lunedì 11 gennaio 2016

RELIGIOSITA'

<<La cosa più lontana dalla nostra esperienza è ciò che è misterioso. E' l'emozione fondamentale accanto alla culla della vera arte e della vera scienza. Chi non lo conosce e non è più in grado di meravigliarsi, e non prova più stupore, è come morto, una candela spenta da un soffio. Fu l'esperienza del mistero-seppure mista alla paura-che generò la religione. Sapere dell'esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, sapere della manifestazione della ragione più profonda e della più radiosa bellezza, accessibili alla nostra ragione solo nelle loro forme più elementari-questo sapere e questa emozione costituiscono la vera attitudine religiosa; in questo senso, e solo in questo, sono un uomo profondamente religioso.>> 
(Albert Einstein)

LA VIOLENZA VA SEMPRE DENUNCIATA!

Sui fatti di Colonia usciamo dal silenzio. Siamo ammutolite? Sì. Per incredulità, dolore, rabbia, impotenza. Ammutolite perché ancora una volta nella città tedesca e in altre località europee si è consumata una violenza contro il corpo delle donne.......
Spiazzamento attonito come dopo Charlie Hebdo o il Bataclan. Perché questa violenza ha colpito ancora luoghi di convivenza, di quotidianità, di libertà e richiede una risposta straordinaria che impegna in modo unitario la comunità internazionale e l'Europa in una comune responsabilità. Rompere il silenzio e l'omertà è più che mai un imperativo politico.

Le parole dobbiamo e vogliamo riprenderle. E subito. Rompere il silenzio per gridare che non rinunceremo a difendere il corpo femminile dalle violenze, nel privato domestico occidentale, così come in ogni parte del mondo. A cominciare dalle bambine. Siano le mutilazioni genitali o i matrimoni precoci, siano i maltrattamenti in famiglia, siano stupri: si tratta sempre di costi umani e sociali inaccettabili a livello mondiale. Siamo ancora all'idea di un corpo-cosa, che può essere posseduto, violato, venduto, umiliato, abusato, in una deriva dell'umano che acuisce sgomento e orrore.....
Per questo non dobbiamo tacere ma continuare le nostre battaglie sui diritti, ancora troppo poco tutelati, alla difesa del corpo femminile. E non ci basterà uscire dal silenzio e dalla rassegnazione, ma vogliamo anche accompagnare alle parole fatti che promuovano strumenti, risorse, strategie, prevenzione. Vogliamo contribuire a orientare scelte politiche, idee e azioni di contrasto alle violente tramite un reale cambiamento culturale, civile, sociale a cui tutti e tutte siamo chiamati a partecipare.
Dal Blog della deputata Vanna Iori
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Io credo però che la lotta per l’estensione dei diritti, per l’universalizzazione della libertà, o la si conduce in maniera unitaria e convinta, nella consapevolezza di un disegno complessivo sensato e lineare (che rimetta al centro l’«idea universale di essere umano»), oppure produrrà divisioni, conflitti, egoismi reciproci ad esclusivo beneficio dell’attuale sistema tecno-finanziario e di alcuni intellettuali che lavorano solo ed esclusivamente (ed irresponsabilmente, direi) per la propria ribalta.
Insomma, o costruiamo una cultura politica che, per esempio, oggi, a fronte dei fatti di Colonia permetta ad ognuno di noi di dire «Je sui femme!», ma domani di dire «io sono gay, immigrato, nero, ebreo, senza lavoro», oppure avremo già perso prima ancora di iniziare.
Ignorare questo, in buona sostanza, significa non avere nulla a che fare con quello che un tempo si sarebbe chiamata «emancipazione umana».
E purtroppo, ma vorrei veramente sbagliarmi e prendere un "granchio", non ho udito nessun accenno ai fatti di Capodanno né nelle parole del Papa né in altri ambiti ecclesiali. Ma d'altra parte si sa quale sia l'idea di donna imperante nella Chiesa Cattolica!!!!
A.B.
" Si è soliti incolpare la scienza laica e la filosofia antireligiosa dell'eclissi della religione nella società moderna. Sarebbe invece più onesto incolpare la religione dei suoi propri insuccessi. La religione è decaduta non perché non sia stata confutata, ma perché è divenuta trascurabile,noiosa, oppressiva, insipida."
Abraham Joshua Heschel, rabbino e filosofo

UNA SPELONCA DI LADRI? LETTERA APERTA AL PROPRIO VESCOVO.

Caro Pietro, 
scrivo a te, vescovo di questa diocesi di Avezzano, ma è come se gridassi al mondo intero per denunciare pubblicamente lo scandalo. Non posso continuare a tacere o a glissare o a far finta che! Il silenzio si configurerebbe come complicità, se non addirittura come correità. Edotto dai miei maestri di sempre, don Tonino Bello, secondo il quale "delle nostre parole dobbiamo rendere conto agli uomini, ma dei nostri silenzi dobbiamo rendere conto a Dio", don Mazzolari che amava ripetere che "certi silenzi sono omicidi" e M. L. King il quale confessava: «Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti», ho deciso di denunciare a Lei e alla pubblica opinione l'impudenza vergognosa di sacerdoti che oltre a farsi pagare puntualmente ogni servizio (messe, matrimoni, funerali, battesimi e benedizioni varie), pretendono, da quelle comunità che dovrebbero "servire", ulteriori corrispettivi per benzina, luce, gas e cellulare! Noi già portiamo sulle nostre coscienze il peso di un mensile che viene dallo Stato, attraverso l'8 per mille, e che ci degrada a "stipendiati". Oltre ciò, la stragrande maggioranza dei preti si fa pagare, profumatamente, sotto il falso nome dell'offerta, ogni prestazione; sarebbe come se un funzionario dello stato, nello svolgere le sue funzioni, prendesse soldi anche dai singoli utenti! Il che ci rende ladri! Ultimamente, si sta diffondendo il malcostume di parroci che pretendono il "rimborso spese"! Autodegradandosi ancor di più da ladri a tangentisti e pizzettari. Oggi, con Papa Francesco, un rinnovato Spirito aleggia sul mare tempestoso della storia come aleggiava agli inizi sul caos primordiale; ma questo Spirito Innovatore sembra trovare tra il clero ottusità refrattarie ad ogni impulso di dignità. Sordi e muti, voraci e venali, impietriti dal potere, dall'abitudine e dal danaro, stanno facendo della chiesa una multinazionale dell'abuso e della corruzione. A voi vescovi spetta il compito di fare pulizia di questa gente, onde evitare che la Chiesa diventi una spelonca di ladri. Meglio una chiesa vuota di preti che una chiesa infestata da ladri travestiti da samaritani. Sento già la critiche cui andrò incontro con questa mia pubblica denuncia. Soprattutto mi si rimprovererà di non seguire il consiglio evangelico della correzione fraterna, rivolta in privato e al singolo. Ma qui non siamo di fronte ad un'offesa personale che possa essere risolta in una "trattazione" privata. Qui siamo davanti ad un comportamento pubblico e di "ruolo", che va pubblicamente denunciato! Risolvere privatamente problemi pubblici è da mafiosi, non da cristiani! Don Milani, altro maestro del mio sentire, in una lettera del 5 Luglio 1964 a mons. Capovilla scriveva: «Ho sempre pensato che lo stare in silenzio sia un'elevata funzione ecclesiastica. Mi domando solo se sia giusto seguitare a santificarsi nel silenzio quando sul piano terreno questo non fa che aumentare il già tanto profondo sdegno dei poveri verso la gerarchia ecclesiastica. Fino all'anno scorso pensavo che fosse santità. Da qualche tempo in qua temo che sia correità». Che Dio ti dia luce e coraggio per il necessario tuo intervento.
Aldo Antonelli (prete) 
Post Scriptum Copia di questa lettera la invio, tramite Raccomandata, anche a Papa Francesco, nella speranza che la legga e la prenda in seria considerazione
in “l'Huffington Post” del 10 gennaio 2016
<<Gli uomini si trovano spesso nell'impossibilità di fare qualcosa, prigionieri di non so quale gabbia orribile, orribile, spaventosamente orribile....Non si sa sempre riconoscere che cosa è che ti rinchiude, che ti mura vivo, che sembra sotterrarti, eppure si sentono non so quali sbarre, quali muri. Tutto ciò è fantasia, immaginazione? Non credo, e poi uno si chiede:"Mio Dio, durerà molto, durerà sempre, durerà per l'eternità?". Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? E' un affetto profondo, serio. Essere amici, essere fratelli, amare spalanca la prigione per potere sovrano, per grazia potente. Ma chi non riesce ad avere questo, rimane chiuso nella morte. Ma dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita.>>
(dalle lettere di Vincent van Gogh al fratello Theo)

domenica 3 gennaio 2016

I MODI DI DIO

Avevo chiesto al Signore

di darmi un bel mazzo di fiori freschi,
ma, al posto, ho ricevuto un cactus,
orribile, pieno di spine.

Avevo domandato al Signore,
di darmi alcune belle farfalle,
ma, al posto, ho ricevuto dei vermi
schifosi e ripugnati.

Ne sono rimasto deluso, 
rivoltato e spaventato.
Ma ecco che, dopo alcuni giorni,
all'improvviso,
il cactus si è messo a fiorire:
e i fiori erano superbi e numerosi.

E i vermi si sono trasformati
in magnifiche farfalle
che hanno preso il volo
nell'aria dolce della primavera.

E' il modo di fare di Dio
che è il migliore!
                            Kao, Chung-Ming
                             Taiwan

LEGGERE RENDE FELICI!

<<Ma poi ho letto di un sondaggio che mi ha molto incuriosito. Si parla di mercato editoriale, di quali libri si vendono, di classifiche e gradimento. Di come l’Italia sia un paese di lettori deboli (secondo l’Istat, nel 2014, il 58,6% degli italiani non ha letto un solo libro nei precedenti 12 mesi), ma non si parla mai davvero di come vive chi legge e di come vive chi non legge. O meglio, siamo convinti che chi legge abbia più strumenti, sia meno inconsapevole e forse anche meno influenzabile di chi non legge. Non solo, a quanto pare è anche più felice.
"La felicità di leggere" si chiama una ricerca commissionata da GeMS (Gruppo editoriale Mauri Spagnol) in occasione del proprio decimo compleanno e affidata a Cesmer, Centro di studi su mercati e relazioni industriali dell’Università di Roma Tre. La ricerca ha utilizzato diversi parametri mutuati dalla letteratura scientifica. Le differenze nelle vite dei lettori e dei non lettori sono state riportate su tre scale differenti (scala di Veenhoven, scala di Cantril e scala di Diener e Biswas-Diener) e i risultati coincidono: chi legge è più felice, prova una gamma maggiore di sensazioni positive e una minore di sensazioni negative e riesce a contenere la rabbia. Che sia stato un editore a commissionare questo studio la dice lunga su un aspetto che trovo centrale: non è importante solo valutare cosa si legge più spesso e soprattutto cosa si compra, ma sapere che chi pubblica libri, di qualunque genere e livello, sta lavorando per rendere un po’ più felici gli altri. Non c’è niente di più bello che sapere che il proprio lavoro possa contribuire alla felicità altrui.>>
estratto da "L'ESPRESSO".
<<La felicità è una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.>>
(Giorgio Gaber)

venerdì 1 gennaio 2016

Le 150 parole parole più ricorrenti nella tag cloud del messaggio del Papa per la Gionata mondiale della pace 2016 «Vinci l'indifferenza e conquista la pace» che si è celebrata oggi 1° GENNAIO 2016


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