo una donazione alla Fondazione; il contributo è detraibile nella dichiarazione dei redditi.
La scadenza per fare i versamenti è il 15 luglio 2026
 
Il progetto è consultabile, insieme alle informazioni, sulla pagina web della Fondazione a questo link:
https://www.fondazionelodi.org/progetto/we-like/
 
Indicazioni per il versamento alla Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi:
COORDINATE BANCARIE
Banco BPM - IBAN: IT28F0503420302000000158584
Indicare sempre nella causale il progetto: we Like
Richiedere alla Fondazione (dalla pagina del link sopra indicato) il rilascio della certificazione per la Dichiarazione dei redditi 2027/Redditi 2026
Il progetto prevede un calendario di rappresentazioni e reading teatrali con musica dal vivo in diversi luoghi del territorio. Sono in programma testimonianze e approfondimenti che riguardano i seguenti temi: giustizia sociale, emergenza climatica e transizione energetica, intelligenza artificiale, economia circolare e sostenibile.
Sarà un progetto itinerante nel Lodigiano:
  • Abbadia Cerreto - Occhi di donna 2026 
  • Lodivecchio presso la Basilica XII Apostoli 
  • Lodi - festival Lodi di Pace 2027 in collaborazione con il Comune di Lodi
  • Codogno in collaborazione con gli Istituti Scolastici della Città - Dove è nata la nostra Costituzione
  • Castelnuovo Bocca d’Adda con il Comune di Castelnuovo e Associazione Viva Ambiente
  • Lodi in collaborazione con gli istituti scolastici, l'ufficio Scolastico Regionale ed il Comune di Lodi
  • Casalpusterlengo in collaborazione con il Centro culturale don Enrico Orsini
  • Ossago al Santuario Mater Amabilis e San Martino in Strada in collaborazione con le Amministrazioni comunale e la neocostituita Comunità Parrocchiale
  • Graffignana in collaborazione con La Cooperativa la Cascina Maggiore e la Parrocchia Santi Pietro e Paolo Apostoli
  • Lodi - la giornata della Memoria 2027 in collaborazione con Ilsreco/Lodi
 
L'Abbazia del Cerreto, memoria secolare di fede e di vita vissuta, ci attende...
 
Tutto il Meic di Lodi Vi ringrazia 
 
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Luigi Galmozzi
Presidente Meic Lodi

sabato 6 giugno 2026

LA LIBERTA' NON E' UNA SVENDITA

Succede spesso di accorgersi che qualcosa nato per servirci finisce per governarci. Il telefono che controlliamo continuamente. Il lavoro che invade ogni spazio. Il bisogno di approvazione che orienta le scelte più delle convinzioni profonde. All’inizio sono solo strumenti. Poi, quando abbassiamo il livello di consapevolezza ed entriamo nell’abitudine, diventano criteri. Misuriamo il nostro valore da ciò che produciamo, possediamo o mostriamo. O per come veniamo considerati o riconosciuti. E' una vicenda quasi archeologica: Cesare o Dio, politica o religione? Forse bisognerebbe rifiutarla questa alternativa e spostare l’attenzione sull’appartenenza. L’uomo appartiene a entrambi, ma non allo stesso modo. Vive dentro la storia, con responsabilità concrete, relazioni, lavoro e istituzioni; e nello stesso tempo custodisce una profondità che nessun ruolo e nessun potere possono esaurire. Non esistono due vite separate. Ce n’è una sola, chiamata continuamente a ricomporre la tensione tra ciò che passa e ciò che rimane.

Il vero discrimine non passa tra il mondo e Dio, ma tra fini e mezzi. La moneta di Cesare è un mezzo. Serve agli scambi, all’organizzazione della convivenza, alla gestione della vita comune. Lo stesso vale per il prestigio, il potere, la tecnologia, perfino per le istituzioni. Hanno una funzione importante e necessaria. Il problema nasce quando chiediamo loro ciò che non possono dare. Quando il denaro diventa il significato della vita. Quando il prestigio diventa la misura del nostro valore. Quando la tecnologia pretende di dirci chi siamo. Oggi lo vediamo persino nei dati che lasciamo ovunque e nell’intelligenza artificiale che descrive i nostri comportamenti. Sono strumenti preziosi, ma restano strumenti. Un algoritmo può prevedere una scelta; non può contenere la libertà di chi sceglie. Un profilo digitale può rappresentare una persona; non può esaurirne il mistero. Quando perdiamo di vista questa distinzione, l’essere umano si riduce a oggetto tra gli oggetti.

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» significa non confondere i piani. Non perché esistano due mondi separati, ma perché esiste un ordine della realtà da custodire. Ai mezzi va riconosciuto il loro posto; non di più. L’essere umano non è un mezzo. È una presenza unica nell’universo: ne è parte e, nello stesso tempo, lo contiene nella propria coscienza, nelle proprie domande, nella propria capacità di amare e di scegliere. Nessun potere, nessuna ricchezza, nessun successo possono reclamare ciò che egli è. La libertà comincia quando ogni cosa torna al proprio posto.

(Liberamente tratto da uno scritto di Flavio Emanuele Bottaro SJ)


venerdì 5 giugno 2026

Quel termine “handicap” da bandire. Chiediamolo insieme

 Sui moduli che l’Inps utilizza per il riconoscimento dell’invalidità si usa ancora “handicap”, un termine desueto e poco inclusivo. L’istituto si rifà alla legge di riferimento (la 104 del ’92), che però nel frattempo è stata modificata. E non è l’unico ente a non essersi adeguato. Chiediamo insieme che venga bandito da tutti un termine poco inclusivo. Le parole contano.

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Il termine “handicap”, riferito a persone con disabilità, non si usa più da anni, perché considerato discriminatorio, o quanto meno irrispettoso. Eppure c’è chi lo usa ancora, perfino lo Stato.

Qualche giorno fa mi è capitato in mano il documento che l’Inps utilizza per il riconoscimento dell’invalidità. Mi ha colpito molto leggere, su quei fogli, il termine “handicap”, che è stato in un certo senso “bandito” da anni, perché per nulla inclusivo. Che a usarlo sia un ente pubblico, penso sia un ulteriore elemento di preoccupazione. Ho deciso allora di prendere il telefono e chiamare l’Inps, per chiedere spiegazioni. La risposta che mi hanno dato è risultata poco aggiornata: l’istituto attribuisce la responsabilità alla legge 104 del ‘92, alla quale dichiara di diversi attenere. Dimenticando, però, che la legge è stata modificata un paio di anni fa, proprio nella parte in cui fa riferimento ai termini da usare: non più “handicap”, ma “condizione di disabilità” o “persona con disabilità”, quando si fa riferimento all’individuo.

 

campagna le parole contano

 

Inps, peraltro, non è l’unico ente a non essersi adeguato: ho trovato lo stesso termine (sbagliato) sul sito del Comune di Milano, nella sezione relativa alla richiesta dei pass per l’auto. Ed è verosimile che, in giro, ci siano anche altri casi analoghi, altrettanto stigmatizzabili. Può sembrare una questione di poco conto, di pura forma. Ma non è così. Le parole hanno un loro peso e dicono tanto della società che vogliamo costruire, se all’insegna dell’indifferenza o dell’inclusione. Pe questo abbiamo deciso di attivare un’iniziativa per cambiare questa situazione: vi invitiamo a partecipare, segnalandoci casi di definizioni inopportune. Trovate tutto qui. Se una parola è sbagliata, cambiamole insieme.

di Alessandro Sessa, Impegnati a cambiare / Altroconsumo

giovedì 4 giugno 2026

Parola di Vita : «Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. […] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,7-8).

In questo capitolo del Vangelo di Matteo, gli apostoli sono stati appena scelti da Gesù, che li chiama per nome, conferendo loro poteri speciali sugli spiriti impuri per scacciarli e il dono di guarire ogni malattia e infermità. Gesù dà loro istruzioni su dove e come svolgere la loro missione iniziale. Il messaggio che devono annunciare è chiaro: «Il regno dei cieli è vicino»

L’indicazione di proclamare “strada facendo” il messaggio affidato sottolinea, da una parte, che il vero discepolo è innanzitutto un predicatore della prossimità, ma dall’altra parte che il loro modo stesso di camminare insieme deve essere annuncio. Infatti, nel Vangelo di Giovanni, in seguito alla consegna del comandamento nuovo, Gesù afferma: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 


«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.

[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 

Il “regno dei cieli” è il cuore dell’annuncio di Gesù. L’espressione affine “regno di Dio” è usata nell’Antico Testamento per indicare la signoria, il governo e l’azione salvifica di Dio sulla storia umana. Lui è il sovrano del mondo e soprattutto del popolo di Israele, in attesa di un discendente del re Davide che ristabilisse il ruolo di Israele tra le genti. Nel Nuovo Testamento, Gesù stesso viene presentato come discendente di Davide e quindi re. A differenza di un regno temporale, il “regno dei cieli” è un regno di pace e di giustizia, in cui ci si cura dei poveri, in cui vigono il perdono e la riconciliazione e che porterà vita e luce a tutte le nazioni. Si tratta di un regno che è già cominciato nel mondo e nel cuore delle persone ma che verrà realizzato completamente al ritorno di Gesù. 

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.

[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 

Gesù annuncia che il regno è temporalmente vicino, imminente. Dalle parabole, come quella del granello di senape o del lievito che fa crescere tutta la massa, si capisce che esso opera in modi misteriosi e umili ma tenaci e nel corso del tempo. “Vicino” ha anche un senso spaziale. Quando i discepoli, che portano la presenza dello spirito di Gesù si avvicinano camminando, si avvicina il regno di Dio e allorché, nel Vangelo di Marco, Gesù dice allo scriba:

«Non sei lontano dal regno di Dio», è probabile che intendesse dire non solo “Hai cominciato a capire” ma anche “Non sei lontano da me”.

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.

[…] Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date». 

“Gratuitamente” traduce un termine che nell’originale greco significa “in dono”. Ciò evidenzia che quanto gli apostoli hanno ricevuto non è stato dato loro perché se lo meritano. La fonte è la generosità di Dio e il fatto che sono stati scelti per una missione particolare. 

Scrive Chiara Lubich: «Il regno di Dio va dunque accolto. È un dono che Dio ti fa. Non c’è infatti nessuno sforzo umano, nessun tentativo ascetico, nessuno studio o ricerca intellettuale, che ti possano far entrare nel regno di Dio. È Dio stesso che ti viene incontro, che si rivela con la sua luce o ti tocca con la sua grazia. E non c’è nessun merito che tu possa vantare o su cui tu ti possa appoggiare per aver diritto ad un tale dono di Dio. Il regno ti viene offerto gratuitamente». In questa accoglienza siamo chiamati, anche oggi, a continuare il compito affidato da Gesù agli apostoli, di proclamare con la parola e con i fatti, la vicinanza del regno, di annunciare insieme, ad ogni essere umano un messaggio di speranza: in questo mondo così travagliato e incerto, Dio lo ama immensamente, Dio ci ama tutti immensamente.

A cura di Augusto Parody Reyes e del team della Parola di Vita

mercoledì 3 giugno 2026

UN'IDEA INTERESSANTE DA PRENDERE IN SERIA CONSIDERAZIONE

Ci accontentiamo di vivere in un mondo in cui domina “la legge del più forte”? Dove, per avere successo, bisogna schiacciare o sottomettere gli altri? Dove guardiamo l’altro con diffidenza e, per paura di perdere ciò che abbiamo, innalziamo barriere fisiche o invisibili? Ci rassegniamo a lasciar passare i giorni senza speranza, senza trovare un senso a ciò che viviamo? E ancora: è davvero questo vivere pienamente?

In un mondo complesso e incerto, abbiamo l’opportunità di essere portatori di un nuovo modo di concepire la vita. Ma per farlo, è necessario prima farne esperienza. Come?

Siamo nati, senza averlo chiesto, con capacità che ci sono state date: c’è chi ha facilità nel comunicare, chi possiede una sensibilità artistica e creativa; tutti disponiamo di una certa intelligenza, e può darsi che la vita ci abbia offerto opportunità uniche per svilupparci. La domanda è: che cosa ne facciamo di tutto questo? Abbiamo due possibilità: usare queste capacità solo per il nostro beneficio personale, godendo di ciò che ci offrono, oppure metterle al servizio degli altri e condividerle.

Forse la seconda opzione non ci garantirà un guadagno economico immediato — che oggi sembra essere il principale motore del mondo —, ma senza dubbio ci permetterà di contribuire a costruire una realtà diversa: un mondo in cui la competizione non sia un fine in sé, ma un mezzo per migliorare e crescere insieme.

Non si tratta di una realtà imposta, ma di un processo che inizia nelle relazioni quotidiane e nelle scelte che ciascuno compie quando decide di agire. Le persone che vivono così dimostrano, con i fatti, che il cambiamento è possibile. Ovunque agiscano, rendono visibile un nuovo paradigma e mostrano che questo cambiamento è vicino.

Con umiltà condividiamo ciò che siamo e ciò che abbiamo; accompagniamo e offriamo affetto a chi ha bisogno del nostro calore e della nostra vicinanza, alleviando le sofferenze quando necessario; viviamo insieme quei valori che possono essere motore di cambiamento per una società fondata sulla giustizia, sul rispetto, sulla pace e sulla dignità di tutte le persone; una società in cui si promuovono il perdono, la riconciliazione e si cerca il bene di tutti.

Insieme avremo più forza e maggiore credibilità, soprattutto se perseveriamo nelle nostre scelte. Che il nostro agire non cerchi riconoscimento né si basi sul calcolo o sull’interesse. La trasformazione è lenta, a volte impercettibile, ma se saremo costanti, il cambiamento avverrà, crescerà e si consoliderà. Il futuro comincia a farsi presente.

martedì 2 giugno 2026

Formarsi per l’azione politica e sociale

A seguito della profonda esperienza condivisa con i giovani durante l‘Hackathon 2026, è in fase di avvio la seconda fase del programma “Un’umanità, un pianeta: leadership sinodale”. Si propone un percorso formativo di 6 mesi, in modalità virtuale, che combina approfondimento e dialogo a partire dai propri diversi percorsi, scambio di progetti ed esperienze, sviluppo di iniziative con impatto locale e proiezione globale.

È rivolto a persone tra i 18 e i 40 anni che abbiano esperienza nella rappresentanza politica, nella gestione pubblica, nei movimenti sociali, nei partiti politici e spazi di advocacy; che siano impegnati nella trasformazione sociale e politica o interessati a rafforzare le proprie capacità di dialogo, cooperazione e azione collettiva. Che siano disponibili a dare il loro contributo operativo e di pensiero durante tutto il programma.

Con una durata di 6 mesi, in modalità 100% online, totalmente gratuito con un impegno stimato di 3 ore settimanali, il programma si propone raggiungere quest’anno a 500 giovani.

“Viviamo un momento storico caratterizzato da profonde tensioni geopolitiche, crisi socio-ambientali, crescente frammentazione sociale e livelli di polarizzazione – dicono gli organizzatori nella presentazione -. Queste sfide ci interpellano: evidenziano i limiti dei modelli tradizionali di governance e l’urgenza di nuove forme di leadership in grado di generare dialogo e attivare processi di azione collettiva per promuovere obiettivi di pace e di unità. In questo contesto, abbiamo scelto uno stile di leadership sinodale: una leadership basata sull’ascolto, la partecipazione, la corresponsabilità e la costruzione di soluzioni condivise. Se credi che la politica possa essere uno spazio per rigenerare legami, promuovere il bene comune e prendersi cura dell’umanità e del pianeta, questo bando è per te. Ti invitiamo a far parte di uno spazio internazionale di formazione e co-creazione di iniziative politiche insieme ad altri giovani leader provenienti da diverse regioni del mondo, per ripensare la governance di fronte alle sfide attuali”.

Il termine ultimo per la candidatura è il venerdì 19 giugno 2026.

Per avere più informazione e candidarsi al programma, aprire il seguente PDF

A cura di Carlos Mana

lunedì 25 maggio 2026

 

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