venerdì 13 novembre 2020

 Cos’è la giornata mondiale della gentilezza e da chi è stata istituita? Questa giornata mondiale, che si celebra appunto il 13 novembre, è stata introdotta dal World Kindness Movement di Tokyo, un’organizzazione no-profit, senza scopo di lucro, nata da un movimento spontaneo chiamato Japan Small Kindness Movemnet, che si sviluppò nel 1988 e che nel 1966 diventò una vera e propria organizzazione globale. Anche in Italia, dal 2000, esiste questo movimento e ha sede a Parma.

Ma perché si festeggia? Istituendo questa ricorrenza il movimento World Kindness Movement ha voluto ricordare a tutti che dobbiamo essere gentili nei confronti del prossimo, di noi stessi e dell’ambiente.
Infatti durante questa giornata c’è solo un compito che deve essere portato a termine, ossia svolgere una buona azione nei confronti di qualcuno.
Il WKM, inoltre, promuove molti obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, come porre fine alla povertà e alla fame, garantire un’istruzione paritaria a tutti per abbattere le disuguaglianze e le disparità.

Praticare questo atteggiamento può davvero migliorare la nostra vita e quella di chi ci sta intorno, solo che troppo spesso ce ne dimentichiamo. Infatti la gentilezza, non fa stare bene solo chi la riceve, ma soprattutto chi la compie, perché ci può far sentire davvero migliori.
Purtroppo però la frenesia della vita quotidiana, gli impegni e il nervosismo ci fanno cadere in un egoismo e non è sempre semplice essere generosi, disponibili e cortesi verso il prossimo.
Ma basta davvero poco per essere gentili, e dovremmo ricordacelo tutto l’anno non solo il 13 novembre.

Buona giornata mondiale della gentilezza a tutti!

martedì 10 novembre 2020

NON SONO MAI SOLO PAROLE

Le parole sono importanti. Me ne accorgo oggi, ogni volta che le parole si danno alla latitanza di fronte a chi vive il dramma del contagio o, comunque, della malattia. Le parole contano. Non è vero, come dice qualcuno, che sono solo parole. È vero piuttosto che sono ponti su cui danzano i sentimenti. Veri e propri palcoscenici su cui si apre quotidianamente il sipario della vita. Le parole vanno scelte con la stessa cura con cui si prescrivono le medicine per un paziente impaziente di guarire e con la leggerezza di un soffio per liberare l'occhio dell'altro da un granello di polvere. Le preferisco carezze ma, talvolta, sono schiaffi. Dovrebbero essere scrigni di consolazione e invece le scopri come rigurgito mai digerito di tutto il male stagnante da anni e anni nello stomaco. È un male che indossa il vestito più logoro delle parole. E meno male! Perché se scegliesse invece l'armatura della violenza sarebbe tragico. E a volte penso alle parole non dette oppure a quelle dette dentro. Sussurrate come preghiera che si fa fiore strappato alla terra e deposto in una speranza. Perché le parole sono importanti. Fragili e forti, sono capaci di demolire o costruire. Non sono mai solo parole.

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 Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it” 

lunedì 26 ottobre 2020

UNA UMANA POLITICA

 Il 20 ottobre, Josè Mujica, l'ex presidente dell'Uruguay, ha presentato le sue dimissioni da senatore. In quell'occasione ha pronunciato un discorso che vale come un corso di preparazione politica. E umana. Quel discorso dice della levatura superiore di un uomo che ha preso molto sul serio la causa dei poveri, ha compreso la missione della politica e il senso dell'esistenza umana.

Un uomo che ha saputo mettersi al servizio del bene comune e che ha deciso di togliere l'ingombro della sua presenza quando si è accorto di non poter più svolgere bene quello stesso servizio. Una cosa molto rara nel bosco e nel fitto sottobosco delle istituzioni. Di seguito ne trovate una parte: "Voglio ringraziare innanzitutto i miei colleghi. Me ne vado perché la pandemia mi sta gettando nel cestino dei rifiuti. Essere senatore significa parlare con le persone e parlare dappertutto. La partita non si gioca negli uffici e io sono minacciato da tutte le parti: dalla vecchiaia e da una malattia immunologica cronica - se domani appare un vaccino non posso vaccinarmi - . Siete stati pieni di complimenti verso di me, troppo lusinghieri. Ho il mio buon numero di difetti, sono passionale, ma da decenni nel mio giardino non si coltiva l'odio perché ho imparato una dura lezione che la vita mi ha insegnato... quell'odio finisce per farti diventare stupido (estupidizando) perché ti fa perdere l'obiettività di fronte alle cose. L'odio è cieco come l'amore, però l'amore è creatore, l'odio distrugge. E una cosa è la passione e ben altra cosa è coltivare l'odio".

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in “www.mosaicodipace.it” del 26 ottobre 2020 

martedì 13 ottobre 2020

MA C'E' UN POSTO PER LE DONNE NELLA CHIESA?

In genere pochi ascoltano la parola del Papa in occasione dell'Angelus domenicale, ma domenica scorsa il suo dire è stato ripreso da tutti i giornali, dai media. Cosa avrà detto di così importante?            «Preghiamo perché i fedeli laici, specialmente le donne, partecipino maggiormente nelle istituzioni di responsabilità della Chiesa. Perché nessuno di noi è stato battezzato prete né vescovo: siamo stati tutti battezzati come laici e laiche... Dobbiamo promuovere l'integrazione delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti».                                                                                                              Un messaggio importante. Un messaggio che scuote la Chiesa fin nelle sue fondamenta. Un messaggio che fa barcollare il maschilismo ecclesiale della Chiesa Cattolica. Come non ricordare che fin dagli inizi della Chiesa le gerarchie hanno costruito comunità cristiane sotto la guida di presbìteri e vescovi maschi. Ci furono eccezioni; ma la norma che si impose fu quella.  Da ultimo non possiamo dimenticare l'autoritarismo di Giovanni Paolo II che nel '94, affermò che la "divina costituzione" della Chiesa non ammetteva donne nel sacerdozio o nell'episcopato. La stessa tesi è stata ribadita da Papa Francesco, il quale escludendo donne dai ministeri, diaconato compreso, ha però iniziato a nominare donne in importanti organismi curiali. E così, nel Sinodo per l'Amazzonia, celebrato un anno fa, ha rifiutato che in quell'Assemblea anche una trentina di donne là presenti potessero votare, insieme ai quasi duecento vescovi maschi.  
Circola da sempre l'dea che le donne sono sempre state, e ancor più lo sono oggi, le colonne della Chiesa: senza di esse - catechiste, guide di comunità in molta zone dove mancano preti - il Cattolicesimo scomparirebbe. Ma non si osa rimettere in radicale discussione il "no" alle donne nei ministeri "alti". Quando il muro del maschilismo ecclesiastico sarà abbattuto e saremo di fronte ad una eguale presenza di "padri" e "madri", allora sì che la Chiesa Romano-Cattolica saprà affrontare una vera e sostanziale riforma... Compito immane che Papa Francesco ha abbozzato e che lascia ai futuri successori!!!

sabato 10 ottobre 2020

TI RICORDI "IMAGINE" DI JOHN LENNON ?

 In un mondo lacerato, in un mondo che si ostina a fare la guerra, in un mondo in crisi economica e sociale, in un mondo che sempre più spesso fa paura e toglie aria ai nostri sogni, abbiamo bisogno di tornare a immaginare un mondo diverso, un diverso modo di vivere e di rapportarci gli uni con gli altri. A ricordarci quanto sia fondamentale tornare a immaginare e ad essere consapevoli che l’attuale stato delle cose non sia l’unico possibile ho pensato di tornare indietro nel tempo e di scomodare John Lennon, che quando ha inciso “Imagine” non ha inciso una canzone, ma quella che forse è la più nota poesia al mondo.


“Immagina non ci sia il Paradiso, prova, è facile – canta l’autore – Nessun inferno sotto i piedi, sopra di noi solo il cielo“. Immagina che non ci siano divisioni, ci dice Lennon, con una semplicità che mette i brividi. Immagina che non ci siano più divisioni tra inferno e paradiso, tra ricchi e poveri, tra una religione e l’altra. Immagina, ci dice, un mondo unito, “Immagina non ci siano paesi, non è difficile. Niente per cui uccidere e morire e nessuna religione“. Immaginiamo tutto questo e ci renderemo conto che sono le divisioni a portare la guerra, l’odio e la violenza. Un messaggio importante.

“Immagina un mondo senza possessi, mi chiedo se ci riesci, senza necessità di avidità o fame – canta Lennon – La fratellanza tra gli uomini, immagina tutta le gente condividere il mondo intero“. Quello che ci spinge a immaginare è un mondo possibile, in cui le persone non si calpestano i piedi ma si aiutano a vicenda, un mondo in cui ciò che importa è la condivisione, un mondo che pensa più a costruire ponti che a edificare mura. Il fatto è che, come dice a un certo punto, siamo in tanti a pensarla in questa maniera ma spesso temiamo di essere soli. “Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo“. Forse lo sono anch'io e anche tu che condividi questi pensieri di pace e amore.

venerdì 9 ottobre 2020

SE HAI 15 ANNI E SEI IMMIGRATO...PUOI ANCHE MORIRE!

 Se qui di seguito vi parlassi di un ragazzo di 15 anni morto in Italia con segni evidenti di tortura, affaticato, deperito e soccorso con molto ritardo, sarebbero molti a indignarsi. Qualcuno legittimamente si chiederebbe come mai i TG nazionali e la carta stampata non ne abbia raccontato se non nelle pagine locali e la risposta è semplice: si tratta di un immigrato. Abou, 15 anni, proveniva dalla Costa d'Avorio e dopo tutte le traversie tra deserto, Libia e mare, dal 18 settembre era confinato in quarantena sulla nave "Allegra". Già allora stava male ma l'unico medico a bordo non se n'è accorto perché doveva visitare 600 pazienti! Quando le sue condizioni si sono fatte ancora più gravi erano già trascorsi dieci giorni e finalmente è stato disposto il ricovero urgente all'ospedale Cervello di Palermo dove è arrivato il 1 ottobre. Constatato che il ragazzo era ormai in coma lo hanno trasferito alla rianimazione dell'Ingrassia dove è morto il 5 ottobre. Si potrebbero scrivere tante parole a commento di questa vicenda ma Papa Francesco ci ha persuasi a utilizzare il solo paradigma della fraternità. Ciascuno deve chiedersi se Abou è stato trattato come il fratello del medico, del ministro, del capitano della nave, mio.

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Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it”

sabato 3 ottobre 2020

PER LE ARMI I SOLDI CI SONO SEMPRE!

 Il Recovery fund, che in tutto il resto d'Europa si chiama molto più opportunamente Next generation EU, in qualche modo è lo specchio della società che vogliamo costruire. In questi giorni vengono resi noti i capitoli di spesa che i vari ministeri propongono per comporre il progetto complessivo da presentare all'Unione Europea. I progetti presentati sono 557 per un totale di 667 miliardi (l'Europa ce ne darebbe 209!). Tra le pieghe delle proposte del Ministero dello sviluppo economico e di quello della Difesa, si nascondono incentivi consistenti per l'acquisto di armamenti nuovi e costosi e per finanziamenti all'industria bellica. In pratica il MISE chiede 12,5 miliardi per efficientare in senso ecologico i sistema d'armi di esercito, aeronautica e marina e di aumentare le quote destinate a ricerca e innovazione nel settore. Particolarmente inquietante è l'introduzione dell'intelligenza artificiale che si traduce nei temibili killer robots. Altri 15 miliardi per le armi li chiede il Ministero della Difesa. "Con 12,5 miliardi, pari al costo per l'impiego annuale di circa 300mila insegnanti, - fa notare la portavoce di Greenpeace - potremmo finalmente risolvere alcuni dei problemi più urgenti della scuola italiana. Ma per il nostro Governo la priorità è produrre elicotteri e aerei di attacco". È inquietante che un progetto proposto ai Paesi europei più colpiti dalla pandemia perché possano programmare e sostenere la vita delle "prossime generazioni" sia orientato alla guerra invece che alla "svolta green", alle politiche sociali, alla cultura e alla difesa dalle future possibili minacce alla salute.

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 Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it” 

lunedì 28 settembre 2020

UNA NUOVA ECONOMIA PER UN NUOVO MONDO

 “IL BENE COMUNE È UNA VISIONE DI BENESSERE E PROSPERITÀ PER LE GENERAZIONI PRESENTI E FUTURE RAGGIUNGIBILE NELLA MISURA IN CUI L’INTERESSE COLLETTIVO È ANTEPOSTO A QUELLO INDIVIDUALE”

Passano i mesi ma la notizia di prima pagina è sempre la stessa:la pandemia da Covid-19. Ci sono le statistiche, ci sono i racconti e le esperienze di chi l'ha vissuto sulla propria pelle, ci sono gli scontri tra gli esperti, i medici, i virologi, i politici, i … “parlatori”. Ci sono le mille teorie che spiegano che cosa è successo e dove andremo a finire. Sicuramente però questa situazione ci ha fatto perdere il nostro benessere, o meglio ha fatto emergere che da qualche tempo il mio benessere è stato sostituito dal profitto.  L’abbiamo fatto dando al benessere una definizione materiale che potesse giustificare tanto affanno. Tutto ciò che non è quantificabile, misurabile, riconducibile a cifre, esula dalla definizione e quindi poco importante. Ci sono voluti secoli per rendersi conto che non è così. Per toccare con mano e vivere sulla propria pelle che il benessere è un concetto molto più ampio e in quanto tale non può esaurirsi in misurazioni e cifre. Non può perché l’essere umano non può essere “misurato” così.
Intanto questa idea si è ben radicata dentro di noi. E in un certo senso ci ha tenuto a galla nel lungo periodo del primo Novecento quando due guerre mondiali avevano messo intere nazioni in ginocchio. Ma oggi c’è bisogno di altro e in questo “altro” il benessere assume connotazioni profonde. La rivoluzione diventa un’evoluzione a partire da chi siamo e da come stiamo con noi stessi. Non più contro qualcosa o qualcuno, ma per qualcosa e qualcuno. Il benessere è un bene comune e, in un circolo virtuoso, il bene comune genera benessere.
Da questo presupposto parte l’evoluzione dell’economia in una direzione chiara in cui il fine è inscritto nell’originale parola oikonomìa che sta ad indicare “la cura della casa” (comune). L’accumulo di denaro in modo illimitato non è economia, ma crematistica e già ne parlava Aristotele. 
A questo proposito interessante è la proposta del Movimento “L'economia del bene comune” che propone un modello socio-economico etico in cui l’economia mette al centro il benessere delle persone e del pianeta, basato su 5 valori fondamentali orientati al bene comune:Dignità umana – Solidarietà Giustizia sociale – Eco-sostenibilità – Trasparenza e condivisione democratica. Diverse aziende hanno aderito a questo modello alternativo del bene comune, facendo da apripista, e sembra che i risultati ci siano: buon lavoro a tutti! 


domenica 27 settembre 2020

ANCHE PAPA FRANCESCO SCOMUNICA CHI SCEGLIE LA DOLCE MORTE

Eutanasia, suicidio assistito e aborto sono «crimini contro la vita umana», con tali atti «l’uomo sceglie di causare direttamente la morte di un altro essere umano innocente». I legislatori che li consentono, i medici che li praticano e tutti coloro che collaborano sono «complici». È estremamente dura la lettera Samaritanus bonus «sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita», approvata da papa Francesco lo scorso 25 giugno e pubblicata ieri dalla Congregazione per la dottrina della fede, guidata dal cardinale gesuita spagnolo Luis Ladaria. Nulla di nuovo: la Chiesa cattolica ribadisce la propria dottrina tradizionale su eutanasia, suicidio assistito e aborto – il documento è pieno di citazioni di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco – e conferma qualche apertura sulle «cure palliative» e contro l’«accanimento terapeutico», con molti se e tanti ma. Il titolo della lettera, «il buon samaritano», rimanda alla parabola evangelica e invita all’«accompagnamento della persona malata nelle fasi terminali della vita, in modo da assisterla rispettando e promuovendo sempre la sua inalienabile dignità umana». Ma il testo, dopo qualche paragrafo dedicato «all’etica del prendersi cura» delle persone colpite da «malattie inguaribili», è fortemente prescrittivo. L’assunto di partenza è «il valore inviolabile della vita», «una verità basilare della legge morale naturale ed un fondamento essenziale dell’ordine giuridico». Pertanto eutanasia, suicidio assistito e aborto, «anche in quei contesti dove le leggi nazionali hanno legittimato tali pratiche», sono «attentati contro l’umanità» e «atti intrinsecamente malvagi in qualsiasi occasione o circostanza», che non valorizzano l’«autonomia» della persona, ma al contrario «disconoscono il valore della sua libertà, fortemente condizionata dalla malattia e dal dolore». Alla base, secondo l’ex Sant’Uffizio, vi è una fuorviante concezione della vita («considerata degna solo se ha un livello accettabile di qualità», mentre «ha un valore in se stessa»), «una erronea comprensione della compassione» («sarebbe compassionevole aiutare il paziente a morire») e «un individualismo crescente». Ai malati terminali inguaribili bisogna fornire adeguate «cure palliative», compresa la sedazione profonda, purché non si configurino come «pratiche eutanasiche». È da evitare l’«accanimento terapeutico» (che non significa «desistenza terapeutica»), ma i confini sono stretti: «Non è lecito sospendere le cure efficaci per sostenere le funzioni fisiologiche essenziali, finché l’organismo è in grado di beneficiarne», quindi idratazione, nutrizione e termoregolazione non vanno interrotte, nemmeno nei pazienti in «stato vegetativo». Chi sceglie eutanasia e suicidio assistito – compreso chi è iscritto a un’associazione che la sostiene – non può ricevere i sacramenti. Come dire: ha fatto bene il cardinal Ruini, quattordici anni fa, a vietare il funerale cattolico a Piergiorgio Welby. 

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 Luca Kocci in “il manifesto” del 23 settembre 2020

sabato 26 settembre 2020

UN PECCATO TROPPO DIMENTICATO:QUELLO DI RAZZISMO!

 I buoni esempi vanno sempre seguiti. La Conferenza Episcopale della California ha deciso di iniziare "un cammino volto a convertire i nostri cuori per comprendere più a fondo la natura e la portata del peccato di razzismo in noi stessi, nella nostra Chiesa e nella nostra nazione". Si tratta quindi di un percorso, un itinerario, in cui saranno coinvolti innanzitutto i 26 vescovi di quello Stato insieme ai preti, ai religiosi e ai laici. Un contributo essenziale nel tentativo di estirpare la zizzania del razzismo dal terreno della società statunitense. Nato forse perché qualche prete si è accorto che, nonostante la cronaca riferisca quotidianamente di episodi di razzismo in cui restano vittime i cittadini e le cittadine di pelle nera, quasi mai si è verificato che un fedele confessasse di essersi lasciato andare a gesti, considerazioni, atteggiamenti razzisti. Da qui la proposta di una vera e propria catechesi con l'apporto dello studio della Scrittura e della Teologia, ma anche delle scienze umane. Un esempio da seguire anche in altri luoghi e anche su altri temi cruciali che non sempre vengono avvertiti come "peccato". Pensate se dalle nostre parti proponessimo un cammino di questo genere sulla legalità o sul pagamento delle tasse o sul rispetto della natura, ovvero del creato. Crescerebbe la qualità della comunità cristiana e contribuirebbe a far crescere la società in cui vive.

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 Tonio Dell’Olio in “www.mosaicodipace.it” del 23 settembre 2020

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