Lettera di una mamma a tutti i bambini "diversi"
La diversità non è sinonimo di pericolo, la diversità è sintomo di unicità e ogni essere umano è irripetibile perché Dio lo ha voluto e lo vuole così, ora.
A testimoniarlo sono AliceAnn e suo figlio Jameson. Il piccolo è nato nel gennaio 2012 con la craniosinostosi: una malformazione della struttura cranica che determina uno sviluppo anomalo del cervello e può causare deformità craniche e ritardi mentali. Il mondo lo considera un bambino diverso dagli altri, una persona "minore" ma AliceAnn non ne è affatto convinta e ha deciso di lanciare un messaggio sia per suo figlio sia per tutti i bambini del mondo che sono vittima di bullismo e di discriminazione a causa di una deformità.
Entra nella sezione "HO SCRITTO UNA LETTERA" di questo blog e leggi tutta la lettera della mamma di Jameson tratta dal blog di AliceAnn e rivolta a tutti i genitori di bambini “diversi”.
venerdì 7 novembre 2014
mercoledì 5 novembre 2014
QUALE LIBERTA' RELIGIOSA E' POSSIBILE'?
Non cessano nel mondo le persecuzioni e le violenze a causa della fede. Anzi la situazione sta peggiorando, il rispetto della libertà religiosa continua a diminuire e i cristiani si confermano ancora una volta il gruppo religioso maggiormente perseguitato. È una fotografia a tinte fosche quella scattata dal Comitato di redazione del Rapporto sulla Libertà Religiosa nel Mondo della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre. Un lavoro che ha coinvolto 20 specialisti di tutto il mondo ed è stato presentato oggi a Roma. Il Rapporto ha analizzato in 196 Paesi le violazioni subite dai fedeli di ogni credo e non solo dai cristiani. E’ emerso, purtroppo, che nel periodo compreso tra l’ottobre 2012 e il giugno 2014, dei 196 Paesi analizzati, in ben 116 si registra un preoccupante disprezzo per la libertà religiosa, ovvero quasi il 60%. Ma non è tutto. La situazione va peggiorando: nel giro di due anni, il Rapporto evidenzia condizioni di peggioramento in 55 Paesi, cioè nel 28% dei Paesi analizzati. In pratica – ha sottolineato il presidente del Comitato di redazione, Peter Sefton-Williams – solo in 6 Paesi si è registrato un lieve miglioramento della situazione.
Nella “mappa” geografica disegnata dall’Acs, 81 dei 196 paesi del mondo (41%) vengono identificati come luoghi in cui la libertà religiosa è compromessa o è in declino. Per un totale di 35 paesi (18%) sono state rilevate istanze “preoccupanti” mentre 20 sono i Paesi identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, dove cioè la libertà religiosa non esiste. In 14 di questi Paesi, la persecuzione è a sfondo religioso ed è legata all’estremismo islamico (Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan e Yemen). Negli altri 6 Paesi, la persecuzione religiosa è perpetrata da regimi autoritari (Azerbaigian, Myanmar, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan). Nel delineare alcune vie di risoluzione del problema, Sefton-Williams ha chiamato in causa il ruolo delle comunità religiose stesse. In questo senso sono da apprezzare iniziative come quella presa recentemente dai 122 saggi musulmani che hanno rivolto al leader dell’Isis una lunga lettera per dichiarare che quanto lo Stato islamico sta facendo in Medio Oriente è contrario ai precetti di un Islam autentico.
Alla presentazione del Rapporto, ha preso la parola Pascale Warda, fondatrice della Società irachena per i diritti umani e già ministro per le politiche migratorie. La sua è stata una testimonianza drammatica sui “tempi oscuri” che sta vivendo il popolo iracheno tra persecuzioni dei cristiani, distruzione delle chiese e villaggi rasi al suolo. “La situazione a Baghdad è drammatica – ha detto – abbiamo bisogno di aiuto soprattutto ora con l’arrivo dell’inverno e i cristiani hanno bisogno di tutela da parte della comunità internazionale”. Anche dal Rapporto dell’Acs, il Medio Oriente viene fotografato così, tra l’affermazione dello Stato islamico (Isis) e il crescente fenomeno delle migrazioni di massa.
Ma la libertà religiosa è minacciata anche in Europa occidentale. A presentare il quadro europeo è Martin Kugler, membro dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. Nel corso degli ultimi 7 anni, l’Osservatorio che ha sede a Vienna, ha documentato più di 1.300 casi di intolleranza, catalogandoli come crimini per odio, crescente vandalismo, generalizzazioni negative, esclusioni e restrizioni legali. In un’indagine del 2013, è emerso anche che in Europa ci sono almeno 41 leggi che colpiscono sfavorevolmente i cristiani nei campi soprattutto della professione e della educazione alla sessualità. A fronte della situazione però, l’Osservatorio ha registrato anche una “scarsa reazione” del mondo della politica. Nel Rapporto dell’Acs, un capitolo è riservato all’Italia dove si fa il punto sul novero delle confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con lo Stato Italiano (non figura la religione islamica con la quale ad oggi non sono state avviate trattative). Nel capitolo tricolore, si approfondiscono anche il Disegno di legge Scalfarotto-Leone contro l’omofobia e la transfobia e la revisione del codice deontologico medico. Anche nel nostro Paese si indicano casi di rimozione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, atti di vandalismo, per lo più ai danni di statue della Madonna e crocifissi, e offese alla religione.
MARIA CHIARA BIAGIONI
Nella “mappa” geografica disegnata dall’Acs, 81 dei 196 paesi del mondo (41%) vengono identificati come luoghi in cui la libertà religiosa è compromessa o è in declino. Per un totale di 35 paesi (18%) sono state rilevate istanze “preoccupanti” mentre 20 sono i Paesi identificati come luoghi di “elevato” grado di violazione della libertà religiosa, dove cioè la libertà religiosa non esiste. In 14 di questi Paesi, la persecuzione è a sfondo religioso ed è legata all’estremismo islamico (Afghanistan, Arabia Saudita, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Repubblica Centrafricana, Siria, Somalia, Sudan e Yemen). Negli altri 6 Paesi, la persecuzione religiosa è perpetrata da regimi autoritari (Azerbaigian, Myanmar, Cina, Corea del Nord, Eritrea e Uzbekistan). Nel delineare alcune vie di risoluzione del problema, Sefton-Williams ha chiamato in causa il ruolo delle comunità religiose stesse. In questo senso sono da apprezzare iniziative come quella presa recentemente dai 122 saggi musulmani che hanno rivolto al leader dell’Isis una lunga lettera per dichiarare che quanto lo Stato islamico sta facendo in Medio Oriente è contrario ai precetti di un Islam autentico.
Alla presentazione del Rapporto, ha preso la parola Pascale Warda, fondatrice della Società irachena per i diritti umani e già ministro per le politiche migratorie. La sua è stata una testimonianza drammatica sui “tempi oscuri” che sta vivendo il popolo iracheno tra persecuzioni dei cristiani, distruzione delle chiese e villaggi rasi al suolo. “La situazione a Baghdad è drammatica – ha detto – abbiamo bisogno di aiuto soprattutto ora con l’arrivo dell’inverno e i cristiani hanno bisogno di tutela da parte della comunità internazionale”. Anche dal Rapporto dell’Acs, il Medio Oriente viene fotografato così, tra l’affermazione dello Stato islamico (Isis) e il crescente fenomeno delle migrazioni di massa.
Ma la libertà religiosa è minacciata anche in Europa occidentale. A presentare il quadro europeo è Martin Kugler, membro dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa. Nel corso degli ultimi 7 anni, l’Osservatorio che ha sede a Vienna, ha documentato più di 1.300 casi di intolleranza, catalogandoli come crimini per odio, crescente vandalismo, generalizzazioni negative, esclusioni e restrizioni legali. In un’indagine del 2013, è emerso anche che in Europa ci sono almeno 41 leggi che colpiscono sfavorevolmente i cristiani nei campi soprattutto della professione e della educazione alla sessualità. A fronte della situazione però, l’Osservatorio ha registrato anche una “scarsa reazione” del mondo della politica. Nel Rapporto dell’Acs, un capitolo è riservato all’Italia dove si fa il punto sul novero delle confessioni religiose che hanno stipulato un’intesa con lo Stato Italiano (non figura la religione islamica con la quale ad oggi non sono state avviate trattative). Nel capitolo tricolore, si approfondiscono anche il Disegno di legge Scalfarotto-Leone contro l’omofobia e la transfobia e la revisione del codice deontologico medico. Anche nel nostro Paese si indicano casi di rimozione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, atti di vandalismo, per lo più ai danni di statue della Madonna e crocifissi, e offese alla religione.
MARIA CHIARA BIAGIONI
venerdì 31 ottobre 2014
REYHANEH JABBARI
"Mia dolce madre, l'unica che mi è più cara della vita, non voglio marcire sottoterra. Non voglio che i miei occhi o il mio giovane cuore divengano polvere. Accuserò gli ispettori, il giudice e e i giudici della Corte Suprema di fronte al tribunale di Dio".
Con queste parole Reyhaneh Jabbari, la donna iraniana di 27 anni impiccata nel suo Paese sabato 25 ottobre per aver ucciso l’uomo che aveva tentato di stuprarla, ha salutato la madre. (Huffington Post, 27 ottobre)
Le disposizioni che Reyhaneh lascia a sua mamma sono precise: "Non voglio che tu ti vesta di nero per me. Fai di tutto per dimenticare i miei giorni difficili. Dammi al vento perché mi porti via".
Poi le ultime generose volontà: "Prega perché venga disposto che, non appena sarò stata impiccata, il mio cuore, i miei reni, i miei occhi, le mie ossa e qualunque altra cosa che possa essere trapiantata venga presa dal mio corpo e data a qualcuno che ne ha bisogno, come un
dono. Non voglio che il destinatario conosca il mio nome, compratemi un mazzo di fiori oppure pregate per me."
PS. PUOI TROVARE LA LETTERA INTEGRALE TRADOTTA NELLA SEZIONE DI QUESTO STESSO BLOG "HO SCRITTO UNA LETTERA".
domenica 26 ottobre 2014
SPERANZA
La Speranza c’è, quando uno crede
che non un sogno, ma corpo vivo è la terra,
e che vista, tatto e udito non mentono.
E tutte le cose che qui ho conosciuto
son come un giardino, quando stai sulla soglia.
Entrarvi non si può. Ma c’è di sicuro.
Se guardassimo meglio e più saggiamente
un nuovo fiore ancora e più d’una stella
nel giardino del mondo scorgeremmo.
Taluni dicono che l’occhio ci inganna
e che non c’è nulla, sola apparenza.
Ma proprio questi non hanno speranza.
Pensano che appena l’uomo volta le spalle
il mondo intero dietro a lui più non sia,
come da mani di ladro portato via.
O.V. Milosz, Speranza, 1943
martedì 21 ottobre 2014
A margine del Sinodo sulla famiglia
Si è chiuso a Roma il Sinodo straordinario dei vescovi dedicato alla famiglia. L’ anno venturo ce ne sarà un altro, questa volta ordinario, dedicato allo stesso tema. I problemi, vecchi e nuovi, della famiglia restano al centro dell’interesse del mondo cattolico.
A settembre a Roma si è svolto il Festival internazionale della letteratura e della cultura ebraiche. Il tema di quest’anno era dedicato proprio alla famiglia. Nessuna convergenza esplicita con il Sinodo. Eppure il riferimento è emerso nel corso di un confronto tra la famiglia ebraica e quella cristiana.
Da parte ebraica, come ha confermato il rabbino Roberto Colombo, il solo fatto che un’assemblea di celibi discuta sulla famiglia suona in maniera piuttosto strana. Per l’ebraismo, infatti, sposarsi è un precetto, applicazione concreta del comando secondo il quale l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna per essere una carne sola (Genesi 2,24). Restare celibi significa quindi non ottemperare alla volontà di Dio.
Sono emerse però anche altre differenze. Secondo la legge ebraica si è ebrei per nascita: è ebreo il figlio di madre ebrea. È vero, ci si può anche convertire all’ebraismo. Pure una convertita mette al mondo figli ebrei. Il che conferma che si tratta di legge e non solo di discendenza etnica.
Per il cattolicesimo il matrimonio è un sacramento. La sua dignità è così alta da essere addirittura pensata in base al rapporto tra Cristo e la Chiesa. Eppure è norma di fede che due coniugi consacrati nel vincolo nuziale mettano al mondo figli non cristiani. Nessuno è costituito cristiano in virtù della nascita, a renderlo tale è solo la fede manifestatasi nel battesimo.
Per l’ebreo l’itinerario che conduce alla sua crescita religiosa può essere riassunto nel motto: divieni quel che sei. Per il cristiano occorrerebbe invece affermare: diventa que che non sei. Egli deve nascere da acqua e Spirito (Giovanni 3,6). Non sono differenze di poco conto che dovrebbero ripercuotersi anche sulla visione religiosa della famiglia.
Piero Stefani
lunedì 20 ottobre 2014
Quando in situazioni difficili qualcuno mi chiede:"Perché Dio non interviene?Perché permette tutto questo?",io rispondo:"Perché qualcosa l'ha già fatto.Ha creato noi uomini per aiutare gli altri a non soffrire.Il destino di sofferenza degli uomini lo abbiamo tracciato noi uomini,non Dio,e sulla base di questo verremo giudicati".don Andrea Gallo
IMPARARE A DECIDERE
Viviamo in un contesto di cambiamenti costanti, informazioni abbondanti e poco tempo per
processarle. Non basta leggere le informazioni se non vengono analizzate e integrate con gli
aspetti fondamentali del progetto organizzativo o anche con il proprio progetto di vita, basato
sull'identità, i valori e la missione che dobbiamo compiere.
Per questo, è necessario sviluppare la capacità di discernere per poter distinguere ciò che è
essenziale da ciò che è accessorio, il che permetterà alla persona di mantenersi concentrata sui
principi, senza cedere a pressioni o a circostanze esterne.
Il termine “discernimento” deriva dal latino “discernere”, che significa separare, riconoscere.
Il primo passo nel processo è la diagnosi che ci permette di avere una chiave di lettura
appropriata e una presa di coscienza degli aspetti che sono presenti in ambito sia personale che
organizzativo.
Bisogna evitare di prendere decisioni basate su stati d'animo o sulla regola del mi piace-non mi
piace: fare ciò che ci risulta gradevole e mettere da parte quello che ci pesa di più.
La precipitazione o la mancanza di riflessione è la manifestazione di un'azione che lasciandosi
trascinare dagli impulsi manca del discernimento dovuto.
In campo lavorativo, ciò significa chiedersi quanto di ciò che facciamo segna una vera differenza
per l'organizzazione. Non basta mantenersi occupati, se si svolgono compiti prioritari per
l'istituzione o si destinano sforzi superflui a lavori che possono essere delegati a terzi.
Per incrementare la qualità nel processo decisionale, è molto utile coltivare la virtù dell'umiltà e
della docilità per aprirsi alle opinioni degli altri e compiere un'opzione fondamentale per vivere
nella verità.
In questo modo eviteremo il pericolo di relativizzare le situazioni per giustificare l'utilizzo di
metodi errati per ragioni errate: “tutti lo fanno”, “ciò che conta è che l'intenzione sia buona” e
tante altre argomentazioni che nascondono falle del pensiero.
Perché le azioni diano frutti permanenti devono derivare da un retto discernimento basato sulla
verità. Applichiamo alla nostra vita la nota frase “Li riconoscerete dai loro frutti”.
processarle. Non basta leggere le informazioni se non vengono analizzate e integrate con gli
aspetti fondamentali del progetto organizzativo o anche con il proprio progetto di vita, basato
sull'identità, i valori e la missione che dobbiamo compiere.
Per questo, è necessario sviluppare la capacità di discernere per poter distinguere ciò che è
essenziale da ciò che è accessorio, il che permetterà alla persona di mantenersi concentrata sui
principi, senza cedere a pressioni o a circostanze esterne.
Il termine “discernimento” deriva dal latino “discernere”, che significa separare, riconoscere.
Il primo passo nel processo è la diagnosi che ci permette di avere una chiave di lettura
appropriata e una presa di coscienza degli aspetti che sono presenti in ambito sia personale che
organizzativo.
Bisogna evitare di prendere decisioni basate su stati d'animo o sulla regola del mi piace-non mi
piace: fare ciò che ci risulta gradevole e mettere da parte quello che ci pesa di più.
La precipitazione o la mancanza di riflessione è la manifestazione di un'azione che lasciandosi
trascinare dagli impulsi manca del discernimento dovuto.
In campo lavorativo, ciò significa chiedersi quanto di ciò che facciamo segna una vera differenza
per l'organizzazione. Non basta mantenersi occupati, se si svolgono compiti prioritari per
l'istituzione o si destinano sforzi superflui a lavori che possono essere delegati a terzi.
Per incrementare la qualità nel processo decisionale, è molto utile coltivare la virtù dell'umiltà e
della docilità per aprirsi alle opinioni degli altri e compiere un'opzione fondamentale per vivere
nella verità.
In questo modo eviteremo il pericolo di relativizzare le situazioni per giustificare l'utilizzo di
metodi errati per ragioni errate: “tutti lo fanno”, “ciò che conta è che l'intenzione sia buona” e
tante altre argomentazioni che nascondono falle del pensiero.
Perché le azioni diano frutti permanenti devono derivare da un retto discernimento basato sulla
verità. Applichiamo alla nostra vita la nota frase “Li riconoscerete dai loro frutti”.
sabato 18 ottobre 2014
Un Nobel per difendere i diritti dei bambini
di Anna Bono
Il Premio Nobel per la pace 2014 è stato assegnato a Malala Yousafzai e a Kailash Satyarthi, premiati entrambi “per il contributo offerto alla lotta in difesa dei più piccoli e per il loro diritto all’istruzione”.
Malala Yousafzai, nata nel distretto di Swat, in Pakistan, ha 17 anni ed è la persona più giovane mai insignita di un Premio Nobel. Ad appena 11 anni aveva incominciato a scrivere il diario che ha cambiato la sua vita. All’epoca i talebani, che controllavano lo Swat, avevano ordinato la chiusura di tutte le scuole private femminili del distretto per impedire che alle bambine fosse impartita l’educazione scolastica. Nei mesi precedenti avevano distrutto circa 150 scuole. Nel diario Malala raccontava come la proibizione di andare a scuola fosse vissuta da lei e dalle sue compagne, manifestava il proprio desiderio di ricevere un’istruzione e che tutte le bambine potessero avere l’opportunità di studiare. Nel 2009, su iniziativa dei suoi genitori, il diario è andato in onda sulla BBC on line in lingua urdu. Divenuta famosa nel suo paese, nell’ottobre 2012 Malala è stata vittima di un attentato rivendicato dai talebani. Gravemente ferita da colpi di arma da fuoco alla testa mentre con le sue compagne si trovava sul bus della sua scuola, ha rischiato di morire. È stata curata prima in Pakistan e poi in Gran Bretagna dove ora risiede e studia, ormai divenuta un personaggio di fama internazionale. Un fondo istituito in suo nome assiste bambini di tutto il mondo affinché possano ricevere un’istruzione.
Kailash Satyarthi ha 60 anni è indiano, vive a New Delhi. Nel 1980, a 26 anni, ha abbandonato una promettente carriera di ingegnere per dedicare la vita ad aiutare i bambini indiani ridotti in schiavitù. Risale a quell’anno la fondazione del Bachpan Bachao Andolan, Movimento per la salvaguardia dell’infanzia, che da allora lotta contro la schiavitù per debiti, il lavoro infantile e il commercio di esseri umani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione. La sua missione è “creare una società ben disposta verso i bambini, in cui tutti i bambini sia liberi da ogni forma di sfruttamento e ricevano un’istruzione libera e di buona qualità”.
L’organizzazione mira a identificare, liberare, riabilitare e istruire i bambini schiavi tramite interventi diretti, attività di sensibilizzazione per promuovere comportamenti etici nel commercio, proteste e campagne a livello nazionale e internazionale. Una delle iniziative di maggior impatto è la Marcia globale contro il lavoro infantile: una manifestazione che nella sua prima edizione, nel 1998, ha toccato 90 paesi, inclusa l’Italia, percorrendo 80.000 chilometri. La Marcia è riuscita a mobilitare milioni di persone e ha contribuito a far adottare nel 1999 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro la convezione n.182 contro le forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile. Dalla sua fondazione, Bachpan Bachao Andolan ha liberato dalla schiavitù e ha reinserito nella vita sociale oltre 80.000 bambini.
Nel motivare la propria scelta, su ben 278 nomine ricevute, il Comitato per il Nobel ha valutato come estremamente positivo che una musulmana e un indù, una pakistana e un indiano si trovino uniti e accomunati in una battaglia contro l’estremismo e in favore dell’istruzione. Di Malala, che era come ogni giorno a scuola, a Birmingham dove risiede, ed è stata fatta uscire dalla classe per essere informata della decisione del Comitato, ha detto: “nonostante la sua giovane età, già da anni combatte per i diritti della bambine all’educazione e ha dimostrato con l’esempio che bambini e giovani possono anche loro
contribuire a migliorare la situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione”. Quanto a Satyarthi, è stato scelto per aver dato prova di “grande coraggio personale, mantenendo la tradizione di Gandhi, guidando varie forme di protesta e dimostrazione, tutte pacifiche, contro il grave sfruttamento dei bambini a scopi di finanziari, contribuendo anche allo sviluppo di importanti convenzioni internazionali sui diritti dei bambini”.
“I bambini devono poter andare a scuola – si legge nel comunicato del Comitato – e non essere sfruttati per denaro; (...) è un prerequisito per lo sviluppo pacifico del mondo che i diritti dei bambini e dei giovani vengano rispettati”.
di Anna Bono
Il Premio Nobel per la pace 2014 è stato assegnato a Malala Yousafzai e a Kailash Satyarthi, premiati entrambi “per il contributo offerto alla lotta in difesa dei più piccoli e per il loro diritto all’istruzione”.
Malala Yousafzai, nata nel distretto di Swat, in Pakistan, ha 17 anni ed è la persona più giovane mai insignita di un Premio Nobel. Ad appena 11 anni aveva incominciato a scrivere il diario che ha cambiato la sua vita. All’epoca i talebani, che controllavano lo Swat, avevano ordinato la chiusura di tutte le scuole private femminili del distretto per impedire che alle bambine fosse impartita l’educazione scolastica. Nei mesi precedenti avevano distrutto circa 150 scuole. Nel diario Malala raccontava come la proibizione di andare a scuola fosse vissuta da lei e dalle sue compagne, manifestava il proprio desiderio di ricevere un’istruzione e che tutte le bambine potessero avere l’opportunità di studiare. Nel 2009, su iniziativa dei suoi genitori, il diario è andato in onda sulla BBC on line in lingua urdu. Divenuta famosa nel suo paese, nell’ottobre 2012 Malala è stata vittima di un attentato rivendicato dai talebani. Gravemente ferita da colpi di arma da fuoco alla testa mentre con le sue compagne si trovava sul bus della sua scuola, ha rischiato di morire. È stata curata prima in Pakistan e poi in Gran Bretagna dove ora risiede e studia, ormai divenuta un personaggio di fama internazionale. Un fondo istituito in suo nome assiste bambini di tutto il mondo affinché possano ricevere un’istruzione.
Kailash Satyarthi ha 60 anni è indiano, vive a New Delhi. Nel 1980, a 26 anni, ha abbandonato una promettente carriera di ingegnere per dedicare la vita ad aiutare i bambini indiani ridotti in schiavitù. Risale a quell’anno la fondazione del Bachpan Bachao Andolan, Movimento per la salvaguardia dell’infanzia, che da allora lotta contro la schiavitù per debiti, il lavoro infantile e il commercio di esseri umani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione. La sua missione è “creare una società ben disposta verso i bambini, in cui tutti i bambini sia liberi da ogni forma di sfruttamento e ricevano un’istruzione libera e di buona qualità”.
L’organizzazione mira a identificare, liberare, riabilitare e istruire i bambini schiavi tramite interventi diretti, attività di sensibilizzazione per promuovere comportamenti etici nel commercio, proteste e campagne a livello nazionale e internazionale. Una delle iniziative di maggior impatto è la Marcia globale contro il lavoro infantile: una manifestazione che nella sua prima edizione, nel 1998, ha toccato 90 paesi, inclusa l’Italia, percorrendo 80.000 chilometri. La Marcia è riuscita a mobilitare milioni di persone e ha contribuito a far adottare nel 1999 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro la convezione n.182 contro le forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile. Dalla sua fondazione, Bachpan Bachao Andolan ha liberato dalla schiavitù e ha reinserito nella vita sociale oltre 80.000 bambini.
Nel motivare la propria scelta, su ben 278 nomine ricevute, il Comitato per il Nobel ha valutato come estremamente positivo che una musulmana e un indù, una pakistana e un indiano si trovino uniti e accomunati in una battaglia contro l’estremismo e in favore dell’istruzione. Di Malala, che era come ogni giorno a scuola, a Birmingham dove risiede, ed è stata fatta uscire dalla classe per essere informata della decisione del Comitato, ha detto: “nonostante la sua giovane età, già da anni combatte per i diritti della bambine all’educazione e ha dimostrato con l’esempio che bambini e giovani possono anche loro
contribuire a migliorare la situazione. E lo ha fatto nelle circostanze più pericolose: attraverso la sua battaglia eroica, è diventata una voce guida per i diritti dei bambini all’educazione”. Quanto a Satyarthi, è stato scelto per aver dato prova di “grande coraggio personale, mantenendo la tradizione di Gandhi, guidando varie forme di protesta e dimostrazione, tutte pacifiche, contro il grave sfruttamento dei bambini a scopi di finanziari, contribuendo anche allo sviluppo di importanti convenzioni internazionali sui diritti dei bambini”.
“I bambini devono poter andare a scuola – si legge nel comunicato del Comitato – e non essere sfruttati per denaro; (...) è un prerequisito per lo sviluppo pacifico del mondo che i diritti dei bambini e dei giovani vengano rispettati”.
venerdì 17 ottobre 2014
"IO STO CON LA MAGGIORANZA"
UNA PROBABILE INTERVISTA A DON ANDREA GALLO SUL SINODO STRAORDINARIO SULLA FAMIGLIA.
Il Sinodo straordinario sulla famiglia in corso in
Vaticano ha aperto un ventaglio di problematiche che da tempo pesano
sulle spalle dell'umanità. Le risposte sono sempre state molto
variegate,a volte interessanti,a volte pungolanti,ma altre volte
stupide e scontate. Le attese ora sono enormi. Le situazioni da
prendere in considerazione e le storie degli uomini che vi
appartengono sono numerosissime. Le voci che si sono espresse e i
materiali umani raccolti sono state moltissimi. Usciranno soluzioni e
indicazioni attente affinché l'umano torni a coniugarsi con il
cristiano?
Una parola in proposito mi sarebbe piaciuta
ascoltarla da don Andrea Gallo.Un uomo amato e criticato,ma sempre
onesto e limpido nel suo dire e nel suo fare. Purtroppo la sua morte
l'ha tolto dalla vita ma il suo pensiero illumina ancora i passi dei
suoi amici. Io penso che si sarebbe così espresso.
Don Andrea,finalmente una Chiesa che sembra
rimettersi in gioco.E su temi fondamentali. Lei dove si pone?
Molti mi chiedono di andarmene dalla
Chiesa,visto che non sono d'accordo quasi su niente. Ma io nella mia
casa ci sto bene,la amo,rispetto la sua struttura gerarchica,perché
non può essere acefala. Considero il mio dissenso un atto di fedeltà
ai principi fondamentali della Chiesa e ritengo le reazioni scomposte
alle mie posizioni un segno vitale.
Per parlare della famiglia,da dove si parte?
Mentre mi preparavo a diventare sacerdote,sul
matrimonio insegnavano:-Fine principale:procreazione.Secondo
fine:rimedio alla concupiscenza.Terzo:l'amore tra i coniugi-. E
io:-Obiezione.Ma l'amore non viene prima di tutto e poi,seguono,la
maternità responsabile,la scelta degli sposi che da soli si devono
amministrare? Io credo fermamente nell'etica della responsabilità-.
Mi spedivano dal Rettore Magnifico.
Uno dei temi più scottanti è quello della
riammissione dei separati/divorziati al Sacramento dell'Eucarestia.
C'è molta ipocrisia. Oggi i matrimoni sono
proclamati nulli dalla Sacra Rota con più facilità rispetto al
passato,anche quando ci sono figli di mezzo. Chi riesce a farsi
annullare il matrimonio può ricevere l'Eucarestia,chi invece è
divorziato all'anagrafe civile se la vede negata. Non so con quale
cuore,una Chiesa accogliente,vieti a un ospite di sedersi alla sua
tavola. Per me la discriminante non può essere burocratica. L'unica
cosa che conta veramente è che si venga non per fare la comunione,ma
per fare comunione,cioè per unirsi alla comunità. Quindi ostia per
tutti.
L'altro nodo cruciale sembra essere la figura
dell'omosessuale.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice che
gli omosessuali vanno accolti con amore e tenerezza. In Comunità ho
ascoltato testimonianze di omosessuali
sofferte,meditate,oneste,complesse,in costante ricerca di dialogo per
uscire da una pesante emarginazione e curare le ferite gravi
procurate dal disprezzo. Mi pare di poter dire a tutti che proprio
l'ascolto delle persone fa scoprire una grossa base comune,dove le
differenze sono molto meno rilevanti di quanto si pensi. Saper tenere
insieme il rispetto delle diversità e la gioia di ritrovare sintonie
è il segreto della convivenza.
Ma perché il matrimonio cristiano si sente
oggi delegittimato dalle altre unioni?
Il rispetto delle unioni di fatto non va
minimamente a inficiare il sacramento del matrimonio,non capisco in
che modo i cristiani si sentano aggrediti. Gli sposi devono
impegnarsi a testimoniare nella realtà politica e sociale la loro
coerenza,nel rispetto tuttavia di altre scelte laiche. Il cristiano
non impone nulla e visita tutte le culture. I cristiani si rimboccano
le maniche,non temono di contaminarsi,non perdono la loro identità e
lavorano insieme agli altri per servire. Bisogna rispettare qualunque
coppia. Nella Chiesa cattolica il primo fine è l'amore,ed è
arrogante affermare che famiglia e matrimonio vengono svuotati di
significato da forme giuridiche alternative.
Quali sono secondo lei i principi che devono
sostenere le discussioni e gli approfondimenti del Sinodo? Lei,che
cosa avrebbe detto,se fosse stato invitato a partecipare?
L'allarme vero è che i seguaci di Gesù
dimenticano quotidianamente i principi irrinunciabili come il
perdono,l'amore dei nemici,il servizio agli altri,l'accoglienza.la
solidarietà. Il cuore del messaggio cristiano ha ben poco a che fare
con giochi di potere,interessi economici,meschinità travestite da
nobili parole,impunità,arroganza,xenofobia,omofobia,razzismo. Non è
affidato ad un oggetto,ma a uomini e donne in carne ed ossa. E' la
«vita» dei cristiani che deve essere un racconto credibile del
Vangelo,un racconto che nessuna «crociata» può sconfessare. Al
cristianesimo servono testimoni non testimonial.
Non si può credere di essere gli unici
interpreti della natura e della verità. Dio è una buona notizia.
Non è Lui che nutre l'odio e la costrizione. Bisogna uscire dal
dogmatismo perché dalle imposizioni è facile cadere nel
fondamentalismo e nell'integralismo. Quella del cattolicesimo è una
proposta. Vuol dire:se vuoi. L'unico modo per colmare il solco che ci
separa è la contaminazione. Dice bene padre Zanotelli,il venti per
cento di questo pianeta consuma l'ottanta per cento delle risorse
totali,quindi io non sto dalla parte delle minoranze,ma dalla parte
delle maggioranze,ovvero di quei miliardi di persone vittime di
ingiustizie.
Credo che sarebbe stato utile avere una
presenza come la sua durante le discussioni del Sinodo.
Una barzelletta.
Un giorno Dio decide di trascorrere una vacanza
sulla terra e chiede a Gesù,che ha molto viaggiato,quale siano i
posti più belli da visitare:"Figlio,com'è l'Africa?».
«Un continente meraviglioso.»
«Che ne dici dei Caraibi?»
«Somigliano al Paradiso.»
«E il Vaticano?»
«Non lo so,non ci sono mai stato.»
A.B.
giovedì 16 ottobre 2014
Un pensiero
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento,perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto,perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato,perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente,perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht-Berlino,1932
e fui contento,perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto,perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato,perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente,perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
Bertolt Brecht-Berlino,1932
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