lunedì 7 dicembre 2015

GINO STRADA RICEVE A STOCCOLMA IL PREMIO NOBEL ALTERNATIVO

A Stoccolma Gino Strada, fondatore di EMERGENCY, ha ricevuto il Premio Nobel alternativo davanti al Parlamento svedese "per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra".
"Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.
Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari. Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?
Ogni volta, nei vari conflitti nell'ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l'uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.
L'origine e la fondazione di EMERGENCY, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d'ospedale. Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare. Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più "conflitti rilevanti" che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.
Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russel-Einstein: "Metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra?". È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?
Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.
Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.
 
La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell'immaginare, progettare e attuare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino al completo abbandono di questi metodi. La guerra, come le malattie mortali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.
L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.
Possiamo chiamarla "utopia", visto che non è mai accaduto prima.
Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento.
Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l'idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell'umanità".
(dal sito www.emergency.it)

domenica 6 dicembre 2015

COSTRUIRE PONTI TRA LE FEDI

Il Giubileo straordinario che si apre l’8 dicembre è anche un’occasione per approfondire il tema della misericordia nelle tre grandi religioni monoteiste,così si esprime Cenap Aydin,di origini turche e attuale direttore di un centro per il dialogo interculturale a Roma,intervistato su "CITTA' NUOVA".
«Islam è una religione di pace. Il Corano vieta il terrore, l’oppressione, la tirannia, la violenza e incita la pace. C’è chi lo strumentalizza deviandolo dal suo messaggio autentico al fine soddisfare il proprio desiderio di potere o per altri interessi, con azioni violente e criminali che sono senza dubbio da respingere e condannare fermamente.
Putroppo spesso nei media, consapevolmente o inconsapevolmente, viene trasmessa un’immagine dell’islam in netta contrapposizione con la sua essenza, un’immagine intollerante, violenta, opprimente; probabilmente ciò è dovuto alla ricerca del sensazionalismo. Tuttavia l’irresponsabilità nella trasmissione delle notizie, la disinformazione e la distorsione possono portare a dei risultati disastrosi, aumentare i pregiudizi, alimentare il razzismo e lo xenofobia, l’intolleranza e la paura del diverso, arrivando a considerare la semplice appartenenza ad un credo come motivo di minaccia alla sicurezza sociale. I media se utilizzati in modo responsabile possono aiutare notevolmente a creare un clima di convivenza pacifica tra le diverse religioni, a partire proprio da una informazione corretta e consapevole».
«Nell’Islam possiamo considerare la divina misericordia come una delle chiavi di lettura della relazione tra l’uomo e Dio e dell’agire di Dio verso tutte le sue creature. La misericordia è un tema frequentemente ricorrente nel Corano: 113 delle 114 Sura (Capitoli) del Corano, eccetto la IX Sura, si aprono con l’invocazione: “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole”.
Pertanto nell’Islam, Dio si presenta anzitutto come il Misericordioso, dimostrandolo attraverso le Sue azioni e per tutte le Sue creature. Così il creato è accompagnato costantemente dalla misericordia. Essa è spesso citata assieme al perdono, evocando così Dio il Perdonatore. La misericordia richiede l’amore, si manifesta nel perdono e apre le porte all’accoglienza.
Questo dato da solo è un chiaro invito ai fedeli musulmani di ricordare la misericordia divina e di relazionarsi con il creato sviluppando la qualità della misericordia».
<<L’Anno della Misericordia permetterà ai fedeli delle tre religioni monoteiste in primis di riscoprire le radici comuni, tra le quali figura appunto anche la misericordia. Questa è strettamente legata con l’accoglienza e l’ospitalità ‒ e qui non possiamo non ricordare l’ospitalità di Abramo. Le radici comuni faciliteranno la costruzione di ponti tra i fedeli delle diverse religioni, permettendo di approfondire il dialogo autentico, peraltro già incominciato in diversi ambienti. Il dialogo facilitato da questa radice comune come un circolo virtuoso ci aiuterà a vedere e comprendere i valori profondi, di riscoprire la grande famiglia umana alla quale tutti apparteniamo, portando alla convivenza pacifica. Si possono ben immaginare le conseguenze positive di cui possono giovarsi le società attuali, attraversate dalla paura, dalla violenza…e assetate di pace». 

A QUANDO LA VERITÀ ?

Fare chiarezza su Paolo, che papa Francesco nell’appello per la sua liberazione ha definito “uno stimato religioso”,  è anche altro: è partire dal suo messaggio, dal suo impegno di verità e servizio per la Siria, per il popolo siriano, e per tutti noi. Quell’ appello accorato, lungo anni,  anni tremendi, anni di espulsione dal suo paese d’azione, anni di ferma denuncia in ogni angolo del mondo, anni di denigrazione in alcuni casi, quell’appello  evangelico e profetico per aprirci gli occhi sul  baratro siriano e le sue conseguenze, che forse per pigrizia non tutti siamo riusciti a cogliere nella pienezza della sua valenza, richiede in primis a noi  “chiarezza”. Il coraggio della “chiarezza”, cioè di rileggerlo davvero, rileggerlo in tutta la sua sofferenza e attualità, perché purtroppo molto spesso capire il passato è il modo migliore per vedere il futuro. 
Il valore  della testimonianza di padre Paolo non è solo religioso, non è solo un messaggio per l’amicizia tra i figli di Abramo, è un messaggio per tutti noi, qui e oggi. Rileggerlo e capirlo è il vero contributo che ciascuno di noi può dare alla “verità”. Fatto questo potremo, con più fermezza e  qualche emozione,  chiedere al mondo: “ dopo due anni e mezzo di dolore abbiamo il diritto di sapere che ne è di lui”. Del nostro concittadino ,per tutti noi cittadini italiani, del nostro carissimo Paolo, per chi scrive.  (Associazione dei Giornalisti amici di padre Dall’Oglio)
NO al clima di guerra e alla chiamata alle armi SI alla lotta per il bene e a una politica attiva di pace
Comunicato-appello di Pax Christi Italia
Costruire il Giubileo della pace, profezia di nuova umanità
Pax Christi Italia, presente in questi giorni a Parigi per la Cop21 con una nutrita delegazione giovanile armata dell’enciclica Laudato si’, propone questo appello all’inizio del Giubileo della misericordia che, come ha evidenziato papa Francesco in Africa, diventa per tutti un Giubileo del disarmo, della giustizia e della riconciliazione.
Pax Christi Italia si oppone alla generale chiamata alle armi promossa in tutta Europa da organi di stampa, governi e forze politiche che pensano di bloccare le guerre del terrorismo col terrorismo di guerre che, come si è visto (e come è stato riconosciuto anche dai loro promotori), hanno alimentato nuove violenze e nuove guerre.
Cosa è rimasto di tante iniziative belliche? Morti, rovine, sfollati, profughi, migrazioni forzate, tratta delle persone, milizie armate, terrorismo diffuso e “tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi”, ha esclamato il papa il 19 novembre.
“Nel contesto della comunicazione globale”, ha detto il papa a Sarajevo nel giugno scorso, “si percepisce un clima di guerra. C’è chi questo clima vuole crearlo e fomentarlo deliberatamente, in particolare coloro che cercano lo scontro tra diverse culture e civiltà, e anche coloro che speculano sulle guerre per vendere armi”. Per questo, giorni fa ha esclamato: “coloro che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti”, aggiungendo, poi: “le guerre sono un’industria, un affare di armi, un peccato, distruggono l’umanità… Si devono fermare” .
Quella che stiamo vivendo non è una guerra dell’Islam contro l’Occidente. Il terrore è da tempo pane quotidiano per milioni di persone in Medio Oriente e in varie parti del mondo, e colpisce soprattutto i musulmani. Il 90% delle vittime del terrorismo islamista si verifica in Iraq, Siria, Pakistan, Afghanistan, Nigeria, Somalia, Tunisia, Mali, Libia, Libano, Egitto, nel centro e nel nord d’Africa dove l’Europa manda armi e dove l’Italia coi suoi traffici sta violando la legge 185/90, ormai depotenziata e svuotata di significato. Lo testimoniano i dati della Rete Italiana Disarmo e di altre istituzioni.
L’Italia vende e permette la vendita di armi, ad esempio, all’Arabia Saudita (che sta bombardando lo Yemen e che ospita finanziatori del sedicente stato islamico), al Qatar, alle monarchie del Golfo, al Kuwait, alla Siria, all’Iraq, alla Turchia, all’Algeria, all’Egitto, al Marocco, alla Libia…ed è alleata di regimi vicini ai terroristi.
Ora, ai bombardamenti di Usa, Russia e Francia (e al sostegno armato dell’Italia), si aggiungono quelli della Germania e dell’Inghilterra. Molti, troppi sono corresponsabili delle violenze di una guerra mondiale che sembra inarrestabile e che è diventata parte integrante dell’economia e della politica.
Una politica di pace con mezzi di pace non è passiva ma è lotta per il bene e per la civiltà del diritto, è gestione e superamento dei conflitti.
Si può vincere il male con il bene.
Occorre, anzitutto, eliminare ogni complicità con i terroristi.
Non si può nutrire il male che si dice di combattere.
E non si spegne il fuoco gettandovi benzina in continuazione.
1. Smettiamo di armare le guerre con gli “affari insensati” delle armi. Diamo inizio a un embargo planetario o a una moratoria internazionale che imponga il divieto assoluto di vendere armi.
2. Scardiniamo l’architettura finanziaria del califfato e dei suoi alleati. Blocchiamo il commercio clandestino di petrolio (che frutta all’Isis 1 milione e mezzo di dollari al giorno). Fermiamo le elargizioni di denaro e i flussi di armi e denaro.
3. Ridiamo all’Onu un ruolo centrale nel processo di pace in Siria e Iraq e affidiamo al Tribunale penale internazionale la valutazione e il giudizio dei crimini contro l’umanità.
4. Costruiamo una politica euro-mediterranea di vera cooperazione e di sicurezza comune.
5. Promuoviamo un’opera di educazione ai conflitti nelle scuole e nelle città preparando anche le condizioni per una Difesa civile nonviolenta.
6. Sviluppiamo il dialogo interreligioso senza diplomazie generiche ma con buone pratiche sociali e momenti di festa, curando una spiritualità dell’incontro che faccia emergere la sostanza disarmata e disarmante della propria fede.
Non lasciamo solo papa Francesco nella sua denuncia! All’inizio del “Giubileo della misericordia”, seguiamo il suo invito a “chiedere la grazia del pianto per questo mondo che non riconosce la strada della pace. Che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla”.
Dopo il convegno ecclesiale di Firenze, le comunità cristiane possono vivere il Giubileo della misericordia come Giubileo della giustizia e della pace, come profezia di nuova umanita’.

Pax Christi Italia

sabato 5 dicembre 2015

<<Tutto ciò che è profondo ama mascherarsi; le cose più profonde odiano l'immagine e la similitudine.>>
(Nietzsche)

mercoledì 2 dicembre 2015

I BRUTTI RECORD DELL'ITALIA

L’Italia è il Paese dell’Unione europea che segna il record del numero di morti prematuri rispetto alla normale aspettativa di vita per l’inquinamento dell’aria. 
La stima arriva dal rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea): il Belpease nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue. Tre i «killer» sotto accusa per questo triste primato. Le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello nei bassi strati dell’atmosfera.
Il bilancio più grave se lo aggiudicano le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell’Ue e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio.
L’impatto stimato dell’esposizione al biossido di azoto e all’ozono invece è di circa 72mila e 16mila vittime precoci nei 28 Paesi Ue e di 75mila e 17mila per 40 Paesi europei. L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura Padana, che oltrepassa il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria.

DALLE "AMMONIZIONI" DI SAN FRANCESCO

Come le virtù allontanano i vizi. 
Dove è amore e sapienza, ivi non è timore né ignoranza. 
Dove è pazienza e umiltà, ivi non è ira né turbamento. 
Dove è povertà con letizia, ivi non è cupidigia né avarizia. 
Dove è quiete e meditazione, ivi non è affanno né dissipazione.
Dove è il timore del Signore a custodire la sua casa, ivi il nemico non può trovare via d'entrata. 
Dove è misericordia e discrezione, ivi non è superfluità né durezza. 

Mi piace questo papa!!!

Con questo papa ne vedremo delle belle! È da diversi giorni che vado ripetendo quest'espressione. Papa Francesco è sopra le righe, fuori da ogni protocollo e controllo. Non si lascia intimidire da alcuna etichetta: ama stare in mezzo alla gente, sentire l'affetto dei fedeli, condividere le gioie e le speranze dei pellegrini, donare conforto e fiducia a chi è solo e abbandonato. Ha chiesto ai suoi connazionali di non venire a Roma e di donare ai poveri le spese del viaggio: è un atto di carità dovuto nel momento in cui ha scelto di stare con i poveri e di volere una Chiesa povera. Questo papa è proprio francescano: chiede il permesso per entrare nei suoi appartamenti e rinuncia all'anello d'oro. Non fa grandi discorsi, non perché non sia sapiente o dotto. No! Vuole arrivare al cuore della gente e non cede al pessimismo; forse è solo stanco come la maggior parte dei cattolici di avere a che fare con una Chiesa impomatata, aulica nelle espressioni, scenica nelle cerimonie, antiquata in certe celebrazioni. Le sue omelie sono brevi, stringate, decisamente corte. Forse i 200 anni di arretratezza di cui parlava il compianto cardinale Carlo Maria Martini sono quasi tutti superati o almeno ridotti della metà.
dal blog di Edoardo Scognamiglio

martedì 1 dicembre 2015

<<Penso veramente che la mancanza dell’amore sia il grande male della vita, cioè, non c’è nessun altro male e l’unica terapia di questo male è l’amore stesso. Non ci sono terapie psicologiche, si può avere degli aiuti, ma è soltanto l’amore totale che guarisce le ferite dell’amore.
La nostra società è drammaticamente malata di amore.
C’è tanto amore narcisista, c’è tanto amore possessivo, c’è tanto amore di proprietà. Vediamo adesso come le persone si ammazzano, tu mi lasci-io ti uccido. C’è proprio una follia antropologica altro che spirituale. Non c’è altro da dire che l’amore è dono in sé e solo in quanto dono poi rigenera un’altra vita.>>
Susanna Tamaro

L'INTIFADA ITALIANA DEL PRESEPIO

Quasi per imporre militarmente la ri-cristianizzazione di un territorio sconsacrato, ieri una scuola elementare di Rozzano (Milano) è stata meta di una chiassosa processione politica pro-presepe (bambinelli portati da bambinoni). Una risposta sguaiata e prepotente al problema — vero — di come conciliare tradizioni non solamente religiose, come quella natalizia, con la difficile convivenza tra culture......
Una certezza, per esempio, è che l’indiscutibile tradizione cristiana del nostro paese non deve essere rimossa, o snaturata, per non urtare suscettibilità troppo suscettibili. Peggio per i suscettibili. Guai ai suscettibili. Una seconda certezza, che non si oppone alla prima e anzi la rafforza, è che questa identità, se viene brandita come un’arma, non importa se di difesa o di offesa, diventa una imposizione escludente e detestabile, e non solamente in linea di principio, ma in linea pratica: perché esistono italiani cattolici, italiani musulmani, italiani ebrei e italiani atei (per non dire delle altre infinite variabili). E dunque è fondamentale, per una scuola pubblica degna di questo nome, non solamente sembrare ma addirittura essere “scuola di tutti”, inclusiva di ogni identità e di ogni cultura......
Imbroglia chi la semplifica inalberando gesubambini, scoprendosi una vocazione devota fin qui non manifesta, come fa la Lega nata pagana e invecchiata vaticana: sbaglia gravemente, sbaglia nei fondamentali, perché riduce la scuola pubblica a un ring nel quale vince chi è più grosso e più grossolano. Specularmente sbaglia chi si illude che omettendo identità, celando le differenze, smussando ogni angolo, si possa favorire un processo di convivenza, forse di integrazione, che invece non può che fondarsi sulla chiarezza reciproca.....
La realtà delle cose, di giorno in giorno, è sempre più amara. È sfavorevole al ragionamento, al compromesso virtuoso, all’intelligenza dell’altro. Provate a dire «no al crocifisso nelle aule, sì a festeggiare Natale nelle scuole», e le opposte tifoserie avvamperanno d’ira. È una partita, questa, nella quale le curve si ingrossano e minacciano, piano piano, di mangiarsi tutto lo stadio. Il ragionamento è in minoranza. .....
Gli uomini di buona volontà, o perlomeno di volontà non pessima, si trovano, in questo momento, stretti in una tenaglia. Per questo devono sentirsi duri come un sasso, non mollare mai, non cedere allo spirito nefasto della Guerra Santa. Minoranza gentile, ma non silenziosa, tra maggioranze urlanti, questo devono essere gli italiani non disponibili a nascondere Gesù Bambino e nemmeno a lanciarlo contro il nemico.
Stralci di Michele Serra su "La Repubblica"

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