mercoledì 2 settembre 2026

LA PAROLA E L'ASCOLTO ... IN RICORDO DI FRATEL ENZO BIANCHI

Quanto mi sarebbe piaciuto stringergli la mano. Sedermi ai suoi piedi e ascoltare le sue sagge e profetiche parole. Un santo? No! Un cristiano. Un uomo che ha scelto di ascoltare, comprendere e seguire il Maestro, Gesù il Cristo. Alcuni anni fa ho ricevuto un suo messaggio personale attraverso una piattaforma social dove si complimentava per le mie letture giovanili e mi invitava a proseguire, a tenere sempre aperta una porta perché lo Spirito soffia e ci invita al dialogo, alla misericordia, al perdono e al cammino. Non tantissime parole ma profonde, incisive e soprattutto spronanti ad essere un uomo in cammino. 

In un articolo da Lui scritto qualche anno fa ho ritrovato perfettamente delineata la sua figura e soprattutto la sua vocazione monastica e cristiana.  


 “Perché ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme. E mi sembra di aver accompagnato un mutamento nella società e nella chiesa. Ho osservato eventi catastrofici inattesi: dalla pandemia all’acuirsi della crisi culturale in Europa, dalla rinascita della seduzione della guerra al naufragio della cristianità fino a rischiare di essere ridotta a patrimonio culturale nel nostro Occidente. Il paesaggio umano e religioso è cambiato, un mutamento destinato a continuare”. Ciò che non cambia, però, è la passione per l’uomo e la storia di cui la vicenda del cristiano deve essere nutrita, abbracciandone le contraddizioni, i limiti e le fragilità, accanto alle piccole e grandi gioie quotidiane:  “L’esperienza di fede è esperienza di bellezza, di un incontro tanto reale quanto indicibile, di una presenza più intima a noi del nostro stesso intimo”.

Ora per Lui è venuto il momento di realizzare concretamente tutto ciò che con lo studio, la preghiera e la meditazione  cercava di assaporare e di trasmettere agli uomini di buona volontà. 

Grazie Fratello Enzo!

L'IDEA DEL MESE

La chiamano «la Regola di platino». Tutti conoscono la grandezza della Regola d’oro (“fai all’altro quello che vorresti fosse fatto a te”) e proprio da questa nasce quella che può esserne una evoluzione persino più universale: “sforzati di capire che cosa l’altro vorrebbe che fosse fatto a lui: e di conseguenza agisci”. 

Forse proprio qui possiamo riconoscere una delle forme più autentiche dell’amore: incontrarci da pari a pari, ciascuno con le proprie forze e le proprie fragilità, in un rapporto di reciprocità e di rispetto, riconoscendo il valore e la dignità di ogni vita anche nei contesti più difficili. Si tratta di guardare con attenzione chi ci sta accanto, senza ignorarlo.

 “Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich – non opera alcun male”. Infatti, se amiamo, evitiamo ogni forma di male, sia verso noi stessi sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il primo passo per amare il prossimo è, appunto, non fargli del male. Ma per arrivare ad amare pienamente è necessario essere creativi nell’amore: papa Francesco ci ricordava che non basta non fare il male al prossimo, ma occorre scegliere di fare il bene, cogliendo tutte le occasioni che si presentano.

Lo sappiamo, nessuno di noi può dare ciò che non ha e solo riconoscendo di essere stati prima di tutto amati possiamo liberare con pienezza i nostri doni verso gli altri.

Come vivere, allora, questa Idea del Mese? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente, con creatività e fantasia e soprattutto con un ascolto profondo, che viene “da dentro”, dal cuore. 


Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva persino morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».

martedì 1 settembre 2026

 

Morte di Enzo Bianchi

    


I fratelli e le sorelle della Casa della Madia annunciano con grande dolore la morte di Fr. Enzo Bianchi, fondatore di Bose, avvenuta oggi 1 settembre alle ore 8,27. 

Il Signore gli mostri il suo volto e gli doni la sua pace. 

 

1° settembre, inizia il “Tempo del Creato”

In vista dell’XI giornata mondiale di preghiera per la cura del creato che ricorre il 1° settembre, Papa Leone XIV ha scritto un messaggio dal titolo “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4).

È un testo da leggere più volte e meditare, partendo proprio dal titolo che riprende una delle immagini più celebri della Bibbia. Isaia immagina che l’oggetto costruito per la guerra viene trasformato in uno strumento agricolo. Ciò che serviva per distruggere diventa un arnese per la produzione della vita. È una descrizione molto bella per esprimere la pace. E si lega all’attualità. Oggi, infatti persistono rapporti delicati con conflitti armati che distruggono l’ambiente e minacciano la vita di milioni di persone.

Papa Leone richiama il profondo legame tra pace, cura del Creato e dignità umana, invitando a orientare le risorse verso la vita e la sostenibilità. “Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra” scrive il Pontefice. La guerra “lascia dietro di sé una distruzione sociale ed ecologica che dura per generazioni. L’interazione tra conflitti armati e degrado ambientale, inoltre, crea spesso un circolo vizioso che distrugge gli ecosistemi, contamina risorse essenziali come l’aria e l’acqua e mina la sicurezza alimentare. Il che alimenta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, che possono contribuire, a loro volta, all’insorgere di ulteriori conflitti”.

Il creato è la «natura», ossia tutto ciò che ci circonda! E l’uomo non è un osservatore, ma ne è parte. E l’auspicio di Isaia si fa oggi appello a “trasformare ciò che è male in vita”. Una conversione che non può prescindere dal tornare non soltanto al cuore, ma a chi lo guarisce: il Signore. Perché lì dove il singolo si rinnova, si aprono nuove possibilità.

“Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato – afferma il Papa -. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda. La pace, quindi, comincia nel cuore e si riflette all’esterno nelle nostre relazioni, nelle comunità e più ampiamente nel mondo”.

LEGGI IL MESSAGGIO DEL PAPA

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