mercoledì 28 gennaio 2026
martedì 27 gennaio 2026
Prossimità oltre le distanze
Un’amicizia che lega i due emisferi e che racconta in che modo il bene metta in moto un circolo virtuoso capace di raggiungere destinatari inaspettati rendendoli felici.
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Sono Vida e da qualche anno io e alcune persone della comunità della Lituania sosteniamo la famiglia di Julia dell’Indonesia, che ho conosciuto nel 2018 a Manila (Filippine) in occasione del Genfest, l’incontro internazionale che riunisce i giovani del Movimento dei Focolari. In questi anni, nonostante la distanza, con lei si è creato un rapporto come tra sorelle. La sua famiglia abita a Medan e fa parte della comunità dei Focolari.
Abbiamo potuto sostenerli in vari momenti difficili e, ogni qualvolta hanno ricevuto un aiuto, mi ha sempre stupito e dato gioia il fatto che loro pensassero subito anche ad altre persone. Prima di Natale Julia ha condiviso con me il suo desiderio di aiutare i bambini di un orfanotrofio. Avevano bisogno di cuscini e materassi che, a causa dell’alluvione, erano andati distrutti. Dato che lei è una persona molto pratica, aveva già calcolato la somma necessaria. Così ho scritto alla comunità della Lituania nel nostro sito comune, sperando qualcuno avesse possibilità di donare qualcosa. Sono rimasta sorpresa! In poco tempo abbiamo raccolto una somma maggiore che subito ho mandato a Julia la quale ha fatto di tutto per far felici i bambini. Oltre ai materassi e i cuscini, per la prima volta, hanno avuto un albero di Natale.Vida Laniauskaite
lunedì 26 gennaio 2026
Giornata della Memoria: Yad Vashem, #IRemember per rendere omaggio alle vittime dell’Olocausto

Il 27 gennaio si celebra la Giornata Internazionale della Memoria dell’Olocausto per rendere omaggio alla memoria dei 6 milioni di ebrei assassinati durante l’Olocausto, “le cui voci furono messe a tacere per sempre”, come ricorda lo Yad Vashem, il museo che racchiude testimonianze, studi e memoria della Shoah, il posto più visitato in Israele dopo il Muro Occidentale. Come ogni anno, lo Yad Vashem lancia #IRemember, “unisciti al Muro”, “un modo efficace per onorare le vittime dell’Olocausto”. Spiegano dallo Yad Vashem: “basterà collegarsi al muro #IRemember (https://iremember.yadvashem.org/) per vedere il proprio nome collegato casualmente dal Database Centrale dei Nomi delle Vittime della Shoah a quello di una vittima e apparire insieme sul Muro”. Si può anche scegliere un nome specifico da ricordare e con cui abbinarsi. “In questo modo – spiegano dallo Yad Vashem – sarà possibile conoscerne la storia, vederne la foto e garantire che il ricordo della vittima sia preservato. Insieme, onoriamo i 6 milioni di vittime ebree dell’Olocausto e manteniamo vive le loro storie per le generazioni future”. Ad oggi sono circa 13mila le persone di varie nazionalità che hanno aderito all’iniziativa. Oltre 2700 tedeschi, circa 1600 francesi, altrettanti israeliani, gli americani sono circa 1300, seguono inglesi, belgi, argentini, spagnoli, messicani, austriaci e olandesi.
domenica 25 gennaio 2026
La Spezia. «Noi, di fronte all’abisso del male»
Venerdì scorso a La Spezia, un ragazzo ha accoltellato a morte un suo compagno di classe. Gli amici del movimento spezzino di Comunione e Liberazione, tra tante parole lette e ascoltate, hanno provato a dialogare tra loro partendo «dalla capacità della nostra storia di avere qualcosa da dire anche su fatti come questo, cercando di stare di fronte al contraccolpo e alle domande che ha generato nel cuore di ognuno di noi». Ne è nato un volantino che hanno diffuso.
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C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male?
Ciò che è accaduto in un’aula della nostra città come ci ha trovato? Addolorati, sgomenti, indifferenti, sfiduciati? Qualche tremendo istante all’istituto Einaudi-Chiodo ha distrutto la vita di un giovane, ha cambiato in modo indelebile quella di un altro ragazzo, delle loro famiglie e, in qualche modo, quella di ognuno di noi. È difficile stare di fronte all’abisso di male di cui è capace il cuore dell’uomo, senza girarci dall’altra parte, senza lasciarci andare a conclusioni impossibili da trovare, eppure, se non ci arrestiamo allo scandalo, ci rendiamo conto che quel male ci riguarda, è presente in ognuno di noi. Una profonda ferita rimane aperta e ci spinge ad essere più veri. C’è qualcosa per cui la vita vale? C’è qualcuno che può liberarci dal nostro male? Ciò che accade e che ci scuote non può lasciarci come prima. Cosa ci chiede di guardare, di cambiare? Che cosa ci rende capaci di coinvolgerci con i giovani e fargli compagnia nella ricerca del vero? Facciamo nostre le parole di monsignor Torriani ai funerali di una delle vittime di Crans-Montana: «Oggi chiediamo solo questo: la forza di trovare qualcosa fuori di noi che ci rimetta in cammino», quel Dio, presente nelle pieghe della nostra vita, che possa tenderci la mano, sostenerci dentro le circostanze più dolorose e incomprensibili, ridonarci quella speranza che ci sembra perduta, che ci ridica: «Uomo, donna, ragazzo, ragazza, tu, voi, non piangete! Non piangete! C’è uno sguardo e un cuore che vi penetra fino nel midollo delle ossa e vi ama fin nel vostro destino» (don Luigi Giussani - Intervento conclusivo agli Esercizi spirituali della Fraternità di CL- 5 maggio 2002).
18 gennaio 2026
GIORNO DELLA MEMORIA 2026
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venerdì 23 gennaio 2026
Chiara Lubich: l’umanità come famiglia
In occasione dell’anniversario della nascita di Chiara Lubich, Fondatrice del Movimento dei Focolari, condividiamo uno stralcio di un suo discorso pronunciato il 9 novembre 2001 a Innsbruck (Austria) in occasione del Congresso “Mille città per l’Europa” sul tema della fraternità universale intesa anche come categoria politica.
La fraternità universale, anche prescindendo dal cristianesimo, non è stata assente dalla mente di qualche raro spirito forte. Il Mahatma Gandhi diceva: “La regola d’oro è di essere amici del mondo e considerare ‘una’ tutta la famiglia umana. Chi distingue tra fedeli della propria religione e quelli di un’altra, diseduca i membri della propria e apre la via al rifiuto e all’irreligione”. (…)
Ma chi ha portato la fraternità come dono essenziale all’umanità, è stato proprio Gesù, che ha pregato così prima di morire: “Padre, che tutti siano una cosa sola”. Egli, rivelando che Dio è Padre, e che gli uomini, per questo, sono tutti fratelli, introduce l’idea dell’umanità come famiglia, l’idea della famiglia umana possibile per la fraternità universale in atto; e con ciò abbatte le mura che separano gli “uguali” dai “diversi”, gli amici dai nemici, che isolano una città dall’altra, e scioglie ciascun uomo dai vincoli che lo imprigionano, dalle mille forme di subordinazione e di schiavitù, da ogni rapporto ingiusto, compiendo in tal modo un’autentica rivoluzione esistenziale, culturale e politica. L’idea della fraternità iniziò così a farsi strada nella storia. E si potrebbe ripercorrere l’evoluzione del pensiero delle diverse epoche, rintracciandone la presenza, alla base di molte fondamentali concezioni politiche, a volte palese, altre volte più nascosta. Una fraternità spesso vissuta, anche se in maniera limitata, ogniqualvolta, ad esempio, un popolo si è unito per conquistare la propria libertà, o quando gruppi sociali hanno lottato per difendere un soggetto debole, o in altra occasione in cui persone di convinzioni diverse hanno superato ogni diffidenza per affermare un diritto umano.
Chiara Lubich
giovedì 22 gennaio 2026
VOGLIAMO DIRE GRAZIE!
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mercoledì 21 gennaio 2026
Il Vangelo che mette al centro “l’altro”
In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un’esperienza che racconta la gioia di vivere l’amore e l’unità nella diversità. Un cammino di ascolto e accoglienza per riconoscersi tutti fratelli e sorelle.
Sono un sacerdote anglicano dell’Uganda e ho conosciuto la spiritualità del Movimento dei Focolari quindici anni fa, quando ero in seminario per la formazione ministeriale. Questa ha plasmato in modo integrale me stesso, la mia famiglia e la mia Chiesa poiché esprime in modo ideale due aspetti fondamentali: l’Amore e l’Unità. In nessun punto della Bibbia troviamo una Scrittura che enfatizzi la divisione, la separazione, l’odio, la malizia, il tribalismo, le divisioni denominazionali o la segregazione razziale. Al contrario, la Bibbia invita all’unità e all’amore tra le persone, anche quando esistono delle differenze.
Siamo chiamati, ad amare soprattutto il prossimo, perché attraverso di lui amiamo Dio. In questo modo ho imparato a vedere Gesù in ogni persona che mi è vicina (cf Mt 25) e ricevo molta pace ogni volta che condivido quel poco che ho con chi ne ha bisogno.
Gesù, in una delle sue ultime preghiere prima dell’ascensione, in Giovanni 17,21, dice: “che siano una cosa sola, come io sono una cosa sola con te, Padre”. Ciò implica che l’Unità dovrebbe essere il nostro obiettivo nella vita. Grazie a questa consapevolezza, ho avuto l’opportunità di incontrare e dialogare con molte persone di diverse denominazioni, come cattolici, ortodossi, luterani e anche con persone di altre religioni, buddisti e seguaci delle religioni tradizionali, a tutti i livelli e in tutte le fasce d’età. Questo mi ha dato una visione più ampia di come vivere e gestire la vita in modo integrale. Ho sperimentato la gioia di vedere in loro fratelli e sorelle.
Ho anche visto vescovi della Chiesa anglicana dell’Uganda accogliere questa spiritualità attraverso la nostra esperienza, l’espressione della vita e la testimonianza. Attualmente, cinque vescovi sono amici del Movimento, incluso l’Arcivescovo della Chiesa anglicana dell’Uganda. E alcuni di questi hanno anche partecipato alle conferenze ecumeniche internazionali dei vescovi organizzate dal Movimento dei Focolari.
Attualmente abbiamo avviato un gruppo di comunione presso la Uganda Christian University, con l’intento di praticare l’aspetto dell’amore e dell’unità tra i giovani , studenti universitari; allo stesso tempo, trasmettiamo anche il valore di “Ubuntu”[1], all’interno dell’iniziativa Together for a New Africa, alla quale partecipo come tutor di questa seconda edizione. Dopo tutto questo, le persone mi pongono spesso domande alle quali faccio fatica a rispondere: “perché sei sempre felice? Non ti arrabbi mai? Perché sei sempre disponibile? Non hai altre cose da fare? Perché sei così generoso?”, e la mia risposta è sempre stata: “Fate il bene, la ricompensa è in Cielo”.
Dopo i quattro Vangeli del Nuovo Testamento, il quinto Vangelo che tutti dovrebbero leggere è quello del “tu”, nell’altro. Dobbiamo guardare a noi stessi come a una testimonianza viva, affinché nelle nostre opere e azioni si rifletta l’immagine di Dio, facendo agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. Mettere in pratica ciò che la Bibbia insegna: amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta l’anima, e amare il prossimo come se stessi.
(Reverendo Canonico Bwanika Michael Eric)
[1] Ubuntu è una parola di origine bantu dell’Africa subsahariana che esprime una filosofia di vita incentrata sulla compassione, il rispetto e l’interdipendenza umana, riassumibile nella massima “Io sono perché noi siamo“, sottolineando che l’individuo si realizza attraverso la comunità, la condivisione e il benessere collettivo.
lunedì 12 gennaio 2026
DOV'E' LA PACE ?
<<Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.>>
Etty Hillesum
martedì 6 gennaio 2026
lunedì 5 gennaio 2026
«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4,4). Parola di Vita - Gennaio 2026
Nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani siamo invitati a concentrare la nostra attenzione su un tema in particolare, quello riportato nella lettera di Paolo agli Efesini. Nelle cosiddette lettere della prigionia, egli si rivolge ai suoi destinatari esortandoli a dare una testimonianza credibile della loro fede attraverso l’unità.
Essa è basata su un’unica fede, un solo spirito, una sola speranza, e soltanto attraverso essa si dà testimonianza di Cristo come “corpo”.
«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione».
Paolo ci richiama alla speranza. Cos’è la speranza e perché siamo invitati a viverla? Essa è un germoglio, un dono e un compito che abbiamo il dovere di custodire, coltivare e mettere a frutto per il bene di tutti. «La speranza cristiana ci assegna per posto quella stretta linea di crinale, quella frontiera dove la nostra vocazione esige che noi scegliamo, ogni giorno ed ogni ora, d’essere fedeli alla fedeltà di Dio per noi».
La nostra vocazione, la chiamata per i cristiani non è un affare solo tra il singolo e Dio ma è “convocazione”, cioè l’essere chiamati insieme, è quella all’unità tra quanti s’impegnano a vivere il Vangelo. Negli interventi e negli scritti di Chiara Lubich troviamo spesso dei riferimenti espliciti all’unità, aspetto proprio della sua spiritualità: essa è il frutto della presenza di Gesù fra noi. E questa presenza è sorgente di una profonda felicità.
«Se l’unità è così importante per il cristiano, ne deriva che nulla si oppone tanto alla sua vocazione quanto il venir meno ad essa. E si pecca contro l’unità tutte le volte che si cede alla tentazione, che continuamente ricompare, dell’individualismo che spinge a fare le cose per proprio conto, a lasciarsi guidare dal proprio giudizio, dall’interesse o dal prestigio personale, ignorando o addirittura disprezzando gli altri, le loro esigenze, i loro diritti».
«Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione».
In Guatemala, il dialogo tra gli appartenenti alle diverse Chiese cristiane è molto attivo. Ci scrive Ramiro: «Insieme a un gruppo di persone delle varie Chiese, abbiamo preparato la Settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani. Nel programma è stato inserito un festival artistico pensato con i giovani e varie celebrazioni nelle diverse chiese. La Conferenza Episcopale cattolica ci ha chiesto di continuare questa esperienza per preparare anche un momento di condivisione con un gruppo di vescovi cattolici e persone di diverse Chiese convenuti da tutta l’America per un incontro dedicato all’anniversario dei 1700 anni dal Concilio di Nicea. Al di la di queste attività sperimentiamo molto forte l’unità fra tutti noi e i frutti che essa porta con sé: fraternità, gioia, pace».
A cura di Patrizia Mazzola e del team della Parola di Vita
sabato 3 gennaio 2026
Sperimentare l’unità - Idea del mese - Gennaio 2026
L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente L’IDEA DEL MESE viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali. dialogue4unity.focolare.org
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Il mondo oggi ha mancanza di unità. Lo si vede nelle divisioni in ambito familiare, tra vicini, tra chiese e comunità, per fare qualche esempio. Sembra che la polarizzazione prevalga sulla comprensione. È conseguenza dell’individualismo che prende il sopravvento e spinge a decidere e ad agire per proprio conto, cercando il proprio interesse o prestigio personale, svalutando gli altri, le loro necessità e i loro diritti.
E nonostante ciò, è possibile sperimentare l’unità. È un cammino che inizia sempre dal piccolo, da un sì interiore: sì ad accogliere, sì a perdonare, sì a vivere per l’altro. Non si tratta di grandi progetti, ma di piccole fedeltà che a lungo andare trasformano una vita, una comunità, un intero ambiente. E quando ciò accade, ci accorgiamo che la fraternità smette di essere un ideale e diventa una realtà visibile e speranza per tutti.
Martin Buber considera che l’unità è relazione. È lo spazio dell’incontro, quello che esiste tra il Tu e l’Io, un luogo sacro in cui le differenze non scompaiono, ma si riconoscono reciprocamente. Per lui l’unità nasce quando due realtà si lasciano toccare, e non quando una si impone sull’altra. Questo “tra” può essere inteso come uno spazio che accoglie la diversità e che, proprio per questo, diventa fonte di comunione. Perciò, per Buber, “Ogni vera vita è incontro” (Ich und Du, 1923).
Nell’altro, dunque, sia un amico, un familiare o una persona qualsiasi che incontriamo sul nostro cammino, scopriamo la grande “opportunità del rapporto”. In particolare, l’altro “ci salva” quando una situazione faticosa sembra imprigionarci nelle nostre paure permettendoci di andare oltre noi stessi. Vivere per essere uniti, significa camminare insieme nonostante le differenze, trasformandole in tesoro e non in ostacolo. È un invito a passare dalla semplice convivenza all’incontro dove ciò che appartiene ad ognuno, nella reciprocità, diventa nuovo perché viene condiviso e messo in relazione. L’unità, intesa così, non è la somma di noi due, e non è neppure fragilità: è forza che genera la speranza che ci sia ancora un domani. La diversità già non è più disunità, ma ricchezza reciproca. È sentire che ciò che accade nell’altro risuona anche in me. “L’unione non consiste nell’uguaglianza, ma nell’armonia”, ci ricorda Rabindranath Tagore.
Che questo mese possiamo sperimentare la gioia, la luce, la vita, la pace e la speranza che nascono dell’unità vissuta,
Se siamo uno, tutto si percepisce diversamente.
venerdì 2 gennaio 2026
Il Natale della pace possibile e l'augurio di un anno di pace in tutte le terre
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giovedì 1 gennaio 2026
BENVENUTO 2026 !
<<Festeggiare un nuovo anno è un rito per custodire il motore del cuore umano: la speranza. [...] Il capodanno è il tentativo di convincersi che «andrà tutto meglio», ma la storia recente ci ha insegnato che questo è un placebo alla paura. Invece ciò che ci serve è un rapporto tra futuro e presente che renda il presente carico di futuro.>>
(Alessandro D'Avenia)
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