domenica 8 maggio 2016

sabato 7 maggio 2016

Ellekappa


Karl Barth

<<Un cristiano fa della buona teologia quando, in fondo, è sempre lieto, sì, quando si accosta alle cose con umorismo. Bisogna guardarsi dai teologi di cattivo umore! Guai ai teologi noiosi! Naturalmente lo so: siamo circondati da ogni parte da tanta, da tanta tristezza; e noi stessi siamo spesso compagni poco piacevoli. Ma dato che un buon teologo non serve se stesso, bensì Lui, il Padre di Gesù Cristo, egli può guardare al suo prossimo, che, in ogni caso, è amato da Dio, e persino a se stesso, con gioia e con speranza; egli può (quanto più prende seriamente il proprio compito) ridere nonostante tutto di cuore e può persino ridere di sé>>.

venerdì 6 maggio 2016

IL SOGNO DI FRANCESCO

Conferito a Francesco il Premio Carlo Magno 2016 davanti alle più alte cariche dell'Unione europea. Nel suo discorso usa soprattutto due verbi - "osare" e "sognare" -  e auspica un "nuovo umanesimo europeo", all'insegna di tre altri verbi: "integrare, dialogare e generare". L’appello ai leader venuti ad ascoltarlo, ma anche ai partiti, ai movimenti, ai sindacati, alle organizzazioni sociali, alle imprese, agli episcopati cattolici come a tutte le confessioni religiose del continente è forte e evidente: un appello certo a ritrovare coraggio e umanesimo, però dentro la cornice di una modernità non di rado problematica che chiede soluzioni nuove, innovazioni, creatività.
<<Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si prende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca di accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizza le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto, bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento dei beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia.>>
Discorso per il Conferimento del Premio Carlo Magno-6 Maggio 2016

giovedì 5 maggio 2016

BRAVISSIMA!

Lei è Tess Asplund, 42 anni, ed è stata fotografata con il pugno alzato di fronte: da sola sfida 300 neonazisti in uniforme. <<Ho agito d’istinto. Ero così arrabbiata che sono scesa in strada e mi sono messa di fronte a loro. Pensavo: no, il fascismo non può marciare qui, non va bene, non è giusto.>>
Un piccolo grande e significativo gesto, perché le brutture e gli orrori del passato non possono e non devono trovare spazio.

UN SORRISO

Un sorriso non costa nulla,
ma ha un  grande significato.
Arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo dà.
Dura un istante,
ma il suo ricordo è spesso duraturo.
Nessuno è così ricco
da poterne fare a meno
e nessuno è così povero
da non poterlo offrire in elemosina.
Un sorriso
è riposo per chi è stanco,
è coraggio per l'anima afflitta,
è consolazione per il cuore affranto.
E' un vero antidoto
che la natura ha riservato
per tutti i dolori.
Eppure non lo si può nemmeno comprare,
né rubare, né imprestare.
Perché ha valore soltanto
a partire dal momento in cui
viene offerto.
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Cahier de Pomeyrol, "In attesa del mattino"

PREGHIERA

Quando avrò srotolato la mia vita, al tuo cospetto,
come un tappeto, e aperto, davanti a te,
lo scrigno del mio cuore, non ci sarà più nessuna recita.
Potrò dirti le mie mancanze senza timore
e condividere le mie speranze con fiducia.
Nel segreto di quella <<cameretta>>, ritroverò
la mia libertà, la fierezza di essere discepolo tuo,
la capacità di provare compassione verso il prossimo.
Accompagnaci con questa benedizione,
nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
da "Riforma.it"

ASCOLTIAMO LA PAROLA

«Sonate la tromba a Sion, proclamate un digiuno, convocate una solenne assemblea! Adunate il popolo, santificate l'assemblea! Adunate i vecchi, i bambini e quelli che poppano ancora! Esca lo sposo dalla sua camera, e la sposa dalla camera nuziale! Piangano, fra il portico e l'altare, i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: "Risparmia, o Signore, il tuo popolo e non esporre la tua eredità all'infamia, allo scherno delle Nazioni!"»
I profeti della bibbia non parlano solo di guerra e di pace, di sconfitte e deportazioni e di speranza di rientro e restaurazione. Gioele, che scrisse probabilmente nel quinto secolo a.c., descrive un terribile accadimento naturale occorso al popolo di Israele: un'invasione di locuste che distrusse la vegetazione e fiaccò l'economia prettamente agricola del tempo. Tutto il popolo piange e piangono con esso gli animali e le greggi. Anche i sacerdoti, perché se il popolo non ha di che mangiare, non c'è decima da offrire al tempio e anche il culto e la stessa vita spirituale del popolo è messa alla prova. Gioele offre una ricetta al popolo: proclamare un digiuno e indire un'assemblea alla quale partecipino tutte le generazioni. Se ciascuno non ha più nulla da offrire ai propri figli e a Dio, tutti insieme offriamogli ciò che ci è rimasto: lacrime e digiuno.
La bibbia ci parla ormai di eventi lontani, storicamente lontani, geograficamente altri e, aggiungo, di difficile comprensione per chi vive in mondo economicamente molto diverso da quello di Gesù e dei profeti. Un'invasione di locuste che distruggono raccolti e pascoli? Roba di secoli fa, fortunatamente! Ma gli eventi naturali continuano ancora oggi a minacciarci. Di qualche giorno fa la notizia di un uragano che ha colpito l'America Latina, distruggendo tra l'altro un tempio valdese. Le immagini dello tsunami che ha colpito il Giappone qualche anno fa sono ancora tra le più clickate su Internet, anche perché quella tragedia innescò un grave incidente nucleare. Siamo ancora oggi in balia della natura, a maggior ragione per il fatto che crediamo di poterla governare. Ci soffermiamo spesso, in questi casi, sull'eventuale significato "teologico" delle catastrofi. Sulla domanda: "perché Dio lo ha fatto? Perché non ha impedito che ciò avvenisse?".
L'invito di Gioele, invece, è una parola sul popolo e per il popolo: di fronte alla tragedia, alla disperazione, al deserto lasciati dalle locuste, riuniamoci e offriamo insieme a Dio ciò che ci rimane. Si tratti pure di lacrime e digiuno. Insieme, scopriremo cosa si può fare e come pregare, insieme potremo agire e ricominciare a sperare. La catastrofe, che non ha senso in sé, e non dà senso a Dio, può farci riscoprire il senso della parola "insieme".
da www.chiesavaldese.org

mercoledì 4 maggio 2016

BENVENUTI!

Mentre l'Europa gioca allo scarica barile e a chi si dimostra 'populista' costruendo muri e barricate, c'è chi una vera soluzione l'ha trovata costruendo un ponte, un corridoio dove poter far passare, senza nessun pericolo, un'umanità distrutta e cacciata dalla guerra.
«I corridoi umanitari sono una protesta contro la guerra, l’espressione di un’Europa che non alza solo muri ma è capace anche di costruire ponti», ha detto ieri il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi accogliendo a Fiumicino insieme al viceministro degli Esteri Giro, al presidente della Fcei Luca Maria Negro e a Paolo Naso della tavola valdese i rifugiati provenienti da cinque città siriane: Homs, Damasco, Hama, Aleppo e Hassaka (più quattro dall’Iraq).

Abbiamo visto i loro volti in un timido tentativo di intervista. Probabilmente non capivano completamente tutto ciò che avveniva attorno a loro, ma la tensione che un imprevisto potesse mettere fine al loro sogno, che continuiamo a vedere nei tratti di quanti sbarcano in Grecia o a Lampedusa, era sparita ed ora, finalmente, ci si poteva aprire ad una vita dove non si deve fare i conti con la guerra e dove le persone malate possono trovare cure adeguate.

La speranza adesso è che l’esempio italiano possa essere imitato in Europa e che anche altri Paesi avviino nuovi corridoi umanitari, aumentando così il numero dei rifugiati accolti. «Saremmo lieti se lo facessero, l’Europa non può essere una fortezza spaventata», ha aggiunto Riccardi. Quello che è certo è che le tre comunità religiose non si fermeranno.  

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