..Tre settimane di sinodo...per una donna come me, che ha vissuto il '68 e il femminismo, che ha insegnato in una università statale e ha partecipato a comitati e a gruppi di lavoro di tutti i generi, questa esperienza è stata davvero inedita. Perché, anche se mi è capitato,...di ritrovarmi ad essere l'unica in mezzo a un gruppo di uomini, quegli uomini là almeno avevano qualche dimestichezza con le donne: erano sposati o avevano delle figlie.
Quello che maggiormente mi ha colpito in quei cardinali, quei vescovi e quei preti, era la loro
perfetta ignoranza dell'universo femminile, la loro scarsa conoscenza delle donne, considerate
inferiori, come le suore, che generalmente servivano loro da domestiche...per la stragrande maggioranza, l'imbarazzo provato in presenza di una donna come me era palpabile, soprattutto all'inizio. E comunque, nessun segno di quella galanteria abituale che si trova ancora, in particolare negli uomini di una certa età... Con la massima disinvoltura, mi tagliavano la strada sulle scale e mi passavano allegramente davanti al buffet durante le pause-caffè...
Poi, quando abbiamo cominciato a conoscerci meglio...mi hanno a poco a poco mostrato la loro simpatia...: ero considerata come una mascotte, sempre trattata con paternalismo, anche se potevano avere la mia età, o erano più giovani di me...
Quando, dopo tre o quattro giorni, le guardie svizzere in uniforme incaricate di sorvegliare l'entrata si sono messe sull'attenti davanti a me, mi sono sentita al settimo cielo!
La mia presenza, comunque, era solo tollerata:...non avevo diritto di intervenire,...e non mi era permesso neppure di votare...mi era vietato proporre modifiche al testo sottoposto al dibattito. In teoria, non avrei neanche dovuto parlare...Insomma, tutto contribuiva a far sì che mi sentissi inesistente...Ho anche cercato di condividere le mie impressioni con le poche altre donne presenti al sinodo, ma loro mi guardavano sempre con stupore: per loro, quel trattamento era assolutamente normale. La maggior parte era invitata in quanto membro di una coppia – al momento degli interventi di chiusura ho ascoltato improbabili racconti di matrimonio narrati insieme al marito...Ho capito che le suore, essendo numerose, molto più numerose dei religiosi maschi, fanno paura: se entrano loro, mi si diceva, noi saremo schiacciati. È quindi meglio fare come se non esistessero...
Sotto i miei occhi curiosi e stupefatti, la Chiesa mondiale ha preso corpo e identità. È certo, ci sono
campi distinti tra coloro che vogliono cambiare le cose e coloro che vogliono semplicemente
difendere lo statu quo. E la contrapposizione è molto netta...
Il campo dei conservatori assicura ai poveri fedeli che seguire le norme non è un fardello disumano perché Dio ci aiuta con la sua grazia. Hanno un linguaggio colorito per parlare del matrimonio cristiano, del “canto nuziale”, della “Chiesa domestica”, del “Vangelo della famiglia” - insomma, di una famiglia perfetta che non esiste, ma che le coppie presenti devono testimoniare raccontando la loro storia...
Ci sono più sfumature nel campo dei progressisti. I più audaci arrivano a parlare di donne e di
violenza coniugale. Li si distingue facilmente perché invocano incessantemente la misericordia.
Naturalmente, le famiglie perfette non hanno bisogno di misericordia. “Misericordia” è stata la
parola chiave del sinodo: nel gruppo di lavoro, gli uni lottano per toglierla dai testi, gli altri la
difendono con vigore e cercano al contrario di moltiplicarla...
Ma a poco a poco ho capito che si stava operando un cambiamento profondo: accettare che il
matrimonio sia una vocazione, analogamente alla vita religiosa, è un grande passo avanti. Significa
che la Chiesa riconosce il senso profondo dell'Incarnazione, che ha dato valore spirituale a ciò che
viene dal corpo, e quindi anche alla sessualità considerata come un mezzo spirituale, sia nella
castità che nella vita coniugale. Anche l'insistenza sulla vera intenzione della fede, sulla preparazione al sacramento è molto importante: basta con l'adesione di facciata, senza una scelta in coscienza. Il grande precetto di Gesù, secondo il quale solo l'intenzione del cuore conta, entra progressivamente nella vita pratica. E questo vuol dire che progrediamo in maniera significativa nella comprensione della sua parola. Nelle migliaia di polemiche sulla dottrina e sulla normatività,sembra che non esista niente di tutto questo, ma, guardando più da vicino, il cambiamento è percepibile, ed è senza dubbio positivo.
Durante le lunghe ore di dibattito dell'assemblea, ho osservato, affascinata, l'eleganza ecclesiastica: tutti “in uniforme” con le tonache profilate di viola o di rosso, gli zucchetti dello stesso colore, alcuni con cappe elaborate con lunghi cordoni e bottoni colorati...
È vero che arrivano da tutti gli angoli del mondo, è vero anche che la Chiesa è cattolica:...i vescovi dei paesi anticamente colonizzati parlano la lingua del vecchio conquistatore: il francese,l'inglese, il portoghese. Quelli che vengono dall'Europa dell'est parlano italiano. Mi rendo conto di quanto siano numerosi i vescovi in India e in Africa. Ognuno rappresenta un pezzo di storia e di realtà, sia che parlino di difficoltà concrete o che si accontentino di tirate teoriche a favore della famiglia.
E scopro così che i difensori più rigidi della tradizione sono quegli stessi che vivono nei paesi dove la vita è più difficile per i cristiani, come gli orientali, gli slavi o gli africani. Quelli che hanno conosciuto le persecuzioni comuniste propongono di resistere con lo stesso rigore e la stessa
intransigenza al fascino della modernità; coloro che vivono in paesi tormentati e insanguinati dove
l'identità cristiana è minacciata, pensano che è solo restando saldi sulle regole che si può difendere
la religione contro le minacce di cui è oggetto.
Tranne poche rare eccezioni...tutti parlano un linguaggio autoreferenziale, quasi sempre incomprensibile per chi non appartiene alla ristretta cerchia clericale:“affettività” per dire“sessualità”, “naturale” per dire “non modificabile”, “sessualità matura”, “arte dell'accompagnamento”... Quasi tutti sono convinti che sia sufficiente seguire buoni corsi di preparazione al matrimonio e forse anche un po' di catechismo prima delle nozze per superare tutte le difficoltà.
Eppure, dal mondo reale sorgono tante situazioni diverse e complesse. In particolare la questione
dei matrimoni misti che si ritrova ovunque nel mondo. I problemi sono molteplici e vari, ma ce n'è
uno che è presente in tutti i casi: la religione cattolica è la sola a porre l'indissolubilità del matrimonio. E quindi i poveri cattolici si ritrovano spesso abbandonati e nell'impossibilità di
risposarsi... Quanti ecclesiastici difendono con orgoglio le loro famiglie tradizionali senza pensare
che nella maggioranza dei casi si tratta di situazioni che penalizzano le donne.
Ma le donne sono quasi invisibili. E quando ne parlo, con forza, nei miei interventi, lamentandomi
della loro assenza mentre si tratta di discutere della famiglia, mi trovano “molto coraggiosa” ... applaudita...sono un po' sorpresa, poi capisco che, parlando chiaramente, li ho dispensati dal farlo loro.
Sommersa da queste ondate di sensazioni contraddittorie – tra la collera suscitata da un'evidente
esclusione e la soddisfazione, comunque, di essere lì – non potevo fare a meno di pensare che era
una cosa fuori dal comune partecipare ai nostri giorni ad un'assemblea che si apre con il canto del
Veni Creator Spiritus e termina con il Te Deum. Ma proprio per questa ragione soffro ancor di più
per l'ingiusta esclusione delle donne da una riflessione che, in linea di principio, riguarda il rapporto
dell'umanità nel suo insieme, quindi uomini e donne, con Dio.
di Lucetta Scaraffia in “Le Monde” del 27 ottobre 2015
martedì 3 novembre 2015
lunedì 2 novembre 2015
UNA PROPOSTA DI DIALOGO PER IL RINNOVAMENTO DELLA CHIESA
Carissimi Amici, carissime Amiche,
tra poco meno di un mese si svolgerà a Roma dal 20 al 22 novembre, presso la Casa La Salle ,Council50, un incontro internazionale dei movimenti e delle organizzazioni che lavorano per la riforma e il rinnovamento della Chiesa cattolica, in occasione del 50mo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II.
Da molti mesi ci sto lavorando, insieme a tanti altri, con Noi Siamo Chiesa, e con la rete internazionale We Are Church di cui Noi Siamo Chiesa fa parte.
L’obiettivo di Council50 è quello di creare un momento di dialogo tra persone di paesi diversi impegnate nel rinnovamento della Chiesa.
Il Concilio Vaticano II ha alimentato la visione di una Chiesa di speranza, vicina all’uomo, che annunci il Vangelo, che ci sostenga e motivi nel nostro impegno quotidiano, una chiesa in dialogo con tutti, credenti e non credenti. Vogliamo continuare a sostenere il rinnovamento della nostra Chiesa nei prossimi anni, nella linea del nuovo corso di papa Francesco.
I risultati del Sinodo sulla Famiglia ci incoraggiano e insieme ci indicano che papa Francesco ha bisogno del nostro sostegno, e della nostra attenzione critica, per portare avanti il rinnovamento di cui parla. Credo che tu condivida questo impegno.
Council50 è un momento di incontro, a livello internazionale, delle realtà ecclesiali che – in tutto il mondo – hanno tenuto vivo in questi anni il messaggio del Concilio, e vogliono promuovere il suo ulteriore sviluppo, per una Chiesa cattolica davvero ispirata al Vangelo.
Questo progetto è promosso dal basso senza sponsor che ci sostengano. Mentre i costi di organizzazione saranno in gran parte coperti dalle organizzazioni promotrici, vogliamo che questa iniziativa sia aperta a tutti gli interessati indipendentemente dalla loro capacità economica e collocazione geografica.
Abbiamo pertanto bisogno del tuo aiuto per sostenere i costi del viaggio e della permanenza a Roma in quei giorni dei rappresentanti delle organizzazioni e dei movimenti che nelle «periferie del mondo» portano avanti questi valori: vorremmo finanziare il viaggio e la permanenza di almeno 40 persone, che altrimenti non potrebbero essere presenti.
Per aiutarci ti propongo di contribuire con 100 €: ti sarei grato qualora decidessi di contribuire in maniera più generosa, ma se vuoi contribuire con una cifra inferiore, ti ringrazio ugualmente.
Per contribuire, sempre indicando la causale “Council50 – nome e cognome”
· COUNCIL 50 - IBAN FR76 1027 8060 7500 0210 5210 423 BIC: CMCIFR2A
Intestato a: Réseau Européen (EN-RE) – rete delle associazioni europee di riforma conciliare
Se volessi a tua volta farti promotore di questa iniziativa e aiutarmi a raccogliere fondi, ne sarei molto lieto.
Qui sotto trovi il programma provvisorio dell’evento:ti terrò al corrente dell’avanzamento del progetto.
Grazie!
Ciao,
Basilio Buffoni
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COUNCIL50
Via Aurelia, 472, 00165 Roma
Programma delle attività
Venerdì 20 Novembre
ore 14:00
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Apertura della registrazione e accoglienza dei delegati
Attivazione dei banchetti con libri e documenti
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ore 20:45 - 22:00
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Festa di benvenuto e presentazione del programma
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Sabato 21 Novembre
ore 08:30 - 09:30
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Visita dello spazio espositivo
(manifesti e mostre promosse dalle organizzazioni partecipanti)
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ore 09:30 - 12:30
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Preghiera e sessione plenaria - Aula Magna
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Relazione di Nontando Hadebe (teologa laica, dal Sudafrica e Zimbabwe)
Dibattito
Iscrizione ai workshop
Relazioni dei partecipanti provenienti dai diversi paesi
Dibattito
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ore 13:00 - 14:30
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Pranzo
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ore 14:30 - 16:00
ore 16:30 - 18:00
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Workshop in parallelo / prima serie di 4 workshop
Workshop in parallelo / seconda serie di 4 workshop
I temi previsti, ancora da confermare, sono:
a) pace e guerra
b) giustizia economica e sociale,
c) l’impegno dei cristiani per l’ambiente e la sostenibilità
d) il dialogo inter- e intra- religioso, il dialogo tra le diverse convinzioni di vita
e) genere, famiglia, sessualità: i risultati del Sinodo
f) l’organizzazione della Chiesa, i ministeri, le comunità, l’eguaglianza tra uomini e donne
g) le comunità cristiane di base: esperienze, impegno, relazione con le istituzioni
h) il giubileo del Patto delle catacombe, la promessa di una chiesa povera
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ore 18:15 - 19:30
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Chiesa di Casa La Salle: Celebrazione Eucaristica
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ore 19:30 - 20:45
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Cena
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ore 20:45 - 22:00
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Riunione aperta a tutti sui risultati dei workshop: relazione conclusiva e definizione della Carta di Council50
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Domenica 22 novembre
ore 9:00 - 10:30
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Sessione plenaria in Aula Magna:
Discussione sui risultati degli workshop
Proclamazione della Carta dell’Evento (la bozza è in corso di predisposizione)
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ore 10:30 - 11:15
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Spostamento a piazza San Pietro
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ore 11:15 - 12:30
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Incontro in piazza San Pietro e partecipazione all’Angelus
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ore 14:30 - 16:30
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Riunione organizzativa per la costituzione del network
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domenica 1 novembre 2015
LA MISERICORDIA
"Forse l'affermazione più radicale che Gesù abbia mai fatto è questa:<<Siate misericordiosi,come è misericordioso il Padre Vostro>>(Lc 6,36). La misericordia di Dio viene descritta da Gesù non solo per mostrarmi quanto Dio sia pronto ad avere compassione di me o a perdonare i miei peccati e offrirmi una vita nuova e la felicità, ma per invitarmi a diventare come lui e a mostrare la stessa compassione agli altri come Lui la mostra a me"(Henry J.Nouwen)
"Gesù, continuando una tradizione profetica, secondo la quale Dio non vuole sacrifici, né versamento di sangue, ma la conversione del cuore, presenta un'immagine di Dio misericordioso che offre perdono gratuitamente senza alcuna richiesta se non quella di accogliere il dono, che fiorisce in novità di vita" (Carlo Molari)
"Gesù, continuando una tradizione profetica, secondo la quale Dio non vuole sacrifici, né versamento di sangue, ma la conversione del cuore, presenta un'immagine di Dio misericordioso che offre perdono gratuitamente senza alcuna richiesta se non quella di accogliere il dono, che fiorisce in novità di vita" (Carlo Molari)
PUOI TU DELUDERMI?
Mio Dio, c'è forse qualcuno
che avendoti richiesto ospitalità
non sia stato accolto?
che avendoti richiesto ospitalità
non sia stato accolto?
Che essendo rimasto davanti alla tua porta
nella speranza che Tu gli aprissi,
non sia stato da Te ricevuto?
Posso tornarmene da Te deluso, congedato
quando non riconosco
alcun altro maestro che Te,
la cui caratteristica è il donarsi?
(Munajat- preghiera musulmana).
giovedì 29 ottobre 2015
LA SOFFERENZA
Dice una vecchia storia cinese:"C'era una donna il cui figlio era morto. Questa donna in preda ad una grandissima sofferenza, andò da un vecchio saggio per chiedergli degli incantesimi per poter riportare in vita il figlio. Il saggio, dopo aver valutato la situazione, le disse:<<Portami un seme di senape dalla casa dove non vi è mai stata una sofferenza: con quello porterò via la sofferenza dalla tua vita>>.
La donna si mise in cammino e scoprì presto che ogni casa aveva subito i suoi drammi.
Di fronte allo spettacolo delle sofferenze degli altri la donna si chiese:<<chi può aiutare e capire questa gente sfortunata meglio di me che sono stata così provata?>> e si fermò a confortarli.
Divenne così coinvolta nell'aiutare gli altri nelle loro sofferenze che si dimenticò di continuare nella ricerca del seme magico non comprendendo neppure che in effetti ciò aveva tolto la sofferenza dalla sua vita".
da "Riforma.it"
La donna si mise in cammino e scoprì presto che ogni casa aveva subito i suoi drammi.
Di fronte allo spettacolo delle sofferenze degli altri la donna si chiese:<<chi può aiutare e capire questa gente sfortunata meglio di me che sono stata così provata?>> e si fermò a confortarli.
Divenne così coinvolta nell'aiutare gli altri nelle loro sofferenze che si dimenticò di continuare nella ricerca del seme magico non comprendendo neppure che in effetti ciò aveva tolto la sofferenza dalla sua vita".
da "Riforma.it"
LA TUA PAROLA
Narrami ancora o Signore,attraverso la Tua Parola,
le gesta del popolo che Tu hai chiamato.
Rivelami la Tua presenza come voce che parla al mio cuore,
mentre ascolto gli insegnamenti di Gesù, seduta nell'erba fresca tra la folla.
Io ti apro, ti leggo ed entro così nel Tuo Regno,
respiro le Tue Parole di vita.
Mentre apro il libro, apro anche il mio cuore,
la mia casa, tutta la mia vita e ti invito ad entrare.
Cerco il Tuo volto mentre mi dici:"Oggi debbo fermarmi a casa tua".
da "Riforma.it"
le gesta del popolo che Tu hai chiamato.
Rivelami la Tua presenza come voce che parla al mio cuore,
mentre ascolto gli insegnamenti di Gesù, seduta nell'erba fresca tra la folla.
Io ti apro, ti leggo ed entro così nel Tuo Regno,
respiro le Tue Parole di vita.
Mentre apro il libro, apro anche il mio cuore,
la mia casa, tutta la mia vita e ti invito ad entrare.
Cerco il Tuo volto mentre mi dici:"Oggi debbo fermarmi a casa tua".
da "Riforma.it"
UN APPELLO PER LA GIUSTIZIA CLIMATICA
154 leader religiosi di diverse fedi e di una cinquantina di paesi, in vista della Conferenza delle parti sul clima (COP21) in agenda a Parigi ai primi di dicembre, hanno lanciato un appello ai decisori politici per ricordare le loro responsabilità. L’appello – che raccoglie firme che vanno dall’Olanda all’Argentina, dal Canada alle Isole Figi, passando per il continente africano - è stato consegnato lo scorso 20 ottobre nelle mani di Christiana Figueres, responsabile per il clima dell'Onu.
Siamo ancora in tempo! Questo lo spirito che anima la dichiarazione congiunta e che propone misure concrete per evitare un pericoloso non-ritorno degli equilibri climatici del pianeta. «Girare le spalle a un’economia incentrata sul carbone, al consumo non sostenibile e ad una crescita economica infinita» sono tra le misure da attuare subito, mentre per i leader religiosi, entro la metà del secolo, vanno completamente eliminati i carburanti fossili. L’appello non è rivolto ai soli governanti, ma anche ai rispettivi fedeli, e in generale a ogni singolo cittadino di questo mondo. E viene sottolineata la responsabilità che hanno le stesse comunità di fede nel diffondere la necessità di cambiare i propri stili di vita. Per i leader religiosi gli sforzi per la lotta al cambiamento climatico sono da portare avanti a tutti i livelli. Nell’appello, inoltre, si impegnano a partecipare ai pellegrinaggi per la giustizia climatica, così come ai digiuni per il clima che si tengono da diverso tempo ormai ogni primo del mese.
Il
sogno
Sogniamo una chiesa pronta ad accogliere con calore
umano ogni genere di persona senza discriminare nessuna creatura.
Sogniamo una chiesa che dia più importanza alla gente
anziché alle mura e ai campanili.
Sogniamo una chiesa che non imponga ai suoi fedeli dei
dogmi in cui credere ciecamente, ma che sappia accompagnarli verso la
conoscenza dell’evangelo.
Sogniamo una chiesa che s’impegni ad annunciare la
Parola di Dio anziché a perpetuare tradizioni umane.
Sogniamo una chiesa fatta di uomini e di donne che non
stanno a guardarsi i difetti gli uni degli altri ma che s’incontrano
assieme per lodare il Signore.
Sogniamo una chiesa nella quale si respiri amore
fraterno piuttosto che incenso.
Sogniamo una chiesa che non ricerchi privilegi dalla
Politica, ma che sappia rispettare e difendere la laicità dello
Stato.
Sogniamo una chiesa che non è sottoposta a una
gerarchia di uomini con paramenti sacri ma che è fatta di credenti
riuniti in comunione sotto la sola autorità di Gesù Cristo.
Un gruppo di cristiani della Chiesa Battista
LETTERA DI ALCUNI PRETI DEL NORD EST A PAPA FRANCESCO
in “www.adista.it” del 28 ottobre 2015
Vi proponiamo di seguito la lettera che i preti del Nord Est, noti come i firmatari “della Lettera di Natale”, ci hanno inviato. Riuniti per riflettere sul contenuto della prossima Lettera e preoccupati per «i fatti accaduti ultimamente riguardanti la persona di papa Francesco», i 13 sacerdoti hanno infatti preso carta e penna e scritto una lettera al papa che desiderano rendere pubblica.
_____________________________________________________________________________
Carissimo fratello Francesco, se guardiamo solamente a queste ultime due settimane in cui si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi, ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa nel permetterle, in continuità con il Concilio Vaticano II, di crescere in umanità facendo proprie le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo. Siamo convinti con te che se la Chiesa non è pronta a svolgere questa missione con grande attenzione al nuovo che matura, perde l’appuntamento con la Storia! Per questo, soprattutto in questo tempo di gravi attacchi intestini, vogliamo dirti grazie per quello che stai facendo e per come lo stai facendo, garantendoti la nostra preghiera e la nostra condivisione di pastori che, con umiltà e con questo spirito, cercano di operare nel Nord Est del paese in contesti di estrema fragilità. Soprattutto notiamo in te una debolezza che è per noi forza nella fede in Gesù di Nazareth. Amiamo in te la debolezza che non pretende risultati immediati, magari imponendoli in modo autoritario senza dare alla Chiesa il tempo di maturarli. Amiamo quel lavorare a lunga scadenza senza ossessione, senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci, sapendo rischiare di attendere, perché è forte in te la certezza che a guidarci sia lo Spirito del Risorto e che Suoi sono i tempi del cambiamento. È con questa fede che riesci a dare spazio a tutti, non omologando, ma cercando quella «convivialità delle differenze» che, nel confronto, porta arricchimento e condivisione fraterna pur nel rispetto delle diversità di identità, di idee e di opinioni. Amiamo in te quella debolezza, così poco diffusa anche nei nostri ambienti ecclesiali, che non porta a «diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione» (Evangelii Gaudium, 223). Amiamo decisamente quel voler «camminare insieme», occupandoti di «iniziare processi più che di possedere spazi» (ibid.). Amiamo ancora in te quella debolezza che, non cercando compromessi col potere di turno e non arrendendosi alla logica del mondo, afferma il primato del Vangelo, favorendo franchezza apostolica e amore preferenziale per gli «scartati» della Storia. Perché, se vogliamo essere davvero figli di Dio, non c’è nessun grido che prorompe da tante parti della terra che debba risultare a noi estraneo o lasciarci indifferente. Allo stesso tempo amiamo in te la debolezza che si fa tenerezza capace di disarmare e far crollare barriere; che fa risuonare la «misericordia», parola chiave del tuo magistero petrino tesa a ridonarci il Volto di quel Dio «ricco di amore e di fedeltà» (Esodo 34,6) che fa pulsare il suo cuore al battito del misero, incrociando il suo sguardo e accogliendolo tra le sue braccia, usandogli vera compassione e perdonandolo sempre. Perché non c’è nessuna situazione umana, per quanto degradata, che possa impedire a Lui di essere presente e operante con la sua misericordia per rinnovare la vita e la gioia anche dell’ultimo del mondo. Grazie, fratello Francesco, perché, da innamorato di Gesù di Nazareth e partendo sempre dal Suo punto di vista, ci aiuti a capire che anche nel nostro tempo è importante che la legge mai schiacci l’uomo, ma sia l’uomo ad essere tutelato, salvaguardato e accolto nel grembo di una Chiesa che – per restare fedele al suo Maestro – è chiamata a mostrarsi ancora e sempre più madre dalle viscere d’Amore.
Zugliano (UD), 23 ottobre 2015
Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Piero Ruffato, Paolo Iannaccone
Vi proponiamo di seguito la lettera che i preti del Nord Est, noti come i firmatari “della Lettera di Natale”, ci hanno inviato. Riuniti per riflettere sul contenuto della prossima Lettera e preoccupati per «i fatti accaduti ultimamente riguardanti la persona di papa Francesco», i 13 sacerdoti hanno infatti preso carta e penna e scritto una lettera al papa che desiderano rendere pubblica.
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Carissimo fratello Francesco, se guardiamo solamente a queste ultime due settimane in cui si sta svolgendo il Sinodo dei Vescovi, ci sono stati alcuni tentativi per far vacillare la tua infaticabile opera di rinnovamento della Chiesa nel permetterle, in continuità con il Concilio Vaticano II, di crescere in umanità facendo proprie le gioie e le sofferenze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne del nostro tempo. Siamo convinti con te che se la Chiesa non è pronta a svolgere questa missione con grande attenzione al nuovo che matura, perde l’appuntamento con la Storia! Per questo, soprattutto in questo tempo di gravi attacchi intestini, vogliamo dirti grazie per quello che stai facendo e per come lo stai facendo, garantendoti la nostra preghiera e la nostra condivisione di pastori che, con umiltà e con questo spirito, cercano di operare nel Nord Est del paese in contesti di estrema fragilità. Soprattutto notiamo in te una debolezza che è per noi forza nella fede in Gesù di Nazareth. Amiamo in te la debolezza che non pretende risultati immediati, magari imponendoli in modo autoritario senza dare alla Chiesa il tempo di maturarli. Amiamo quel lavorare a lunga scadenza senza ossessione, senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci, sapendo rischiare di attendere, perché è forte in te la certezza che a guidarci sia lo Spirito del Risorto e che Suoi sono i tempi del cambiamento. È con questa fede che riesci a dare spazio a tutti, non omologando, ma cercando quella «convivialità delle differenze» che, nel confronto, porta arricchimento e condivisione fraterna pur nel rispetto delle diversità di identità, di idee e di opinioni. Amiamo in te quella debolezza, così poco diffusa anche nei nostri ambienti ecclesiali, che non porta a «diventar matti per risolvere tutto nel momento presente, per tentare di prendere possesso di tutti gli spazi di potere e di autoaffermazione» (Evangelii Gaudium, 223). Amiamo decisamente quel voler «camminare insieme», occupandoti di «iniziare processi più che di possedere spazi» (ibid.). Amiamo ancora in te quella debolezza che, non cercando compromessi col potere di turno e non arrendendosi alla logica del mondo, afferma il primato del Vangelo, favorendo franchezza apostolica e amore preferenziale per gli «scartati» della Storia. Perché, se vogliamo essere davvero figli di Dio, non c’è nessun grido che prorompe da tante parti della terra che debba risultare a noi estraneo o lasciarci indifferente. Allo stesso tempo amiamo in te la debolezza che si fa tenerezza capace di disarmare e far crollare barriere; che fa risuonare la «misericordia», parola chiave del tuo magistero petrino tesa a ridonarci il Volto di quel Dio «ricco di amore e di fedeltà» (Esodo 34,6) che fa pulsare il suo cuore al battito del misero, incrociando il suo sguardo e accogliendolo tra le sue braccia, usandogli vera compassione e perdonandolo sempre. Perché non c’è nessuna situazione umana, per quanto degradata, che possa impedire a Lui di essere presente e operante con la sua misericordia per rinnovare la vita e la gioia anche dell’ultimo del mondo. Grazie, fratello Francesco, perché, da innamorato di Gesù di Nazareth e partendo sempre dal Suo punto di vista, ci aiuti a capire che anche nel nostro tempo è importante che la legge mai schiacci l’uomo, ma sia l’uomo ad essere tutelato, salvaguardato e accolto nel grembo di una Chiesa che – per restare fedele al suo Maestro – è chiamata a mostrarsi ancora e sempre più madre dalle viscere d’Amore.
Zugliano (UD), 23 ottobre 2015
Pierluigi Di Piazza, Franco Saccavini, Mario Vatta, Giacomo Tolot, Piergiorgio Rigolo, Andrea Bellavite, Luigi Fontanot, Alberto De Nadai, Renzo De Ros, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Piero Ruffato, Paolo Iannaccone
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