martedì 29 giugno 2021

UNA SCELTA LIBERA E IMPEGNATIVA

Contro il razzismo è giusto intervenire convinti, attivamente e a gran voce; ma perché tutti in ginocchio? Black Lives Matter ha lanciato a Euro 2020 una nuova forma di protesta in opposizione all’odio razziale: durante la presentazione ufficiale delle squadre i giocatori sono invitati a inginocchiarsi per segnalare compattamente il loro dissenso da ogni forma di discriminazione.

Un gran 'bel gesto', ma a rischio di essere connotato come obbligo, come abitudine, come gesto per dimostrarsi 'in'. E poi di solito sono i regimi totalitari a imporre gesti e riti collettivi di riconoscimento massificato, mentre le democrazie lasciano spazio alla protesta organizzata, mai comunque formalizzata o semi-forzata (altrimenti che protesta è?) e aprono alla possibilità della modalità individuale di dissenso.


Speriamo che questi cari campioni non pensino di essere dei veri antirazzisti per il solo fatto di assecondare una tendenza creata perché così fan tutti.

Il vero antirazzismo è altro: apertura al diverso, amicizia e accoglienza nei suoi confronti, aiuto economico e sociale a chi giunge profugo scacciato da mondi lontani e violenti, concreta collaborazione affettiva e culturale al suo inserimento, ecc. Bisognerà avere il coraggio di opporsi  con forza alle indegne gazzarre che troppo spesso si verificano negli stadi quando un calciatore di pelle più scura tocca il pallone, con dichiarazioni, gesti concreti di solidarietà, rifiuto di continuare a giocare, se serve!

Un gran 'bel gesto' questo inginocchiarsi, ma soprattutto un grande impegno futuro!

lunedì 28 giugno 2021

IL DDL ZAN NON PUO' ESSERE FERMATO!

Non mi sorprende ma sicuramente mi preoccupa l’iniziativa della Segreteria di Stato vaticana che, tramite l’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, avrebbe formalmente chiesto una revisione del Ddl Zan in materia di omotransfobia perché il testo all’esame del Senato violerebbe “l’accordo di revisione del Concordato”.

Nessuno può negare alla Chiesa Cattolica un'opinione in merito al problema, ma non in questi termini che si configurano come una vera e propria interferenza nei confronti della libera determinazione del Parlamento italiano e quindi come una violazione dell’articolo 7 della Costituzione che sancisce che Stato e Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.

A me sembra che il Ddl Zan non limiti la possibilità della Chiesa cattolica o di altri soggetti di impartire liberamente il proprio insegnamento morale ma vuole punire chi propaganda ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. La norma, difatti, non limita né sanziona un insegnamento, un precetto o un’idea ma la propaganda o l’istigazione di un atto di discriminazione. Si tratta di una distinzione essenziale e per questo mi permetto di invitare cattolici, Chiesa e Vaticano a considerare questa norma con uno spirito protettivo e amorevole nei confronti delle vittime di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o sulle disabilità.

Da parte mia mi sento in dovere di esprimere il mio pieno sostegno umano a quanti, per il loro orientamento sessuale o per le loro disabilità, ogni giorno subiscono attacchi, derisioni e violenze. Spero che il Parlamento, nello spirito laico che deve orientarlo valuti con senso di responsabilità e discernimento il testo in discussione e deliberi con l’urgenza imposta dalla gravità del tema: buon lavoro!

mercoledì 23 giugno 2021

LETTERA CONTRO IL RAZZISMO !

 «Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione. Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo. Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera.

Adesso, ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone. Qualche mese fa ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro.

Dopo questa esperienza dentro di me é cambiato qualcosa: come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco. Il che, quando stavo con i miei amici, mi portava a fare battute di pessimo gusto sui neri e sugli immigrati, addirittura con un’aria troneggiante affermavo che ero razzista verso i neri, come a voler affermare, come a voler sottolineare che io non ero uno di quelli, che io non ero un immigrato.

L’unica cosa di troneggiante però, l’unica cosa comprensibile nel mio modo di fare era la paura. La paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente, persino dai miei parenti che invocavano costantemente con malinconia Mussolini e chiamavano “Capitano Salvini”. La delusione nel vedere alcuni amici (non so se posso più definirli tali) che quando mi vedono intonano all’unisono il coro ”Casa Pound”. L’altro giorno, mi raccontava un amico, anch’egli adottato, che un po’ di tempo fa mentre giocava a calcio felice e spensierato con i suoi amici, delle signore si sono avvicinate a lui dicendogli: “goditi questo tuo tempo, perché tra un po’ verranno a prenderti per riportarti al tuo paese”.

Con queste mie parole crude, amare, tristi, talvolta drammatiche, non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente “Vita”.

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Seid Visin, Gennaio 2019

domenica 20 giugno 2021

RIFUGIATI NEL MONDO ... UNA NAZIONE PIU' GRANDE DELL' ITALIA!

C’è chi una casa, un villaggio, per non parlare di una terra che possa chiamare sua non l’ha mai avuta. Perché il destino si è accanito contro di lui fin da subito e prima ancora che venisse al mondo l’ha condannato a vivere senza una patria. Non stiamo parlando di poche persone. Tra il 2018 e il 2020 nel mondo quasi un milione di bambini sono nati rifugiati, figli di genitori che, per sopravvivere a una guerra o perché perseguitati, sono stati costretti a fuggire dal proprio Paese abbandonando tutto, affetti, lavoro, abitazione. Una condizione, quella di rifugiato, che per molti minori potrebbe durare anni. La cifra emerge dal rapporto annuale Global trends 2020 sulle migrazioni forzate dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).

Nel 2020, si legge nel rapporto, il numero di uomini, donne e bambini in cerca di salvezza da guerre, violenze, persecuzioni e violazione dei diritti umani è salito fino a quasi 82,4 milioni, il 4% in più rispetto al 2019 quando si arrivò a toccare la cifra, già allora considerata record, di 79,5 milioni.

Se fosse una Paese sarebbe più grande dell’Italia. Di questi, sempre alla fine del 2020, 20,7 milioni si trovavano sotto mandato Unhcr, 5,7 milioni erano rifugiati palestinesi e 3,9 milioni erano venezuelani fuggiti all’estero. 48 milioni di persone erano invece sfollate all’interno del proprio Paese, mentre altri 4,1 milioni erano richiedenti asilo. Le ragazze e i ragazzi sotto i 18 anni rappresentano invece il 42% del totale e, avverte l’Unhcr, sono particolarmente vulnerabili, specie quando le crisi da cui fuggono durano anni. A rendere peggiori le cose se possibile, c’è poi la constatazione che l’emergenza Covid19 non ha certo spinto molti Stati a una maggiore solidarietà verso i rifugiati. Tutt’altro. Nei mesi in cui la pandemia ha toccato il picco, più di 160 Paesi hanno chiuso le loro frontiere e 99 Stati non hanno fatto eccezioni per le persone in cerca di protezione. La conseguenza è che il numero delle richieste di asilo è crollato del 45%, passando da 2 milioni a 1,2 milioni. Per fortuna c’è anche chi ha trovato il modo di garantire l’accesso all’asilo attraverso adeguate misure sanitarie, come screening medici alla frontiera, o quarantena all’arrivo nel Paese. I Paesi che hanno accolto di più sono Usa, Germania e Spagna, mentre quelli da cui proviene il maggior numero di rifugiati sono Venezuela, Afghanistan e Siria. 

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Estratto di Leo Lancari in “il manifesto” del 20 giugno 2021

venerdì 28 maggio 2021

AUGURI AD AMNESTY INTERNATIONAL : GRAZIE DI ESISTERE! ... E DI RESISTERE!

 Esattamente 60 anni fa, l’avvocato inglese Peter Benenson, dopo aver appreso la notizia di due studenti ingiustamente arrestati, lanciò un appello per chiedere la loro liberazione sulle pagine di un quotidiano. La risposta fu travolgente: centinaia di persone scrissero e inviarono lettere, trasformando la frustrazione e l’indignazione in un’azione per chiedere la liberazione dei prigionieri di coscienza.


Quel giorno nacque Amnesty International e da allora le nostre battaglie si sono moltiplicate: in 60 anni abbiamo condotto campagne mondiali contro la tortura e la pena di morte (ormai abolita in oltre metà dei paesi nel mondo) e ci battiamo per i diritti sociali ed economici di tutte le persone.

Da quel giorno, è nata una rete di persone, in ogni angolo del pianeta, accomunate dalla voglia di lottare per un mondo migliore, attraverso azioni e mobilitazioni.

Una rete di persone come te, che lottano per i diritti di persone come te, con l’aiuto di persone come te.

Se una persona è una goccia nel mare, insieme siamo una marea: è grazie alle vostre firme, donazioni e mobilitazioni, infatti, che in 60 anni abbiamo ridato libertà e dignità a oltre 50.000 persone, salvando 3 vite al giorno.

Ricorda. È merito tuo.

#AmnestyIsYou

lunedì 24 maggio 2021

<< Fare l’amore è un’opera d’arte >>

Recenti fatti di cronaca, e soprattutto l’esteso spazio dedicato loro dai media, riguardo a violenze e stupri consumati anche da gruppi di ragazzi hanno certamente scosso molti genitori, diversi educatori e anche le coscienze più o meno consapevoli di molti giovani. Ma rimanere scossi non significa ancora essere spinti a reagire, fino a cercare di valutare questi eventi. Purtroppo oggi, se è vero che questi fatti causano un certo turbamento, ai giovani mancano però le parole per esprimerlo, e alle generazioni che li precedono, a partire dai genitori, manca la capacità di trasmissione dell’esperienza e dell’eventuale sapienza acquisita. L’espressione poetica di un assetato di amore qual è stato Wystan Hugh Auden, “La verità, vi prego, sull’amore”, è una richiesta profonda che abita il cuore umano, un’invocazione forse oggi più che mai presente, ma che non riesce a raggiungere qualcuno che sappia dare una risposta. Si può dire che è cambiato il mondo “erotico”, cioè il mondo delle relazioni d’amore, e dunque anche dell’esercizio sessuale, ma resta vero che il mutamento è nelle forme, non nella sostanza, che consiste sempre in un’umanizzazione dell’animalità che è in noi, che ci costituisce, e che dobbiamo sottomettere, ordinare e rendere capace di relazione. Ognuno di noi intuisce con una certa perspicacia, al di là dei concetti, che la pienezza della vita si ottiene solo nella reciprocità della relazione, nel reciproco e integrale dono di se stessi all’altro. In questo senso noi innestiamo nell’eros tutta la nostra sete abissale di vita, sete del corpo e sete dell’anima. Proprio perché abbiamo sete di vita cerchiamo l’altro, entriamo in relazione con l’altro, conosciamo l’amore e lo celebriamo nella sessualità. “La verità, vi prego sull’amore!” deve essere declinata come: “La verità, vi prego, sulla relazione!”. Noi umani, quando avvertiamo la pulsione sessuale, che è desiderio di vita, rispondiamo a un corpo animale. Gli animali sentono la pulsione in alcuni tempi dell’anno, nei periodi di fertilità, allora si accoppiano e generano. Noi umani invece conosciamo la pulsione con la pubertà, e certo fin da quel momento siamo fisicamente idonei all’accoppiamento e alla generazione, ma che senso avrebbe? Da noi c’è spazio per una dilazione, spazio per un lungo processo in cui disciplinare la sessualità, far maturare il desiderio, distinguerlo dal bisogno. Se viene a mancare questo spazio, da dedicarsi a un’educazione alla relazione, al sentimento e all’amore, allora compare la violenza, lo stupro, il bisogno che non conosce il desiderio e non sa vedere l’altro che ha di fronte nella sua alterità, libertà, dignità di soggetto. E facilmente l’esercizio della sessualità appare allora come possibilità di dominio sull’altro, un consumo del corpo dell’altro, una cosificazione del sesso dell’altro. Non è forse questo ciò che è indotto dalla pornografia così largamente e assiduamente “usitata” da ragazzini ai quali è negato l’accesso a strumenti di discernimento? Resta comunque paradossale che da un lato si inizi la pratica sessuale molto prima rispetto al passato, ma nello stesso tempo sia cresciuta in molti la paura dell’esercizio sessuale, sovente angosciato, mentre in altri si registra una senescenza precoce dei sensi a tal punto che si spegne il desiderio… Per opporre resistenza a queste derive della violenza sessuale e della dissipata giovinezza, incapace di costruire vere storie d’amore, servono insegnanti che facciano segno, certo non per insegnare la tecnica dell’esercizio sessuale ma per indicare come la relazione con l’altro sia necessaria per la pienezza di vita. Fare l’amore è fare un’opera d’arte, con il cuore, la mente, le parole e il corpo.

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di Enzo Bianchi in “la Repubblica” del 24 maggio 2021

lunedì 26 aprile 2021

CONTINUA LA CAMPAGNA DI AMNESTY INTERNATIONAL CONTRO LA PENA DI MORTE

 
Amnesty International si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ritenendola una punizione crudele, disumana e degradante ormai superata, abolita nella legge o nella pratica (de facto), da più di due terzi dei paesi nel mondo.

La pena di morte viola il diritto alla vita, è irrevocabile e può essere inflitta a innocenti. Non ha effetto deterrente e il suo uso sproporzionato contro poveri ed emarginati

 è sinonimo di discriminazione e repressione.

Oggi, più di due terzi dei paesi al mondo ha abolito la pena capitale per legge o nella pratica.

Nel 2020 Amnesty International ha registrato 483 esecuzioni in 18 stati, con un decremento del 26 per cento rispetto alle 657 esecuzioni registrate nel 2019. Si tratta del più basso dato registrato nell’ultimo decennio.

  • La pena di morte viola il diritto alla vita. La Dichiarazione universale dei diritti umani e altri trattati regionali e internazionali, che chiedono l’abolizione della pena di morte, riconoscono il diritto alla vita. Un riconoscimento sostenuto anche dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che, nel 2007 e nel 2008, ha adottato una risoluzione che chiede, fra l’altro, una moratoria sulle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.
  • La pena di morte è una punizione crudele e disumana. La sofferenza fisica causata dall’azione di uccidere un essere umano non può essere quantificata, né può esserlo la sofferenza mentale causata dalla previsione della morte che verrà per mano dello Stato. Sebbene le autorità dei paesi mantenitori continuino a cercare procedure sempre più efficaci per eseguire una condanna a morte, è chiaro che non potrà mai esistere un metodo umano per uccidere.
  • La pena di morte non ha valore deterrente. Nessuno studio ha mai dimostrato che la pena di morte sia un deterrente più efficace di altre punizioni.
  • La pena di morte è un omicidio premeditato dello stato. Eseguendo una condanna a morte, lo stato commette un omicidio e dimostra la stessa prontezza del criminale nell’uso della violenza fisica. Alcuni studi hanno non solo dimostrato come il tasso di omicidi sia più alto negli stati che applicano la pena di morte rispetto a quelli dove questa pratica è stata abolita, ma anche come questo aumenti rapidamente dopo le esecuzioni.
  • La pena di morte è sinonimo di discriminazione e repressione. Nelle mani di regimi autoritari, la pena capitale è uno strumento di minaccia e repressione che riduce al silenzio gli oppositori politici.
  • La pena di morte non dà necessariamente conforto ai familiari della vittima. Lontana dal mitigare il dolore, la lunghezza del processo non fa altro che prolungare la sofferenza dei familiari della vittima, fino alla conclusione dove una vita viene presa per un’altra vita, in una forma di vendetta legalizzata.
  • La pena di morte può uccidere un innocente. Una difesa legale inadeguata, le false testimonianze e le irregolarità commesse da polizia e accusa sono tra i principali fattori che determinano la condanna a morte di un innocente. In alcuni paesi, il segreto di Stato che circonda la pena capitale impedisce una corretta valutazione di questo fenomeno.
  • La pena di morte infligge sofferenza ai familiari dei condannati. La pena capitale ha effetto sulla famiglia, sugli amici e su tutti coloro che sono vicini al condannato a morte.
  • La pena di morte nega qualsiasi possibilità di riabilitazione. Qualunque sia il metodo scelto per uccidere il condannato, l’uso della pena di morte nega la possibilità di riabilitazione, di riconciliazione e respinge l’umanità della persona che ha commesso un crimine.
  • La pena di morte non rispetta i valori di tutta l’umanità. I diritti umani sono universali, indivisibili e interdipendenti. Derivano da molte e diverse tradizioni nel mondo e sono riconosciuti da tutti i membri delle Nazioni Unite come standard verso i quali hanno accettato di conformarsi. È sull’insieme di questi valori che Amnesty International basa la sua opposizione alla pena di morte.

Appena dopo la fondazione nel 1961, abbiamo iniziato a inviare appelli per fermare le esecuzioni di prigionieri di coscienza. Un lavoro che oggi avviene a prescindere dal reato o dal comportamento sanzionato come reato, e indipendentemente dalla presenza o assenza dell’attenzione dei mezzi di informazione o del pubblico sui singoli casi.

A livello internazionale siamo tra i membri fondatori della Coalizione mondiale contro la pena di morte (World Coalition Against Death Penalty, WCADP) e coordiniamo le attività della Rete asiatica contro la pena di morte (Anti-Death Penalty Asia Network, ADPAN). Dal 2014 collaboriamo con la Task force contro la pena di morte, istituita dal ministero degli affari esteri, affinché il voto biennale sulla moratoria sulla pena di morte all’Assemblea generale delle Nazioni unite raccolga sempre di più il maggior numero di voti favorevoli.

Infine monitoriamo costantemente l’applicazione della pena di morte nel mondo fornendo dati e informazione in una pubblicazione annuale.

Il nostro impegno continuerà fino a quando:

  • i paesi che ricorrono ancora alla pena di morte non sospenderanno immediatamente tutte le esecuzioni;
  • i paesi che hanno già sospeso le esecuzione, non aboliranno questa pena per tutti i reati in maniera permanente;
  • tutte le condanne a morte non saranno commutate in pene detentive.

mercoledì 14 aprile 2021

ESSERI ... LIBERI

<<Possiamo avere un’idea degli atti che meritano propriamente il nome di azioni e non di semplici reazioni, e che per questo esprimono in pienezza la libertà, se pensiamo alle creazioni artistiche e intellettuali come la composizione musicale, la scrittura poetica e letteraria, la pittura e la scultura, il pensiero filosofico e teologico, l’impresa scientifica: manifestazioni del fenomeno umano che non sono concepibili senza mettere in gioco la libertà. Ancor più che l’estetica e la cultura però, l’ambito in cui si manifesta la nostra indipendenza creativa dalla realtà è, a mio avviso, l’etica. Quando in un quartiere degradato dove comandano i criminali e molti sono collusi con la malavita, e dove nel migliore dei casi ci si adatta a una fredda indifferenza verso la giustizia, qualcuno decide di lottare attivamente contro il malaffare, che tipo di azione compie? Quando in un’azienda in cui è risaputo il livello di corruzione dei dirigenti e nessuno parla per non perdere il posto, qualcuno decide di denunciare il malaffare, che tipo di azione compie? Quando in una classe in cui il gruppo dei più forti si accanisce regolarmente contro un ragazzo che ha dei problemi maltrattandolo in vari modi, qualcuno decide di prendere le difese di quel ragazzo, che tipo di azione compie? In tutti questi casi non si tratta di azioni che seguono la corrente, ma di azioni che vanno piuttosto contro la corrente: ora, qual è la forza che in alcuni esseri umani si sprigiona in quei momenti e che permette di risalire la corrente? …
È quindi solo una più limpida capacità di leggere la situazione, da cui discende la visione di un più alto interesse, a condurre un essere umano dalla parte della giustizia quando tutto nel suo ambiente e nella sua emotività lo induce al contrario.
Ne viene che in quelle rare ma reali occasioni in cui esercitiamo la creatività, sia essa teoretica o estetica o soprattutto etica, emerge la nostra capacità di relazionarci in modo diverso rispetto al nostro ambiente: qui si esprime un’indipendenza dalle condizioni interne ed esterne dell’esistere che può generare una creazione spontanea del nuovo e un pensiero che va controcorrente. In chi conduce la sua esistenza secondo questa indipendenza si genera un permanente modo di stare al mondo per descrivere il quale si usa dire che quella persona è uno spirito libero.
Un essere umano però è veramente libero solo se lo è anzitutto da se stesso e dal suo personaggio, o addirittura dai diversi personaggi che la vita gli fa recitare nell’ambito delle variegate situazioni che costituiscono l’intreccio dell’esistenza. E questa libertà di sé rispetto a sé non è per nulla scontata, neppure in coloro che appaiono agli altri come spiriti liberi. Anzi, a questo riguardo occorre considerare che non sono pochi coloro che mirano a passare come supremamente indipendenti rispetto al mondo e alle sue convenzioni, ma finiscono in realtà per essere vittime di una schiavitù interiore verso il proprio anticonformismo ancora più pesante e talora ridicola.>>

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lunedì 12 aprile 2021

SOLIDARIETA'

Ma chi l'ha detto che la solidarietà si fa solo coi soldi? Solo una mentalità come la nostra, sacrilegamente blandita dal culto del Dio denaro, poteva immaginare un simile travisamento! La solidarietà è mettersi in gioco. È essenzialmente dono. Del tempo, dei talenti, delle sensibilità, delle competenze, della professionalità. Nell'inondazione delle giornate nazionali e mondiali, ieri si è celebrata quella della donazione di organi e tessuti. Una solidarietà post mortem che si decide oggi. Nella logica del seme che muore donando la vita. In questo caso a chi ha bisogno di un fegato nuovo, di cornee e di reni. Una questione tanto delicata che persino la malavita internazionale ha pensato di avviare un "ramo di attività" nel redditizio traffico d'organi umani. Ragione in più per esserci: estinguere l'appetito mafioso da questo che appare come il più turpe di tutti i traffici illeciti. Guai a pensare che "passata la festa, gabbato lo santo" perché la Giornata ha il solo scopo di ricordarci che ogni giorno è quello buono per sottoscrivere l'atto di volontà di donazione che si può scaricare dal sito web dell'AIDO (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) e allargare il confine della solidarietà. 

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Tonio Dell’Olio in “www.moasicodipace.it”

giovedì 1 aprile 2021

BUONA PASQUA!

 


" Non vi preoccupate, perché, sempre e dovunque, dopo una notte lunga, fredda e scura, appare una luce incredibile, inaspettata e illuminante: Buona Pasqua a tutti! "

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