domenica 1 novembre 2026

IL FUTURO E' UNA PROMESSA

Il volantino degli universitari di Comunione e Liberazione dopo le violenze scoppiate a Milano nel weekend del 17 ottobre.

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Tanti commenti sono stati scritti in questi giorni per cercare di decifrare episodi che ci ha ferito vedere: ragazzi molto più giovani di noi, alcuni addirittura dodicenni, che sfasciavano le vetrine dei negozi e andavano allo scontro con la polizia in piazza Duomo a Milano. Sono emersi fattori sociologici (emarginazione delle seconde generazioni di immigrati), politici (opposizione al governo), economici (il carovita), pedagogici (assenza della famiglia e della scuola); c’è chi ha parlato anche di aspetti fisiologici (lo sviluppo del lobo frontale impedirebbe, nell’adolescenza, una consapevolezza adeguata delle conseguenze delle proprie azioni). Sono tutti elementi reali, che si intrecciano. Tuttavia, nessuno di questi è emerso come ragione esaustiva della violenza esplosa.

Sono scesi in piazza in centinaia, ma non stavano dicendo o costruendo qualcosa insieme: ognuno era lì nel tentativo ingenuo e in fondo disperato di affermare sé per qualche istante, anche a costo di compiere il male. Come nei testi delle canzoni trap che vanno di moda, e che nello scorso fine settimana hanno preso forma reale per qualche ora; alcuni cantanti non hanno mancato di rilevarlo.

Non conosciamo la vita di quei ragazzi, ma dobbiamo riconoscere il male delle loro azioni, senza pretendere che questo basti a dire chi sono. Il loro volto era coperto; noi vorremmo poterlo vedere. Ci piacerebbe prendere sul serio quei ragazzi, poterli guardare in faccia e chiedere a ciascuno di loro: è davvero questo quello che cerchi?

A Parigi, davanti a migliaia di giovani - e meno giovani - assiepati in silenzio a Place de la Concorde per ascoltare le sue parole, il Papa ha detto: «Bisogna riconoscere che quaggiù nulla riesce mai a appagarci pienamente. Quando riteniamo finalmente concluso il nostro impegno e ricompensati i nostri sforzi, molto spesso il vuoto interiore riemerge, ancora più profondo. Allora, per colmarlo, può capitare che cerchiamo nuovi piaceri, che vogliamo possedere nuove cose, che facciamo di tutto per “divertirci” pur di non provare quel malessere interiore!» (Leone XIV, omelia a Place de la Concorde, 26 settembre 2026).

Ci ha colpito notare la differenza tra quelle due piazze. I ragazzi andati a incontrare il Papa non avevano il problema di farsi ascoltare: «Cercavano qualcuno da ascoltare. Qualcuno che parlasse loro con autorevolezza di vita, di morte, di speranza. La vera sfida è tutta qui: offrire risposte all’altezza di domande radicali, per quanto inconsapevoli o acerbe» (E. Boffi, “Il bluff dell’ascolto: proviamo a dire qualcosa ai giovani”, 20 ottobre 2026, Tempi.it).

Davanti a gesti che si esauriscono nella distruzione e nella violenza, senza esprimere una reale domanda, ci sembra di poter scorgere una forma di nichilismo latente. E allora, davanti a quei ragazzi che hanno il nostro stesso volto, ci chiediamo: c’è qualcosa per cui valga la pena vivere e costruire? È una domanda che ci accomuna e che desideriamo affrontare, insieme.

A noi è accaduto di incontrare dei volti nuovi, una compagnia in cui sperimentare una risposta vera, bella, all’altezza di quella domanda. Al Meeting di Rimini, Leone XIV ci ha detto che «il futuro è una promessa, non una minaccia» (Leone XIV, Discorso ai partecipanti al Meeting per l’amicizia fra i popoli, 22 agosto 2026). Desideriamo «mantenere un cuore aperto», come ci invita a fare il Papa, e invitare tutti a verificare con noi questa promessa.


Comunione e Liberazione Universitari


 

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