lunedì 14 maggio 2012

ESSERE BUONI

La bontà ha convertito più peccatori dello zelo, dell'eloquenza o
dell'istruzione, che non hanno mai convertito nessuno senza il
contributo della bontà.
(William Faber)

domenica 13 maggio 2012

PROPOSTA O PROVOCAZIONE??

LUCERNA-ADISTA. La Pfarrer-Initiative, l’iniziativa dei preti austriaci promotori nel giugno 2011 di un “Appello alla disobbedienza”, ha ricevuto, il 22 aprile scorso, il Premio Herbert Haag 2012 per la libertà nella Chiesa. A ritirare il premio, consistente in 10mila euro e promosso dalla omonima Fondazione – creata nel 1985 dal professor Herbert Haag, docente di teologia all’Università di Tübingen, e attualmente presieduta dal teologo Hans Küng –, è stato il fondatore dell’Iniziativa, p. Helmut Schüller. Motivo del conferimento: aver raccolto l’«emergenza pastorale» derivante dalla sempre più grave carenza di preti nella Chiesa cattolica e «averla affrontata con affermazioni chiare e azioni coraggiose e decise».
Qualche giorno prima del conferimento del premio, la teologa tirolese Martha Heizer, che qualche mese fa aveva sposato la proposta dei “disobbedienti” di rendere possibile l’eucaristia senza sacerdoti grazie a forme private di celebrazione – scontrandosi così con il netto disaccordo del vescovo di Innsbruck mons. Manfred Scheuer che l’aveva condannata come prassi da riferire immediatamente in Vaticano, annunciando inoltre l’avvio di un’indagine preliminare in proposito –, ha deciso di lanciare il guanto della sfida al Vaticano, affermando la propria volontà di andare avanti nel suo progetto, a costo di incorrere nella scomunica.
In realtà, Heizer non vuole parlare di «eucaristia privata» ma di «messa nella chiesa domestica», come ha puntualizzato in un’intervista al quotidiano austriaco Der Standard (6/4) in cui annunciava di voler celebrare in questo modo le liturgie del triduo pasquale. Non si tratta, ha sottolineato, di imitazioni dell’Eucaristia, come si vuole far credere: «Siamo cinque ed ogni volta è sempre diverso. Sediamo intorno a un tavolo. È una normale celebrazione dell’Eucaristia, come in parrocchia. Usiamo solo la Bibbia, come testo. Preghiamo spontaneamente e personalmente. Abbiamo pane e vino e chiediamo allo Spirito di trasformarli, e di trasformare anche noi. Mangiamo e beviamo insieme, cantiamo e preghiamo molto». «Non mi importa ricevere un riconoscimento dall’esterno», ha aggiunto.  «Per noi si tratta di un’Eucaristia, ne siamo felici e ci fa bene». «Nella Bibbia, Gesù ha detto “Prendete e mangiate”, non “Prendete e mangiate quando c’è un prete”», ha aggiunto. «Il cambiamento viene dal basso». A giudicare da quanto afferma la stessa Martha Heizer, la piccola comunità è già incorsa in un interdetto, ossia una sorta di scomunica comunitaria, con la quale i componenti sono esclusi dalla celebrazione di atti pubblici. Potrebbero, tuttavia, essere individualmente colpiti da scomunica.

martedì 24 aprile 2012

MARCIA PER EMANUELA” A ROMA IL 27 MAGGIO, ORE 9.30
DA PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO A PIAZZA SAN PIETRO

Ciao, sono Pietro
vi scrivo di nuovo, con grande emozione, per annunciarvi che grazie alla
petizione
al Papa a cui avete aderito (siamo oltre le 80 mila firme) ci sono state
importanti novità
sul caso di Emanuela. Per la prima volta il Vaticano ha diffuso una nota
ufficiale in cui spiega
il suo comportamento in questi lunghi 29 anni, mentre il capo della Procura di
Roma ha
assunto in prima persona le indagini. Sono passi in avanti, ma non basta.
La mia sensazione è che le persone a conoscenza di notizie importanti
relative
a quanto è accaduto a mia sorella in quel terribile 1983, per la prima volta,
siano sul punto di
rompere gli indugi e raccontare quel che sanno. Lo ritengo un dovere morale
davanti
a Emanuela, ma anche a tutti noi. Per questo ho pensato di organizzare una
“Giornata di mobilitazione per la verità e la giustizia in Italia”, con l’
obiettivo di abbattere
definitivamente quel muro di omertà e silenzi che finora ha negato la verità
sia
su Emanuela sia su tanti altri casi di giustizia negata.

L’appuntamento è per DOMENICA 27 MAGGIO alle 9.30 a ROMA in piazza del
Campidoglio, da dove partirà una “marcia per Emanuela” che si concluderà
alle
12 in piazza San Pietro, in occasione dell’Angelus. Sono invitati anche gli
amministratori locali (sindaci, assessori, presidenti di Provincia o
Regione)
con i loro gonfaloni, e sono felice di annunciarvi che il presidente della
Provincia di Firenze Barducci ha già esposto una gigantografia di Emanuela
sulla
facciata di Palazzo Medici Riccardi e che il sindaco di Roma Alemanno farà
altrettanto in piazza del Campidoglio. Oltre ai tanti di voi che abitano
fuori, mi appello
agli oltre 20 mila romani che hanno aderito alla petizione: cercate di
esserci!

Ripeto l’appuntamento:
27 maggio, ore 9.30, piazza del Campidoglio, Roma. Importante: vi prego di
CONFERMARE
la vostra presenza il 27 maggio inviando una mail a marciaperemanuela@gmail.
com
in modo da comunicare alla questura un numero indicativo.

Un’ulteriore richiesta: se ognuno di voi convincerà anche una sola persona
ad
aderire alla petizione al Papa per la verità su Emanuela (inviando una mail
con
i dati personali all’indirizzo petizione.emanuela@libero.it) le adesioni
diventerebbero 160 mila.
E sarebbe un grande segnale di partecipazione e pressione sulle istituzioni.

Infine, consentitemi qualche ringraziamento
A Federica Sciarelli e a tutta la redazione di “Chi l’ha visto?”, che da
anni
sostengono con affetto e passione tutta la mia famiglia e contribuiscono a
mantenere alta l’attenzione sulla vicenda di Emanuela.

A Fabrizio Peronaci, il giornalista con il quale ho scritto il libro “Mia
sorella Emanuela” (oggi con la prefazione di don Ciotti), che mi ha
consentito
di esprimere tutti i miei pensieri e le mie speranze, dando impulso alla
battaglia per la verità.

Ai tanti giornalisti che mi hanno aiutato ed espresso vicinanza, la parte
sana
del mondo dell'informazione.

A tutti gli iscritti al Gruppo Facebook (siamo oltre 11 mila), che
accompagnano le mie giornate e mi sostengono con la loro solidarietà: non
dimenticherò mai il vostro affetto.

E, naturalmente, ad ognuno di voi, i firmatari della petizione al Papa.
Quando
in pochi lanciammo questa idea, lo scorso ottobre, ci pareva difficilissimo
arrivare a mille persone. Oggi siamo vicini alle centomila, e solo grazie a
questa partecipazione, lo sento, verità e giustizia non sono più un’utopia.

Un abbraccio, Pietro

sabato 21 aprile 2012

PER RIFLETTERE

 -Ogni volta che opponete la carità al moralismo, la bontà alla
durezza della giustizia, la logica del cuore a quella dei
giuristi, si risveglia in me una voce di assenso: per conoscenza
spontanea so che avete ragione e che seguendo il vostro sguardo si
vede la luce.
(Jean Onimus, Le Perturbateur)
E' IN ATTO UNA VERA E PROPRIA RIVOLUZIONE POPOLARE
TRAMITE INTERNET !!!!
FATE GIRARE, FATE GIRARE!
---------------------------------------------------------
COSA DICE MONTI ?
· L'EUROPA CI CHIEDE DI AUMENTARE L'ETÀ DELLA PENSIONE PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO
FANNO.
NOI CHIEDIAMO A MONTI :
· DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI CORROTTI; DI ALLONTANARE DAI PUBBLICI UFFICI TUTTI QUELLI CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO, O SI DIMETTONO DA SOLI PER EVITARE IMBARAZZANTI FIGURE.
· DI DIMEZZARE IL NUMERO DI PARLAMENTARI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUN PAESE HA COSÌ TANTI POLITICI.
· DI ELIMINARE I POLITICI DELLE PROVINCIE PERCHÈ CI SONO GIÀ QUELLI DELLE REGIONI ……………..DA 40 ANNI !
· DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI ED I PRIVILEGI A DEPUTATI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO GUADAGNA COME LORO.
· DI POTER ESERCITARE IL “MESTIERE” DI POLITICO AL MASSIMO PER DUE LEGISLATURE, COME IN EUROPA TUTTI FANNO.
· DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL’IMPORTO DELLE PENSIONI EROGATE DALLO STATO (ANCHE RETROATTIVAMENTE) MAX 5.000,00 EURO AL MESE PER CHIUNQUE, POLITICI E NON,POICHE’ IN EUROPA NESSUNO PERCEPISCE 15/20/30.000,00 EURO AL MESE DI PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA.
· DI FAR PAGARE I MEDICINALI, LE VISITE SPECIALISTICHE E LE CURE MEDICHE, AI FAMILIARI DEI POLITICI, POICHÉ IN EUROPA NESSUN FAMILIARE DI POLITICO NE USUFRUISCE, COME AVVIENE INVECE IN ITALIA, DOVE, CON LA SCUSA DELL’IMMAGINE, VENGONO ADDIRITTURA MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, LE CURE BALNEOTERMALI
ED ELIOTERAPICHE DEI FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI !!
INOLTRE,CARI MINISTRI,
· NON CI PARAGONATE ALLA GERMANIA DOVE:
o NON SI PAGANO LE AUTOSTRADE;
o I LIBRI DI TESTO PER LE SCUOLE SONO A CARICODELLO STATO SINO AL 18° ANNO D’ETÀ;
o IL 90 % DEGLI ASILI NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI E NON TI CHIEDONO 400/450
EURO, COME GLI ASILI STATALI ITALIANI !!
· MENTRE, IN FRANCIA:
o LE DONNE POSSONO EVITARE DI ANDARE A LAVORARE PART-TIME PER RACIMOLARE
QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE IN FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO UN
ASSEGNO DI 500,00 EURO AL MESE, COME CASALINGHE, PIU’ ALTRI BONUS IN BASE AL
NUMERO DI FIGLI.
· ED ANCHE, SEMPRE IN FRANCIA:
o NON SI PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI PER LE CAMPAGNE DI NAPOLEONE, MENTRE NOI LE PAGHIAMO ANCORA PER LA GUERRA D’ABISSINIA.
AI NOSTRI POLITICI CHIEDIAMO:
· CHE LA SMETTANO DI OFFENDERE LA NOSTRA INTELLIGENZA; IL POPOLO ITALIANO CHIUDE UN OCCHIO, A VOLTE DUE; UN ORECCHIO E PURE L’ALTRO MA, LA CORDA CHE STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO, SI STA SPEZZANDO. CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE …..TEMPESTA !!!
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
SE APPROVI, DIFFONDI LO STESSO MESSAGGIO E CHIEDI AD ALTRI DI FARLO ! ! !

domenica 15 aprile 2012

PILLOLE DI RIFLESSIONE

Miti sono coloro che non oppongono alcuna barriera
all'invasione dell'altro.
(Bernard Bro, Jesus-Christ ou rien)

lunedì 9 aprile 2012

IL SEPOLCRO DI GESU'? ERA PROPRIO LI'.

La Facoltà Teologica dell’Italia Centrale ha ospitato nei giorni scorsi l’archeologo israeliano Dan Bahat.
Dan Bahat, oggi professore all’Università St. Michael di Toronto, ha scavato un po’ dappertutto in Israele in qualità di archeologo ufficiale, per questo la sua conoscenza della terra della Bibbia è profonda. Questa eminente presenza è  l’occasione per riflettere su archeologia e fede, ovvero su come le scoperte archeologiche possono restituirci una verità storica che illumini i fatti inerenti la nostra fede.
Diletta Rigoli l'ha intervistato su Toscanaoggi.it.

Professor Bahat, lei ha dedicato la vita alla ricerca, crede che sia importante l’archeologia delle terre bibliche, e perché? «Credo che la ricerca archeologica non sia mai fine a se stessa, specie quando è fatta in territori che coinvolgono la nostra fede. Io sono ebreo e quale ebreo non posso che
riconoscere la grande importanza dell’indagine sulle radici della mia fede. Lo stesso vale per i cristiani. A Gerusalemme la fede s’interseca con la storia e senza alcuna paura
e pregiudizio è dovere dello scienziato investigare e ricercare le verità che la scienza può restituirci. Non si tratta di chiedere conferme all’archeologia, ma di lasciare che
l’archeologia ci aiuti a comprendere la nostra comune storia».

Lei è tra i pochi archeologi israeliani a sostenere l’autenticità del luogo dove oggi sorge la Basilica del Santo Sepolcro, quali sono gli elementi a favore di questa ipotesi? «Sono tre gli argomenti che possiamo portare a favore dell’autenticità del luogo del Santo Sepolcro. Prima di tutto i vangeli ci dicono che la collina del Golgota, luogo della
crocefissione, si trovava fuori dalle mura della città, per motivi di purità infatti gli ebrei non potevano crocefiggere all’interno; oggi però la Basilica del Santo Sepolcro è
dentro le mura e questo elemento è in apparente contrasto con il dato evangelico. La risposta a questa obiezione è semplice: le mura a cui si riferiscono i Vangeli sono
quelle costruite da Erode il cui percorso era molto diverso da quello attuale. La cinta muraria che noi vediamo oggi è stata costruita molto più tardi, da Solimano il Magnifico,
e abbraccia una porzione di città che al tempo di Gesù rimaneva fuori, compreso il luogo della crocefissione».

E gli altri elementi? «Il secondo argomento si basa sulla presenza di tombe ritrovate all’interno del perimetro della Basilica. I vangeli infatti ci dicono che Gesù fu sepolto in un giardino
adiacente il luogo della crocefissione, questo giardino era adibito a sepolture, e ben sei grotte sepolcrali sono state ritrovate, alcune ancora visibili dietro l’edicola
dell’Anastasi. La tomba di Gesù era fatta a kockh, che significa nicchia, ed era la forma tipica delle tombe di famiglie importanti. Questo ritrovamento ci fa dire con tutta
probabilità che anche Gesù fu sepolto in quel luogo e in quel tipo di tomba. Il terzo argomento è forse il più interessante. Quando Adriano nel 135 costruì il tempio alla triade
capitolina, Giove Minerva e Venere, lo fece proprio sul luogo del Sepolcro, come ci attesta Eusebio. Questa costruzione ci dice molte cose, la prima è che il luogo doveva
comunque avere una importanza che perfino l’imperatore di Roma aveva riscontrato, la seconda che Adriano, per costruire il Tempio è costretto a fare un riempimento di
terra e questo perché l’edificio sorgeva sopra una cava di pietra dismessa, esattamente come ci dicono i Vangeli. Ma ancora più importante, una prova quasi decisiva
potremmo dire, ci viene dall’incisione ritrovata negli scavi che hanno portato alla luce le casematte costruite proprio da Adriano per sostenere il riempimento alla base del
Tempio pagano. In una di queste casematte infatti troviamo incisa una nave e sotto ad essa la scritta Domine Ivimus che significa "oh Signore siamo arrivati". Il Signore
(Domine) di cui si parla non può che essere Cristo, solo due volte infatti chi l’ha realizzata può aver avuto accesso alle pareti delle casematte, o al momento della costruzione
del Tempio o al momento in cui Costantino ha costruito la Basilica cristiana ed ha per questo svuotato il riempimento di terra che ricopriva questa incisione. Tuttavia gli
storici hanno riscontrato che la tipologia di nave raffigurata è tipica del secondo secolo, così è chiaro che può essere stata fatta solo all’epoca di Adriano. Il carattere
nascosto del luogo ci dice che chi ha fatto questa incisione era probabilmente un soldato romano cristiano impiegato come operaio per costruire il tempio di Giove che ha
voluto segretamente (a causa delle persecuzioni contro i cristiani) testimoniare la sua fede in quel luogo santo. La stessa frase è una parafrasi latina del Salmo 122: "Quale
gioia quando mi dissero andremo alla casa del Signore. Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte Gerusalemme"».

Dunque possiamo dire che la più antica testimonianza cristiana attestata dall’archeologia si trova esattamente sotto il Santo Sepolcro? «Certamente. Questa incisione ci afferma con chiarezza l’autenticità del luogo, non solo, ci dice anche che la tradizione che lo ha identificato è antichissima e molto
attendibile. Per il Santo Sepolcro possiamo dire che fonti scritte, archeologia e tradizione convergono nella stessa direzione».

Gerusalemme è il luogo in cui Gesù ha vissuto gran parte del suo ministero pubblico.
 Ci sono altri luoghi che lei ha studiato e che sono particolarmente rilevanti per il cristianesimo? «Ci sono molti luoghi a Gerusalemme che testimoniano la presenza di Gesù prima e delle comunità cristiane poi. Un primo esempio, il più semplice: grazie agli studi
archeologici abbiamo individuato la strada del primo secolo che dalla piscina di Siloe portava fino a Betesda, dove oggi si trova la chiesa di Sant’Anna. Sicuramente Gesù ha
camminato su quella strada come ogni altro ebreo per recarsi al Tempio sulla spianata. Un altro esempio che posso portare è il luogo del processo di Gesù. Io credo che non
fosse la fortezza Antonia, che si trovava nel cuore della città vecchia addossata al muro nord della spianata, ma che il processo si sia invece svolto nel palazzo dove
precedentemente si trovava Erode, ovvero presso porta Jaffa, un luogo più sicuro, fortificato e dove Pilato risiedeva».

La spianata del Tempio, dove oggi sorge la Cupola della Roccia e la moschea di Al Aqsa è sicuramente un luogo sacro per gli ebrei, tant’è che il muro Occidentale, così detto
del Pianto, si trova esattamente sotto. Perché secondo lei anche per i cristiani è importante visitarla? «La spianata è il luogo più sacro per l’ebraismo, poiché vi sorgeva il Tempio con il Sancta Sanctorum, ma non bisogna scordaci mai che Gesù era ebreo e come ogni ebreo
molte volte si è recato a pregare al Tempio. Molti episodi del Vangelo sono ambientati sulla Spianata, dal ritrovamento del giovane Gesù con i dottori, alla cacciata dei
mercanti dal tempio. Tutti questi episodi sono sostenuti e contestualizzati dalle scoperte archeologiche, che nel primo caso hanno ritrovato il luogo esatto dove sedevano i
dottori della legge e dove quindi anche Gesù ha conversato, e nel secondo ha identificato il luogo dove i cambiavalute facevano il loro mercato».

sabato 25 febbraio 2012

«LA CHIESA RIPENSI SE STESSA».
LETTERA APERTA ALLA CHIESA ITALIANA

Vorremmo una Chiesa che ripensasse la propria struttura gerarchica e i propri rapporti con la società, che rinunciasse a privilegi e potere, che considerasse i credenti non come gregge da guidare ma come Popolo di Dio che partecipa e cammina in autonomia e libertà. Sono alcune delle «inquietudini» e dei desideri manifestati nella Lettera aperta alla Chiesa italiana di 7 preti, religiosi e religiose – don Alessandro Santoro, prete della Comunità delle Piagge (Fi), la teologa domenicana Antonietta Potente, il frate servita Benito Fusco,  don Pasquale Gentili, parroco di Sorrivoli (Ce), don Pier Luigi Di Piazza, del Centro Balducci di Zugliano (Ud), don Paolo Tofani, parroco di Agliana (Pt) e don Andrea Bigalli, parroco di S. Andrea in Percussina (Fi) – che già nello scorso gennaio indirizzarono una lettera aperta ai teologi e alle teologhe italiani, invitandoli ad un incontro pubblico alla Comunità delle Piagge per confrontarsi e discutere di come poter riavvicinare la teologia al mondo e alla storia.
Con questa nuova lettera aperta, è la quarta volta in due mesi – oltre alla lettera ai teologi, c’è stata la Lettera di Natale dei preti del Triveneto e la lettera ai delegati che parteciperanno al secondo Convegno ecclesiale delle Chiese del nord-est scritta da alcuni preti e laici di Treviso e Vicenza – che gruppi di cattolici, sia laici che religiosi, prendono la parola per manifestare il loro disagio nei confronti dell’istituzione ecclesiastica e il loro desiderio per una Chiesa altra: povera, collegiale, inclusiva, in una parola, evangelica.
La lettera è stata sottoscritta da oltre 250 fra laici, preti, religiosi e religiose di tutta Italia e che può essere ancora firmata scrivendo a appellochiesa@gmail.com


Lettera aperta alla chiesa italiana
“Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio ” (Ef 2, 19)
Questa lettera nasce dopo l’incontro-invito con alcuni teologi e teologhe che abbiamo avuto nella comunità delle Piagge a Firenze il 20 gennaio scorso e al quale hanno partecipato tante persone credenti e non. Rifacendoci alla tradizione più antica della comunità credente, che per comunicare usava lo stile epistolare, anche noi abbiamo pensato di scrivere una lettera aperta alla chiesa italiana. Vorremmo fare una breve sintesi delle tante inquietudini e dei tanti desideri ed aspettative raccolte in quel contesto. La trama principale delle nostre inquietudini è espressa proprio dal testo della lettera alla chiesa di Efeso: Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio …
 


Abbiamo sempre pensato che questo fosse vero; abbiamo sempre pensato che la nostra condizione di donne e uomini credenti ci rendesse concittadini nella storia di tutti e familiari con il Mistero. Abbiamo sempre pensato che la nostra fede ci facesse responsabili nei confronti della vita di ogni creatura e dei difficili parti storici, sociali, economici, culturali e spirituali che la comunità umana vive da sempre. Abbiamo sempre pensato anche, che proprio perché siamo familiari di Dio, non siamo esenti dal vivere sulla nostra pelle le fatiche che ogni popolo fa per poter essere popolo degno e libero. Ma oramai, da molto tempo, ci sembra che questo non sia tanto vero, e soprattutto, con tristezza diciamo che forse nessuno ci chiede ed esige questa familiarità con il Mistero e questa solidarietà con la storia.
 


La struttura ecclesiale infatti sembra più preoccupata a guidarci che a farci partecipare e soprattutto a farci crescere. Le nostre comunità cristiane appaiono più tese a difendere una tradizione che a vivere una esperienza di fede. Noi sappiamo come diceva Paolo alla sua comunità di Corinto,che abbiamo il diritto di essere alimentati con parole spirituali … e con un nutrimento solido (Cfr. 1Co 3, 1-2), e invece ci sentiamo trattati come persone immature, come se non fossimo responsabili delle nostre comunità, ma solo destinatari chiamati a obbedire a ciò che pochi decidono ed esprimono per noi. E proprio in questo odierno contesto storico di grande fatica ma anche di grande opportunità per tutti i popoli, e dunque anche per la nostra società italiana, sentiamo che la chiesa è lontana da questa fatica quotidiana dell’umanità. E che quando si fa presente, lo fa solo attraverso analisi, sentenze e a volte giudizi, che non ascoltano e non rispettano le ricerche e i tentativi che comunque la società fa per essere più autentica e giusta.
 


Ci sembrano sempre più vere le parole di Gesù nel vangelo Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito (Mt 23, 4). Noi non vorremmo essere collusi e complici di questo stile di vita, perché come credenti concittadini dei santi e familiari di Dio, sappiamo quanto è difficile sospingere la storia verso la pienezza della vita. Sappiamo anche che è difficile essere coerenti, ma lo vorremmo essere perché la coerenza oggi, sarà possibilità di vita per tutti. Perché condividere quello che abbiamo e non il sovrappiù, curarci dalle nostre ferite interiori,separarci da tutti quegli stili di vita che invece di includere escludono e invece di far crescere recidono, non è semplice ma è possibile, soprattutto quando nasce da una ricerca comune, dove ciascuno può suggerire qualcosa, dove ciascuno può condividere la sua visione del mondo e soprattutto la sua esperienza di Dio. Ma noi non ci sentiamo sostenuti nel far questo e l’esempio che abbiamo dalla chiesa ufficiale è, la maggior parte delle volte, quello di pretendere riconoscimenti e i difendere propri interessi, immischiandosi in politica solo per salvaguardare i propri privilegi.
 


Vogliamo essere popolo che cerca davvero di fare esperienza di Gesù, di quel Gesù che ispirava sogni di vita, che ispirava desideri di cambiamento. Quel Gesù che riusciva a far sognare anche chi conosceva solo disprezzo, o chi comunque veniva giudicato peggio di altri ed emarginato Ci domandiamo come mai ci dicono di essere obbedienti al magistero senza chiederci di essere fedeli a questo sogno bellissimo di una umanità composta da ogni lingua, razza, popolo, nazione …. (Cfr. Ap 7,9). Perché ci viene chiesto di essere credenti che devono obbedire e difendere la verità e non ci dicono invece che la Verità è più grande di noi e per questo va ricercata costantemente, ovunque e con tutti? Allora è per questo che vorremmo offrirvi queste nostre riflessioni, vorremmo che la chiesa ripensasse le sue strutture di comunità, e soprattutto la propria struttura gerarchica e i suoi rapporti con la società. Noi vorremmo che si rifiutasse ogni privilegio economico e soprattutto vorremmo che l’economia delle strutture ecclesiali non fosse complice della finanza e delle banche che speculano con il denaro a scapito del sudore e del sangue di individui e intere comunità, praticando un indebito sfruttamento, non solo delle risorse umane, ma anche di quelle naturali.
 


Queste, in breve, sono alcune delle nostre inquietudini che condividiamo con tutti i credenti, perché la Vita si è manifestata e noi l’abbiamo contemplata, vista, udita, toccata con le nostre mani… (Cfr. 1Gv 1,1-4) e di questo vorremmo rendere testimonianza. Partendo da questo primo incontro, ci impegniamo a cominciare un processo di autocritica e critica costante, per aiutarci a vivere e crescere insieme, come comunità credenti ma anche come compagni e compagne di cammino di tutti coloro che – tra evoluzioni, rivoluzioni e rivelazioni- fanno di tutto per rendere la storia più bella, solidale e giusta.

sabato 18 febbraio 2012

Sosteniamo la campagna "Taglia le ali alle armi!"
Ai sostenitori dell'appello di padre Alex Zanotelli

di La Redazione del sito www.ildialogo.org
Caro amico, cara amica che hai sottoscritto l'appello di Alex Zanotelli sulle spese militari (vedi qui). Oggi ti chiediamo di fare un passo in più sostenendo anche la campagna "Taglia le ali alle armi!" promossa da Rete Disarmo, Sbilanciamoci e Tavola della Pace per contrastare l'acquisto del caccia Joint Strike Fighter.
15 miliardi di euro per i cacciabombardieri F-35, prima della riduzione prevista dal Ministro. Ma saranno ancora un sacco di soldi spesi male. 
A cui occorre rispondere con un "terremoto" di indignazione, un coro di proteste. É quello che la società civile è chiamata, ora più che mai, ad esprimere visto che il Governo sembra deciso a non cambiare idea sul "Programma pluriennale relativo all'acquisizione del sistema d'arma Joint Strike Fighter JSF", il faraonico progetto di aereo militare (il più costoso della storia) a cui partecipa anche l'Italia. Forse non compreremo più 131 cacciabombardieri JSF completi di relativi equipaggiamenti, supporto logistico e basi operative come inizialmente previsto. Ma anche 90 sono tanti: sono 90 di troppo. Anche uno solo equivale a 180 asili nido E con l'ovvia crescita del costo per singolo aereo anche questo taglio ci potrebbe fare spendere (solo per la fattura) almeno 12 miliardi.
In un momento di tagli agli stipendi, alla sanità, alla scuola, al supporto per il lavoro….occorre eliminare del tutto le spese per gli armamenti che servono solo a produrre lutti e distruzioni di cui l'umanità non ha più bisogno.
Chiediamo con forza un taglio alle armi sostenendo la petizione alla pagina: (clicca sull'immagine o sul link successivo)
Qui di seguito trovi quanto costa un singolo aereo e cosa ci si potrebbe fare in alternativa con tutti quei soldi
 
Clicca sull'immagine per ingrandirla. 
Se non riesci a visualizzarla clicca qui per scaricarla
 
Grazie
La Redazione del sito www.ildialogo.org

mercoledì 1 febbraio 2012

Il Rev. D. Paul Sullins, sociologo presso l'Università Cattolica, ha intervistato oltre 70 preti sposati per il libro che sta scrivendo
di MARK OPPENHEIMER
6 gennaio 2012
Il primo giorno del nuovo anno il Vaticano ha annunciato la formazione di un ordinariato nazionale, una specie di diocesi senza confini, per i preti episcopaliani e le loro comunità che intendono abbracciare il cattolicesimo romano. Lo notizia bomba non riguarda il fatto che agli episcopaliani viene garantita una via espressa all'interno del cattolicesimo, ma che in America aumenteranno di molto i preti sposati.
E i preti sposati rappresentano una provocazione per la Chiesa Cattolica, che vede le fila del clero assottigliarsi ogni giorno di più.

La gran parte dei cattolici americani non sa che la chiesa accetta i preti sposati. Ma sono sempre esistiti preti sposati di rito non-latino, come accade per il Cattolicesimo Ucraino e Maronita. Queste chiese sono pienamente cattoliche, cioè sottoposte al papa, ma possono ordinare uomini sposati, per quanto non permettono ai preti celiti di sposarsi.
Sono sempre esistiti i preti sposati anche nel Cattolicesimo romano fino a che il Concilio Laterano Primo, nel 1123 non ha posto il veto. E poi sono esistiti i preti sposati cattolici romani nuovamente dal 1980, quando la chiesa ha dichiarato che il clero protestante convertito al cattolicesimo poteva restare sposato.

Attualmente in America ci sono 80 di questi preti, secondo il Rev. D. Paul Sullins, sociologo dell'Università Cattolica di Washington. Ex prete episcopaliano, ora prete cattolico sposato, P. Sullins ha intervistato oltre 70 preti sposati, e molte delle loro mogli, per il libro che sta scrivendo. Una vasta maggioranza di questi sono ex episcopaliani, ma molti provengono da altre denominazioni protestanti.
La presenza di un folto gruppo di preti sposati solleva numerose questioni. Primo, svolgono un ministero positivo come gli altri preti? Se la chiesa ha stabilito che il celibato conferisca un dono ai preti, ne deriva che i preti sposati servano le comunità con minore efficacia? Secondo, i preti celibi non hanno diritto di risentirsi se ad altri colleghi al servizio della chiesa possono anche fare sesso? E terzo, se i preti sposati svolgono un lavoro positivo e non danno scandalo, perché conservare l'obbligatorietà del celibato per i preti in generale?
Per rispondere alla prima questione è importante comprendere le ragioni della disciplina del celibato. ("il celibato riguarda la vita senza matrimonio; "continenza" è l'espressione che definisce una vita senza attività sessuale. Per principio i preti celibi sono anche continenti). La chiesa non ha mai affermato che il celibato sia necessario al presbiterato. Piuttosto la tradizione stabilisce che il prete nell'esercizio delle sue funzioni rappresenta Gesù Cristo, che era celibe. L'idea del prete che agisce in persona Christi, è una delle ragion per cui le donne non possono accedere al presbiterato cattolico.
Inoltre P. Sullins afferma che sussiste l'idea che "se un uomo non è sposato può dedicarsi più pienamente ed esclusivamente alla parrocchia". Ma egli ha verificato che i preti sposati sono spesso supportati e non ostacolati dalle mogli, che in molti casi si dedicano con costanza alla parrocchia. Aggiunge anche che i preti celibi possono al contrario essere meno disponibili degli sposati.
"La verità è che i preti celibi spesso trovano il modo per rendersi indisponibili. Se chiami un prete celibe nel mezzo della notte, probabilmente troverai una segreteria telefonica. Ma se chiami un prete sposato nel cuore della notte, non avendo ragioni per uscire a quell'ora, sarà scosso dalla compagna che gli dirà: 'Ehi svegliati, sei votato a questo lavoro!'"
"Non voglio affermare che ci sia una differenza abissale, ma se una differenza esiste, è certamente a favore dei preti sposati".
Dal 1980 la Chiesa Cattolica Romana ha mostrato una preferenza per il presbiterato celibatario impedendo ai preti sposati di fare i parroci, a meno di circostanze particolari. I preti che entrano a far parte del nuovo ordinariato, di provenienza episcopaliana, rappresenteranno un'eccezione alla regola. A causa anche della carenza di preti negli Stati Uniti, le circostanze hanno portato ad affidare alcune parrocchie ai preti sposati. Di fatto il Rev. James Parker, primo tra i preti ad usufuire di questa Costituzione Pastorale, così come è conosciuta la regola del 1980, ha guidato una parrocchia a Charleston, S.C. e sembra aver fatto un ottimo lavoro.
"Era un fratello tra fratelli", dice P. Jay Scott Newman, pastore di una chiesa a Greenville, S.C. Aggiunge che "il matrimonio di P. Parker non ha mai rappresentato un ostacolo". E' stato in grado di operare positivamente così come qualunque altro uomo sposato che svolga una professione impegnativa.
"I medici che lavorano 80 ore a settimana hanno dei figli. Si può fare. E questi preti hanno fatto lo stesso da Anglicani", la denominazione cristiana generica a cui gli Episcopaliani appartengono.
Il sentito elogio di P. Newman nei confronti del suo collega sposato aiuta a rispondere alla seconda questione, quella dell'invidia. Non ho riscontrato casi in cui il prete celibe provi ranconre verso il collega sposato. Nonostante un ristretto numero di teologi e canonisti abbiano criticato la Costituzione Pastorale del 1980, i preti in ministero non ne hanno risentito.
Anche P. Newman ad esempio, che ritiene che il celibato sia una importante faccenda controculturale e che un prete celibe ha puntato tutto sul fatto che la vita non sia tutta qui mettendo la sua carne in trincea, afferma che la chiesa può prevedere eccezioni. In riferimento ad un altro prete spostato che conosce nel South Carolina, Newman ha dichiarato che: "Una intuizione serpeggiava tra le persone: che questa fosse un'eccezione ad una norma e che nessuna ingiustizia venisse perpetrata ai danni di coloro che hanno accettato da tempo di divenire presbiteri ben sapendo che il celibato è parte della scelta".
La posizione ufficiale della chiesa sul celibato presbiterale, cioè che è preferibile ma non necessario, si indebolisce dal momento in cui alcuni preti sposati si avvicinano all'ideale. Col crescere della penuria di preti, il tema del celibato verrà discusso ancora.
Almeno 25.000 chierici americani hanno lasciato il presbiterato dal 1970, aggiunge P. Sullins. Molti di questi si aspettavano che la norma del celibato sarebbe stata superata, ma quando hanno realizzato che così non era, hanno preferito lasciare e sposarsi. 25.000 ex preti nel paese a fronte dei 40.000 in esercizio. Celibato sì, celibato no, i cattolici possono farsi due conti.

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