lunedì 15 giugno 2015

UNO SCAMBIO DI ... IDEE!!!

Ma i preti sposati faranno un po' di casino per il giubileo????il polacco non li cagò nemmeno nel 2000!!!non ti ho visto all'assemblea del clero e pensare che uno era presente!!!fuori i coglioni e lotta continua al sistema del regime del polacco!!!Marcel garibaldino
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Carissimo don Marcello,in arte Marcel garibaldino,
vorrei sperare che tu stia bene,ma i tuoi deliranti messaggi non me lo fanno pensare.
Ma il "polacco" non è già morto e con lui tutta la sua compagnia?
Io sono rimasto all'idea che morto un papa se ne fa un altro,e non solo fisicamente ma anche in tutto l'impianto aziendale. Per cui se qualcosa ancora persiste vuol dire che c'è qualche errore nel DNA stesso della Chiesa,e allora sì che sarà difficile cambiare qualcosa!
Non ho proprio capito cosa c'entro io con la tua assemblea del clero,visto che non abito più a Bergamo né appartengo a quella casta!
E poi se vogliamo proprio parlare di "coglioni",siete voi preti che dovreste incominciare ad usarli visto che i più li hanno arrugginiti,mentre i preti-sposati hanno possibilità di utilizzo normale e adeguato!!!
Infine,non è questione di giocare a chi fa la voce più grossa o la lingua più affilata o a chi usa maniere sempre più forti,ma esserci nella condivisione e nella quotidianità,schierati o affiancati,sempre pronti a far emergere la verità e l'umanità del mondo,in qualunque stato,condizione e situazione ci si trovi.
Comunque un saluto e un abbraccio forte.
AGOSTINO.

venerdì 12 giugno 2015

QUAL E' LA VERA RICCHEZZA?

Chi ama l’argento non è saziato con l’argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta 
(Ecclesiaste 5, 9)

La vostra condotta non sia dominata dall’amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò» 
(Ebrei 13, 5)

L’essere umano può scoprirsi ricco sotto molti aspetti: ci si può ritenere ricchi di tante cose… di cultura, di esperienza, di capacità manuali, di riconoscimenti, di affetti, di rapporti interpersonali, di stima, di simpatia, di amici, di radici storiche e di tanto altro…. Per tutto questo non c’è certamente da sentirsi in colpa o mancanti rispetto alla volontà di Dio.
Il vero rischio che si corre è quello dell’insuperbirsi, di cadere in un’esaltazione di sé e di ritenere, come purtroppo spesso accadde, di poter fare a meno di Dio, di dire a Dio: «Fatti da parte che me la so cavare da solo».
da "Riforma"

martedì 9 giugno 2015

UNA MOSTRA DA NON PERDERE ALLA REGGIA DI VENARIA

Pregare. Un’esperienza umana

L’incontro con il divino nelle culture del mondo

Ogni preghiera è un frammento di religione, un pezzetto di letteratura, di musica, di arte...
La preghiera accomuna culture e culti diversissimi tra loro in quanto fenomeno antichissimo e universale che corrisponde all'anelito verso la divinità, l'ascesi, la perfezione, ma anche alla richiesta di aiuto, di protezione e di conforto; potentissima manifestazione dell’umanità, si ritrova ad ogni latitudine e geografia: la mostra vuole raccontarla attraverso oggetti, immagini, video e opere provenienti da musei di tutto il mondo. La “continuità”, la “ripetizione” e la “circolarità” sono i tre fenomeni che accompagnano i visitatori in questo viaggio.
L'umanità prega creando magnifiche coreografie, ruotando, saltando, inginocchiandosi e prostrandosi, intonando canti e cori, cadendo in trance o in profonda meditazione. Il pubblico è invitato ad entrare in questi mondi attraverso gli oggetti che aiutano la preghiera, i suoni e le musiche che l'accompagnano, la partecipazione agli stessi riti nella profondità di una multiproiezione avvolgente.
Promossa sotto il Patronato dell’Arcivescovo di Torino, S. Ecc. Monsignor Cesare Nosiglia,  con il Patrocinio del Comitato per la solenne Ostensione della Sindone 2015 
Sotto l'Alto Patronato di Sua Maestà Mohammed VI, Re del Marocco
A cura di: Lucetta Scaraffia e Franco La Cecla
In collaborazione con: Associazione Sant’Anselmo – Imago Veritatis
DOVE
Sale delle Arti, II piano
QUANDO
Dall’11 aprile al 28 giugno 2015
Il Giovedì dell'Abbonato
Visita guidata esclusiva della mostra "Pregare" dalle ore 17 alle 18.30, ogni giovedì dal 21 maggio al 25 giugno 2015.
Iniziativa riservata a chi possiede l'Abbonamento Musei (ingresso alla mostra: gratuito; visita guidata: 4 euro). 
È necessaria la prenotazione al numero di tel. +39 011 4992333

UN ERRORE CHE SPERIAMO SI RIPETA SPESSO !!

PORCIA. Messa celebrata senza prete nel duomo di San Giorgio. Un fatto più unico che raro nella diocesi di Concordia-Pordenone. I parrocchiani, dopo alcuni minuti di attesa, si sono organizzati per procedere con la messa “autogestita” visto il protrarsi dell’assenza del sacerdote designato. Così, a presiedere la celebrazione della parola è stata una suora.
L’assenza del presbitero è stata causata da un errore di cui si è assunto la responsabilità il parroco don Daniele Fort, errore – vale la pena sottolinearlo – scusabilissimo per un sacerdote che in 17 anni di reggenza della parrocchia di Porcia ha celebrato qualcosa come 6.258 messe e che ogni settimana deve provvedere ad organizzare la “copertura” di una decina di celebrazioni eucaristiche, occupandosi anche della parrocchia di Rorai Piccolo.
La messa senza prete è stata quella prefestiva di sabato, in programma alle 18. «Anzitutto va sottolineato che la suora, come ministro straordinario dell’eucarestia, può presiedere legittimamente alla celebrazione della parola – premette il parroco –. Sabato, l’altro presbitero aveva in programma anche la messa alle 19 a Rorai Piccolo e allora, piuttosto che far aspettare la gente fino al termine di quella funzione, è stato giusto procedere così. Mi è stato riferito che la suora, tra l’altro, è stata efficientissima. Tutto si è svolto secondo le regole, ci sono stati i canti e le preghiere come una normale celebrazione, e la messa è assolutamente valida per il precetto festivo».
«Quanto al sacerdote da me incaricato – prosegue don Daniele –, il problema è consistito in una data sbagliata quando ho stilato il programma delle messe. Dopo tanti anni, un errore di stampa può capitare a tutti». In questi ultimi anni non risultano casi analoghi di messe celebrate senza prete nella diocesi: «Forse in qualche chiesa di montagna è accaduto – spiega don Daniele –. Nella nostra diocesi è un fatto inusuale ma in Carnia, ad esempio, questa prassi è consolidata. Tecnicamente, si chiama celebrazione della parola in attesa del presbitero»....
Qualche parrocchiano ha espresso disappunto ma, come detto, la celebrazione senza presbitero è legittima, seppure non siano in molti a saperlo, anche tra i fedeli. Può svolgersi nella chiesa abituale utilizzando i ruoli ministeriali e i libri liturgici ordinari sotto la responsabilità dei laici delegati dal parroco secondo le norme diocesane. «Anche a Porcia abbiamo persone perfettamente formate per far fronte a questa necessità – conferma don Daniele Fort –, anche se non è stato costituito un gruppo liturgico specifico».
Da "Messaggero veneto" del 8/6/15.

domenica 7 giugno 2015

UN CONTRIBUTO DAGLI AMICI DI TORINO PER IL SINODO SULLA FAMIGLIA

In vista del prossimo Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia, anche la Comunità
Nascente di Torino ha deciso di offrire un piccolo contributo di riflessione, a partire dal
Questionario contenuto nel documento preparatorio del Sinodo.
Premessa: la nostra Comunità nasce dall’incontro di alcuni credenti, che iniziarono a
sentirsi stretti entro i limiti delle strutture ecclesiastiche, desiderando intraprendere un
cammino di ricerca a più ampio raggio, senza dover abbandonare la propria comunità
ecclesiale. In breve tempo, diverse realtà e storie individuali (pluralismo religioso, differenti
orientamenti sessuali, divorziati, singoli e famiglie, etc.) si sono intrecciate, creando una
matrice eterogenea di persone, ognuna con la propria fede e con l’obiettivo di camminare
e crescere insieme.
Partendo dal questo tipo di realtà, vorremmo offrire un contributo che non si tradurrà in
risposte legate ai quesiti posti ma che vuole rappresentare, invece, una proposta di:
- Riflessione sul questionario in oggetto. Pur apprezzando la volontà del Vaticano
per lo spiraglio di apertura nell’inviare il questionario, riteniamo che questo, più che
un tentativo di ascolto autentico, rappresenti una richiesta di aiuto a proseguire su
“modelli precostituiti” che non rispondono più alla società contemporanea nella
sua interezza. Le domande, formulate in maniera eccessivamente articolata, ci
sembra abbiano già insite in se stesse risposte, giudizi etico-morali e dogmi che,
oggi più che mai, dovrebbero essere ridiscussi.
- Revisione del concetto di famiglia. Il modello “uomo-donna, uniti nel sacro
vincolo del matrimonio, indissolubile e aperto alla procreazione” viene proposto,
nelle domande, come l’unico corrispondente “alla disposizione originaria di Dio”. La
nostra esperienza quotidiana di comunità è testimonianza di realtà familiari che
nella loro diversità sono chiare evidenze di pienezza, amore e progettualità al pari
di famiglie composte da un uomo e una donna uniti nel matrimonio cristiano.
- Revisione del concetto di pastorale. Riteniamo che una pastorale più efficace e
autentica debba necessariamente subire un processo di rinnovamento. I “preti”
dovrebbero riscoprire il loro ruolo di “pastori” del popolo, vivere non a fianco della
Comunità ma nella Comunità, potersi unire in matrimonio ed esperire in prima
persona gioie e difficoltà della vita di coppia. Questa esperienza personale
potrebbe arricchire e fornire nuovi spunti per i corsi di preparazione al matrimonio e
di accompagnamento delle famiglie. Auspichiamo inoltre, che ai pastori venga data
la possibilità di accedere ad una formazione permanente, che comprenda una
conoscenza degli attuali percorsi teologici e che sia realmente aperta al confronto e
al dialogo con le altre confessioni religiose e con tutte le componenti, anche laiche,
della società. È scandaloso il fatto che nella chiesa cattolica non si riconosca pari
opportunità di ministero alle donne.

Dalla nostra esperienza, appare evidente un sempre più crescente bisogno di una
Chiesa autenticamente inclusiva e non escludente. “Includere l’altro” significa
accettarlo pienamente per quello che è, apprezzando il contributo unico che può
apportare, senza chiedergli di modificare la propria essenza per conformarsi ad un
unico modello prestabilito.
Dio è un Dio d’amore, fondamento dinamico che ci mobilita, ci scuote e ci chiama ad
una speranza attiva. La nostra speranza è quella di un risveglio delle coscienze della
gerarchia cattolica, che trovi il coraggio di abbandonare le paure che la imprigionano in
torri dogmatiche, moralistiche e liturgiche. Non si distruggono le nostre radici se si ha il
coraggio di guardare in faccia la nuova realtà con i suoi problemi. Invece si soffoca la
fede se non si crede che, attraverso il messaggio di Gesù, Dio ci accompagna verso il
futuro. E' la nostra "tradizione", nel senso vivo della parola, che esige un coraggioso
andare oltre. In questo cammino Gesù ci precede. "Andate dunque" (Mt 28, 19) è per
noi l'esortazione, la chiamata a rinnovare la nostra testimonianza cristiana nelle vie del
mondo, nell'esistenza quotidiana. Gli errori del passato possono essere superati e urge
oramai, un’apertura alle richieste della contemporaneità, come già fatto, per altro, da
diverse confessioni “cristiane” a noi vicine.
La Comunità nascente

venerdì 5 giugno 2015

CHE COS'È' LA NORMALITÀ' ?


LA CHIESA E LA MISERICORDIA

Di Papa Francesco parlano un po’ tutti e, quasi tutti, ne rilevano sia le aperture alla modernità, sia gli intoppi che gli provengono dalle reazioni della curia e degli episcopati più conservatori. Si tratta però di valutazioni che corrispondono ad una parte delle situazioni di fatto, ma per l’appunto solo ad una parte. La realtà è molto più complessa ed attiene il problema storico dei rapporti del Cristianesimo con la modernità; sia pure di una modernità che oggi e da pochi decenni interpella la Chiesa in un modo drammatico; basti pensare alle nuove frontiere delle immigrazioni, alle provocazioni di una sensibilità etica in divenire tumultuoso, alla sfida di una concezione dei rapporti familiari in rapporto di netta contrapposizione a quelli tradizionali, ad una diversa attenzione alla centralità della persona umana resa problematica dalla crisi di fiducia  per mancanza di lavoro nelle società più evolute. Tutto questo accompagnato da una domanda fatta urgente alle responsabilità ecclesiastiche, alle quali viene chiesto un aggiornamento inedito rispetto ad un messaggio dottrinale tanto obsoleto, quanto inatteso, nelle sue forme consolidate, dalla quasi totalità degli stessi cristiani: basti pensare alla morale sui comportamenti sessuali all’interno dello stesso matrimonio..........

Il problema potrebbe indicare approcci diversi, ma se si volesse ridurre il ragionamento ad estrema sintesi si potrebbe osservare che le culture che più incidono sulla mentalità corrente soprattutto nell’Occidente “cristiano”, si ispirano al rifiuto di una morale oggettiva; il riferimento dei comportamenti correnti si ispira ad un estremo e radicale soggettivismo etico; l’esperienza e le scelte quasi esclusive si ispirano alla totale “libertà” dalle norme oggettive che tradizionalmente avevano influenzato i costumi. Da alcuni decenni le scelte sessuali, le decisioni sulla vita, sulla salute, sui rapporti affettivi sono cosa del tutto “sciolta” dalle indicazioni di una morale oggettiva: sono “cosa mia” per tutti o quasi tutti. Si tratta di una componente specifica della modernità e, tanto nel bene, quanto nel male, costituiscono la sfida per ogni autorità morale, per la Chiesa cattolica innanzitutto.

Sorge una domanda: perché la Chiesa innanzitutto? Per i suoi ritardi, peraltro denunciati da eminenti personalità ecclesiastiche (si pensi al card. Martini), nel porsi il problema del suo ruolo pastorale e del suo dialogo culturale col moderno. Il tutto reso anche più drammatico ed urgente considerato il grande prestigio del cristianesimo nel mondo, al netto di tutte le riserve e le contraddizioni storicamente inevitabili. Sottoposto ad una osservazione sistematica conseguente da parte di amici ed avversari, diventa ovvia la critica soprattutto nei confronti della Chiesa cattolica: ed ovviamente senza affrontare gli episodi, ormai diffusissimi, delle persecuzioni contro i cristiani; cosa che attiene un diverso ordine di considerazioni. Qui resta da osservare che essendo il Cristianesimo una religione incarnata nella storia, si fa drammatica una condizione di ritardo rispetto ai processi storici in atto e tra tutte le condizioni da valutare non stupisce che la più problematica sia proprio quella della Chiesa cattolica che tra tutte le confessioni cristiane ha fortemente sentito la questione dei rapporti con la società civile e con le civiltà di riferimento..............

Ora il problema sta in una necessaria ripresa del valore soggettivo; non perché la Chiesa ed il Cristianesimo non possano avere una dottrina, ma nel senso che si tratta di dottrina che deve aiutare i percorsi personali e non servire di condanna alle scelte di coscienza; perché in ultima istanza va riconosciuto che il supremo giudice di ciascuno è sempre la coscienza. Mi pare significativo, al riguardo quanto rispondeva Tommaso Moro (protettore dei politici: Dio li perdoni!) a chi lo consigliava di giurare fedeltà all’atto di supremazia del re sulla Chiesa anglicana, in disobbedienza alle indicazioni della S. Sede: una risposta che non condannava i suoi interlocutori perché se in coscienza loro avevano giurato non erano condannabili, ma sarebbe stato da condannare lui se, non permettendoglielo la sua coscienza, avesse giurato. Seguendo la propria coscienza, giudice soggettivo per ciascuno, alla fine (concludeva Moro, prima della decapitazione) si sarebbero trovati tutti in Paradiso.

Qui sta il punto, il recupero di un’evangelizzazione che individua in una formata e matura coscienza il percorso capace di ripresa di un dialogo col mondo e, per la Chiesa, con la modernità. Va da sé, giova ripetere, che si tratta di “coscienza formata” e la formazione non può avvenire che con gli strumenti culturali di riferimento (e dunque attenzione al pluralismo delle culture) e con i condizionamenti del proprio percorso occupazionale o della propria vicenda lavorativa (e dunque attenzione al mondo del lavoro).

Il tutto nella convinzione fatta propria dal Cristianesimo, in religioso ascolto della Parola di Dio, che la salvezza non è nelle capacità degli uomini, ma nell’intervento di misericordia del Padre comune: forse una traccia per un diverso e più convincente dialogo con le Chiese riformate. L’esempio di papa Francesco potrebbe essere decisivo.
da APPUNTI ALESSANDRINI del 02-06-15

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