martedì 11 ottobre 2016

Michel de Montaigne

"Le cose non sono tanto dolorose o difficili di per se stesse: è la nostra debolezza e la nostra viltà che le rendono tali."


PACE E GIUSTIZIA MARCIANO INSIEME.

"Dobbiamo osare di più. Imparare il coraggio di avere più coraggio": e' l'appello che don Luigi Ciotti ha lanciato partecipando alla Marcia della pace Perugia-Assisi. "Se c' e' una malattia veramente mortale - ha detto il fondatore di Libera -, anche rispetto ai problemi di casa nostra, credo sia la rassegnazione, la delega e l'indifferenza. Non basta commuoverci ma bisogna muoverci di più tutti. Sono 250 milioni i ragazzi che vivono per le strade. Ogni ora che trascorreremo circa 800 bambini muoiono di fame, stenti e malattie sulla faccia della terra. Abbiamo quindi bisogno di fermarci, di interrogarci. Di fare meno parole e più fatti. Abbiamo troppi cittadini a intermittenza nel nostro Paese mentre dobbiamo essere più responsabili. La pace - ha concluso don Ciotti - ha bisogno di ciascuno di noi".

ACCOGLIENZA, MA A PATTO CHE...

Padre Riffard non potrà più accogliere per la notte migranti e senza fissa dimora nella sua chiesa di Sainte-Claire de Montreynaud, nel dipartimento della Loira. Da domani, ha stabilito il prefetto di zona, nessun richiedente asilo o clochard potrà trovare rifugio notturno all’interno dell’edificio religioso in cui il parroco di 71 anni ospitava circa 80 persone in condizioni difficili. Secondo le autorità transalpine, l’edificio non risponde ad alcune norme di sicurezza, in particolare, non sarebbe dotato di una porta tagliafuoco. Ad annunciarlo è stato lo stesso padre Riffard durante la messa domenicale. Secondo le disposizioni impartite dal prefetto i migranti potranno ripararsi per tutto il giorno all’interno ma non potranno più restarci a dormire per la notte.
L’avviso è chiaro: in caso di trasgressione l’edificio religioso verrà immediatamente chiuso.
E però padre Riffard non si scoraggia. Anzi, dice di aver trovato una soluzione alternativa per almeno 50 rifugiati. Ma da domani almeno venti di loro sono senza tetto.

lunedì 10 ottobre 2016

QUANDO IL PASSATO E IL DIMENTICATO ILLUMINANO IL PRESENTE

Da un po' di tempo nella Chiesa si parla spesso di Cina. Lo stesso Papa Francesco ha espresso il suo desiderio di poter visitare la Chiesa di Cina. In uno degli ultimi numeri della rivista dei gesuiti, «La Civiltà Cattolica», esattamente nel numero del 10 settembre scorso, Nicolas Standaert, si è addentrato nello spazio cattolico della Cina tra il 1600 e il 1700. Il titolo: «Grandi personaggi della Chiesa primitiva in Cina». Con un sottotitolo significativo: «Il ruolo delle comunità cristiane».  Il cristianesimo cinese, anche se illustrato da nomi famosi, è un fenomeno, comunque marginale. Alla morte di Matteo Ricci (1610) c’erano in Cina 2.500 cristiani. Intorno al 1700 erano diventati 200 mila su una popolazione tra i 150 e i 200 milioni di abitanti. Anche in seguito i cristiani in Cina sono rimasti una esigua minoranza. Gli stessi sacerdoti non sono mai stati numerosi. Sempre alla morte di Matteo Ricci erano soltanto 16. In seguito, lungo il 1600, i preti diventarono una quarantina per salire a 140 all’inizio del ’700, con l’arrivo di missionari dall’Europa. Sicuramente un'impronta decisiva alla presenza della fede cristiana in Cina è stata data sia da missionari europei che hanno vissuto in Cina, a cominciare da Matteo Ricci, ma anche e soprattutto da cinesi celebri che si sono convertiti al cristianesimo: gente comune, spesso analfabeta, che costituiva il tessuto di base delle comunità cristiane cinesi. E in effetti le comunità sono state tenute insieme da quelli che l’autore chiama «rituali efficaci», cioè da riti che celebrano feste cristiane, ricorrenze di santi, e dalla preghiera comunitaria.  Il prete passava in particolare per celebrare i sacramenti, ma non è stato lui la figura di riferimento. Le figure di riferimento sono da sempre i laici che hanno avuto il compito di assicurare la sopravvivenza della comunità con il battesimo, e la sua vitalità con riti, feste, preghiere.
Di questa Chiesa di Cina abbiamo sempre un po' avuto una visione come di una Chiesa marginale, costretta a vivere una situazione d’emergenza. Ma ciò che è interessante è che quella Chiesa ha saputo supplire quello che manca - ad esempio l’Eucaristia  - con un sovrappiù di quello che c’è: le devozioni, le preghiere, le attività caritative e, bisogna aggiungere, la formazione e le varie aggregazioni interne. Sarà forse troppo cinese tutto questo, ma c’è anche qualcosa di genuinamente ecclesiale, comunitario che è esportabile fuori di quel tempo e fuori di quello spazio. E tutto questo è, per un credente di oggi, qualcosa di molto incoraggiante, nonostante tutto. Si dice che la storia è «maestra di vita». Maestra di vita non solo per i singoli, ma anche per la Chiesa, e in particolare per la nostra Chiesa occidentale, spesso così dimessa e talvolta così rassegnata, impantanata nei suoi tradizionali clericalismi e alla ricerca di forme innovative e particolari, ma troppo spesso poco evangeliche.

sabato 8 ottobre 2016

DA PERUGIA AD ASSISI IN E PER LA PACE


DIO NASCOSTO

Dio nascosto, eterno, immenso, misericordioso,
al di fuori del quale non c'è alcun altro Dio.
Tu sei grande e degno di ogni lode.
La tua forza e la tua grazia sostengono l'universo!
Tu, Dio della fedeltà senza menzogna, giusto e vero,
hai eletto Abramo, tuo servo devoto,
come padre di molti popoli
e hai parlato attraverso i profeti.
Il tuo Nome sia santificato e glorificato in tutto il mondo,
e sia fatta la tua volontà, ovunque vivano gli uomini,
Dio vivo e buono, ascolta la nostra preghiera:
grande è diventata la nostra colpa.
Perdona a noi figli di Abramo le nostre guerre,
le nostre inimicizie, le nostre reciproche cattiverie.
Liberaci da ogni miseria e donaci la pace,
Benedici, Signore del nostro destino,
i governanti e i capi delle nazioni,
affinché non bramino potere e prestigio,
ma agiscano con responsabilità per il bene
e la pace degli uomini.
Guida le nostre comunità religiose e i loro capi,
affinché non si limitino ad annunciare,
ma vivano essi stessi il messaggio di pace.
Ma a noi tutti, e anche a chi non è dei nostri,
dona la tua grazia, la tua misericordia e ogni bene,
e guidaci, Dio dei vivi,
sulla retta via che porta alla tua gloria eterna.

Hans Küng

martedì 4 ottobre 2016

UN PENSIERO COLORATO


OSCAR WILDE

<<Il mistero dell'amore è più grande del mistero della morte.>>



UNA BELLA NOTIZIA...TONDA E IN BIANCO E NERO!

Lamina, originario dal Gambia, ha 17 anni, ha perso il papà quando ne aveva cinque e la mamma quando ne aveva 12. A 16 anni ha deciso di andare via dal suo Paese e così poco più che adolescente ha iniziato un cammino che lo ha portato fino a Firenze. A piedi, da solo e senza soldi.
Quella di Lamina è una delle tante storie dei calciatori del Teatro del Sale Football club, la squadra composta da 10 italiani e tredici extracomunitari. Che c'è di strano in una squadra di calcio fondata da 10 italiani e 13 extracomunitari? Vista l'attuale composizione di molte squadre di serie A siamo quasi nella norma. Questa invece è una squadra speciale: i giocatori non italiani sono tutti profughi che hanno trovato asilo a Firenze, e che ha lo scopo di favorire l'integrazione attraverso lo sport. Nella rosa anche Uva, centrocampista nigeriano, Francis, difensore centrale ghanese ma anche il docente universitario Neri Binazzi, Neri Calamai, promotore dell'iniziativa e Niccolò, studente universitario che della squadra è anche il capitano. Allenatore Michelangelo, palermitano: una storia di inclusione sociale che vede questi ragazzi allenarsi insieme per ora due volte a settimana. La squadra parteciperà al campionato AICS B2 e giocherà le partite in casa al Velodromo delle Cascine. I ragazzi vestono maglie a righe orizzontali bianco-rosse come i clown.

Persone che si ritrovano a "giocare". Giocare per condividere insieme del tempo di "pace" - o almeno così vorremmo intendere il gioco del calcio - soprattutto con persone che, in questo caso, arrivano da altri mondi, altre culture, altri spazi a noi troppo spesso sconosciuti, e anche per questo temuti. Insieme su di un campo di calcio per condividere, per giocare, per ricominciare forse a vivere in un altro paese, in un'altra dimensione. Piccole esperienze ma grandi di significato per cominciare a cambiare e a scambiare abitudini e culture. Ascoltare altre lingue e sforzarsi di comprendere, essere curiosi sempre, e generosi verso coloro che sono, almeno in questo periodo storico, meno fortunati di noi. Solo attraverso gli altri, quelli che noi chiamiamo "diversi", possiamo incontrare noi stessi e rispecchiarci nella cosiddetta diversità per riuscire a sentire il nostro battito del cuore e la linfa vitale che è fatta della stessa materia per tutti e, in questo caso rincorrendo un pallone, nella speranza che un campo di gioco ci possa insegnare a vivere diversamente, lontano dalle intolleranze, nella fratellanza, nel non avere paura della differenza, e nell'amore, unica vera parola per cui valga la pena di vivere.

ROSH HASHANAH


Alla comunità ebraica in Italia e nel mondo, i migliori auguri di buon anno nuovo, per “Rosh HaShanah”, il Capodanno ebraico, ovvero l’inizio dell’anno 5777.  

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