Quanto mi sarebbe piaciuto stringergli la mano. Sedermi ai suoi piedi e ascoltare le sue sagge e profetiche parole. Un santo? No! Un cristiano. Un uomo che ha scelto di ascoltare, comprendere e seguire il Maestro, Gesù il Cristo. Alcuni anni fa ho ricevuto un suo messaggio personale attraverso una piattaforma social dove si complimentava per le mie letture giovanili e mi invitava a proseguire, a tenere sempre aperta una porta perché lo Spirito soffia e ci invita al dialogo, alla misericordia, al perdono e al cammino. Non tantissime parole ma profonde, incisive e soprattutto spronanti ad essere un uomo in cammino.
In un articolo da Lui scritto qualche anno fa ho ritrovato perfettamente delineata la sua figura e soprattutto la sua vocazione monastica e cristiana.
“Perché ciò che mi interessa è l’umanità, quella reale che s’incontra qui e ora sulle diverse strade percorse insieme. E mi sembra di aver accompagnato un mutamento nella società e nella chiesa. Ho osservato eventi catastrofici inattesi: dalla pandemia all’acuirsi della crisi culturale in Europa, dalla rinascita della seduzione della guerra al naufragio della cristianità fino a rischiare di essere ridotta a patrimonio culturale nel nostro Occidente. Il paesaggio umano e religioso è cambiato, un mutamento destinato a continuare”. Ciò che non cambia, però, è la passione per l’uomo e la storia di cui la vicenda del cristiano deve essere nutrita, abbracciandone le contraddizioni, i limiti e le fragilità, accanto alle piccole e grandi gioie quotidiane: “L’esperienza di fede è esperienza di bellezza, di un incontro tanto reale quanto indicibile, di una presenza più intima a noi del nostro stesso intimo”.
Ora per Lui è venuto il momento di realizzare concretamente tutto ciò che con lo studio, la preghiera e la meditazione cercava di assaporare e di trasmettere agli uomini di buona volontà.
Grazie Fratello Enzo!

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