domenica 20 gennaio 2019

"La farfalla" di Pavel Friedman (1921 – 1944)

L’ultima, proprio l’ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
L’ultima
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto: i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell’altra volta fu l’ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.

sabato 19 gennaio 2019

"Filo spinato" di Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin

Su un acceso rosso tramonto,
sotto gl’ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
È il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.

venerdì 18 gennaio 2019

Dal Diario di Anna Frank

15 luglio 1944
“Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà.
È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.
Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.
Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”.
la tua Anna

giovedì 17 gennaio 2019

NELLE TASCHE DEI MIGRANTI

 Hanno commosso i social le storie dei migranti morti in diversi naufragi e raccontate in un libro ("Naufraghi senza volto") da Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare.
    A moltiplicare condivisioni e commenti è in particolare la storia del 14enne del Mali morto in un barcone nel Mediterraneo il 18 aprile del 2015, che ha fatto il giro del web anche grazie ad una vignetta che il disegnatore Makkox ha fatto per Il Foglio. "Uau tutti dieci. Una perla rara", dicono guardando la pagella i pesci e molluschi al ragazzino che nel disegno rivive nel fondale del Mediterraneo, nel tratteggio di Makkox.

    Proprio quella cucitura interna in cui era racchiusa la pagella scolastica è l'unico dettaglio che riesce, in piccola parte, a raccontare la vita del piccolo. Quel plico di carta sbiadito e ripiegato su se stesso riportava: "Bulletin scolaire e, in colonna, le parole un po' sbiadite mathematiques, sciences physiques… Era una pagella", si legge nel libro. Frammenti di identità, quelli raccontati da Cattaneo, che vengono ricostruiti per ridare dignità alle vicende di chi ha cercato disperatamente la fuga dalla propria casa per una vita migliore. Così come racconta umanità il ritrovamento del corpo di un ragazzo dell'Eritrea che aveva in tasca un sacchetto di terra del suo paese o quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca. Tentativi di portare, nell'incognita di quel viaggio, un pezzettino di passato ancora con sé. Per non scomparire. Insegnando che si può morire con la speranza ancora addosso.
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Estratto da Ansa.it

"Aprile" di Anna Frank

Prova anche tu,
una volta che ti senti solo
o infelice o triste,
a guardare fuori dalla soffitta
quando il tempo è così bello.
Non le case o i tetti, ma il cielo.
Finché potrai guardare
il cielo senza timori,
sarai sicuro
di essere puro dentro
e tornerai
ad essere felice.

mercoledì 16 gennaio 2019

Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941

Da domani sarà triste, da domani.
Ma oggi sarò contento,
a che serve essere tristi, a che serve.
Perché soffia un vento cattivo.
Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
Forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarà triste, da domani.
Ma oggi, oggi sarò contento,
e ad ogni amaro giorno dirò,
da domani, sarà triste,
Oggi no.

martedì 15 gennaio 2019

"C’è un paio di scarpette Rosse" di Joyce Lussu

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede
ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.
C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio
di scarpette infantili
a Buchenwald.
Più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald.
Servivano a far coperte per i soldati.
Non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas.
C’è un paio di scarpette rosse
di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald.
Erano di un bimbo di tre anni,
forse di tre anni e mezzo.
Chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni,
ma il suo pianto
lo possiamo immaginare,
si sa come piangono i bambini.
Anche i suoi piedini
li possiamo immaginare.
Scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perché i piedini dei bambini morti
non crescono.
C’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald,
quasi nuove,
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole…

domenica 13 gennaio 2019

      Preghiera per il tempo

Mi prenderò il tempo di lasciare che i miei occhi guardino 
alle cose di tutti i giorni e li vedano in modo diverso, 
quelli che vedo ogni mattina senza vederli. 
Tutte le cose familiari che vivo con tutto il giorno, mese, anno ...
Mi prenderò il tempo di vedere la stranezza degli alberi, 
quelli della foresta, quelli del parco vicino, 
che al crepuscolo arrivano fruscianti di mistero ...
Mi prendo il tempo di chiedere il mio sguardo 
sulle cose che amo e guardo in modo diverso il mio, 
quelli che sono più vicini a me,
            e a volte non riesco nemmeno a vedere, non ho neanche sentito, 
come la preoccupazione per i miei affari, il mio lavoro, parassita il mio cuore e il mio corpo ...
Sì, mi prenderò il tempo di scoprirli 
per farmi sorprendere ancora e ancora da coloro che amo.
Sì, mi prenderò il tempo di incontrarti anche 
tu , mio Dio, 
al di là delle parole, delle formule e delle abitudini.
Sì, andrò ad incontrarti come nel deserto 
e mi sorprenderesti, 
mio Dio. 
Sì, mi prenderò il tempo di incontrarti in modo diverso.
Robert Riber
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Traduzione da "jecherchedieu.ch"

lunedì 7 gennaio 2019

UNA CATENA ... PER L'UGUAGLIANZA

Più di 3,5 milioni di donne indiane hanno formato una catena umana lunga 620 chilometri per affermare il loro diritto all’uguaglianza e alla preghiera nel tempio sacro agli indù di Sabarimala, storicamente chiuso alle donne «in età fertile».
Il 1 gennaio, per la prima volta nella storia dell’India, alle prime luci dell’alba, Bindu Ammini, 40 anni, e Kanaka Durga, 39, scortate da alcuni agenti hanno superato il muro di cinta e hanno pregato nel sancta sanctorum, la parte più interna del tempio in passato inaccessibile alle fedeli.
L’ingresso delle due donne ha scatenato diverse proteste fuori dal tempio e la polizia ha usato lacrimogeni per disperdere i manifestanti. Il tempio è rimasto chiuso per alcune ore per poter eseguire un rituale di «purificazione» reso necessario dai «custodi» del tempio dopo l’incursione delle due signore.
La vicenda del tempio di Sabarimala, nel Kerala stato del sud dell’India, è al centro dell’attenzione da mesi. Lo scorso settembre la Corte suprema indiana ha stabilito l’illegalità del bando che per centinaia di anni ha impedito alle donne in età fertile (dai 10 ai 50 anni) l’accesso al tempio. Ad impedire l’applicazione della sentenza, finora, sono stati gli integralisti, ancora convinti che la divinità celebrata nel tempio, il Signore Ayyappa, che è celibe, possa essere «tentata» dalle donne sotto i 50 anni.
Le donne hanno raccolto solidarietà da milioni di simpatizzanti in tutto il Paese, maschi e femmine. Nello stato di Kerala, migliaia di uomini hanno affiancato una seconda catena a quella creata dalle fedeli.
Il gesto di Bindu e Kanaka ha spaccato in due l’India anche politicamente. Il Partito popolare indiano (BJP), che guida il paese, si è opposto al loro ingresso. Lo stesso primo ministro, Narendra Mori, in un’intervista rilasciata martedì, ha sostenuto che il divieto «è un credo religioso, non una questione di parità di genere», come riporta il Guardian. Favorevole all’ingresso, invece, il Partito comunista, che guida lo stesso stato di Kerala, da sempre sostenitore dell’uguaglianza tra uomini e donne nei luoghi di culto.
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Da Riforma.it

domenica 6 gennaio 2019

ACCOGLIENZA E OSPITALITA'

Nel giorno dell’Epifania, l’arcivescovo Lauro Tisi ha lanciato dall’altare del Duomo di Trento un appello all’accoglienza e all’ospitalità, paventando il rischio di una nuova ondata di violenza, intolleranza e xenofobia in un’Europa sempre più vecchia e meno aperta al confronto con il resto del Mondo. In occasione della tradizionale funzione dedicata ai popoli, una celebrazione a cui prendono parte delegazioni di buona parte delle comunità di nuovi cittadini presenti in Trentino, ciascuna con il costume tradizionale della propria zona d’origine, il prelato non ha usato mezzi termini per denunciare il risorgere di nazionalismi e razzismi, arrivando a mutuare alcune delle più conosciute parole di Karl Marx e Friedrich Engels dicendo che «uno spettro si fa strada per l’Europa: quello del settarismo e della violenza».
Senza mai fare esplicito riferimenti ai fatti di cronaca delle ultime settimane, l’arcivescovo di Trento ha poi parlato del pericolo connessi al «prevalere dell’isolazionismo sull’unità». «Vi è lo spettro amaro della chiusura delle nazioni - ha infatti aggiunto - e quello amarissimo della pace non più custodita come bene, mentre fatichiamo a riconoscere il valore della novità, e le nostra agende sono piene di cose già viste e di ovvietà. Non ci ricordiamo che ospitare non è solo un atto di bontà e di solidarietà, ma è soprattutto una condizione dell’esistere, della vita. Un popolo refrattario a culture altre, a storie diverse, non ha futuro».
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Estratto da l'Adige.it

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