Ciao carissimi,
scrivere queste righe è diverso da tutto quello che ho scritto prima.
Descrivere il compagno di cella con cui ho condiviso un anno e otto mesi della mia vita è il peso più difficile che abbia mai sentito sulla punta delle dita.
Quando arrivai al carcere del Cairo, dopo un mese di detenzione e isolamento, mi portarono in un reparto chiamato “elementi ad alta pericolosità”. Mi aspettavo di trovare solo silenzio e paura.
Invece, appena entrai, trovai il sorriso di Ahmed Douma.
Non ci conoscevamo davvero. Ci eravamo incrociati anni prima in qualche manifestazione al Cairo. Ma in carcere Ahmed diventò una presenza fondamentale.
Fu lui a starmi accanto nei momenti peggiori. Quando dormivo per terra in una cella vuota, mi fece avere una coperta. Il primo libro che lessi in prigione arrivò da lui. In carcere un libro non è un dettaglio: è uno dei pochi modi per sopravvivere al tempo e restare sani di mente.
Ahmed lo sapeva bene. Lui non è solo un attivista, è un poeta e uno scrittore.
Nelle notti in cella parlavamo spesso della libertà e della vita dopo il carcere. Ahmed sognava di studiare, scrivere, lavorare nel cinema, costruirsi una famiglia, vivere finalmente una “vita normale”.
Nessuno di quei sogni si è ancora avverato.
Dopo anni di carcere, processi iniqui e accuse costruite a tavolino, nel 2023 Ahmed era stato graziato. Ma la libertà che ha trovato fuori dal carcere era, come dice lui stesso, “monca e condizionata”. Conti bancari congelati. Divieto di espatrio. Sorveglianza continua. Interrogatori senza sosta per i suoi articoli sulla guerra a Gaza e sulle condizioni delle carceri egiziane.
Poi, il 6 aprile 2026, una nuova convocazione in procura per un articolo pubblicato su un quotidiano. Questa volta, però, Ahmed non è tornato a casa. È stato arrestato di nuovo.
Rischia fino a cinque anni di carcere per aver espresso le sue idee. Il 3 giugno è previsto il verdetto.
Io so cosa significa entrare in quella prigione. E so anche cosa significa uscirne grazie alla pressione e alla mobilitazione di persone che non hanno smesso di chiedere giustizia.
La solidarietà internazionale non è un gesto simbolico, cambia concretamente la vita delle persone. A volte è l’unica protezione che abbiamo contro il silenzio e l’ingiustizia.
Per questo oggi ti chiedo di essere al fianco di Ahmed. Chiedi alle autorità egiziane di liberarlo, ora!
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