sabato 3 ottobre 2026

4 OTTOBRE, FESTA DI SAN FRANCESCO D'ASSISI, PATRONO D'ITALIA

Spesso le cose più grandi prendono forma da ciò che sembra quasi impercettibile. Nel Vangelo di Gesù di Nazareth ci sono due immagini semplici: un granello di senape e un po' di lievito nascosto nella farina. Realtà piccole, eppure capaci di una forza silenziosa: il seme diventa albero, il lievito fa fermentare la pasta. È così che Dio agisce attraverso ciò che il mondo giudica insignificante, e ci chiede di riconoscere valore laddove sembra esserci soltanto qualcosa di piccolo e fragile. 

Il 4 ottobre è la Festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia. Dopo una giovinezza agiata, scelse di farsi povero tra i poveri, per servire Gesù riconosciuto negli ultimi del suo tempo. È la stessa logica del granello di senape e del lievito: una vita piccola e fragile agli occhi del mondo, ma capace di generare una fraternità immensa.

Mons. Paolo Giulietti, Arcivescovo di Lucca, in un'intervista impossibile, gli chiede come sia possibile vivere la povertà evangelica oggi. Il santo risponde che nulla ci rende felici come amare, perché siamo fatti per donare, non per possedere.

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Come vivere la povertà evangelica in una società sempre più consumista?

La povertà non si sceglie, se non la si ama. Per me è stata come una sposa: desiderata e coltivata con affetto, per unirmi a Gesù, fratello di tutti, liberarmi da me stesso e diventare così padrone di tutto. La ricchezza, cercata da mio padre con sacrificio per tutta la vita, rappresenta un pericolo mortale: ci rende schiavi del denaro e delle cose, a scapito della relazione con Dio e con gli altri. Vi invito a smascherare il consumismo e la sua dittatura, scoprendo che è bello vivere con poco. Nessuna cosa può renderci davvero felici: siamo fatti per amare, non per possedere. Se ciò che avete vi rende fratelli con gli altri e amici di Dio, allora donatelo!

Come è possibile custodire la pace interiore e diventare strumenti e costruttori di pace nel mondo?

La pace interiore è un dono. Quando ho compreso che veniamo da Dio e a Lui ritorniamo, che tutto ci è dato come dono dall’alto, e che i peccati sono coperti dall’amore di Gesù, allora il mio spirito si è pacificato, e l’ansia ha lasciato spazio alla gioia di esistere e al desiderio di essere buono, come il Creatore lo è stato con me. Anche voi, amici, coltivate queste consapevolezze: sarete custoditi in una grande pace interiore e diventerete capaci di amore, dialogo, accoglienza… costruttori di quella pace che viene da Dio.

In che modo uno spirito di fraternità evangelica può contrastare l’individualismo contemporaneo?

Ero cresciuto nella paura dell’altro – il povero, il lebbroso, il nemico, il concorrente – e nell’idolatria di me stesso. Ed ero solo. La bontà di Dio mi ha fatto sperimentare la gioia dell’abbraccio al lebbroso, della compagnia del povero, dell’incontro con tutti. E sono diventato felice. La fraternità non è una teoria, ma un’esperienza. Il Vangelo ci rende fratelli perché ci fa Chiesa, ci offre occasioni di incontro e di servizio. Provate la gioia di stare con gli altri, e scoprirete che l’individualismo è un colossale inganno. Non è bene – infatti – che l’uomo sia solo.

Cosa suggeriresti agli uomini di oggi per accendere un atteggiamento di lode e ringraziamento per il creato e ravvivare la responsabilità verso la nostra casa comune?

Mi pare che oggi l’ecologia rischi di diventare moralismo: un insieme di regole da seguire e di privazioni da sopportare. Io, invece, ho considerato tutte le creature come dono di Dio, e le ho toccate con grande amore. Sono stato ambientalista? Forse, ma non per paura o per dovere, bensì per quel piacere del bene che nasce dalla contemplazione del creato. Abituatevi a guardare con stupore e gratitudine ogni cosa che esiste in questo mondo: ne sarete rallegrati, le userete con rispetto e ne diventerete custodi. E anche le rinunce diventeranno leggere.

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